Enjoy food, travels and life

Visualizzazione post con etichetta Primi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Primi. Mostra tutti i post

Va beh!
Volevo, e forse dovevo, pubblicare questa ricetta settimane fa, se non mesi fa.
Non volevo lasciarla ancora fra i post in bozza e così la pubblico oggi, in barba alla stagionalità e all'estate che se ne è andata. Nel caso, se vi interessa, salvatevi il link per periodi più propizi.
Questo era il vecchio post con solo qualche aggiustata per poterlo concludere e pubblicare.


E' proprio vero che non siamo mai contenti!
Gli anni scorsi mi lamentavo con Massi delle ore passate a rimpinguare freezer, scaffali e mobiletti di confetture, conserve e alimenti congelati dopo le lunghe giornate di lavoro.
Poco importava dello stato di scatafascio con cui si tornava a casa, poco importava del caldo estivo unito a quello dei fornelli: frutta e verdura non si conservavano a lungo e quindi occorreva metterle in salvo con adeguate preparazioni prima che il duro lavoro della loro coltivazione svanisse.
E così insieme abbiamo trascorso una buona dose di ore con la palpebra semi calante a sgranare, schiacciare, insacchettare, invasare e poi ancora a passare e cuocere e invasare. Fra queste preparazioni c'erano sempre anche pentoloni di conserva di pomodoro.
Quest'anno, che di pomodori il nostro orto ne ha visti inspiegabilmente pochi, mi sono lamentata del fatto che non ne potessimo fare scorta per l'inverno e ho avuto il coraggio di dire che qualche ora al bollore dei pentoloni me lo sarei fatto più che volentieri.
Sì, è proprio vero che non siamo mai contenti!

Spaghetti al sugo di pomodoro fresco ricetta semplice - fresh tomato sauce spaghetti recipe light vegan italian cuisine

Ahimè quindi non riusciremo a goderci dei buoni piatti a base dei nostri pomodori durante il prossimo inverno.
Non ci resta che goderceli al massimo così, in purezza e sfruttando una ricetta che è l'ABC della gastronomia italiana: gli spaghetti con sugo (o salsa - fate voi) di pomodoro fresco.
Praticamente il caposaldo della cucina italiana, quello che iconograficamente ci rappresenta nella testa della gente di mezzo mondo oltre alla pizza.
Ecco come lo preparo io.

Spaghetti al sugo di pomodoro fresco

Preparazione: 15 min.Cottura: 30 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 520 circa
Ingredienti:

  • 1 kg di pomodori peretta da salsa ben maturi
  • 50 ml di olio extravergine di oliva
  • 100 g di cipolla
  • 2 spicchi di aglio
  • 7-8 foglie di basilico fresco
  • Sale q.b.
  • 360 g di spaghetti
Preparazione:

  1. Incidere leggermente i pomodori nella parte inferiore con un taglio a croce. Immergerli in acqua bollente per un minuto e poi scolarli, lasciarli raffreddare tanto da poterli maneggiare e con l'aiuto di uno spelucchino privarli della pelle che si staccherà facilmente. Tagliarli in cubetti grossolani eliminando i semi.
  2. Scaldare dell'olio in una casseruola e appena caldo versare la cipolla tritata molto finemente. Una volta imbiondita unire anche l'aglio e infine i pomodori.
  3. Unire il basilico e cuocere per una mezz'ora mescolando di tanto in tanto in modo che non si attacchi sul fondo. Regolare di sale.
  4. A metà cottura circa del sugo mettere a cuocere gli spaghetti in acqua bollente salata.
  5. Una volta cotti piuttosto al dente scolarli bene e versarli nel sugo di pomodoro. Ripassarli velocemente in modo che il sugo aderisca alla pasta e sia ben amalgamato e poi servirli così, oppure con un giro di olio a crudo e delle foglie di basilico fresco.
www.zonzolando.com © - All rights reserved


Tempo uggioso, a mille metri anche freddino, primavera che stenta ad arrivare e ancora tanta voglia di scaldarsi.
Tempo di canederli insomma.

Per chi ancora non li conoscesse, si tratta di palle di impasto a base di pane raffermo reidratato tipici del Trentino, dell'Alto Adige, dell'Austria, Germania e alcuni Paesi dell'Est Europa come Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca.
Come si può immaginare ognuno di questi Paesi ha la propria versione, ma tutte hanno in comune che:
  • sono piatti poveri che nascono dal riciclo di un ingrediente importantissimo: il pane;
  • hanno tutti la forma di una bella palla di diametro intorno ai 5 cm;
  • sono serviti generalmente in brodo;
  • sono arricchiti da ingredienti locali tipici come per esempio bratwurst, patate, spinaci, salumi e così via.
In Alto Adige per esempio l'ingrediente tipico è lo speck, mentre in Trentino è la lucanica (anche detta "luganega"), un salume a base di carne di suino che ricorda una salsiccia stretta e lunga.

La zia di Massimiliano, la zia Luisa, che di epoche meno felici della nostra se ne è viste un po', mi raccontava che non era infrequente aggiungere anche resti di arrosti (che erano ben saporiti), salumi vari e altri avanzi. Un po' come si farebbe per delle polpette. Il concetto era quello di non buttare via niente e riciclare il più possibile.
Il risultato finale era notevole, sia nel gusto che all'occhio.

Canederli alla trentina in brodo ricetta tradizionale lucanica pane recipe

Non sono difficili da preparare, basta solo prenderci un po' la mano con la consistenza dell'impasto.
I canederli meglio riusciti sono quelli che non sono duri al taglio del cucchiaio, e che comunque riescono a tenere bene la cottura senza sformarsi o rompersi.
La ricetta di oggi è tutta trentina, a base di lucanica, pancetta affumicata e Trentingrana, uno straordinario formaggio stagionato.

Canederli alla trentina in brodo

Preparazione: 40 min.Cottura: 30 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 500 circa
Ingredienti:

  • 4 l di brodo di carne
  • 280 g di pane raffermo¹
  • 200 ml di latte intero²
  • 200 g di lucanica trentina
  • 80 g di pancetta affumicata
  • 50 g di cipolla bianca
  • 20 g di burro
  • 40 g di formaggio Trentingrana (o Parmigiano Reggiano)
  • 2 uova
  • 10 g di prezzemolo + q.b. per la decorazione
  • 5 g di sale
  • Pepe q.b.
  • Farina o pangrattato q.b. (solo se necessario)
Preparazione:

  1. Tagliare a cubetti di circa 1-1,5 cm il pane raffermo. Metterlo in una ciotola e bagnarlo con il latte scaldato un minuto al microonde. Lasciarlo riposare qualche istante.
  2. Tritare molto finemente, quasi a purea, la cipolla e metterla a soffriggere in una padella con il burro fuso. Farla imbiondire e poi aggiungere la pancetta tritata a cubetti e la lucanica privata del budello e sbriciolata.
  3. Unire nella ciotola con il pane ben ammollato le uova, la cipolla e i salumi rosolati, il formaggio grattugiato, il prezzemolo tritato finemente, il sale e il pepe. Il composto dovrà risultare sodo, affatto liquido e compatto. Qualora risultasse troppo liquido aggiungere farina o pangrattato, mentre se risultasse troppo denso aggiungere un poco di latte o brodo.
  4. Formare con le mani delle palle del ø di circa 5 cm e del peso di 80 g circa. Con le dosi indicate se ne dovrebbero ottenere in tutto 8.
  5. Scaldare il brodo e fare la prova di cottura con un canederlo. Se non si apre o disfa allora l'impasto va bene e si possono cuocere gli altri³. Cuocere per 15 minuti, dopodiché servire immediatamente con brodo, formaggio grattugiato e prezzemolo tritato.
Note:

  1. Il tipo di pane più usato è la spaccatina, la rosetta o le ciabattine.
  2. La dose di latte (che può essere sostituita anche con del brodo) varia in funzione di quanto è secco il pane.
  3. Se invece si disfa allora rilavorare i canederli con aggiunta di altra farina o pangrattato e riprovare la cottura.
www.zonzolando.com © - All rights reserved



