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Se siete alla ricerca di una meta a portata di weekend lungo e di portafoglio, l'ex capitale reale della Polonia è quel che potrebbe fare al caso vostro.
Cracovia, che si trova nell'estremo Sud della Polonia, è infatti una destinazione economica raggiungibile con numerosi voli da vari aeroporti nazionali.
A seconda della compagnia, del periodo, delle offerte e del bagaglio che ci si porta appresso, con meno di 100 € a persona si va e torna da questa città.
Una volta atterrati all'aeroporto dedicato a Papa Giovanni Paolo II, un mezzo molto conveniente e veloce per raggiungere il centro città è il treno. L'aeroporto è direttamente collegato alla stazione dei treni per cui basta seguire la segnaletica per arrivare ai binari. I biglietti si possono acquistare alle biglietterie automatiche o direttamente sul treno purché lo si segnali immediatamente al controllore, pena multe salate.
In una ventina di minuti circa di treno (pulito, moderno e ben curato) si arriva alla stazione di Krakow Glowny, che è la stazione centrale di Cracovia, che dista meno di dieci minuti dal centro città e quindi dalla piazza principale.

Cracovia cosa fare vedere mangiare consigli di viaggio Polonia - Kracow Poland trip advices to do see and eat

Il nostro soggiorno è durato sei giorni di cui due passati fra Auschwitz e la miniera di sale di Wieliczka.
Come sempre al nostro arrivo abbiamo zonzolato un po' a casaccio, scoprendo quello che la città offriva man mano che ci addentravamo.
A piedi ci siamo fatti una zonzolatina serale per le strade di Stare Miasto, la città vecchia. E' facile riconoscerla perché è racchiusa in una cinta muraria difensiva di circa tre chilometri. Il lungo fossato, che un tempo fungeva da protezione di attacchi esterni, è stato oggi colmato e trasformato in un bellissimo parco verde che la circonda interamente. E' possibile quindi spendere una tranquilla oretta della giornata semplicemente godendosi questa passeggiata nel verde e soffermarsi in qualche locale a sorseggiare qualcosa.
Per entrare in città ci sono otto ingressi a forma di arco che costituivano le antiche porte di ingresso alla città. Ad oggi sono accessibili ai pedoni e a veicoli che hanno il permesso di accesso. L'interno della città vecchia è quindi sostanzialmente una zona percorribile a piedi senza molto intralcio e traffico.
Dal giorno successivo siamo stati più metodici e abbiamo iniziato a visitare le attrazioni principali partendo dal Wawel.


Il Wawel è la collina dove è sorto il primo insediamento di Cracovia e che oggi ospita una serie di strutture storiche molto ben conservate e aperte al pubblico, fra cui la Cattedrale dei Santi Stanislao e Venceslao, e il Castello Zamek che era la sede dei reali quando ancora Cracovia era la capitale polacca.

Non c'è modo migliore per perdere preziose ore di vacanza che passarle in fila alla biglietteria di questo complesso da visitare. A luglio la coda, già dall'ora dell'apertura, era interminabile!
C'è un solo modo per saltarla o ridurla all'osso: prenotare i biglietti.
La prenotazione dei biglietti si può fare telefonicamente o recandosi presso l'Ufficio Servizi Turistici che si trova in un corridoio laterale alla biglietteria principale. Questo sportello ha un'entrata a sé e la fila è cortissima, nel nostro caso avevamo una sola persona davanti. Durante la prenotazione si scelgono le attrazioni da visitare fra quelle offerte, i giorni e la lingua della guida, che spesso è ahimè obbligatoria. Per informazioni più approfondite vi lascio questo link utile.
Praticamente tutte le attrazioni che si visitano hanno orari di ingresso stabiliti per cui non si può sbagliare o invertire l'ordine di visita delle attrazioni. Il biglietto cita quindi: ore 10:00 attrazione X; ore 10:20 attrazione Y; ore 10:45 attrazione Z e così via.
A noi invece i tempi scanditi, le marce serrate, le guide che vanno seguite passo passo, stanza per stanza, il non poterci soffermare più a lungo su qualcosa che ci piace ci fa venire l'orticaria per cui l'organizzazione delle visite non ci è piaciuta granché.

