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Va beh!
Volevo, e forse dovevo, pubblicare questa ricetta settimane fa, se non mesi fa.
Non volevo lasciarla ancora fra i post in bozza e così la pubblico oggi, in barba alla stagionalità e all'estate che se ne è andata. Nel caso, se vi interessa, salvatevi il link per periodi più propizi.
Questo era il vecchio post con solo qualche aggiustata per poterlo concludere e pubblicare.


E' proprio vero che non siamo mai contenti!
Gli anni scorsi mi lamentavo con Massi delle ore passate a rimpinguare freezer, scaffali e mobiletti di confetture, conserve e alimenti congelati dopo le lunghe giornate di lavoro.
Poco importava dello stato di scatafascio con cui si tornava a casa, poco importava del caldo estivo unito a quello dei fornelli: frutta e verdura non si conservavano a lungo e quindi occorreva metterle in salvo con adeguate preparazioni prima che il duro lavoro della loro coltivazione svanisse.
E così insieme abbiamo trascorso una buona dose di ore con la palpebra semi calante a sgranare, schiacciare, insacchettare, invasare e poi ancora a passare e cuocere e invasare. Fra queste preparazioni c'erano sempre anche pentoloni di conserva di pomodoro.
Quest'anno, che di pomodori il nostro orto ne ha visti inspiegabilmente pochi, mi sono lamentata del fatto che non ne potessimo fare scorta per l'inverno e ho avuto il coraggio di dire che qualche ora al bollore dei pentoloni me lo sarei fatto più che volentieri.
Sì, è proprio vero che non siamo mai contenti!

Spaghetti al sugo di pomodoro fresco ricetta semplice - fresh tomato sauce spaghetti recipe light vegan italian cuisine

Ahimè quindi non riusciremo a goderci dei buoni piatti a base dei nostri pomodori durante il prossimo inverno.
Non ci resta che goderceli al massimo così, in purezza e sfruttando una ricetta che è l'ABC della gastronomia italiana: gli spaghetti con sugo (o salsa - fate voi) di pomodoro fresco.
Praticamente il caposaldo della cucina italiana, quello che iconograficamente ci rappresenta nella testa della gente di mezzo mondo oltre alla pizza.
Ecco come lo preparo io.

Spaghetti al sugo di pomodoro fresco

Preparazione: 15 min.Cottura: 30 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 520 circa
Ingredienti:

  • 1 kg di pomodori peretta da salsa ben maturi
  • 50 ml di olio extravergine di oliva
  • 100 g di cipolla
  • 2 spicchi di aglio
  • 7-8 foglie di basilico fresco
  • Sale q.b.
  • 360 g di spaghetti
Preparazione:

  1. Incidere leggermente i pomodori nella parte inferiore con un taglio a croce. Immergerli in acqua bollente per un minuto e poi scolarli, lasciarli raffreddare tanto da poterli maneggiare e con l'aiuto di uno spelucchino privarli della pelle che si staccherà facilmente. Tagliarli in cubetti grossolani eliminando i semi.
  2. Scaldare dell'olio in una casseruola e appena caldo versare la cipolla tritata molto finemente. Una volta imbiondita unire anche l'aglio e infine i pomodori.
  3. Unire il basilico e cuocere per una mezz'ora mescolando di tanto in tanto in modo che non si attacchi sul fondo. Regolare di sale.
  4. A metà cottura circa del sugo mettere a cuocere gli spaghetti in acqua bollente salata.
  5. Una volta cotti piuttosto al dente scolarli bene e versarli nel sugo di pomodoro. Ripassarli velocemente in modo che il sugo aderisca alla pasta e sia ben amalgamato e poi servirli così, oppure con un giro di olio a crudo e delle foglie di basilico fresco.
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Nell'orto delle meraviglie dei miei suoceri sono arrivati fagiolini, cornetti per la precisione, e patate novelle.
Mi è venuta voglia di combinarli assieme e condirli con una generosa dose di pesto di basilico fresco che abbiamo preparato in casa con il nostro basilico in vaso.

Fagiolini e patate al pesto ricetta semplice contorno light, green beans and potatoes with pesto recipe

Alla classica ricetta del pesto che prepariamo solitamente ho aggiunto forse un po' più di formaggio e olio e ridotto il quantitativo di aglio. In pratica sono andata un po' a occhio seguendo il gusto del momento, per cui ognuno si regoli con le quantità che preferisce.

Fagiolini e patate al pesto

Preparazione: 15 min.Cottura: 30-40 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 220 circa
Ingredienti:

  • 300 g di patate novelle piccole
  • 200 g di fagiolini cornetti
  • 100 g di pesto di basilico
Preparazione:

  1. Lavare accuratamente le patate togliendo dalla buccia ogni residuo di terra. Lavare i fagiolini e spuntare le estremità.
  2. Immergere le patate in acqua fredda salata e farle cuocere, oppure lessarle a vapore. Fare altrettanto in un'altra pentola con i fagiolini.
  3. Una volta cotte le verdure tagliare i fagiolini in bastoncini di 3-4 cm e poi condire con una generosa dose di pesto di basilico e servire.
Note:

Questo contorno si può consumare sia caldo che freddo.
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Avendone preparata una generosa dose per pranzo, quello che è avanzato lo abbiamo consumato freddo per cena aggiungendo giusto un filo di olio. Sia nella versione calda che fredda questo contorno ci è piaciuto comunque.
Buon appetito!


Ieri era il compleanno di Zonzolando.
Ieri questo blogghino impolverato e trascurato, per non dire quasi abbandonato, compiva sette anni.
Sette anni che mi paiono volati.
Sette anni in cui ho scritto tanto, e allo stesso tempo niente se penso a tutto quello che vorrei raccontare.
Ma ci vuole tempo e io ne ho sempre meno.
Spesso mi chiedo chi me lo faccia fare di continuare a scrivere. Mi chiedo: ma perché?, per chi?
La risposta per fortuna mi appare subito ben chiara.
Per me.
Per la me di ieri, di oggi e di domani.
Per la me da ricordare, da raccontare, da rileggere.
E così in un certo senso, tanti auguri alla me Zonzolando.
Altri cento di questi giorni: che siano ricchi di post, di ricette e di viaggi.
Di sogni realizzati e da realizzare.
Di racconti, di testi lunghi pieni di ricordi favolosi.
Insomma:
Tanti auguri Zonzolando.

Peperoni ripieni ricetta facile leggera e gustosa con acciughe, capperi e pangrattato - stuffed peppers, light recipe

Quella di oggi è una delle ricette preferite dalla mia mamma Anna. Credo che l'abbia scovata fra i suoi innumerevoli ritagli di riviste e libri di cucina. Mi dispiace non avere la fonte, ma prometto che se la troverò la metterò certamente.
Si tratta di peperoni ripieni di acciughe e capperi, un secondo molto leggero e al tempo stesso saporito e facile da preparare.
Sono presto fatti, giusto il tempo di metterli in forno e di ricordarsi ogni tanto di dare un'occhiata a come stanno cuocendo.
Se si ha piuttosto fame basta raddoppiare le dosi indicate; noi lo facciamo praticamente sempre e non avanza mai nemmeno un boccone.
Spero che piacciano altrettanto anche a voi che li proverete.

Peperoni ripieni di acciughe e capperi

Preparazione: 10 min.Cottura: 40 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 180 circa
Ingredienti:

  • 2 peperoni (gialli o rossi)
  • 40 g di pangrattato
  • 10-12 filetti di acciughe sott'olio
  • Capperi sott'aceto a piacere
  • 40 g di olio extravergine di oliva
Preparazione:

  1. Lavare e pulire i peperoni dal picciolo, tagliarli in due longitudinalmente in modo da ottenere due barchette. Togliere tutti i semi e i filamenti bianchi all'interno e sciacquarli ancora.
  2. Riempire una teglia da forno con circa 1/2 cm di acqua e poco olio. Adagiarvi i peperoni sul fondo e bagnarli anche all'interno con un poco di acqua e olio. Infornare a 170 °C in modalità ventilata.
  3. Una volta appassiti, circa 20 minuti dopo, estrarre la teglia e riempire i peperoni con del pangrattato, i filetti di acciuga e i capperi. Condire con un generoso giro d'olio e infornare ancora fino alla completa cottura dei peperoni.
  4. Salare solo se necessario (poiché le acciughe sono già salate) e servire.
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Nello scorso post ho parlato di come preparare un impasto base molto diffuso in Nordafrica e Medio Oriente, ma ancora poco conosciuto qui in Italia: la pasta brick.
Ho spiegato che, essendo una pasta neutra, si tratta di un prodotto molto versatile che si sposa bene sia con ripieni dolci che salati.
Un ripieno che abbiamo molto apprezzato in casa, facile e veloce da preparare è quello della ricetta di oggi, ossia orzo, pomodori secchi, feta, olive nere e basilico.