Aprivo lentamente la porta della cucina quel tanto che mi permetteva di passare, gattonavo silenziosamente lungo il muro, mi sdraiavo per terra e strusciando passavo sotto una sedia per poi arrivare alla meta quasi all'altro capo del tavolo. Da lì potevo osservare la mia vittima.
La cucina era stretta e il tavolo poggiava per il lato più lungo al muro. Se la vittima non c'era ancora o si era spostata, mi appoggiavo a quel muro tenendomi le ginocchia al petto e aspettavo.
Non dovevo aspettare a lungo, oramai lo sapevo; lavello e fornelli erano il suo richiamo periodico.
Non agivo subito. Stavo qualche attimo ad aspettare che non sospettasse di niente.
Fra le gambe delle sedie riuscivo appena ad intravedere le ciabatte col tacchetto, le caviglie gonfie, gli stinchi robusti che spuntavano dall'immancabile gonna e poi il mio obiettivo: il fiocco del grembiule.
Da fuscello quale ero, mi infilavo fra le gambe delle sedie, protendevo il braccio più che potevo fino ad arrivare al laccio. Nonostante tremassi per il tanto protendere il fisico, lo stringevo con una delicatezza che nemmeno so dire dove avevo imparato e tiravo fino a sciogliere il fiocco.
Appena il grembiule cadeva mi ritraevo sotto il tavolo e la sentivo sbuffare e piegarsi per rimetterselo a posto.
Aspettavo qualche istante e ripetevo l'operazione.
La sentivo parlare fra sé stizzita, si chinava (poverina aveva anche problemi di ginocchia e anche!) e si rimetteva il grembiule.
Il tutto succedeva per tre o quattro volte di fila, dopodiché o iniziavo a ridere tanto da non trattenere il rumore, o mi beccava con la mano attaccata al fiocco che stavolta era doppio e non si poteva tirare.
Le avrò fatto questo scherzo non so quante volte.
Mi riprendeva con frasi che quasi erano un complimento più che un rimprovero: dal "ma come fai a non farti sentire?", "ma come sei entrata?", "ma come fai a stare lì sotto?", "mi freghi sempre" e così via.
Rigida, rigorosa e al tempo stesso paziente, imponente nel fisico e tanto affettuosa. Un suo abbraccio poteva mandarti in uno stato di soffocamento. Mi stringeva al seno taglia sesta (una roba che di sicuro ahimè non ho ereditato da lei) con una foga che non so descrivere. C'era tutto l'amore in quegli abbracci e in quelle parole di affetto dette ad alta voce, quasi urlate.
La mia vittima di bambina cinquenne era la mia nonna Elba.
Sì, si chiamava come l'isola e il mese scorso avrebbe compiuto novant'anni.

Era una grande cuoca di poche ma eccezionali ricette, fatte e rifatte. Non amava sperimentare, le piaceva andare sul sicuro, sulla sua tradizione, su quello che le era stato insegnato a sua volta.
In primis però era una buona forchetta e di sicuro questo gene l'ho preso da lei.
Fra i suoi cavalli di battaglia c'era il ragù.


Un ragù come pochi se ne trovano in giro: ricco, saporito, digeribile e fatto con amore.
Mio nonno, che si era fatto la seconda guerra mondiale ed era tornato a casa per miracolo, lo commentava ogni volta (ma proprio ogni volta!) con un: "E' una cannonata!"
Tre parole in fila per dire quanto fosse straordinariamente buono.
Ed era vero!

Negli anni a seguire, seduta sulla sedia sotto la quale strisciavo da piccola, le avrò chiesto di ripetermi la ricetta circa un milione di volte, ma non l'ho mai scritta nero su bianco.
Fino ad oggi.
Questa è la prima volta che metto nero su bianco quello che lei mi ripeteva come un nastro rotto e con una passione ed energia che mi stupivano sempre.
Contava sulle mani gli ingredienti partendo da "un sedano, carota e cipolla tritati bene (e mi faceva vedere), li fai soffriggere, aggiungi la carne (che carne chiedevo), quella di prima scelta magra della X che costa, mica quella della Y, e una salsiccia bella, un po' di vino, fai rosolare bene, poi ci metti i pelati della X e cuoci (quanto?), eh ci vuole un po'..."
E dopo arrivavano assieme alle domande un sacco di dettagli e aneddoti.

Lei ne preparava una dose industriale, e nonostante questo finiva sempre.
Era così buono che valeva la pena mangiarselo anche su una fetta di pane.
C'erano tre ricette in cui lo utilizzava: i tortiglioni al ragù, i tordelli massesi (che hanno accompagnato tutti i nostri pranzi di Natale dell'infanzia), e... una ricetta che spero di pubblicare presto, quella che secondo la leggenda è stato il mio primo piatto "da grandi" mangiato.

Ho seguito la sua ricetta e il risultato è stato un tuffo nel passato, un ritrovare odori e sapori della sua vecchia casa, fra tavole imbandite, zuppiere di pasta debordanti (di quelle che non se ne vedono più), lo stupendo panorama che si vedeva da quella casa, la famiglia riunita, le sue urla per chiamarci a tavola, il muro del suono che riuscivamo a sfondare per sederci a tavola al richiamo del ragù.
E il piatto era come quello qua sotto, a cui aggiungevamo una buona dose di Parmigiano Reggiano.


Le dosi della ricetta sono indicative e non precise al grammo. Lei tarava tutto ad occhio con una facilità incredibile. Io per non sbagliarmi e non fare sbagliare ho pesato tutto e indicato un range.
E qua sotto c'è il risultato.

Ragù di carne di nonna Elba

Preparazione: 15 min.Cottura: 2 ore e 1/2Riposo: nessuno
Porzioni: 8 Kcal/porzione: 390 circa
Ingredienti:

  • 1 cipolla rossa (160 g circa)
  • 1 carota (100 g circa)
  • 1 costa di sedano (100 g circa)
  • 600-650 g di carne macinata magra di manzo di prima scelta
  • 360-400 g di salsiccia (2 medie)
  • 800 g di pomodori pelati
  • 1 bicchiere di vino rosso
  • 1 bicchiere di latte, o brodo
  • 80 g di burro (o olio extravergine di oliva)
  • Sale e pepe q.b.
Preparazione:

  1. Tritare finemente sedano, carota e cipolla e farli soffriggere in una casseruola dai bordi piuttosto alti con il burro o l'olio (o metà dose di entrambi).
  2. Unire la carne macinata e la salsiccia privata della pelle e sbriciolata e rosolare per bene.
  3. Sfumare con il vino rosso e quando sarà ben evaporato unire i pomodori pelati (interi o eventualmente passati al passaverdura).
  4. Mescolare bene e poi coprire con un coperchio. Abbassare la fiamma e cuocere lentamente per circa due ore controllando di tanto in tanto che non ritiri troppo (nel mio caso non è stato necessario) e unendo poi a 3/4 di cottura il latte (o brodo).
  5. Regolare di sale e pepe e poi servire.
www.zonzolando.com © - All rights reserved

Voglio sperare che nonna Elba sarebbe orgogliosa di me.


Lasciatemelo dire: per me questo piatto è una figata.
Perché è:
  • super light, tanto che gli americani lo definirebbero Guilt Free, ossia senza sensi di colpa;
  • ottimo dal punto di vista nutrizionale visto che è ricco di proteine (quelle della ricotta sono il top), poverissimo di grassi saturi, e al contempo ricco di grassi buoni dei semi;
  • saporito e morbido al palato;
  • saziante sia in volume, che per via delle proteine che in digestione stazionano più lungo nello stomaco;
  • velocissimo da preparare visto che si porta in tavola in soli dieci minuti.

Sto parlando di uno dei nostri salvacena più gettonati di questa estate e che ho ribattezzato RICreamy Zoodles.
Zoodles è un mix fra le parole inglesi Zucchini e Noodles (che sono qualcosa che si avvicina molto ai nostri spaghetti), ovvero delle zucchine tagliate a mo' di spaghetto con una mandolina seghettata, o con l'apposito strumento che oramai si trova comunemente in commercio, ma che io tanto per cambiare non ho.
RICreamy perché queste vengono condite con una salsa cremosissima a base di ricotta, a cui sempre sulla scia di questi mix di inglesismi ho dato appositamente il nome.

Spaghetti di zucchine pronti in 10 minuti con ricotta ricetta super light cremosa e saporita buonissimi zoodles with ricotta creamy recipe light veggie

Dovete sapere che gli spaghetti di zucchine li preparo piuttosto spesso perché sono pronti in un attimo, ma ho sempre faticato a trovare un condimento che ne esaltasse e arricchisse il sapore.
Ad esempio li ho provati con un sugo al pomodoro, con una puttanesca, crema di avocado e al pesto, ma non c'era niente da fare, questi erano sughi ideali più per una pasta che per delle zucchine.
Sperimentando, provando e riprovando sono arrivata a questa crema di ricotta e tahina che ci è piaciuta così tanto che l'ha fatta da padrona in un sacco di cene preparate all'ultimo minuto.
Non vi spaventate delle dosi delle zucchine, paiono tante per 4 persone, ma in cottura perdono di volume e anche un sacco di acqua, inoltre 325 g di verdura cotta sono appena sopra le dosi raccomandate anche dai nutrizionisti.