Alle varie attrazioni del castello, con un "to do" e una timeline che manco sul lavoro si prova tanto stress (poi uno dice che va in vacanza per rilassarsi...), si accede dal cortile centrale che è praticamente una piazza da tanto che è grande.
Come dei buoni scolaretti in gita abbiamo visitato le Camere di Stato, gli Appartamenti Reali Privati e il Tesoro della Corona.
L'unica attrazione che abbiamo visto in santa pace (o quasi) all'interno del Castello è stato il famoso dipinto di Leonardo da Vinci: La dama con l'ermellino. Un capolavoro, per davvero!
Il dipinto non si può fotografare e come per tutte le cose belle c'è un po' da fare lo slalom fra le teste dei turisti per apprezzarlo in pieno, vista la folla che giustamente vuole vederlo, ma con un po' di pazienza ci si riesce tranquillamente.


Dopo l'apnea delle visite non c'è modo migliore per non riprendere fiato che salire sulla Torre di Sigismondo. Una bella serie di scalini, spesso molto alti ma soprattutto così ristretti che in due non ci si passa nemmeno a mettersi di lato, porta fino quasi in cima. Ai tempi dovevano essere proprio smilzi e agili, oppure la torre era proprio poco frequentata, altrimenti non ce la spieghiamo.
A parte una serie di campane enormi di cui una veramente gigantesca (undici tonnellate di peso), la vista sulla città è bella anche se limitata da vetrate e spazi ristretti.
Salendo sulla torre si ha una panoramica della struttura della città, mentre basta fare un giro all'interno della Cattedrale del Wawel tra monumenti, sarcofagi, dipinti e cappelle se si vuole invece averne una storica.

E dopo aver approfondito la storia polacca perché non calarsi anche nella leggenda che racconta delle origini di questa città? Pare che il periodo più fertile abbia avuto inizio dopo che un drago, che seminava terrore e distruzione in città, venne finalmente ucciso. La tana in cui risiedeva era una grotta situata sotto la collina del Wawel a ridosso della Vistola. A questo leggendario drago sputafuoco "Smok Wawelski" si giunge tramite una scala a chiocciola da capogiro che scende prima nella umida tana del drago e poi sino alla sua statua a ridosso delle sponde del fiume Vistola.
Ci sarebbe piaciuto vederlo anche a noi a dire il vero, ma la povera scultura era presa d'assalto da marmocchi forsennati che lo cavalcavano, gli tiravano le ali o le zampe anteriori.
Se siete curiosi di approfondire i dettagli sulla leggenda del drago vi rimando a Wikipedia per l'interessante lettura.


Un altro posticino che è interessante da visitare è il Collegium Maius, l'antica sede dell'università della città.
Anche in questo caso la struttura ospita al centro un ampio cortile. Il giorno della nostra visita un coro ha deciso di intrattenere i visitatori cantando canzoni montanare. Una folla si era raccolta al centro per ascoltare queste voci a cappella che avevano reso l'atmosfera piacevole e amichevole. Una volta finito, vista la bravura, la gente gli ha chiesto di restare e continuare la performance improvvisata.
La visita al museo è molto interessante e a me è piaciuto un sacco pensare di essere in uno dei luoghi in cui aveva studiato Copernico (ideatore della teoria eliocentrica) e aver potuto vedere quello che è ritenuto il mappamondo più antico al mondo. La collezione di materiale da visionare è veramente grande e interessante, peccato come sempre aver dovuto correre dietro alla guida che, seppur bravissima, imponeva tempi che non sarebbero stati i nostri.


Altra cosa da non perdere, e assolutamente facile da spuntare dalla lista dei to do e to see, è la Piazza del Mercato Centrale (Rynek Główny). Con i suoi duecento metri per lato, pare che sia la più grande d'Europa, anche se dobbiamo ammettere che quando ci si trova nel mezzo la sensazione non è affatto quella visto che al centro svetta il Fondaco dei Tessuti, imponente edificio in stile rinascimentale in cui avvenivano grandi affari fra cui anche la compravendita di tessuti.
Oggigiorno i portici di questo edificio e lungo la galleria centrale sono disseminati negozietti che non so se pullulano più di souvenirs o di turisti, mentre al piano superiore si trovano una pinacoteca e luoghi di ristoro.