Involtini di pasta brick ripieni di orzo, feta, pomodori secchi e olive, croccanti e saporiti. Ricetta etnica ideale per pranzo o picnic - Pastry brick recipe stuffed dried tomato, olives and feta cheese

Si possono cuocere sia in forno, che in padella, che fritti (la versione che senz'altro abbiamo preferito perché restituisce un prodotto croccante e molto saporito). Abbiamo apprezzato molto anche la versione in friggitrice ad aria calda, che è un buon compromesso fra sapore e leggerezza del piatto.

Involtini di brick alla feta e pomodori secchi

Preparazione: 15 min.Cottura: 30 min.Riposo: 1 ora
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 380 circa
Ingredienti:

Per la pasta brick:
  • 150 g di semola
  • 350 g di acqua
  • 7 g di olio extravergine di oliva + q.b. per ungere
  • Sale q.b.
Per il ripieno:
  • 60 g di orzo perlato
  • 45 g di formaggio Feta
  • 5 pomodori secchi sott'olio scolati
  • 10 olive nere
  • qualche foglia di basilico
  • Sale q.b.
  • Olio di semi per friggere q.b.
Preparazione:

  1. Per la pasta brick: frullare assieme tutti gli ingredienti nella ciotola di un mixer fino a formare un composto liscio e omogeneo. Lasciarlo riposare in frigo per almeno un'ora.
  2. Nel frattempo preparare il ripieno: lessare l'orzo in acqua bollente salata, tritare i pomodori secchi, le olive e il basilico. Riunire tutti gli ingredienti in una ciotola assieme alla feta sbriciolata.
  3. Portare a bollore dell'acqua in una pentola sufficientemente grande per metterci sopra una padella con ø 24 cm. Ungere la padella con un poco di carta assorbente intrisa di olio.
  4. Una volta che anche la padella sarà in temperatura, spennellare il fondo della padella con l'impasto cercando di non sovrapporre le pennellate¹. Qualora rimanessero dei buchi chiuderli con un tocco di pennello.
  5. Inizialmente l'impasto in padella sarà praticamente trasparente, ma appena avverrà la gelificazione degli amidi apparirà un foglio di pasta sottile che inizierà a staccarsi prima dai bordi della padella e poi anche dal centro. A questo punto rigirare la pasta per cuocerla velocemente sull'altro lato.
  6. Appena si stacca dal fondo, toglierla dalla padella e metterla su un piatto a parte.
  7. Terminare la cottura dell'impasto fino ad esaurimento. Impilare man mano le sfoglie, che non dovrebbero attaccarsi fra loro, fino al momento del loro utilizzo.
  8. Stendere su ogni foglio di pasta brick un poco di impasto e arrotolare l'involtino della forma desiderata (es. triangoli o cilindri).
  9. Chiudere gli involtini bagnando leggermente le attaccature con un goccio di acqua.
  10. Scaldare l'olio e farli friggere fino a doratura², dopodiché scolarli e tamponarli con carta assorbente per eliminare gli eccessi di olio.
Note:

  1. Io faccio dei cerchi concentrici partendo dal bordo della padella e arrivando fino al centro. Non spennello in verticale o orizzontale.
  2. Per una versione più light spruzzare con un vaporizzatore dell'olio sugli involtini e cuocerli in una friggitrice ad aria calda a 170 °C fino a che la superficie sarà dorata e croccante.
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Buon weekend pasquale, sperando che il tempo ci assista per poter fare qualche bella zonzolata primaverile all'aria aperta.


Come nasce il post di una ricetta?
Perché ne pubblico una piuttosto che un'altra?
Ebbene, seguo dei procedimenti rigorosi e metodi scientificamente testati.
Si chiamano caso, simpatia e ispirazione.
Seguono a ruota il fatto che la ricetta sia collaudata e fotografata (variabili che non sempre vanno di pari passo), oppure se la ricetta tocca un tema a noi "caldo".
Quest'ultima opzione, che altro non è che un oggetto di interesse e discussione casalingo e non, è stata quella che mi ha spinto a pubblicare questa ricetta.

Eravamo a cena con amici e parlando di crêpes, cose leggere e veloci da preparare, ho spiegato che esisteva questa pasta molto in voga nei Paesi Nordafricani alla base di un sacco di ricette. E siccome i miei amici non ne avevano mai sentito parlare e qualcuno la confondeva con la pasta phillo mi sono messa "subito" all'opera per pubblicare questa ricetta.
C'è un solo dettaglio.
La cena in questione risale a mesi fa.
C'è un altro dettaglio.
E' vero che mi sono messa subito all'opera per cucinarla e fotografarla, ma mi sono ritrovata solo oggi a pubblicarla.
C'è un ultimo dettaglio, poi basta giuro.
I miei amici sanno che si possono fidare, sono di parola, ma sanno anche che devono avere molta pazienza. E per fortuna ce l'hanno.

Come preparare la pasta brick brik in casa, differenze con la pasta phillo, ricetta facile, veloce, light - Pate à brick recipe

Veniamo al dunque.
La pasta brick, o brik, è un impasto base originario della Tunisia, ma diffuso ora in molti altri Paesi del Nordafrica e Medio Oriente, a base di semola e acqua.
La sua cottura è molto particolare: si stende con un pennello un sottilissimo velo di impasto su una padella leggermente unta e riscaldata a bagnomaria. Inizialmente l'impasto in padella sarà praticamente trasparente, ma appena avverrà la gelificazione degli amidi apparirà un foglio di pasta sottile che inizierà a staccarsi prima dai bordi della padella e poi anche dal centro.
Il tempo di cottura è molto breve e comunque varia in funzione dello spessore di pastella introdotto in padella. Con un poco di esperienza si riescono a formare fogli sottilissimi che richiedono al massimo un paio di minuti di cottura.
Trattandosi di un impasto base dal sapore neutro viene impiegato per essere farcito con numerosi e saporiti ripieni.

A vederla potrebbe sembrare pasta phillo, ma le differenze sono che la phillo:
  • è originaria della Turchia e Grecia;
  • è a base di farina bianca;
  • ha un impasto solido invece che liquido;
  • viene tirata a mano o con rulli, mentre la brick si stende col pennello;
  • ha uno spessore ancora più sottile.

Pasta brick

Preparazione: 5 min.Cottura: 15 min.Riposo: 1 ora
Porzioni: 12 fogli Kcal/porzione: 50 circa
Ingredienti:

  • 150 g di semola
  • 350 g di acqua
  • 7 g di olio extravergine di oliva + q.b. per ungere
  • Sale q.b.
Preparazione:

  1. Frullare assieme tutti gli ingredienti nella ciotola di un mixer fino a formare un composto liscio e omogeneo. Lasciarlo riposare in frigo per almeno un'ora.
  2. Portare a bollore dell'acqua in una pentola sufficientemente grande per metterci sopra una padella con ø 24 cm. Ungere la padella con un poco di carta assorbente intrisa di olio.
  3. Una volta che anche la padella sarà in temperatura, spennellare il fondo della padella con l'impasto cercando di non sovrapporre le pennellate¹. Qualora rimanessero dei buchi chiuderli con un tocco di pennello.
  4. Inizialmente l'impasto in padella sarà praticamente trasparente, ma appena avverrà la gelificazione degli amidi apparirà un foglio di pasta sottile che inizierà a staccarsi prima dai bordi della padella e poi anche dal fondo. A questo punto rigirare la pasta per cuocerla velocemente sull'altro lato.
  5. Appena si stacca dal fondo, toglierla dalla padella e metterla su un piatto a parte.
  6. Terminare la cottura dell'impasto fino ad esaurimento. Impilare man mano le sfoglie (se ben fatte non dovrebbero attaccarsi fra loro) fino al momento del loro utilizzo.
Note:

  1. Io faccio dei cerchi concentrici partendo dal bordo della padella e arrivando fino al centro. Non spennello in verticale o orizzontale.
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Adesso non resta che farcirle con i ripieni che preferiamo e terminare la cottura in forno o in padella.
Magari pubblicherò presto una ricetta di esempio.
"Subito"... ehm, ehm! ;-)