RICreamy zoodles

Preparazione: 5 min.Cottura: 6 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 320 circa
Ingredienti:

  • 1,3 kg di zucchine
  • 300 g di ricotta
  • 60 g di tahina
  • 50 g di Parmigiano Reggiano
  • 6 g di semi di papavero
  • 20 g di semi di girasole
  • Sale q.b.
Preparazione:

  1. Lavare le zucchine e tagliarne le estremità. Affettarle con la forma dello spaghetto usando una mandolina seghettata o l'apposito strumento.
  2. Metterle in un contenitore di vetro (o adatto alla cottura in microonde) e cuocerle a 900 W per 3 minuti e mezzo, poi rigirarle sotto sopra e cuocerle per altri 2 minuti e mezzo.
  3. Nel frattempo mescolare tutti gli altri ingredienti. La consistenza della salsa dovrà risultare piuttosto densa.
  4. Unire le zucchine e loro acqua espulsa in cottura, alla crema di ricotta e tahina. Mescolare accuratamente fino a che la salsa densa non avrà incorporato l'acqua delle zucchine e formato un condimento cremoso e omogeneo.
  5. Regolare di sale e semi, e servire immediatamente.
www.zonzolando.com © - All rights reserved

Ma mancano i carboidrati per renderlo un piatto completo direte voi?
No, non ce li siamo dimenticati. E' che finiscono tutti in una bella fetta di pane per la scarpetta finale.
Perché vi assicuro che col sughetto che si forma in fondo al piatto è proprio d'obbligo!


Nella vita non sono per niente scaramantica, eppure oggi ho paura di gufarmela.
Ho paura a scriverlo.
Ho paura di scrivere le classiche "ultime parole famose".
Ho paura a scrivere una cosa bella e che questa magicamente sparisca non appena la dichiaro come avvenuta, come dato di fatto.
Eppure sta succedendo.
Corro.

Pasta spaghetti con crema di peperoni arrosto con ricotta e noci primo piatto o antipasto bruschetta crostini ricetta - Roasted peppers and ricotta pesto recipe

Ho corso per sei volte negli ultimi quindici giorni.
Ho corso per sei volte negli ultimi quindici giorni, e non ho avuto male.
Un record.
Negli ultimi quattro anni dopo lunghi periodi di stop ho sempre riprovato a corricchiare, ma al termine di una o due sessioni (che mica che faccio le maratone, sia chiaro) il male al ginocchio tornava sempre, e con lui cerotti, fasce e riposo, che è praticamente la mia kryptonite.
Ogni volta che in questi giorni ho attaccato i cerotti (che non si sa mai) e infilato le scarpe mi sono chiesta se ci sarebbe stata una volta successiva.
Per adesso la risposta è stata sì.
E sono felicissima, tanto che stento a crederci.
Sono così contenta che ho paura che tutto finisca.

Pasta spaghetti con crema di peperoni arrosto con ricotta e noci primo piatto o antipasto bruschetta crostini ricetta - Roasted peppers and ricotta pesto recipe

L'esatto contrario di quello che ho appena scritto vale per il barattolo immortalato in foto.
Sono stata felicissima che sia finito in un attimo.
Si tratta di una salsa di peperoni arrostiti in forno con ricotta e noci secondo me deliziosa, che sta bene un po' dappertutto.
Noi la consumiamo principalmente come sugo per la pasta, ma si può anche spalmare su crostini di pane o all'interno di panini imbottiti per arricchirne il gusto.

Crema di peperoni, ricotta e noci

Preparazione: 5 min.Cottura: 35 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 170 circa
Ingredienti:

  • 2 peperoni polposi: uno giallo e uno rosso (350 g circa)
  • 200 g di ricotta
  • 20 g di gherigli di noci
  • 40 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 10-12 foglie di basilico
  • 15 g di olio extravergine di oliva
  • Sale q.b.
Preparazione:

  1. Preriscaldare il forno a 200 °C.
  2. Lavare i peperoni e infornarli ancora interi su una leccarda rivestita con carta forno per 30-40 minuti.
  3. Una volta appassiti lasciarli raffreddare giusto il tempo per poterli maneggiare senza scottarsi.
  4. Pulirli per bene privandoli della pelle, dei semi e delle parti bianche interne.
  5. In un mixer riunire tutti gli ingredienti e frullare fino ad ottenere un composto omogeneo.
  6. Servire a mo' di crostino¹ con fette di pane tostato, come salsa per arricchire panini imbottiti o come sugo per la pasta.
Note:

  1. Nel caso di utilizzo per crostini qualora si volesse ottenere una crema spalmabile ancora più densa si può aumentarne la consistenza aggiungendo un po' di pane raffermo agli ingredienti da frullare, ma in questo caso la crema, che di per sé è adatta a persone intolleranti al glutine, non avrebbe più questa peculiarità.
www.zonzolando.com © - All rights reserved

Se da domani, appena pubblicato questo post avrò ancora male, sì, credo proprio che potrei diventare scaramantica.
Mi sarei tirata la gufata del secolo.
Vade retro riposo!


Di ritorno da zonzolate in giro per il mondo mi metto in cucina a pasticciare per cercare di replicare nel più fedele dei modi i piatti locali che abbiamo assaggiato nelle nostre varie tappe.
E' una bella sfida che richiede tempo, ricerca, studio delle foto e degli appunti presi e un sacco di prove in cucina.
Dopo l'ultimo mesetto passato a zonzolare sono quindi in fase di sperimentazione di nuove ricette che pubblicherò appena sarò soddisfatta, e soprattutto, quando troverò il tempo per dedicargli un post apposito. (Auguri!)

Oggi ho quindi deciso di pubblicare una ricetta che stazionava da un pezzo nella cartella delle ricette pronte e che aspettava solo che trovassi un po' di tempo per essere messa nero su bianco, o meglio #444 su #fff pixel. :-)
Si tratta di due classici della cucina lombarda: il risotto e l'ossobuco alla milanese.

risotto zafferano e ossobuco alla milanese ricetta tradizionale gremolada zonzolando cucina lombarda

Li ho preparati assieme perché il risotto, che - si badi bene - non è un semplice risotto allo zafferano, ha un ingrediente fondamentale: il midollo dell'ossobuco.
Visto che il connubio dei due piatti non è solo un perfetto accostamento di sapori, ma una vera e propria simbiosi, non c'era occasione migliore che combinarli in un unico piatto saporito e gustoso.
La preparazione, ma soprattutto la cottura lenta richiede un bel po' di tempo, per cui ho avviato i fornelli già la domenica mattina, controllando di tanto in tanto che tutto stesse procedendo per il meglio.
Inoltre, siccome sono amante degli intingoli, ho aumentato la dose di pomodoro personalizzando leggermente la ricetta. Per chi volesse essere più fedele all'originale consiglio di ridurre le dosi della passata di pomodoro ad un solo cucchiaio o due.
Il risultato è un risotto delicato e cremoso (anche se il mio non pare perché mi si è asciugato per fare le foto), accompagnato da una carne tenerissima insaporita da un sughetto alla salsa Gremolada, che poi è il vero tocco finale di questa ricetta.