La piazza ospita anche la Torre del Municipio (Wieża Ratuszowa), l'ultimo resto del vero e proprio municipio, nei cui sotterranei, si trovano una prigione con annessa sala per le torture.
Altrettanto bella è la Basilica di Santa Maria, un edificio con due grandi torri ai lati facilmente riconoscibile dalla piazza perché interamente rivestito in mattoncini rossi. L'ingresso è a pagamento ma si possono trovare dei tour gratuiti in lingua che attendono fuori dall'ingresso il pubblico interessato. Queste guide si riconoscono facilmente perché indossano giubbotti gialli o arancioni (stile salvavita) o espongono ombrelli o paletti col nome della lingua in cui andranno a presentare il tour.
Una particolarità di questa chiesa è che da una delle tue torri viene suonata ad ogni ora una stringata melodia di tromba, che un tempo invece costituiva il segnale di allarme per la città. La musica si interrompe improvvisamente a ricordare il soldato che un tempo venne colpito proprio mentre stava suonando.


Per chi ha ancora tempo da spendere si possono continuare delle belle passeggiate nelle vie interne alla città vecchia in cui si trovano bellissimi palazzi, fontane e vie interessanti. Se i piedi sono troppo stanchi si può approfittare del passaggio di qualche carrozza che vi scorterà alla scoperta dei luoghi più salienti.
C'è da dire che queste carrozze sono veramente bellissime: bianche, lucide e i cavalli vestiti a festa. Di notte sono persino illuminate e vederle muoversi è un vero spettacolo.
Se preferite spostarvi con altri mezzi ci sono dei trenini motorizzati che vi scarrozzeranno per le vie della città, mentre se amate invece le due ruote vi consigliamo un giro lungo le piste ciclabili sulle sponde della Vistola, che sono perfette anche per una rilassante passeggiata a piedi.


Poco distante dal centro, e comunque da non perdere, è anche il quartiere ebraico Kazimierz e Podgorze facilmente raggiungibili anche a piedi dallo Stare Miasto.
Il quartiere lo immaginavo un po' come quello di Praga, moderno e ricco, mentre qui si respira ancora l’aria tetra e funesta del periodo bellico. Anche se meno curato il quartiere è comunque accogliente e carino.
Si trovano un sacco di bei localini in cui poter assaggiare la cucina cosher ebraico-polacca, ma bisogna ricordarsi che la maggior parte chiude prestissimo soprattutto per gli orari italiani. Si possono inoltre visitare il cimitero ebraico, alcune sinagoghe e il Museo della Cultura Ebraica.
A poca distanza è anche possibile visitare la famosa Fabbrica di pentole smaltate dell'imprenditore Oskar Schindler, protagonista del salvataggio di numerose famiglie ebree che altrimenti sarebbero state destinate a morire nei campi di sterminio di Auschwitz.
Come molti sanno a questa vicenda è stato dedicato un libro e un film "The Schindler list" del regista Steven Spielberg.
La fabbrica, che si trova in un'area tutt'altro che accogliente immersa fra capannoni ed edifici grigi, è visitabile a pagamento, salvo un giorno a settimana. Per consultare gli orari e le tariffe vi consiglio di dare prima un'occhiata qui.
All'interno si trova la consueta ricostruzione storica della storia polacca e delle vicende della fabbrica, alcune ricostruzioni della vita quotidiana durante il periodo bellico e la sala-ufficio di Oskar Schindler.


Un dettaglio molto carino che mi ha colpito delle strade di questa città è che i numeri civici si illuminano la notte. Questo fatto rende molto agevole l'orientamento nelle ore di poca luce e dà un effetto magico a molte strade.

Per quanto riguarda la cucina il piatto forte sono senz'altro i Pierogi, tortelli ripieni di solito con carne, o anche (seppur meno frequenti) con verdure, che vengono proposti in qualsiasi locale. Il piatto di per sé non lo abbiamo trovato niente di eccezionale. Il sapore insipido della pasta viene compensato dal ripieno saporito e grasso, e il condimento è scarso se non praticamente assente. Quelli che abbiamo assaggiato ci sono stati serviti accompagnati con qualche intingolo a base di burro o lardo, pancetta e così via.

I secondi erano praticamente sempre a base di carne (di solito anatra o maiale) accompagnati da salse agrodolci spesso a base di frutta (ciliegie, albicocche, prugne), oppure involtini ripieni di riso, carne e verdure stufate.