Aprivo lentamente la porta della cucina quel tanto che mi permetteva di passare, gattonavo silenziosamente lungo il muro, mi sdraiavo per terra e strusciando passavo sotto una sedia per poi arrivare alla meta quasi all'altro capo del tavolo. Da lì potevo osservare la mia vittima.
La cucina era stretta e il tavolo poggiava per il lato più lungo al muro. Se la vittima non c'era ancora o si era spostata, mi appoggiavo a quel muro tenendomi le ginocchia al petto e aspettavo.
Non dovevo aspettare a lungo, oramai lo sapevo; lavello e fornelli erano il suo richiamo periodico.
Non agivo subito. Stavo qualche attimo ad aspettare che non sospettasse di niente.
Fra le gambe delle sedie riuscivo appena ad intravedere le ciabatte col tacchetto, le caviglie gonfie, gli stinchi robusti che spuntavano dall'immancabile gonna e poi il mio obiettivo: il fiocco del grembiule.
Da fuscello quale ero, mi infilavo fra le gambe delle sedie, protendevo il braccio più che potevo fino ad arrivare al laccio. Nonostante tremassi per il tanto protendere il fisico, lo stringevo con una delicatezza che nemmeno so dire dove avevo imparato e tiravo fino a sciogliere il fiocco.
Appena il grembiule cadeva mi ritraevo sotto il tavolo e la sentivo sbuffare e piegarsi per rimetterselo a posto.
Aspettavo qualche istante e ripetevo l'operazione.
La sentivo parlare fra sé stizzita, si chinava (poverina aveva anche problemi di ginocchia e anche!) e si rimetteva il grembiule.
Il tutto succedeva per tre o quattro volte di fila, dopodiché o iniziavo a ridere tanto da non trattenere il rumore, o mi beccava con la mano attaccata al fiocco che stavolta era doppio e non si poteva tirare.
Le avrò fatto questo scherzo non so quante volte.
Mi riprendeva con frasi che quasi erano un complimento più che un rimprovero: dal "ma come fai a non farti sentire?", "ma come sei entrata?", "ma come fai a stare lì sotto?", "mi freghi sempre" e così via.
Rigida, rigorosa e al tempo stesso paziente, imponente nel fisico e tanto affettuosa. Un suo abbraccio poteva mandarti in uno stato di soffocamento. Mi stringeva al seno taglia sesta (una roba che di sicuro ahimè non ho ereditato da lei) con una foga che non so descrivere. C'era tutto l'amore in quegli abbracci e in quelle parole di affetto dette ad alta voce, quasi urlate.
La mia vittima di bambina cinquenne era la mia nonna Elba.
Sì, si chiamava come l'isola e il mese scorso avrebbe compiuto novant'anni.

Era una grande cuoca di poche ma eccezionali ricette, fatte e rifatte. Non amava sperimentare, le piaceva andare sul sicuro, sulla sua tradizione, su quello che le era stato insegnato a sua volta.
In primis però era una buona forchetta e di sicuro questo gene l'ho preso da lei.
Fra i suoi cavalli di battaglia c'era il ragù.


Un ragù come pochi se ne trovano in giro: ricco, saporito, digeribile e fatto con amore.
Mio nonno, che si era fatto la seconda guerra mondiale ed era tornato a casa per miracolo, lo commentava ogni volta (ma proprio ogni volta!) con un: "E' una cannonata!"
Tre parole in fila per dire quanto fosse straordinariamente buono.
Ed era vero!

Negli anni a seguire, seduta sulla sedia sotto la quale strisciavo da piccola, le avrò chiesto di ripetermi la ricetta circa un milione di volte, ma non l'ho mai scritta nero su bianco.
Fino ad oggi.
Questa è la prima volta che metto nero su bianco quello che lei mi ripeteva come un nastro rotto e con una passione ed energia che mi stupivano sempre.
Contava sulle mani gli ingredienti partendo da "un sedano, carota e cipolla tritati bene (e mi faceva vedere), li fai soffriggere, aggiungi la carne (che carne chiedevo), quella di prima scelta magra della X che costa, mica quella della Y, e una salsiccia bella, un po' di vino, fai rosolare bene, poi ci metti i pelati della X e cuoci (quanto?), eh ci vuole un po'..."
E dopo arrivavano assieme alle domande un sacco di dettagli e aneddoti.

Lei ne preparava una dose industriale, e nonostante questo finiva sempre.
Era così buono che valeva la pena mangiarselo anche su una fetta di pane.
C'erano tre ricette in cui lo utilizzava: i tortiglioni al ragù, i tordelli massesi (che hanno accompagnato tutti i nostri pranzi di Natale dell'infanzia), e... una ricetta che spero di pubblicare presto, quella che secondo la leggenda è stato il mio primo piatto "da grandi" mangiato.

Ho seguito la sua ricetta e il risultato è stato un tuffo nel passato, un ritrovare odori e sapori della sua vecchia casa, fra tavole imbandite, zuppiere di pasta debordanti (di quelle che non se ne vedono più), lo stupendo panorama che si vedeva da quella casa, la famiglia riunita, le sue urla per chiamarci a tavola, il muro del suono che riuscivamo a sfondare per sederci a tavola al richiamo del ragù.
E il piatto era come quello qua sotto, a cui aggiungevamo una buona dose di Parmigiano Reggiano.


Le dosi della ricetta sono indicative e non precise al grammo. Lei tarava tutto ad occhio con una facilità incredibile. Io per non sbagliarmi e non fare sbagliare ho pesato tutto e indicato un range.
E qua sotto c'è il risultato.

Ragù di carne di nonna Elba

Preparazione: 15 min.Cottura: 2 ore e 1/2Riposo: nessuno
Porzioni: 8 Kcal/porzione: 390 circa
Ingredienti:

  • 1 cipolla rossa (160 g circa)
  • 1 carota (100 g circa)
  • 1 costa di sedano (100 g circa)
  • 600-650 g di carne macinata magra di manzo di prima scelta
  • 360-400 g di salsiccia (2 medie)
  • 800 g di pomodori pelati
  • 1 bicchiere di vino rosso
  • 1 bicchiere di latte, o brodo
  • 80 g di burro (o olio extravergine di oliva)
  • Sale e pepe q.b.
Preparazione:

  1. Tritare finemente sedano, carota e cipolla e farli soffriggere in una casseruola dai bordi piuttosto alti con il burro o l'olio (o metà dose di entrambi).
  2. Unire la carne macinata e la salsiccia privata della pelle e sbriciolata e rosolare per bene.
  3. Sfumare con il vino rosso e quando sarà ben evaporato unire i pomodori pelati (interi o eventualmente passati al passaverdura).
  4. Mescolare bene e poi coprire con un coperchio. Abbassare la fiamma e cuocere lentamente per circa due ore controllando di tanto in tanto che non ritiri troppo (nel mio caso non è stato necessario) e unendo poi a 3/4 di cottura il latte (o brodo).
  5. Regolare di sale e pepe e poi servire.
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Voglio sperare che nonna Elba sarebbe orgogliosa di me.


Lasciatemelo dire: per me questo piatto è una figata.
Perché è:
  • super light, tanto che gli americani lo definirebbero Guilt Free, ossia senza sensi di colpa;
  • ottimo dal punto di vista nutrizionale visto che è ricco di proteine (quelle della ricotta sono il top), poverissimo di grassi saturi, e al contempo ricco di grassi buoni dei semi;
  • saporito e morbido al palato;
  • saziante sia in volume, che per via delle proteine che in digestione stazionano più lungo nello stomaco;
  • velocissimo da preparare visto che si porta in tavola in soli dieci minuti.

Sto parlando di uno dei nostri salvacena più gettonati di questa estate e che ho ribattezzato RICreamy Zoodles.
Zoodles è un mix fra le parole inglesi Zucchini e Noodles (che sono qualcosa che si avvicina molto ai nostri spaghetti), ovvero delle zucchine tagliate a mo' di spaghetto con una mandolina seghettata, o con l'apposito strumento che oramai si trova comunemente in commercio, ma che io tanto per cambiare non ho.
RICreamy perché queste vengono condite con una salsa cremosissima a base di ricotta, a cui sempre sulla scia di questi mix di inglesismi ho dato appositamente il nome.

Spaghetti di zucchine pronti in 10 minuti con ricotta ricetta super light cremosa e saporita buonissimi zoodles with ricotta creamy recipe light veggie

Dovete sapere che gli spaghetti di zucchine li preparo piuttosto spesso perché sono pronti in un attimo, ma ho sempre faticato a trovare un condimento che ne esaltasse e arricchisse il sapore.
Ad esempio li ho provati con un sugo al pomodoro, con una puttanesca, crema di avocado e al pesto, ma non c'era niente da fare, questi erano sughi ideali più per una pasta che per delle zucchine.
Sperimentando, provando e riprovando sono arrivata a questa crema di ricotta e tahina che ci è piaciuta così tanto che l'ha fatta da padrona in un sacco di cene preparate all'ultimo minuto.
Non vi spaventate delle dosi delle zucchine, paiono tante per 4 persone, ma in cottura perdono di volume e anche un sacco di acqua, inoltre 325 g di verdura cotta sono appena sopra le dosi raccomandate anche dai nutrizionisti.