Risotto e ossobuco alla milanese

Preparazione: 30 min.Cottura: 2 oreRiposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 1000 circa
Ingredienti:

Per la salsa Gremolada:
  • 1 spicchio d'aglio grosso
  • 3 cucchiai colmi di prezzemolo tritato
  • Scorza di un limone non trattato
  • 2 filetti di acciuga sott'olio
Per gli ossibuchi:
  • 4 fette spesse di ossibuchi di vitello (300 g circa l'una)
  • 1 cipolla bianca
  • 1 carota (facoltativa)
  • 1 costa di sedano (facoltativa)
  • 80 g di burro
  • 250 ml di vino bianco secco
  • 250 g di passata di pomodoro
  • Farina 00 q.b.¹
  • Brodo di carne q.b.
  • Sale e pepe q.b.
Per il risotto:
  • 60 g di burro
  • 1 scalogno
  • 300 g di riso carnaroli
  • 0,4 g di pistilli di zafferano
  • Sale q.b.
  • 40 g di Parmigiano Reggiano
  • Brodo di carne q.b.
Preparazione:

Per la salsa Gremolada:
  1. Tritare finemente il prezzemolo, l'aglio e le alici fino a ricavarne tre cucchiai abbondanti. Grattugiare la scorza del limone. Mescolare assieme tutti gli ingredienti ed eventualmente regolare di sale.
Per gli ossibuchi:
  1. Incidere in vari punti il tessuto connettivo intorno alle fette di carne in modo che non si arricci in cottura, facendo attenzione però a non toccare troppo il muscolo perché poi la carne potrebbe disfarsi.
  2. In un ampio tegame far soffriggere il burro, la cipolla, la carota e il sedano tritati finemente.
  3. Infarinare la carne e sbatterla leggermente per privarla degli eccessi di farina e unirla al soffritto.
  4. Rosolare la carne su entrambi i lati fino a che non ha preso un po' di colore, poi unire il vino e lasciarlo sfumare.
  5. Unire la passata di pomodoro e poi irrorare con del brodo caldo senza mai arrivare a ricoprire la carne ma facendo in modo che sia ben coperto il fondo, poi chiudere con un coperchio e far cuocere a fuoco lentissimo per un'ora e mezzo circa. Man mano che il tempo passa verificare che il brodo non ritiri troppo (in questo caso aggiungerne poco alla volta) e ogni tanto girare la carne.
  6. Salare e pepare, poi dopo un'ora (anche un'ora e un quarto in funzione della carne) scoprire il tegame e lasciare ritirare il sughetto.
  7. A cottura quasi terminata, ossia quando gli ossi si staccheranno dalla carne e il midollo all'interno diventerà più morbido (o completamente sciolto nel sugo) versare un poco di salsa gremolada sul fondo e lasciarla incorporare.
Circa mezz'ora prima che la carne sia pronta procedere con la preparazione del risotto:
Per il risotto:
  1. In un piccolo bicchiere con acqua molto calda mettere a infondere e ammorbidire i pistilli di zafferano.
  2. In un tegame a parte soffriggere in 30 g di burro lo scalogno tritato.
  3. Una volta imbiondito toglierlo senza lasciare residui e versare il riso. Farlo tostare per un paio di minuti, poi versare un mestolo di brodo caldo.
  4. Privare gli ossibuchi di due midolli e versarli nel riso fino a farli sciogliere completamente.
  5. Unire lo zafferano (acqua e pistilli), poi mescolare continuamente fino a che lo zafferano non sarà ben incorporato.
  6. Completare la cottura del riso irrorandolo man mano che ritira con il brodo, poi una volta pronto spegnere la fiamma e mantecare con il restante burro e formaggio grattugiato.²
Servire nel piatto da portata versando il risotto accanto alla carne, con del sugo di cottura e altra salsa se desiderata.
Note:

  1. Sostituendo la farina 00 con della farina di riso il piatto diventa adatto anche a persone con intolleranza al glutine.
  2. Visto che il brodo, il midollo e il formaggio sono tutti salati non dovrebbe servire l'aggiunta di altro sale, ma in caso contrario assaggiare e regolare di conseguenza.
www.zonzolando.com © - All rights reserved


Lettera inamidata dal 2016

Caro uomo del futuro1 (vedi note a fondo pagina) che leggerai questo blog2, devi sapere che in un'epoca tecnologica come quella del 2016, non siamo ancora stati in grado di lavare le camicie e farle asciugare in modo che risultino perfettamente stirate.
So che ti viene da ridere non tanto per il fatto delle pieghe, ma perché utilizziamo ancora camicie con bottoni, eppure è così.
Del resto ti capisco, è come se qualcuno del 1100 d.C. si lamentasse che non hanno ancora inventato le candele che non si spengono, quando noi utilizziamo le lampadine.3
Visto che disporrai di chissà quali "cose" super performanti addosso che nemmeno posso immaginare (e cavolo non sai quanto mi dispiace), probabilmente non riuscirai a comprendere esattamente quale razza di seccatura4 sia la stiratura delle camicie.
L'operazione richiede preparazione tecnica, esperienza, strumenti adatti, olio di gomito5, tutorial online e un vocabolario colorito6.
La questione, o meglio la vera sfida, non è tanto l'eliminazione della piega, né l'integrità fisica (perché talvolta ci si brucia pure), o l'integrità della camicia (perché talvolta si brucia pure quella): la vera sfida è col tempo!
E caro uomo del fanta-futuro devi sapere che nel 2016 il tempo7 non c'è.
La maestria è combinare quindi tempo, risultato, integrità fisica, mentale e possibilmente pure del prodotto.
Mia mamma per una camicia inamidata perfetta ci mette sette minuti. Cronometrata.
Io ci metto quar, no non te lo dico che mi vergogno. E poi manco mi vengono bene come lei.
Di sicuro una delle prime scuse che trovo è che la moda proprio non ci viene incontro.
Le camicie da donna mica che sono dei rettangoli belli regolari. Sono un assembramento di pezzi di stoffa tutti storti e cuciti assieme per disegnare le forme, praticamente impossibili da gestire.
L'ultima ardua battaglia tra ferro da stiro e piega del fianco della camicetta si è combattuta ieri sera in cameretta.
Sull'asse da stiro metallo rovente e cotone ribelle si sono sfidati senza sosta.
Ingenti sono state le perdite di appretto8 e vapore, fondamentale è stato il sostegno della pazienza e il ben fornito vocabolario di imprecazioni toscane. Dopo trenta lunghissimi minuti di lotta stremata, la piega ha alzato bandiera bianca.
Ora, caro uomo del fanta-futuro, dopo tanta fatica concludo con due osservazioni:
a) Trenta minuti contro i sette di mia mamma significano che in una sola generazione il rapporto di involuzione sulla stiratura è pari a 4,28. Un dato decisamente allarmante se la pratica dovrà continuare ancora a lungo.
Meno male che si tratta di abilità acquisite che andranno ad estinguersi come molte altre cose come spiumare galline, zappare orti, difendermi da animali pericolosi e cacciare. Esattamente come te che non ti devi preoccupare di una serie incredibile di cose a cui io devo invece ancora pensare adesso. Ti rendi conto di che fortuna che hai?
b) A proposito di fortuna: ma per quelli fortunati come te, si dice ancora "nati con la camicia"? ;-)

Risotto al pomodoro cremoso e saporito ricetta tomato risotto creamy and tasty recipe per celiaci vegetariana veggie

Chissà se nel fanta-futuro ci sarà ancora la possibilità di assaggiare un risotto al triplo pomodoro come quello qua sotto.
Triplo perché viene cotto a) nel trito di pomodori ben maturi e polposi uniti a crudo, b) nell'acqua di pomodoro (che avevo estratto e poi congelato al momento della lavorazione della passata di pomodoro) e c) nella passata aggiunta per dare colore, sapore e densità al piatto.
L'acidità del pomodoro viene ingentilita dal formaggio e dal burro, mentre il basilico regala un profumo inconfondibile al piatto.
Provatelo e poi mi direte che piega ha preso la vostra giornata. :-)

Risotto al triplo pomodoro

Preparazione: 25 min.Cottura: 20 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 450 circa
Ingredienti:

  • 320 g di riso per risotti
  • 15 g di olio extravergine di oliva
  • 1 spicchio d'aglio grosso
  • Acqua di pomodoro q.b. (in alternativa acqua o brodo vegetale)
  • 2 pomodori maturi e polposi
  • 400 g di passata di pomodoro
  • 8-10 foglie di basilico fresco
  • 20 g di burro
  • 40 g di Parmigiano Reggiano
  • Sale q.b.
Preparazione:

  1. In un pentolino scaldare l'acqua di pomodoro.
  2. A parte in una capiente padella antiaderente scaldare l'olio, unire l'aglio privato dell'anima centrale e schiacciato.
  3. Versare il riso e farlo tostare per un paio di minuti fino a che tenderà ad essere trasparente.
  4. Unire i due pomodori tagliati a cubetti, lasciarli rosolare col riso per qualche minuto e poi irrorare con un po' di acqua di pomodoro.
  5. Fino a metà cottura del riso aggiungere poca acqua di pomodoro alla volta in modo che il riso sia sempre in grado di assorbirla (senza esagerare quindi).
  6. Regolare di sale, poi unire la passata, le foglie di basilico e terminare la cottura del riso.
  7. Spegnere la fiamma, unire il burro e il formaggio per mantecare e poi servire.
www.zonzolando.com © - All rights reserved