Un ricordo delizioso di questo viaggio lo dovremo senz'altro alle colazioni: abbondanti, gustose, golose ed economiche. Dal salato al dolce c'era solo l'imbarazzo della scelta.
Mi sono letteralmente innamorata dei "croissant non croissant" (così definiti dalla commessa) che vedete in foto assieme alla sfoglia ricoperta di scaglie di mandorle. Il ripieno era una generosissima quanto deliziosa crema di mandorle e semi di papavero. Una vera bomba di bontà che purtroppo (o per fortuna direbbe la mia linea) scoperta solo il penultimo giorno di vacanza.


Una cosa che ci ha molto colpito è stata la flemma nel servizio. Fra le varie infinite attese ne svetta una di ben cinquanta minuti prima che arrivasse il nostro ordine, cosa che ci ha fatto pensare più volte di alzarci e cambiare posto. Abbiamo desistito solo per il fatto che scegliere un altro posto e aspettare un altro servizio, comunque lento, avrebbe voluto dire pranzare all'ora di cena.
Uno spuntino veloce invece si può acquistare nelle innumerevoli bancarelle che vendono i Obwarzanki, un pane che è un incrocio fra un pretzel e bagel. Imitando la gente del posto, che li acquista e li mangia camminando per strada, ne abbiamo acquistati un paio ad una minuscola bancarella. Prima e ultima volta dopo che ci siamo accorti che gruppi di piccioni scorrazzano liberamente fra le cassette che li contengono la mattina presto, prima di essere esposti nelle vetrinette dove rimangono per tutto il resto del giorno.
Camminare la mattina presto ha i suoi vantaggi, non solo sul sistema cardiocircolatorio, ma anche gastrointestinale, già.
Consigliamo quindi di pagarli un po' di più ma di acquistarli in panetterie al chiuso dove si spera che la materia prima non abbia subito lo stesso trattamento di quella venduta per strada.

Forse a causa della precedente visita a Praga (che ha senz'altro uno stampo affine per cui ne ho inevitabilmente fatto il paragone) con Cracovia, sebbene sia comunque molto bella, non è stato amore folgorante a prima vista, né per occhi, né per il palato.
Il fatto che sia una meta low-cost raggiungibile in poco tempo, senz'altro mi spinge a consigliarla come zonzolata per un weekend lungo, e ancora di più per approfittare di una visita ad Auschwitz e alla miniera di sale di Wieliczka, perché entrambe meritano proprio.


"Häftling: ho imparato che sono un Häftling. Il mio nome è 174 517; siamo stati battezzati, porteremo finché vivremo il marchio sul braccio sinistro."

Il benvenuto ad Auschwitz (Oswiecin), la stazione intendo, non è dei migliori. Siamo partiti da Cracovia la mattina presto con un trenino decisamente più scalcinato rispetto a quelli bellissimi, nuovi e puliti che ci hanno portato in città dall'aeroporto e l'arrivo è oltre il nostro immaginario. Il posto è lugubre, scarno, sporco, povero e intorno molti palazzi sono abbandonati e fatiscenti.
A piedi lasciamo alle spalle la stazione e svoltiamo a destra alla volta dei campi di concentramento. In meno di un quarto d'ora arriviamo sul posto.
Neanche a farlo apposta il cielo è grigio, cupo e triste, esattamente come l'atmosfera che si respira.
Avevamo comprato i biglietti di ingresso ancora prima di partire online su questo sito (ma ce ne sono anche tanti altri). Avevamo scelto giorno e ora in modo che le date della nostra permanenza in Polonia ci potessero garantire di visitare, visti i giorni di apertura diversi, tutte le varie attrazioni che ci eravamo prefissi di visitare in città.
All'orario prestabilito ci siamo quindi immessi nella fila per prendere cuffia e radiolina e puntuali siamo stati raggruppati in un certo punto all'ingresso del percorso. La guida parlava un ottimo italiano e con enfasi ha iniziato a spiegarci la storia del luogo, dettagli interessanti, il come avvenivano certe cose, ma non il perché. Perché il perché nessuno ancora lo sa spiegare con certezza.

Auschwitz e Birkenau viaggio olocausto campi di sterminio e campi di concentramento storia foto - travel tales experience Poland

"La persuasione che la vita ha uno scopo è radicata in ogni fibra dell'uomo, è una proprietà della sostanza umana. Gli uomini liberi danno a questo scopo molti nomi, e sulla sua natura molto pensano e discutono: ma per noi la questione è più semplice. Oggi e qui, il nostro scopo è arrivare a primavera."