RICreamy zoodles

Preparazione: 5 min.Cottura: 6 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 320 circa
Ingredienti:

  • 1,3 kg di zucchine
  • 300 g di ricotta
  • 60 g di tahina
  • 50 g di Parmigiano Reggiano
  • 6 g di semi di papavero
  • 20 g di semi di girasole
  • Sale q.b.
Preparazione:

  1. Lavare le zucchine e tagliarne le estremità. Affettarle con la forma dello spaghetto usando una mandolina seghettata o l'apposito strumento.
  2. Metterle in un contenitore di vetro (o adatto alla cottura in microonde) e cuocerle a 900 W per 3 minuti e mezzo, poi rigirarle sotto sopra e cuocerle per altri 2 minuti e mezzo.
  3. Nel frattempo mescolare tutti gli altri ingredienti. La consistenza della salsa dovrà risultare piuttosto densa.
  4. Unire le zucchine e loro acqua espulsa in cottura, alla crema di ricotta e tahina. Mescolare accuratamente fino a che la salsa densa non avrà incorporato l'acqua delle zucchine e formato un condimento cremoso e omogeneo.
  5. Regolare di sale e semi, e servire immediatamente.
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Ma mancano i carboidrati per renderlo un piatto completo direte voi?
No, non ce li siamo dimenticati. E' che finiscono tutti in una bella fetta di pane per la scarpetta finale.
Perché vi assicuro che col sughetto che si forma in fondo al piatto è proprio d'obbligo!


Non c'è introduzione migliore per questo post che citare The Game of Thrones: "L'inverno sta arrivando!"
Non me ne accorgo dalle temperature rigide, né dalla fame insaziabile (che quella è una sensazione perenne), me ne accorgo da una cosa che mi prende solo in questo periodo dell'anno: il letargo.
Non è da me, non è nella mia natura, lo vivo con fastidio, eppure arriva.
Io lotto, lo respingo, ma niente.
Per quanto mi impegno, non combino niente.
Un esempio è il fatto che è più di una settimana che sto provando a scrivere questo post.
Ci ho dedicato sì e no dieci minuti al giorno. Un minuto di più e crollavo sul divano.
Robe così rare che quando Massi mi vede così mi chiede se sono malata.
Robe così rare che le ore passate alla TV sono cresciute a dismisura - mi sarebbe venuto da scrivere centuplicate, ma 100 x 0,0001 fa comunque quasi zero.
Ecco perché conosco la citazione in apertura: guardo pure la TV!
Apriti cielo!
Insomma non vedevo la fine di questo post fino a qualche istante fa, momento in cui ho deciso che stasera avrei dato l'ultimo colpo di reni per la pubblicazione.

Ricetta di pizzette di melanzane senza glutine, veloce e light in 4 versioni fantasia saporite e gustose - Aubergine pizza 4 ways easy and tasty recipe

Come dicevo in questo post qui, le ricette agostane fotografate sono state un bel po' (per questo blog, non per la media dei blog della blogosfera sia chiaro) e quindi propinerò pomodori a novembre e peperoni a Natale.
Visto che le melanzane le avevo date per scontate a Pasqua, pubblicarle a settembre non mi pare ancora un reato fuori stagione così grave da rischiare la radiazione foodbloggeriana.
Per noi sono un salvacena favoloso perché saporito, leggero e soprattutto che richiede poco sforzo.
Ci piace giocare con gli abbinamenti e raramente le prepariamo tutte uguali.
Qui sotto vi riporto quelle che sono andate per la maggiore questa estate.

Pizzette di melanzane

Preparazione: 10 min.Cottura: 30 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 1. e 4. 370 circa; 2. 420 circa; 3. 300 circa
Ingredienti:

Di base:
  • 2 melanzane grosse
  • 400 ml di passata di pomodoro
  • 60 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • Olio Extravergine di oliva q.b.
  • Origano q.b.
  • Sale q.b.
Gusti e dosi piacimento:
  1. Mozzarella e basilico
  2. Mozzarella, acciughe sott'olio e capperi sott'aceto
  3. Prosciutto cotto affumicato¹ + scamorza affumicata
  4. Mozzarella di bufala, pomodori ciliegino e basilico
Preparazione:

  1. Scaldare una griglia sul fuoco più grande e mantenerla ben calda, accendere il forno in modalità grill a 200 °C.
  2. Affettare le melanzane in fette spesse meno di ½ cm e grigliarle su entrambi i lati.
  3. Rivestire due teglie di carta forno e adagiarci sopra le fette di melanzane.
  4. Cospargere ciascuna fetta con passata di pomodoro, una spolverizzata di origano e un filo di olio.
  5. Condire ciascuna fetta a piacimento con ad esempio le varianti proposte: 1) Mozzarella e basilico, 2) Mozzarella, acciughe e capperi, 3) Prosciutto cotto e scamorza affumicati, 4) Mozzarella di bufala, pomodori ciliegino e basilico.
  6. Spolverizzare la superficie con il Parmigiano Reggiano ed eventualmente salare.
  7. Infornare per qualche minuto (5-10 minuti circa) sul ripiano più alto, fino a che i formaggi non si saranno fusi.
  8. Sfornare e servire immediatamente.
Note:

  1. Nel caso di persone intolleranti al glutine leggere attentamente l'etichetta del prodotto.
  • Si conservano in frigo sia pronte prima dell'infornatura che dopo la cottura per 1-2 giorni.
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Ora che questo post è online e che ho dato più del dovuto giornaliero autunnale posso crollare sul divano e sprofondare nei cuscini, assumere la posizione mummia nella copertina, appiccicarmi alla mia caldaia personale altrimenti chiamata marito, e lasciarmi cullare fra le braccia di Morfeo.
Alle 21:24 vi auguro: buona notte! :-)


Nella vita non sono per niente scaramantica, eppure oggi ho paura di gufarmela.
Ho paura a scriverlo.
Ho paura di scrivere le classiche "ultime parole famose".
Ho paura a scrivere una cosa bella e che questa magicamente sparisca non appena la dichiaro come avvenuta, come dato di fatto.
Eppure sta succedendo.
Corro.

Pasta spaghetti con crema di peperoni arrosto con ricotta e noci primo piatto o antipasto bruschetta crostini ricetta - Roasted peppers and ricotta pesto recipe

Ho corso per sei volte negli ultimi quindici giorni.
Ho corso per sei volte negli ultimi quindici giorni, e non ho avuto male.
Un record.
Negli ultimi quattro anni dopo lunghi periodi di stop ho sempre riprovato a corricchiare, ma al termine di una o due sessioni (che mica che faccio le maratone, sia chiaro) il male al ginocchio tornava sempre, e con lui cerotti, fasce e riposo, che è praticamente la mia kryptonite.
Ogni volta che in questi giorni ho attaccato i cerotti (che non si sa mai) e infilato le scarpe mi sono chiesta se ci sarebbe stata una volta successiva.
Per adesso la risposta è stata sì.
E sono felicissima, tanto che stento a crederci.
Sono così contenta che ho paura che tutto finisca.

Pasta spaghetti con crema di peperoni arrosto con ricotta e noci primo piatto o antipasto bruschetta crostini ricetta - Roasted peppers and ricotta pesto recipe

L'esatto contrario di quello che ho appena scritto vale per il barattolo immortalato in foto.
Sono stata felicissima che sia finito in un attimo.
Si tratta di una salsa di peperoni arrostiti in forno con ricotta e noci secondo me deliziosa, che sta bene un po' dappertutto.
Noi la consumiamo principalmente come sugo per la pasta, ma si può anche spalmare su crostini di pane o all'interno di panini imbottiti per arricchirne il gusto.

Crema di peperoni, ricotta e noci

Preparazione: 5 min.Cottura: 35 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 170 circa
Ingredienti:

  • 2 peperoni polposi: uno giallo e uno rosso (350 g circa)
  • 200 g di ricotta
  • 20 g di gherigli di noci
  • 40 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 10-12 foglie di basilico
  • 15 g di olio extravergine di oliva
  • Sale q.b.
Preparazione:

  1. Preriscaldare il forno a 200 °C.
  2. Lavare i peperoni e infornarli ancora interi su una leccarda rivestita con carta forno per 30-40 minuti.
  3. Una volta appassiti lasciarli raffreddare giusto il tempo per poterli maneggiare senza scottarsi.
  4. Pulirli per bene privandoli della pelle, dei semi e delle parti bianche interne.
  5. In un mixer riunire tutti gli ingredienti e frullare fino ad ottenere un composto omogeneo.
  6. Servire a mo' di crostino¹ con fette di pane tostato, come salsa per arricchire panini imbottiti o come sugo per la pasta.
Note:

  1. Nel caso di utilizzo per crostini qualora si volesse ottenere una crema spalmabile ancora più densa si può aumentarne la consistenza aggiungendo un po' di pane raffermo agli ingredienti da frullare, ma in questo caso la crema, che di per sé è adatta a persone intolleranti al glutine, non avrebbe più questa peculiarità.
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Se da domani, appena pubblicato questo post avrò ancora male, sì, credo proprio che potrei diventare scaramantica.
Mi sarei tirata la gufata del secolo.
Vade retro riposo!