Note:
1) Per futuro intendo un futuro remoto, un fanta-futuro. Se leggi correntemente questo post allora sei praticamente un uomo del presente, se capisci dieci parole su venti allora fai parte del futuro prossimo, se fai fatica a comprendere quel che scrivo e capisci un termine qua e là sei un uomo del futuro medio, se questo post è stato tradotto in una lingua a te comprensibile allora sei il mio uomo, quello del fanta-futuro.
2) Perché ovviamente questo blog resisterà a me, al tempo e sarà conosciutissimo come il volume-blog-tomo più venduto e letto sulla faccia della ISS_G-SC VII (International Space Station G-SC VII), sempre se qualcuno si degnerà di continuare a pagare il dominio.
3) Giusto per rinverdire le nozioni di storia che hai studiato: la lampadina è quella cosa che fa luce utilizzando la corrente, la corrente è quella cosa che... lascia stare va, tanto non ti serve più.
4) Qualora "seccatura" fosse termine caduto in disuso nella tua fanta-futura lingua sappi che potrei anche definirla "una gran rottura di palle", che tanto le robe a sfondo sessuale non passeranno mai di moda e con quelle ci si intende sempre.
5) Nota inserita solo per disturbare il lettore che si deve scrollare su e giù di continuo il post. Mi auto proclamo una "seccatura", vedi nota punto precedente. :-) P.S.: è inutile portarsi avanti leggendo le note successive, si perde il senso del testo.
6) Per vocabolario colorito intendo un linguaggio forbito, ricercato, raffinato ed elegante: una sequela di imprecazioni da far rabbrividire uno scaricatore di porto (non me ne voglia la categoria, massimo rispetto!).
7) Ma tu che ne sai del tempo! Chissà che roba strana sarà per te. Lascia perdere. Sappi che il tempo nel 2016 è un lusso, una cosa dal valore inestimabile, una cosa che tutti cercano e di cui tutti si lamentano. E' praticamente la scusa più gettonata per qualsiasi cosa.
8) Sostanza vaporizzata sul tessuto per dargli migliore aspetto al tatto e alla stiratura. Mia mamma potrebbe farci un trattato da mille pagine con ogni informazione o approfondimento.


Qualche giorno fa ho avuto l'ennesima conferma: io è meglio se non guardo la TV.
Non mi fa bene: mi metto a scrivere post chilometrici, mi parte il formicolio alle dita e batto come un'ossessa alla tastiera, e inoltre spero pure invano che dopo tanto fervore i lettori leggano fino in fondo, ma so in cuor mio che manco io me lo leggerei un papiro del genere.
No, per il bene mio e delle statistiche di lettura del blog, non devo guardare la TV. La prossima volta me lo devo ricordare.

Ah, la prossima volta. Chissà quando potrebbe essere la prossima volta.
Se dovessi infatti calcolare la probabilità che si verifichino assieme le seguenti condizioni: a) non ho da fare qualcosa, b) non mi sono trovata da fare qualcosa, c) mi siedo sul divano, d) ho la febbre, e) prendo il telecomando e accendo la TV, f) decido di disconnettere le sinapsi e guardare, g) trovo fra 9.847.239.349 canali e programmi disponibili qualcosa che mi attiri, più o meno potrei dire che sono al pari di quelle per cui un asteroide possa schiantarsi sulla Terra.
E' un evento raro, eppure ogni tanto capita.
E infatti è capitato.
Non ho spento al volo e mi sono messa a fare zapping finché non mi sono imbattuta sul nome di un programma che ricordava un hashtag e incuriosita mi sono messa a guardarlo.

Fondamentalmente si trattava di un reality sulla vita di ricchissimi figli di papà (poco meno che trentenni) che nel quartiere più "in" di Los Angeles dovevano barcamenarsi fra le immani difficoltà che impone una vita lussuosa, sfarzosa, priva di "no", e a contatto - pensate un po' che tragedia - con i poveri.

Nei pochi minuti che sono riuscita a vedere prima che mi partisse "lo sblocco" dello scrittore, ho visto scene e sentito dialoghi che voi umani purtroppo potete sì immaginare, ma a cui nessuno dovrebbe assistere.
Al che m'è partito il nervoso.
Nervoso per i contenuti del programma, nervoso per i soggetti del programma, nervoso per i dialoghi del programma, nervoso verso chi pensa a fare un programma del genere e a finanziarlo, nervoso verso chi lo manda in onda, nervoso verso chi mi fa pure pagare i canali TV, nervoso verso chi mi fa pagare le tasse per un quadro nero appeso al muro chiamato TV solo per averne il possesso, nervoso verso me che guardo e scema che pago pure. Nervoso, punto.
Se quello è essere ricchi, giuro voglio la miseria (magari non la fame ecco).

Poi ho capito.
Come ho fatto a non pensarci subito?
Probabilmente si trattava di un programma riabilitativo-curativo per l'autostima di questi ricchi ragazzi, solo che si sono dimenticati di mandare in sovrimpressione il testo seguente prima dell'inizio del programma (e che tanto i protagonisti non sarebbero riusciti a comprendere).
Ecco più o meno come avrebbe dovuto essere:

Prologo:
I soldi fanno la felicità, finché questa si riconduce all'avere tutto ciò che si desidera.
Nel caso di questi RichKids comprare tutto ciò che si possa desiderare si traduce presto in non avere più niente da comprare, e quindi niente da desiderare.
Non avere desideri, sogni, ambizioni, rende tutto tremendamente noioso e infelice.
Ma c'è un dettaglio: ciò che loro nemmeno apprezzano più è spesso desiderio di altri poveracci.
Più che la possibilità di possedere ciò che si vuole, è il fatto di possedere in più rispetto ad altri (che per questo li invidiano) che genera compiacimento e quindi anche desiderio di aumentare sempre di più questo divario.
Più riescono a far vedere agli altri quello che hanno e che altri vorrebbero più saranno felici, realizzati e appagati della loro condizione, al di là del possedere già tutto.
Di fondamentale importanza per la felicità e il compiacimento diventano quindi non tanto il godersi la vita, quanto piuttosto fare vedere agli altri quanto si stanno godendo la vita che altri non possono avere, anche se il piacere della vita si riconduce solo al dovere ostentare perché averlo e basta non è più sufficiente.
Il tasso di godimento della vita aumenta grazie all'esposizione pubblica e quindi ai social, ai like, ai followers, alle critiche dai poveracci miserabili e invidiosi, piuttosto che dalla propria vita agiata che hanno la fortuna di avere.
Il bello della vita non è più visto con i propri occhi che hanno già avuto tutto, ma con gli occhi di chi la brama e la desidera. Allora sì che tutto prende sapore.
Il fatto di non avere visibilità sminuisce lo status in cui si trovano, i loro soldi se non ostentati non darebbero più tanta soddisfazione e allora non farebbero più la felicità.

Attenzione:
Il programma che sta per andare in onda è un reality creato al solo scopo lenitivo dei protagonisti. Non è adatto a nessun tipo di pubblico per cui se ne sconsiglia la visione anche per esposizioni ridotte poiché può nuocere gravemente alla salute.
Il contenuto ha lo specifico intento di causare stati di insoddisfazione profonda, miserabile e depressiva, ulcere, attacchi di panico, insonnia nello spettatore povero, e per contro aumentare i livelli di serotonina e dopamina nel protagonista della scena.
Lo stile di vita raffigurato rappresenta una visione distorta, artefatta e diseducativa del benessere umano e invoca a modelli di superficialità e scarso senso civico che un ricco vuole far credere di poter sostenere.
I volti dei protagonisti non sono resi irriconoscibili da ore di trucco, protesi, parrucche e botox per motivi di privacy, ma per stupidità umana.
I vestiti e accessori acquistati in boutique per migliaia di dollari hanno le medesime funzioni dei vestiti più economici con la differenza che non si ha paura di lavarli in lavatrice con la centrifuga.
I dialoghi stupidi dei protagonisti formulati con frasi sgrammaticate, povere di lessico e prive di senso non sono errori di traduzione o di doppiaggio. I doppiatori italiani coinvolti si sono prestati al servizio ingannati dalla produzione e convinti di girare la versione comica di Borat USA.
Tutte le persone umiliate, derise e classificate "cernie" (poveracci) dai protagonisti soffrono di gravi forme di sadomasochismo, motivo per il quale hanno ringraziato per le scene subite invece che sbriciolare il naso dei protagonisti con un colpo secco dell'osso frontale.
Tutti gli animali ripresi maltrattati con toelettature imbarazzanti, pedicure, massaggi eccetera sono stati ricoverati in un centro di recupero e sono tutt'ora in fase di riabilitazione.
La produzione ripudia l'ostentazione, già motivo di esasperazione nella realtà quotidiana tramite i social.
La produzione disincentiva le persone a ostentare il bello che la vita ci regala, a vedere la bellezza delle cose solo se vissute tramite l'invidia degli altri, a vedere la vita tramite uno schermo invece di riuscire a coglierla durante l'attimo stesso in cui viene vissuta.
Buon spegnimento e buona vita.