I campi di Auschwitz e Birkenau venivano distinti dalla guida come Auschwitz I (Auschwitz) e a circa tre chilometri di distanza Auschwitz II (Birkenau). Il tour che abbiamo comprato li comprendeva entrambi ed era anche previsto il trasporto in autobus da un sito all'altro e il ritorno.
Auschwitz I era un campo di concentramento, dove gli internati lavoravano duramente, mentre Auschwitz II (Birkenau) era un campo di sterminio, dove la gente entrava esclusivamente per morire tramite le camere a gas.
Il tour parte da Auschwitz I, quello che dei due campi è stato trasformato maggiormente in museo.
Tramite il fatidico cancello con la scritta "Arbeit macht frei" (Il lavoro rende liberi) si entra in un campo con numerosi edifici chiamati Block dall'architettura ordinata e praticamente identica. Tutto intorno al sito corrono due recinzioni di filo spinato di cui uno, il più interno, una volta era percorso da corrente elettrica.
Gran parte di questi edifici fungevano da dormitori, altri avevano diverse funzioni come infermeria, magazzini, latrine eccetera.


"(...) il Lager è la fame: noi stessi siamo la fame, fame vivente."

Il percorso che abbiamo seguito si snodava fra vari edifici al cui interno erano esposti oggetti personali dei deportati e ritrovati dai russi al momento della liberazione. La quantità di materiale è disarmante e nonostante tutto infinitesimale rispetto a quella che ha circolato effettivamente nel campo durante il periodo di attività. Quello che vediamo è quello che i tedeschi non sono riusciti a riutilizzare nel lavoro o a cancellare prima della disfatta.
Si trovano tonnellate di capelli umani ammassati, un numero incredibile di scarpe, valigie, pentole, protesi, pettini, specchi, occhiali e barattoli, gli stessi che contenevano il cianuro impiegato per le camere a gas.


"Della mia vita di allora non mi resta oggi che quanto basta per soffrire la fame e il freddo; non sono più abbastanza vivo per sapermi sopprimere."

Si accede poi ad una delle camere a gas in cui venivano ammassati con l'inganno di una doccia i poveri ignari. Dall'alto, tramite delle piccole finestrelle venivano versati i cristalli di acido cianidrico e poi richiuse. Si aspettava poco, all'incirca un'ora e le persone all'interno morivano fra atroci sofferenze. Il percorso dei cadaveri era breve. Una volta riaperte le finestre e sfiatati i gas alcuni deportati entravano e bruciavano i cadaveri nel vicino locale che aveva quattro forni crematori.
Gran parte dei forni crematori e delle camere a gas vennero fatte esplodere dai tedeschi appena dopo la disfatta in modo da cancellare le prove. L'impresa fortunatamente però non riuscì del tutto.


"Possono venire i russi: non troveranno che noi domati, noi spenti, degni ormai della morte inerme che ci attende. Distruggere l'uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi. Eccoci docili sotto i vostri sguardi: da parte nostra nulla più avete a temere: non atti di rivolta, non parole di sfida, neppure uno sguardo giudice."

"In questo momento vi trovate sul più grande cimitero al mondo." Così esordisce la nostra guida appena entrati a Birkenau.
Auschwitz I e II sono i luoghi dove hanno perso la vita oltre un milione di persone. Ogni giorno morivano migliaia di persone, per fame, inedia, percosse, malattie, stenti. Ogni giorno.
Ogni giorno entravano treni carichi di deportati che venivano separati prevalentemente per sesso e condizione di salute. I deboli non avevano nemmeno il tempo di rimanere, venivano ammassati e portati nelle camere a gas, altri ammassati nelle baracche aspettando la stessa fine.
Birkenau, molto più grande di Auschwitz I, è ancora più forte come testimonianza, molto più vicino alla realtà che fu rispetto al primo campo.
I binari sono ancora gli stessi, ma quasi tutte le baracche del campo sono state distrutte. In alcune si può ancora entrare, si possono vedere dall'esterno le latrine e il grande monumento di ricordo eretto dopo la fine della guerra.
Il monumento è praticamente l'ultima cosa che vediamo prima di rientrare con l'autobus.


"(...) viene infatti considerato tanto più civile un paese, quanto più savie ed efficienti vi sono quelle leggi che impediscono al misero di essere troppo misero, e al potente di essere troppo potente."