Buonasera a tutti, piacere!
Mi chiamo Bruschetta, Bruschetta Caprese, ma per gli amici zonzoloni sono meglio conosciuta secondo l'appellativo di Salvacena Top 10.
Dal nomignolo di capisce già quale sentimento questi due ghiottoni nutrano nei miei confronti: semplicemente mi amano.
Rimango nei loro sogni più reconditi per tutta la stagione fredda perché non amano le cose fuori stagione, per poi apparire trionfante sulla loro tavola ad estate inoltrata - che si sa che in Trentino arriva tardi -, quando maturano i pomodori del loro orto, grandi e straordinariamente carnosi.
Non saranno forse i tipici pomodori Pachino, ma sono altrettanto deliziosi. Non hanno nemmeno sempre a disposizione la mozzarella di bufala o le olive nere di Gaeta, e loro si arrangiano con quel che possono.
Eppure a giudicare dalle loro espressioni me ne esco sempre con delle ottime performance.
Non me ne vogliate per la mia scarsa modestia, ma il mio punto di forza è senz'altro che sono tanto buona quanto veloce da preparare.
Perché diciamocelo: è vero che il gusto è sempre fondamentale, ma anche il tempo non è mica un fattore secondario.
Chissà come mai scarseggia sempre. E se non scarseggia quello, langue la voglia di cucinare. Insomma a volte è proprio dura.
E quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare e io entro in scena in un attimo e per di più in forma smagliante.
Come si fa a non amarmi?
Sì, sono decisamente un salvacena d'eccezione.

Bruschetta caprese con pane, pomodoro, mozzarella facile e veloce saporita vegetariana estiva - caprese crostini bread easy healthy recipe

La zonzolona/blogger/scrivente mi ha etichettato come antipasto, ma vedendo le dosi con cui mi consumano direi che... beh cena è riduttivo!
Mi consumano in quantità industriali e io non posso che esserne contenta, anzi gongolo proprio.
Se mi volete conoscere meglio, anche sulle vostre tavole, ecco qui sotto la mia carta di identità.
Scegliete gli ingredienti migliori fra quelli che avete a disposizione, armatevi di un quarto d'ora e chissà che non diventi anche per voi uno dei salvacena preferiti dell'estate.

Bruschetta caprese

Preparazione: 15 min.Cottura: 10 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 450 circa
Ingredienti:

  • 400 g di pane di semola di grano duro
  • Pomodori maturi a scelta q.b.
  • 150 g di mozzarella
  • 8-10 olive nere snocciolate
  • 8-10 foglie di basilico
  • Olio extravergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.
  • 1 spicchio di aglio (facoltativo)
Preparazione:

  1. Affettare il pane in 8 fette da 50 g l'una circa e tostarlo su entrambi i lati su una griglia o su una padella antiaderente ben calda.
  2. Strofinare ogni fetta con un aglio tagliato a metà. (facoltativo)
  3. In una ciotola unire il pomodoro e la mozzarella tagliati a cubetti, le olive a rondelle e il basilico tritato grossolanamente.
  4. Condire con olio, regolare di sale e mescolare il tutto per amalgamare gli ingredienti.
  5. Disporre le fette di pane su un tagliere o un piatto da portata, ricoprirle con la caprese a cubetti e servire.
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Adesso vi saluto e spero di vedermi sulle vostre tavole presto!
Buona cena a tutti!


Trovo che l'abbinamento della feta con la frutta sia delizioso.
In particolare lo trovo veramente azzeccato con i mirtilli, che sono un po' aciduli, e l'ho trovato ugualmente buonissimo con l'anguria la cui freschezza dissetante smorza il grasso e la consistenza pastosa del formaggio.
Dall'altro lato trovo che il sale del formaggio esalti il sapore dolce della frutta, creando un bell'appagamento del palato.
Non ci vuole molto a capire come è nata la "ricetta", che forse sarebbe meglio definire assemblaggio, di questi spiedini di feta e anguria con mirtilli e menta.

Spiedini di feta e anguria, antipasto leggero e gustoso - feta and watermelon skewers recipe light veggie

Proposti per un aperitivo, sono stati rifatti per un antipasto e poi sono pure diventati un bello spuntino estivo smorza fame.
Sono facili da preparare e lasciano in bocca un bel senso di appagamento e freschezza.
Ecco come si preparano:

Spiedini di feta e anguria

Preparazione: 15 min.Cottura: nessunaRiposo: nessuno
Porzioni: 24 Kcal/porzione: 25 circa
Ingredienti:

  • 200 g di feta
  • 2 fette tonde grandi e regolari di anguria
  • 24 foglioline di menta
  • 24 mirtilli
Preparazione:

  1. Tagliare la feta in 24 quadrotti regolari e uguali.
  2. Pulire l'anguria e privarla degli scarti, poi prendendo come misura un quadrotto di feta, ritagliare 48 pezzetti regolari.
  3. Impilare anguria, feta, anguria e poi chiudere lo spiedino con una foglia di menta e un mirtillo.
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Il tocco in più?
Una goccia di aceto balsamico (di quello buono) fra la feta e l'anguria.
Top!


Molti dei blog che seguo hanno fatto sapere che per il mese d'agosto resteranno chiusi per prendersi una pausa estiva dopo tanto lavoro.
E beati loro!
Non tanto per le ferie, ma per il fatto che hanno pubblicato un sacco, perché io si sa che in fatto di numerosità di post non sono proprio l'asso.
Senza quindi l'obiettivo del voler fare il solito bastian contrario, complici qualche giorno di ferie e una bella festa appena trascorsa che mi ha rubato un bel po' di tempo ed energie, mi sono improvvisamente e piacevolmente ritrovata con più tempo, calma e più luce (!) in cucina.
Insomma visto che la produzione di ricette e racconti di viaggio sta andando a pieno regime, il blog non andrà in ferie (come se non lo aveste già capito per il fatto che sto pubblicando -_-').
Di periodi tanto proficui se ne vedono pochi da queste parti, per cui è bene prendere la palla al balzo e cercare di approfittarne sia per tenere una certa continuità nella pubblicazione, che per i periodi di magra che arriveranno (ci metto la mano sul fuoco).
In parole povere sto dicendo che vi propinerò senza ritegno ricette a base di pomodori a novembre, peperoni a Natale e melanzane a Pasqua in barba alla stagionalità.
Cioè: la stagionalità all'origine c'era eccome, è il tempo del blog che non la segue.

Insalata di zucchine, rucola, pinoli e menta. Ricetta estiva facile, fresca, veloce e light. - Zucchini salad with arugula and pine nuts recipe

Ad ogni modo finché riesco ne approfitto ed ecco qua una ricettina facile, leggera, fresca e velocissima da preparare a base di zucchine, che nel nostro orto in questi giorni sono così tante che non si riesce a stargli dietro per smaltirle.

Insalata di zucchine, rucola e pinoli

Preparazione: 10 min.Cottura: 10 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 100 circa
Ingredienti:

  • 3 zucchine di medie dimensioni
  • 1 mazzetto di rucola
  • 25 g di pinoli
  • 2 foglie di menta
  • 20 g di olio extravergine di oliva
  • Qualche goccia di aceto balsamico
  • Sale q.b.
Preparazione:

  1. Scaldare una griglia sul fuoco.
  2. Pulire le zucchine e affettarle con una mandolina con uno spessore di 2-3 mm.
  3. Grigliarle su entrambi i lati e poi metterle da parte su una griglia in modo che raffreddino.
  4. Tostare velocemente i pinoli in una padella senza che si abbrustoliscano e tritare finemente le foglie di menta.
  5. Condire le zucchine assieme a tutti gli altri ingredienti e poi servire.
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Alla prossima!
E che bello sapere che non sarà fra molto. :-)


Questo inverno, che praticamente è durato fino all'altro ieri, ho essiccato un bel po' di scorze di arancia e limoni biologici non trattati.
Ho pelato le scorze delle arance e dei limoni solo nella parte più superficiale, intaccando appena la parte bianca e poi li ho fatti essiccare in forno (ma va bene anche un essiccatore) fino a che non sono diventati ben duri.
Non dico il profumo che pervadeva la cucina. Era meraviglioso!
Con queste scorze ho deciso di preparare un sale aromatico che mi permettesse di ridurre la dose di sale nelle ricette ed esaltarne i sapori. Inizialmente avevo pensato che potesse andare bene solo con il pesce e invece ho scoperto essere adatto ad un sacco di preparazioni.
Adesso lo ficco un po' dappertutto, pure sull'insalata e lo adoro.