Ricetta perfetta per tonnarelli pici spaghetti cacio e pepe con cremina senza panna olio - perfect creamy cacio e pepe pasta recipe italian food

Visto che niente più di oggi mi fa apprezzare le cose semplici e poco elaborate, ho scelto una ricetta per ricordare quanto pochi ingredienti, se ben combinati, possano regalare attimi di felicità: la pasta cacio e pepe.

Non so voi ma per me la preparazione della pasta cacio e pepe perfetta non è sempre stata facile. Per renderla cremosa e liscia senza trucchi, come l'aggiunta di panna o olio, ci vuole pratica e un pochino di tecnica.
Come sempre Bressanini nei suoi articoli spiega molto bene come mai servono determinate temperature per ottenere un buon risultato, per cui se siete curiosi vi consiglio di fare un salto da lui. Fortunatamente, come anche lui fa notare, per eseguire questa ricetta non serve un termometro a portata di mano, ma velocità, mano lesta e passaggi ben eseguiti.

Pici cacio e pepe

Preparazione: 10 min.Cottura: 10-15 min.¹Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 520 circa
Ingredienti:

  • 400 g di pici (o tonnarelli, spaghetti ecc.)²
  • 160 g di Pecorino romano DOP stagionato
  • Pepe in grani q.b.
  • Sale q.b.
Preparazione:

  1. Portare a bollore 2 litri³ di acqua, salarla meno del solito e poi versare la pasta.
  2. Nel frattempo grattugiare finemente il formaggio e macinare qualche grano di pepe.
  3. Scaldare una padella antiaderente, versare un po' di acqua di cottura e versare un po' di pepe macinato.
  4. Un minuto prima che la pasta sia al dente versare metà del formaggio nella padella e mescolare accuratamente per iniziare a formare la cremina.
  5. Quando la pasta è al dente con un forchettone prelevarla e senza scolarla troppo versarla in padella.
  6. Mescolare velocemente la pasta al formaggio e unire il restante.
  7. Mentre si mescola verificare che si stia formando correttamente la cremina. Se fosse troppo asciutta allora aggiungere un modesto quantitativo di acqua di cottura e continuare a mescolare.
  8. Servire immediatamente con altro pepe macinato al momento.
Note:

  1. Il tempo dipende dal formato della pasta scelto.
  2. Nel caso di pasta fresca sarà ancora più facile ottenere la famosa cremina perché l'amido viene rilasciato ancora più facilmente.
  3. Il quantitativo di acqua in cui far bollire la pasta generalmente non è importante, ma in questo caso sì. Un esiguo quantitativo significa avere una maggiore concentrazione di amido nell'acqua di cottura e quindi facilitare la formazione della crema.
www.zonzolando.com © - All rights reserved

Ho un desiderio, un desiderio che io non posso comprare.
Vorrei sedermi con piacere sul divano e non trovare programmi spazzatura.
Vorrei vedere qualcosa che ci insegnasse a vivere bene per noi stessi, e non per gli altri.
Non sarebbe più bello e semplice vivere alla cacio e pepe?
Io voglio vivere alla cacio e pepe: con poco ma fatto bene.
Lancio un hashtag (magari c'è già): #cacioepepekids


Dialoghi in casa Zonzolando più o meno all'ordine del giorno.

M: "Sai dove ho messo il cellulare?"
E io rispondo.

M: "Non trovo le chiavi. Sai dove le ho lasciate?"
E io rispondo.

M: "Ma com'è che si chiama quel tizio che...?"
E io rispondo.

All'ennesima richiesta azzeccata dico: "Certo che se non ci fossi io eh! Qui l'Alzheimer non galoppa, va a Mach 3! Come faresti? Co-me fa-re-sti?"
E lui: "Eh sì, chissà come farei senza la mia..."
E mi chiama col nomignolo più dolce che ho.
Mi sciolgo e vado in brodo di giuggiole, ma decido di prenderlo ancora un po' in giro.
E: "Ohhh! Amore! Per quanto ancora ti ricorderai di chiamarmi col mio nomignolo?"
M: "Ehm... Fino a quando non mi tornerà in mente qual è il tuo nome."
E: "Doh!" (>_<)

Pasta fusilli con lenticchie pomodori secchi piatto vegano salutare light ricetta - healthy vegan pasta recipe with lentils and dried tomatoes

Prima che anche io inizi a perdere colpi voglio scrivere di questa ricetta che ci è piaciuta un sacco, non solo a noi due ma a tutti quelli che l'hanno provata.
Credo che dal punto di vista nutrizionale (anche se non spetta a me dirlo) sia un vero toccasana. Ha tutto: carboidrati, proteine, pochi ma buoni grassi, licopene, un sacco di fibre, ma soprattutto -come se non fosse già abbastanza- è buonissima!

Fusilli alle lenticchie e pomodori secchi

Preparazione: 20 min.Cottura: 1 oraRiposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 580 circa
Ingredienti:

  • 320 g di pasta corta
  • 100 g di lenticchie giganti secche
  • 15 g di olio extravergine di oliva
  • 1 carota
  • 1 cipolla bianca media
  • 1 costa di sedano
  • 300 g di passata di pomodoro
  • 10 pomodori secchi sott'olio
  • 8-10 foglie di basilico fresco
  • Sale q.b.
  • 60 g di Parmigiano Reggiano grattugiato¹
Preparazione:

  1. Tritare a cubetti la carota, la cipolla e il sedano facendo un battuto grossolano.
  2. Metterlo a soffriggere nell’olio in una padella antiaderente. Unire le lenticchie e lasciare cuocere aggiungendo man mano acqua calda, o brodo vegetale.
  3. Quanto le lenticchie saranno quasi cotte unire 150 g di passata di pomodoro e regolare di sale.
  4. Nel frattempo frullare 5 pomodori secchi sgocciolati con il resto della passata.
  5. Tritare su un tagliere i restanti pomodori secchi con le foglie di basilico e poi unire il trito alla purea ottenuta nel passaggio precedente.
  6. Cuocere la pasta in abbondante acqua salata e scolarla al dente.
  7. Condire la pasta con le lenticchie, il pesto di pomodori secchi e una spolverizzata di formaggio grattugiato.
Note:

  1. Omettendo questo ingrediente la ricetta diventa ideale per persone intolleranti al lattosio e vegani.
www.zonzolando.com © - All rights reserved

Niente, me le cerco.
Gliele servo su un piatto d'argento.
Eppure non riesco a trattenermi e scoppio a ridere.
Lui serissimo mi guarda spaesato e mi fa: "Ma tu... chi sei?"


Oggi è la giornata nazionale degli spaghetti aglio, olio e peperoncino indetta da AIFB (Associazione Italiana Food Blogger), la cui ambasciatrice è Francesca del blog Misto Frigo.
Questa giornata si inserisce nell'iniziativa del Calendario del Cibo Italiano a cui sono felice di poter ancora partecipare.
Spaghetti aglio, olio e peperoncino: il nome di una ricetta che racchiude tutti i suoi ingredienti.
Se ci pensate non è cosa da poco.
Non succede spesso, anzi, proprio raramente.
Pochi e poveri ingredienti, proprio per questo fondamentali, indispensabili, imprescindibili e solitamente sempre presenti nelle nostre cucine di casa.
Un connubio fra semplicità e gusto che ha reso questa ricetta famosissima anche nel mondo.
Servono poche accortezze per prepararla bene come la scelta di ottimi ingredienti e fare in modo che la pasta non risulti né troppo asciutta, né affogata in un bagno d'olio.
E poi come sempre poi ci si regola secondo i gusti, ossia con più o meno aglio o peperoncino.

Spaghetti aglio olio e peperoncino ricetta facile veloce perfetta hot pepper olive oil garlic pasta recipe

A questo piatto lego un sacco di ricordi.
Forse perché più che essere preparata nella quotidianità, consisteva in un piatto di convivio fra amici e parenti o di emergenza da fame improvvisa visto tanto è facile e veloce da preparare.
Per esempio si preparava nelle riunioni di famiglia quando, dopo una serata passata assieme, qualcuno (di solito mio zio) a mezzanotte, nonostante che si fosse già cenato, si alzava e diceva "Sci si fa du' spaghetti ajo-ojo e zenzero?" (N.d.A.: in Toscana spesso il peperoncino viene chiamato zenzero); oppure con amici alle due o tre di notte quando si tornava da qualche serata estiva passata a divertirsi e si trovava la scusa per stare insieme ancora un altro po'.

A casa nostra in questa ricetta l'aglio abbonda sempre e non solo come sentore lasciato all'olio ma con il trito proprio nel piatto. Il prezzemolo invece non lo mettiamo, ma visto che ad alcuni piace allora lo faccio comparire comunque nella ricetta stampabile qua sotto.

Spaghetti aglio, olio e peperoncino

Preparazione: 5 min.Cottura: 15 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 490 circa
Ingredienti:

  • 400 g di spaghetti
  • 60 g di olio extravergine di oliva
  • 10 g di aglio (2 grossi spicchi circa)
  • 1 peperoncino intero fresco (o secco)
  • Sale q.b.
  • Prezzemolo (facoltativo)
Preparazione:

  1. Una volta che l'acqua ha raggiunto il bollore, salarla e buttare gli spaghetti.
  2. Incidere il peperoncino e privarlo dei semi interni. Tagliarlo a striscioline finissime.
  3. Sbucciare e tagliare a metà gli agli, privarli dell'anima interna. A seconda dei gusti tritarli finemente o lasciarli interi.
  4. In una padella antiaderente scaldare quasi tutto l'olio, poi unire il trito di aglio (o le 4 parti intere) e farlo imbiondire a fiamma bassa facendo attenzione a non bruciarlo. Unire il peperoncino. Se pronto spegnere la fiamma (eventualmente togliere le 4 parti di aglio).
  5. Prelevare una tazza di acqua di cottura della pasta, e poi scolare gli spaghetti molto al dente (circa 2-3 minuti prima del termine della cottura).
  6. Versare gli spaghetti nella padella con l'olio, accendere la fiamma e aggiungere un poco di acqua di cottura man mano che questa ritira e finché la pasta termina di cuocere.
  7. Mescolare accuratamente e servire immediatamente con prezzemolo tritato finemente se gradito.
www.zonzolando.com © - All rights reserved

Probabilmente non sarà una di quelle ricette da proporre in una cena tête-à-tête a San Valentino, o da consumare appena prima di un colloquio di lavoro, o un bell'appuntamento dal dentista, ma quanto buona è?


Tre giri di pennarello indelebile a punta grossa sul 20 gennaio del calendario per ricordare che questo non è un giorno qualsiasi.
Oggi, 20 gennaio è la giornata nazionale della Pasta alla carbonara indetta da AIFB, Associazione Italiana Food Blogger di cui faccio parte.
Impossibile non conoscerla e non averla assaggiata una volta nella vita, la Carbonara è infatti una delle ricette italiane più famose, replicate e ahimè stravolte al mondo.

A proposito di storpiamenti, pensate che durante il nostro soggiorno a York, Cameron, il ragazzino di casa, mi chiese di preparargli una "creamy carbonara" (please ovviamente) che vedeva spesso in TV alla pubblicità. La réclame consisteva in un ammasso di spaghetti dalla consistenza non ben identificata che sguazzava in un quintale di salsa cremosa gialla. Quando gli spiegai che era una ricetta "fake" e che di panna nella vera ricetta non ce n'era traccia rimase dapprima attonito con la mascella inferiore che più o meno gli arrivava all'ombelico e poi sorrise, come se nella sua testa avessi detto la più grande cavolata culinaria della storia e io fossi una emerita ignorante in materia.
Ferita nell'orgoglio italiano e decisa a rispondere a un tale affronto con la migliore Carbonara che avesse mai potuto assaggiare in vita sua mi ero incaponita per andare alla ricerca degli ingredienti introvabili in UK quali guanciale e pecorino, quando una sera sua madre (cuoca provetta di cui vi avevo parlato qui) preparò per cena un piatto di spaghetti al sugo di pomodoro e polpette.
Un piatto davvero degno di nota che tutta la prole osannò con complimenti così sentiti che per poco non partiva una standing ovation.
Talmente saporito che la piccola Ellie decise di dare il suo tocco finale spremendoci dentro un quarto della salsa BBQ che stazionava al centro del tavolo in salotto.
Talmente perfetta la cottura che gli spaghetti (n° 3 - ho controllato di nascosto poi) avevano il diametro di mezzo centimetro e la consistenza che si scioglieva in bocca, ossia che di dissolvevano semplicemente spingendoli con la lingua sul palato.
Talmente fatto con amore, visto che aveva proclamato questo piatto come "fatto da lei", che le polpette erano uscite dal freezer e saltate direttamente in pentola senza il minimo rimaneggiamento.
Un piatto così buono che quando mi hanno chiesto com'era beh... ho nascosto l'orgoglio come il boccone in bocca e per dire buono ho fatto come i bambini che ruotano l'indice premuto sulla guancia, andando a centrare esattamente il bubbone della sbobba.
E lì capii.
Capii che potevo mettere da parte l'orgoglio.
Capii che potevo smettere di cercare gli ingredienti.
Capii che a Cameron la mia Carbonara non sarebbe mai piaciuta.
Capii che per lui sarebbe stata cruda, asciutta e troppo poco dolce.
Capii che l'amore per mamma superava ogni pasta al sugo con le polpette. E andava bene così.
Capii che la Carbonara come Dio comanda me la sarei fatta a casa mia, tutta per me. :-)

Ed eccola qua. :-)

Pasta alla carbonara spaghetti ricetta cremosa - creamy and traditional carbonara recipe

Per preparare in casa una Carbonara cremosa e saporita servono pochi ma ben fatti accorgimenti.
Il segreto, nemmeno tanto segreto, è trovare la giusta temperatura per la perfetta coagulazione del tuorlo dell'uovo, indipendentemente se si aggiungono solo tuorli o anche uova intere.
Senza farvi una lezione di chimica sulle ovotransferrine (che potete leggere qui dal bravissimo Dario Bressanini) vi dico solo che la perfetta temperatura dovrebbe aggirarsi intorno ai 65 °C poiché è a questa temperatura che il tuorlo coagula e si ispessisce. Oltre questa temperatura invece di fare una bella crema, si ottiene una bella frittata.
Ma non vi preoccupate, non c'è bisogno di utilizzare un termometro perché qui la questione è roba di secondi.
Un'ottima strategia per ottenere una consistenza cremosa, è quella di sfruttare la temperatura ambiente delle uova con il formaggio, la temperatura a 100 °C della pasta appena scolata e quella del guanciale cotto.