Sale aromatico agli agrumi arancia limone per insaporire piatti ideale per ricette a base di pesce carni - lemon and orange zest salt recipe

Ovviamente la concentrazione aromatica che si dà al sale dipende dai rapporti fra ingredienti. Quello che propongo oggi è molto concentrato ma si può ridurre a seconda dei gusti aggiungendo altro sale.
Ad ogni modo riporto le dosi per ottenerne uno come quello in foto e poi vedete voi al momento dell'utilizzo.

Sale aromatico agli agrumi

Preparazione: 20 min.Cottura: 3-4 oreRiposo: nessuno
Porzioni: - Kcal/porzione: -
Ingredienti:

  • Scorza di 10 arance biologiche non trattate
  • Scorza di 10 limoni biologici non trattati
  • 1 kg di sale fino
Preparazione:

  1. Pelare le arance e i limoni ricavando la scorza oleosa, cercando di evitare la parte bianca. Se ci fossero dei residui non importa, basta non esagerare.
  2. Essiccare le scorze ricavate o con un essiccatore, o in forno ventilato ad una temperatura di massimo 50 °C.
  3. Una volta ben secche, ossia quando saranno dure e tenderanno a spezzarsi come legnetti, frullarle con il sale dentro un frullatore.
  4. Invasare in barattoli di vetro e conservare in un luogo asciutto.
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"Sto bene a casa mia", "Di questi tempi non è sicuro", "Ci vogliono tanti soldi" sono le ragioni (o anche scuse, dipende un po' dai casi) che mi raccontano in molti sul fatto che loro non viaggiano o non amano viaggiare.
Una delle migliori che ho sentito recentemente è stata: "Tanto quei posti oramai si possono vedere anche in TV e spesso anche meglio che dal vivo, non serve nemmeno che ti muovi più".
Caspiterina! E' proprio vero!
O meglio, per certi versi...
Perché è vero che ci sono dei servizi in TV, o online che permettono di vedere luoghi in modo approfondito, raccontando dettagli, aneddoti e storie che talvolta sfuggono anche allo zonzolatore più incallito. Addirittura può succedere che si possano cogliere sfumature che magari non si acchiappano sul momento, oppure che semplicemente per il tempo e le risorse a disposizione non possono essere viste. Per di più una zonzolata che richiederebbe tre giorni viene invece sapientemente montata e condensata in un'ora o poco più di trasmissione.
Le troupe televisive riescono a fare dei lavori veramente incredibili e io ne rimango spesso incantata, ammirata e invidiosa.
Ma è anche vero che ci sono ancora molte cose che non possono essere trasmesse e che solo viaggiando fisicamente si possono apprezzare: in primis il vivere il posto (dettaglio mica da poco eh!), poi ci sono i contesti, le sfaccettature soggettive che ognuno di noi percepisce in modo così personale e differente (io e Massi per esempio sebbene che viviamo le stesse identiche esperienze torniamo a casa con una marea di ricordi differenti che ci permettono quando ci confrontiamo di far riemergere dettagli incredibili) e che la TV inevitabilmente uniforma, e infine, cosa non di minore importanza, profumi e sapori.
Se infatti siamo riusciti a poter regalare ad uno spettatore seduto l'esperienza visiva di una città o di un luogo sperduto o inaccessibile (come anche lo Spazio), non siamo ancora riusciti a far arrivare profumi e sapori che caratterizzano un posto o un piatto tipico.
Io amo viaggiare anche per questo.
Amo viaggiare perché vivo una nuova vita ad ogni viaggio.
Amo lo zonzolare attivando tutti i miei sensi.
E ogni volta scopro nuove sfaccettature, nuove sensazioni, immagazzino nuovi ricordi, faccio esperienza sulla mia stessa pelle, sulle mie stesse papille. Ed è fantastico!
La sensazione del tempo si dilata, come quando da bambini il giorno, essendo così ricco di esperienze nuove, veniva percepito come qualcosa di lunghissimo. Un mese passato a zonzolare vale tre mesi di vita normale e più o meno sei passati in ufficio a lavorare. (Dati Elena-Istat 2017)

Se con il post su Santiago del Cile sono riuscita a farvi vedere in pochi spunti e immagini quanto possa essere bella la città e le sue attrazioni, facendovi un pochino zonzolare con me sperando che la curiosità vi ci porti proprio fisicamente, altrettanto non posso fare per quello che abbiamo mangiato e bevuto.
Come ve lo spiego di cosa sa il Mote con huesillo qua sotto?

Mote con huesillo bevanda tipica cilena mangia e bevi ricetta facile drink wheat and peach chilean drink recipe

Far vedere la foto può dare già una buona idea della sostanza, ma spiegare il sapore è tutt'altro che facile oltre che sempre molto soggettivo.
Beh, vale la pena di provarci. Vado!

Il Mote con huesillo (letteralmente "Grano con pesche") è un mangia e bevi tipico cileno che viene consumato abitualmente. Si serve sempre fresco (sui 4-6 °C) in un bicchiere alto e stretto con un cucchiaino già infilato dentro. Si compone principalmente di tre cose: un primo strato sul fondo di grano cotto, una o due pesche disidratate e reidratate cotte e il succo di cottura di quest'ultime.
Si mangia cercando di staccare la pesca o pezzi della pesca dal nocciolo (a volte si trovano anche le versioni snocciolate - ma comunque con pezzi interi della frutta), alternando bocconi di grano a sorsi di sciroppo.
Il grano è semplicemente lessato in acqua, ha una consistenza morbida ma non sfatta, la pesca invece è dolce, morbidissima, polposa e succosa: si scioglie in bocca. Il succo da bere è in sostanza uno sciroppo (quindi più denso di un semplice tè - contrariamente a quanto mi sembrava prima di assaggiarlo) forse troppo dolce per la cultura e i palati italiani, ma in linea con la caratteristica dolcezza dei dolci sudamericani.
Il gusto è veramente molto buono e nel complesso, essendo una bevanda fresca, è gradevole e perfetto per le giornate estive.

Mi è piaciuto e stupito così tanto che tornata a casa ho voluto rifarlo.
E se cercare di far capire il vero sapore scrivendolo in un post è già molto difficile, replicare in Italia una ricetta di cui dispongo della metà degli ingredienti è praticamente una missione impossibile.
Eppure ci ho provato e il risultato non è stato proprio tanto diverso, anzi, affatto male. Ad ogni modo vi riporto la ricetta originale, sia mai che possiate trovare tutti gli ingredienti.
Dal canto mio vi dico che non ho trovato la chancaca (leggi nota ricetta per sapere cosa è) e le pesche intere disidratate e mi sono arrangiata rispettivamente con zucchero di canna (che è quasi la stessa cosa) e pesche sciroppate.

Mote con huesillo

Preparazione: 10 min.Cottura: 60 min.Riposo: 10 ore
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 530 circa
Ingredienti:

  • 8 pesche essiccate intere¹
  • 200 g di grano precotto
  • 170 g di zucchero di canna
  • 50 g di chancaca (in panetto)²
  • 1 stecca di cannella
Preparazione:

  1. Mettere in ammollo per almeno una notte le pesche disidratate in poco meno di un litro di acqua.
  2. La mattina seguente scolare le pesche e preservarne il succo.
  3. Cuocere il grano e una volta pronto, scolarlo e metterlo a raffreddare in frigo.
  4. In una casseruola ottenere un caramello cuocendo una modesta quantità di acqua e lo zucchero di canna. Una volta indorato unire il succo delle pesche un poco alla volta, poi la chancaca e la stecca di cannella. Unire infine anche le pesche, portare a ebollizione e lasciare cuocere per almeno 45 minuti o un'ora.
  5. Spegnere la fiamma e lasciare raffreddare completamente nel più breve tempo possibile.
  6. Una volta che sia il succo e le pesche che il grano saranno ben freddi, comporre il mangia e bevi disponendo in ciascun bicchiere prima il grano, poi due pesche e infine il succo fino a coprirle completamente.
  7. Servirlo immediatamente o conservarlo in frigo.
Note:

  1. In Italia sono un ingrediente non comune ed è possibile che sia complicato trovarle. In sostituzione si può provare con delle pesche sciroppate come ho fatto io (partendo direttamente dal passaggio 3)). Il risultato non è identico ma molto molto simile.
  2. La Chancaca, o anche Panela (o tanti altri nomi a seconda del Paese), non è altro che una grande "zolletta" di saccarosio ottenuto dallo zucchero di canna. Anche in questo caso non è sempre facile reperirla. Se non se ne dispone è possibile sostituirla con l'equivalente in peso di zucchero di canna, o per chi non ama troppo il dolce marcato (caratteristica di molti dolci sudamericani) ometterla del tutto.
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Io ci ho provato a spiegarvi il Mote con huesillo, questo mangia e bevi tipico cileno davvero delizioso, ma per chi fosse curioso, beh non resta che assaggiarlo in una bella zonzolata in Sud America. :-)


Contengono pesce.
Sanno di pesce.
L'uomo di casa, che per fortuna non dice mai di no a priori, ne ha comunque assaggiato un morsetto dopo il mio sollecito.
Il momento di assaggio più lungo della storia, poi: "Buono! Buono, anche se sa di pesce!" ha esclamato con un pizzico di stupore.
Dopo se ne è mangiate altre quattro.
Al che un raggio di sole è filtrato dal cielo nuvoloso, ha illuminato il piatto sguarnito, è partita una musichina celestiale da non so dove e io ho gridato al miracolo.
Serve che aggiunga altro per dire che sono buone? :-)

Girelle involtini al salmone e crema di avocado ricetta antipasto facile feste - smoked salmon and avocado pinwheel recipe

Amanti o no del pesce e gusti a parte, devo dire che queste girelle sono piaciute un sacco anche a me, motivo per il quale ho deciso di pubblicarle, altrimenti non lo farei, no?
Sono ideali come stuzzichino per un aperitivo o come antipasto leggero.
Al posto del solito formaggio spalmabile, che risulta un pochino acido (e che comunque sta bene col salmone, per cui se non si ha l'avocado va bene lo stesso), ho voluto utilizzare l'avocado in modo da ingentilire e rendere più cremosa la salsa.

Girelle al salmone e avocado Girelle involtini al salmone e crema di avocado ricetta antipasto facile feste - smoked salmon and avocado pinwheel recipe

Preparazione: 15 min.Cottura: nessunaRiposo: 2 ore
Porzioni: 16 girelle Kcal/porzione: 50 circa
Ingredienti:

  • 120 g di salmone affumicato
  • 60 g di formaggio spalmabile
  • Qualche goccia di succo di limone
  • 100 g di polpa di avocado
  • 2 fette di pancarrè lunghe senza bordi (circa 10x25 cm)
  • Sale q.b.
Preparazione:

  1. Assottigliare le fette di pancarrè con un matterello.
  2. In un mixer frullare assieme la polpa di avocado, il formaggio spalmabile e il succo di limone. Assaggiare e regolare di sale.
  3. Stendere uniformemente la crema di avocado sul pane, poi adagiarvi sopra delle sottili fette di salmone.
  4. Partendo dal lato corto arrotolare il pane sul salmone cercando di dargli una forma cilindrica regolare e senza vuoti.
  5. Avvolgere i due rotolini ottenuti in due fogli di pellicola trasparente chiudendo a mo' di caramella i lati. Rotolarli delicatamente su una superficie piana in modo da compattarli e renderli tondi regolari.
  6. Congelarli per almeno due ore prima di servire, oppure lasciarli 5-6 ore in frigorifero.
  7. Spogliare i rotolini dalla pellicola e con un coltello affilato a lama liscia (una seghettata rovinerebbe la fetta) scartare le estremità irregolari, poi affettarli in girelle spesse circa 1 cm o poco più.
Note:

Sono carine servite su un piatto da portata, o a mo' di lecca-lecca se infilzate con degli stecchini di legno.
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Di ritorno da zonzolate in giro per il mondo mi metto in cucina a pasticciare per cercare di replicare nel più fedele dei modi i piatti locali che abbiamo assaggiato nelle nostre varie tappe.
E' una bella sfida che richiede tempo, ricerca, studio delle foto e degli appunti presi e un sacco di prove in cucina.
Dopo l'ultimo mesetto passato a zonzolare sono quindi in fase di sperimentazione di nuove ricette che pubblicherò appena sarò soddisfatta, e soprattutto, quando troverò il tempo per dedicargli un post apposito. (Auguri!)

Oggi ho quindi deciso di pubblicare una ricetta che stazionava da un pezzo nella cartella delle ricette pronte e che aspettava solo che trovassi un po' di tempo per essere messa nero su bianco, o meglio #444 su #fff pixel. :-)
Si tratta di due classici della cucina lombarda: il risotto e l'ossobuco alla milanese.

risotto zafferano e ossobuco alla milanese ricetta tradizionale gremolada zonzolando cucina lombarda

Li ho preparati assieme perché il risotto, che - si badi bene - non è un semplice risotto allo zafferano, ha un ingrediente fondamentale: il midollo dell'ossobuco.
Visto che il connubio dei due piatti non è solo un perfetto accostamento di sapori, ma una vera e propria simbiosi, non c'era occasione migliore che combinarli in un unico piatto saporito e gustoso.
La preparazione, ma soprattutto la cottura lenta richiede un bel po' di tempo, per cui ho avviato i fornelli già la domenica mattina, controllando di tanto in tanto che tutto stesse procedendo per il meglio.
Inoltre, siccome sono amante degli intingoli, ho aumentato la dose di pomodoro personalizzando leggermente la ricetta. Per chi volesse essere più fedele all'originale consiglio di ridurre le dosi della passata di pomodoro ad un solo cucchiaio o due.
Il risultato è un risotto delicato e cremoso (anche se il mio non pare perché mi si è asciugato per fare le foto), accompagnato da una carne tenerissima insaporita da un sughetto alla salsa Gremolada, che poi è il vero tocco finale di questa ricetta.

Risotto e ossobuco alla milanese

Preparazione: 30 min.Cottura: 2 oreRiposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 1000 circa
Ingredienti:

Per la salsa Gremolada:
  • 1 spicchio d'aglio grosso
  • 3 cucchiai colmi di prezzemolo tritato
  • Scorza di un limone non trattato
  • 2 filetti di acciuga sott'olio
Per gli ossibuchi:
  • 4 fette spesse di ossibuchi di vitello (300 g circa l'una)
  • 1 cipolla bianca
  • 1 carota (facoltativa)
  • 1 costa di sedano (facoltativa)
  • 80 g di burro
  • 250 ml di vino bianco secco
  • 250 g di passata di pomodoro
  • Farina 00 q.b.¹
  • Brodo di carne q.b.
  • Sale e pepe q.b.
Per il risotto:
  • 60 g di burro
  • 1 scalogno
  • 300 g di riso carnaroli
  • 0,4 g di pistilli di zafferano
  • Sale q.b.
  • 40 g di Parmigiano Reggiano
  • Brodo di carne q.b.
Preparazione:

Per la salsa Gremolada:
  1. Tritare finemente il prezzemolo, l'aglio e le alici fino a ricavarne tre cucchiai abbondanti. Grattugiare la scorza del limone. Mescolare assieme tutti gli ingredienti ed eventualmente regolare di sale.
Per gli ossibuchi:
  1. Incidere in vari punti il tessuto connettivo intorno alle fette di carne in modo che non si arricci in cottura, facendo attenzione però a non toccare troppo il muscolo perché poi la carne potrebbe disfarsi.
  2. In un ampio tegame far soffriggere il burro, la cipolla, la carota e il sedano tritati finemente.
  3. Infarinare la carne e sbatterla leggermente per privarla degli eccessi di farina e unirla al soffritto.
  4. Rosolare la carne su entrambi i lati fino a che non ha preso un po' di colore, poi unire il vino e lasciarlo sfumare.
  5. Unire la passata di pomodoro e poi irrorare con del brodo caldo senza mai arrivare a ricoprire la carne ma facendo in modo che sia ben coperto il fondo, poi chiudere con un coperchio e far cuocere a fuoco lentissimo per un'ora e mezzo circa. Man mano che il tempo passa verificare che il brodo non ritiri troppo (in questo caso aggiungerne poco alla volta) e ogni tanto girare la carne.
  6. Salare e pepare, poi dopo un'ora (anche un'ora e un quarto in funzione della carne) scoprire il tegame e lasciare ritirare il sughetto.
  7. A cottura quasi terminata, ossia quando gli ossi si staccheranno dalla carne e il midollo all'interno diventerà più morbido (o completamente sciolto nel sugo) versare un poco di salsa gremolada sul fondo e lasciarla incorporare.
Circa mezz'ora prima che la carne sia pronta procedere con la preparazione del risotto:
Per il risotto:
  1. In un piccolo bicchiere con acqua molto calda mettere a infondere e ammorbidire i pistilli di zafferano.
  2. In un tegame a parte soffriggere in 30 g di burro lo scalogno tritato.
  3. Una volta imbiondito toglierlo senza lasciare residui e versare il riso. Farlo tostare per un paio di minuti, poi versare un mestolo di brodo caldo.
  4. Privare gli ossibuchi di due midolli e versarli nel riso fino a farli sciogliere completamente.
  5. Unire lo zafferano (acqua e pistilli), poi mescolare continuamente fino a che lo zafferano non sarà ben incorporato.
  6. Completare la cottura del riso irrorandolo man mano che ritira con il brodo, poi una volta pronto spegnere la fiamma e mantecare con il restante burro e formaggio grattugiato.²
Servire nel piatto da portata versando il risotto accanto alla carne, con del sugo di cottura e altra salsa se desiderata.
Note:

  1. Sostituendo la farina 00 con della farina di riso il piatto diventa adatto anche a persone con intolleranza al glutine.
  2. Visto che il brodo, il midollo e il formaggio sono tutti salati non dovrebbe servire l'aggiunta di altro sale, ma in caso contrario assaggiare e regolare di conseguenza.
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Possibile che dopo cinque anni e mezzo di blog, una valanga di ricette pubblicate, manchino ancora alcune di quelle a cui sono più affezionata?
Una di queste, non è per l'appunto solo un piatto regionale favoloso, ma un trait d'union che mi ha accompagnato dall'infanzia fino ad oggi e a cui associo ricordi bellissimi.
Oggi cari miei bei lettori non c'è una semplice ricetta, oggi c'è un puzzle di pezzi di storia, di momenti indimenticabili della mia vita.

C'era la cecìna, quando s'andava con mamma e babbo a Lucca a fare compere.
Ricordo che fin da piccolissima, si passava a fare una capatina "Da Felice" e si prendeva o un pezzo di pizza o la cecìna (scescìna - detto alla toscana) con una spuma bionda.
Dentro il minuscolo locale, sempre strapieno, solitamente trovavo un posticino a sedere al bancone, mentre i miei mi stavano intorno e la mangiavano in piedi. Essendo un pasto veloce non ci toglievamo nemmeno i cappotti e ricordo perfettamente il caldo dovuto alla gente, all'infaticabile forno a legna e al cibo bollente che scendeva in pancia.
Quanto mi piaceva! Che ricordi!

C'era la cecìna nella pausa pranzo di scuola quando si restava anche il pomeriggio. I soldi in tasca erano pochi, il tempo ancora meno e si cercava qualcosa di veloce, economico e soprattutto buono.
Ci sedevamo sugli scalini del negozio davanti alla pizzeria che la vendeva, o al bancone rivolto verso il muro a specchi giocando fra di noi a fare gli scemi con i riflessi.

C'era la cecìna quando il sabato sera con gli amici si facevano "le vasche" per la via principale del centro. Si mangiava camminando tenendola sulla carta paglia gialla che dopo un po' era tutta unta.

C'erano sia la cecìna che le farfalle nel mio stomaco nei primi appuntamenti con Massi.
Lui stesso ricorda ancora benissimo (e di acqua sotto i ponti ne è passata!) l'amore che fu per la prima cecìna assaggiata a Pisa.
Che c'entri quindi qualcosa la cecìna se ha iniziato ad amare la T/t-oscana?
Di sicuro mi piacerebbe che questo amore non finisse, e se per quella con la T maiuscola me ne potrei anche fare una ragione, per la seconda proprio ci soffrirei assai.
Sia mai che la cecìna sia una vera pozione d'amore solida, durante le rigide sere d'inverno trentine accendo la stufa a legna (ma va bene pure il forno, che tanto mica siamo puristi) e gli preparo le focacce con la cecìna.
Se avessi mai un giorno da farmi perdonare qualcosa, so come arrivargli al cuore in un attimo.
E' inutile: gli piace davvero un sacco.
Sì, credo proprio che questo sia uno dei suoi piatti preferiti e, stando a quel che dice, pare che quella che prepariamo in casa sia ancora più buona che quella comprata.

Cecina farinata di ceci ricetta tradizionale tipica toscana e liguria per celiaci vegana intolleranti lattosio - Chickpea cake recipe

Direi altrettanto per me, ma io non faccio testo, perché quando c'è vita vissuta di mezzo, storia ed emozioni che si legano al piatto, forse quello che dovrebbe essere un giudizio obiettivo alla fine non è così.
Lascio a voi l'ultima parola.

Provatela a casa seguendo la ricetta qua sotto, provatela in Toscana o alle porte della Liguria.
A La Spezia chiedete della "farinata", a Massa della "calda calda", a Pisa e Lucca della "cecìna", a Livorno della "cinque e cinque": vi serviranno sempre un delizioso, saporito, economico, semplice e salutare street food a base di farina di ceci, acqua e olio.
E' sempre lei.
Ed è fantastica!

Se non l'avete mai assaggiata la dovete immaginare unta al punto giusto (se è asciutta non va bene, se è troppo unta allora è pasta fritta, non cecìna), saporita, ben impepata, ma soprattutto calda, anzi bollente.
Come primo assaggio si può consumare da sé con una bella spolverizzata di pepe, ma l'ideale è piazzarla dentro focaccine anch'esse calde.
Una vera goduria!


Come gran parte dei piatti poveri di un tempo, questa ricetta nacque quasi per caso.
Interessanti informazioni si trovano sul sito Taccuini Storici, di cui riporto fedelmente il testo:
"Nel XIII sec. le navi erano sospinte oltre che dal vento anche dalla forza dei rematori, spesso alimentati con zuppe di legumi ben conservabili come i ceci.
Dopo la battaglia della Meloria (1284), dove i genovesi sconfissero i pisani, le galere della “Lanterna” erano così affollate di riottosi vogatori da perdere la loro proverbiale agilità, e sembra che una di queste imbarcazioni, solcando l’irrequieto Golfo di Biscaglia, si sarebbe trovata per diversi giorni al centro di una tempesta.
L’acqua di mare imbarcata provocò gravi danni nella stiva: i ceci si ammollarono, qualche barile di olio si sfasciò, e l’umido ridusse tutto in una purea. Quando ritornò il bel tempo, fu scoperto il piccolo disastro arrecato alle provviste e, per il fatto che i viveri erano diventati scarsi, ai prigionieri fu dato da mangiare l’informe cibo. Qualcuno dei pisani rifiutò la purea, abbandonando la scodella sul banco, salvo poi riappropriarsene il giorno dopo, quando i morsi della fame erano diventati irresistibili.
Un’intera giornata di esposizione al sole aveva però trasformato la pietanza in una specie di focaccetta, qualcosa di diverso dalla poca appetitosa poltiglia di ceci. La scoperta casuale interessò i genovesi che ne perfezionarono la ricetta cuocendola in forno a legna, e battezzandola per scherno agli avversari “oro di Pisa”.

Cecìna - Farinata di ceci

Preparazione: 10 min.Cottura: 25 min.Riposo: 4 ore
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 220 circa
Ingredienti:

  • 250 g di farina di ceci¹
  • 750 ml di acqua
  • 100 ml di olio extravergine di oliva
  • Sale e pepe q.b.
Preparazione:

  1. In una ciotola unire assieme la farina setacciata, l’acqua fredda e il sale. Mescolare accuratamente facendo attenzione che non vi siano grumi. Lasciare riposare la ciotola coperta con un panno per quattro ore o anche più.
  2. Trascorso questo tempo accendere il forno a 220 °C in modalità statica.
  3. Togliere l'eventuale schiuma che si è formata in superficie, aggiungere 70 ml d'olio e rimescolare.
  4. Ungere due teglie² di ø 28 cm con il restante olio passandolo bene anche nei bordi.
  5. Versare il composto nelle teglie e infornare per 20-25 minuti circa. Una volta cotta la cecìna si staccherà prima dai bordi da sé e poi dal fondo con l'aiuto di una spatola. Qualora non si staccasse bene, prolungare la cottura in forno.
  6. Sfornare e servire con un'abbondante spolverizzata di pepe appena macinato.³
Note:

  1. Nel caso di persone intolleranti al glutine leggere attentamente l'etichetta del prodotto.
  2. L'ideale sarebbero due testi di rame stagnato.
  3. E' molto buona da sé, ma ancora di più se consumata all'interno di focacce calde.
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