Spaghetti alla carbonara

Preparazione: 10 min.Cottura: 15 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 590 circa
Ingredienti:

  • 320 g di spaghetti
  • 4 tuorli e 1 uovo
  • 40 g di Pecorino Romano
  • 20 g di Parmigiano Reggiano
  • 100 g di guanciale (o pancetta a seconda dei gusti)
  • Pepe in grani q.b.
Preparazione:

  1. Tagliare il guanciale a dadini o bastoncini e metterlo in una padella antiaderente a scaldare per far sciogliere il grasso e contemporaneamente per renderlo croccante.
  2. Una volta pronto spegnere la fiamma in modo che non prolunghi la cottura seccandosi.
  3. In una ciotola capiente unire le uova, sbatterle con una frusta e unire i formaggi grattugiati. Sbattere ancora con le fruste per amalgamare bene il composto. Infine unire anche parte del grasso del guanciale.
  4. Cuocere la pasta in acqua poco salata visto che anche il guanciale e i formaggi regalano già un bel po' di sapidità. Tenere da parte mezza tazza dell'acqua di cottura nell'evenienza che la pasta risultasse troppo asciutta.
  5. Scolare velocemente la pasta senza asciugarla eccessivamente e poi trasferirla nella ciotola con le uova.
  6. Mescolare molto velocemente, verificare la consistenza (con l'albume dell'uovo intero non dovrebbe servire ulteriore acqua) del piatto e aggiungere eventuale acqua di cottura tenuta da parte.
  7. Unire infine anche il guanciale, mescolare e servire con una grattata di pepe in grani da lasciare in tavola da dosare a discrezione dei commensali.
www.zonzolando.com © - All rights reserved

Una cosa che non ho ancora detto e che è incredibile pensare, è che di un piatto tanto famoso non ne siano certe le origini.
Fondamentalmente sembra che fra tutte le storie due siano le più gettonate.
Nella prima pare che questa ricetta sia stata inventata da un cuoco durante la Seconda guerra mondiale che realizzò questo primo utilizzando le razioni dei soldati americani a base di uova (in polvere) e bacon (essiccato), condendo il tutto con formaggio e pepe.
La seconda teoria riporta invece che la Carbonara sia l'evoluzione del "cacio e ova", piatto laziale a base di formaggio e uova che veniva consumato dai carbonari che lasciavano il paese dall'inizio della primavera fino ad autunno inoltrato per trasferirsi in montagna dove dovevano sorvegliare giorno e notte la legna che ardeva per ottenere il carbone. Su questa versione però ci sono dei dubbi sulla possibilità di disporre del pepe da parte dei carbonai visto che al tempo era una spezia molto costosa.
Il cerchio della seconda versione si chiude in una maniera simile alla prima con l'aggiunta del guanciale (bacon) durante la Seconda guerra mondiale sotto richiesta dei soldati americani che erano avvezzi a consumarlo con le uova.
Per tante altre informazioni su questo piatto visitate il blog Perle e Ciambelle di Tamara, ambasciatrice di questa giornata quest'anno.

Caro Cameron se passi di qui, questa è la vera ricetta della "creamy carbonara". :-)


ATTENZIONE! La lettura del successivo paragrafo è sconsigliata ad un pubblico cinese, tradizionalista, cinese tradizionalista, esperti ed estimatori di gastronomia e cultura cinese.
Qualora si verificassero crisi di identità, dissociazioni spazio-temporali, nausea, sconforto e nostalgia dei piatti della terra natia come faceva mammà rivolgersi al tour operator competente più vicino. Zonzolando declina ogni responsabilità in merito a denunce per frode nell'esercizio del commercio, contraffazione di nomi e marchi, sit-it in ambasciate, falò di passaporti, code chilometriche a check-in e fughe di massa e vi augura (a tutti quanti, cinesi e non) buona lettura! :-)

Il riso alla cantonese è il piatto in assoluto più tipico e conosciuto della cucina tradizionale cinese. Si stima che le sue origini siano molto più antiche di quanto si possa immaginare e addirittura risalenti alla prima dinastia Xia. Pare che fosse diffuso soprattutto nella regione del Canton da cui poi ha preso il nome.
A dimostrazione del fatto che questo piatto ha origini antichissime, recenti ricerche finanziate dal colosso mondiale di fast-stick-food cinese McCanton, hanno permesso al team di esperti capitanato dal capoclasse della scuola materna Chò-fam, di portare alla luce antichi reperti dal valore storico inestimabile.
Sono state infatti rinvenute praticamente intatte apposite padelle di ceramica antiaderente particolarmente adatte alla cottura ad induzione (molto in voga all'epoca), alcuni resti di riso e un'anfora in vetro contenente salsa di soia di prima qualità identificata grazie alle indicazioni riportate sull'etichetta.
Se tutto il mondo gusta tutt'oggi questo piatto lo dobbiamo grazie al tramandarsi di generazione in generazione della ricetta originale e alla dedizione propria della cultura cinese verso questo piatto.
Si tratta a tutti gli effetti del piatto tipico nazionale e si stima che oggigiorno ogni cinese ne consumi oltre un quintale e mezzo ogni anno.
A distanza di secoli per timore di perderne l'autenticità a causa della globalizzazione, la ricetta originale è stata trascritta su un documento ufficiale ora custodito gelosamente dall'illustre Accademia della Glumetta di Pechino in una teca iso-igro-termica blindata.

Ricetta perfetta del riso alla cantonese chinese rice with eggs peas smoked ham recipe tasty

Ehm... ok, forse ho esagerato un pochino.
Ecco forse più brevemente come stanno realmente le cose.

Il riso alla cantonese è un tipico piatto della cucina tradizionale cinese estera, ossia un piatto che nessuno ha mai mangiato in Cina così come ci viene presentato, ma che si mangia comunemente all'estero nei ristoranti etnici.
Praticamente un po' come le fettuccini Alfredo, o la creamy carbonara con la panna, presunti piatti tipici della cucina italiana che si mangiano solo all'estero e con i quali spesso viene confusa e ammazzata la reale cucina nostrana, ma che soprattutto a noi italiani fanno davvero storcere il naso.
Con più probabilità si tratta quindi di un piatto che vorrebbe assomigliare a qualcosa di analogo nella tradizione cinese ma che alla fine è stato storpiato per via di aggiustamenti culturali, mancanza di idonei ingredienti o strumenti per la sua preparazione.
Per di più gli viene attribuita una paternità geografica ben precisa, ossia il Canton. Ancora una volta mi viene in mente l'associazione con l'internazionalmente conosciuta pasta alla bolognese, in Italia nota ai più come pasta al ragù. Ne ignoro totalmente il motivo, forse c'è qualche IGP di mezzo, qualche accordo Emilia-Paesi esteri che non conosco? I cantonesi chissà come se la ridono, ma del resto si tratta pur di riso no? ;-)
Al di là di questi falsi miti si può affermare che siamo davanti ad un piatto senz'altro molto apprezzato da un vasto pubblico per il suo sapore, i suoi colori e la sua aria orientale.

Bene, dopo aver chiarito come stanno probabilmente le cose ecco la versione che ho trascritto e tradotto personalmente dal prezioso documento custodito a Pechino, in occasione della mia ultima visita ufficiale all'Accademia della Glumetta.

Riso alla cantonese

Preparazione: 15 min.Cottura: 30 min.Riposo: 1 ora
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 500 circa
Ingredienti:

  • 280 g di riso a chicco lungo (tipo basmati)
  • 3 uova
  • 200 g di prosciutto cotto¹ affettato spesso 3-4 mm
  • 200 g di piselli (freschi o surgelati)
  • 1 cipolla bianca
  • 15 g di olio di semi di arachidi
  • 10 g di olio di semi di sesamo
  • Sale q.b. (o salsa di soia¹)
Preparazione:

  1. Cuocere possibilmente a vapore il riso, altrimenti farlo bollire in acqua non salata. Scolarlo molto bene e lasciarlo raffreddare almeno un'ora in frigo.
  2. Lessare i piselli e una volta cotti al dente raffreddarli velocemente per fargli mantenere un colore verde acceso.
  3. Tagliare a cubetti il prosciutto cotto.
  4. Tritare finemente la cipolla e farla soffriggere a fiamma bassa nell'olio di semi in un wok o una padella antiaderente.
  5. Una volta dorata unire il prosciutto e farlo rosolare per qualche istante.
  6. Aggiungere il riso freddo, poi alzare la fiamma e versare le uova precedentemente sbattute in una ciotola.
  7. Non smuovere fino al momento di rappresa delle uova, poi mescolare con una spatola e amalgamare il tutto.
  8. Condire con sale o salsa di soia e unire infine l'olio di sesamo.
  9. Unire i piselli, saltare ancora per paio di minuti e infine servire.
Note:

  1. Nel caso di persone intolleranti al lattosio e al glutine leggere attentamente l'etichetta del prodotto.
  • E' bene non usare solo olio di semi di sesamo poiché in frittura ha un punto di fumo basso.
  • Se non si ha l'olio di semi di sesamo si può sostituire con olio di semi di arachidi.
www.zonzolando.com © - All rights reserved

Dimenticavo di precisare il motivo della mia visita all'Accademia della Glumetta: sono stata invitata come ospite onorario per parlare della cucina italiana e per registrare uno show cooking dedicato ai Maccaroni al formaggio che ho sapientemente preparato con un quintale di Parmesan e Cheddar filante.
Mi hanno fatto pure la standing ovation.
W la cucina italiana!
W la tradizione!
:-)


P.S.: a parte le bischerate (non c'è niente da fare, è più forte di me!), provatelo! E' buonissimo!


Torna su