Torniamo nuovamente a piedi in stazione, lo stesso luogo desolato che ci ha accolto all'andata.
Dopo il tour appena concluso non pare nemmeno così male.
Per il resto della giornata io e Massi ci scambiamo opinioni e pensieri su ciò che abbiamo visto e provato.
Concordiamo sul fatto che nonostante la visita nemmeno lontanamente possiamo ancora immaginare che cosa possa aver voluto dire vivere in questo luogo. Nemmeno possiamo immaginare gli stenti di cui hanno vissuto queste persone.
Concordiamo sul fatto che chiunque dopo aver visto questi luoghi abbia il dovere di sentirsi un privilegiato per tutto ciò che ha, indipendentemente da quanto e cosa.
Perché qui libertà, denaro, salute, l'essenza dell'uomo in sé non valevano niente.

"Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile."

Estratti di "Se questo è un uomo" di Primo Levi.

Concludo con un pensiero:
La storia insegna, è l'uomo che non vuole imparare.


Prima di partire qualche lettura consigliata sui campi di sterminio, "Se questo è un uomo" di Primo Levi, Campo di concentramento di Auschwitz, e sull'Olocausto.


Quando siamo andati a zonzolare al Grand Canyon, nonostante che fossimo preparati a vedere uno dei luoghi più belli al mondo, siamo rimasti comunque stupefatti da cotanta meraviglia.
Anche per la Miniera di sale di Wieliczka, che si trova a una ventina di chilometri a sud-est di Cracovia, dopo tanto leggere e sentirne parlare bene avevamo chiaro il fatto che fosse un altro posto fantastico da visitare, eppure probabilmente (lo dico a posteriori) io non mi fidavo mica tanto.
Nella mia testa era pur sempre un luogo chiuso, stretto e buio, una miniera insomma.
Meno male che prima di partire non ho scommesso con nessuno che mi sarebbe cascata la mascella per la meraviglia, perché avrei perso miseramente.
La mascella mi è cascata eccome.

Ma prima di raccontarvi il bello che c'è da vedere, vi voglio raccontare quello che non mi è piaciuto.
Del resto non si dice dulcis in fundo?

Miniera di sale di Wieliczka racconto di viaggio consigli esperienza Cracovia Polonia - What to see and do in the salt mine in Wieliczka trip advices

Complice una giornata piovosa in una Cracovia estiva decidiamo che non c'è momento migliore per rifugiarsi al chiuso e vedere la miniera di sale a Wieliczka.
Facciamo una colazione da re e prendiamo un treno moderno, pulito e puntuale. Tutto fila liscio fino all'arrivo all'ingresso della miniera, dove pare che tutta Cracovia, anzi tutta l'Europa abbia avuto la nostra stessa idea.
E qui inizia il nostro disappunto:

La poca chiarezza
Appena arrivati non capiamo dove fare la fila per prendere i biglietti, dove è la coda per l'ingresso, dove è quella per il bagno eccetera. C'è solo una marea umana raggrumata e fradicia che si muove in serpentoni l'uno vicino all'altro. Ci mettiamo un po' per capire quale sia il capo della fila che ci porta alla destinazione corretta e il risultato è alquanto sconfortante. Per esempio una tizia davanti a noi dopo venti minuti di attesa sotto l'acqua si accorge che è nella fila sbagliata. Bagnata fradicia abbandona il suo posto, scompare nella calca e per la cronaca non ci è dato sapere se sia mai riuscita a mettersi in fila nella giusta corsia, ad entrare o uscire dalla miniera o se si sia semplicemente data alla macchia per la disperazione, cosa quest'ultima che ci è balenata in testa più volte.
Ci chiediamo ancora ora se sarebbe cambiato qualcosa se non avessimo improvvisato la visita e avessimo acquistato un tour direttamente in città o prenotato online qui.

Le lunghe file
Una volta gioito per aver imbroccato correttamente la fila, per aumentare ulteriormente la confusione, ci accorgiamo (cosa affatto carina) che esistono due code per l'acquisto dei biglietti: quello per turisti in diverse lingue e quello per coloro che scelgono la lingua polacca, che per altro ha un prezzo inferiore.

I tempi ristretti
Altra lamentela, giuro che poi son finite, è il fatto che la visita si possa fare in gruppo e con guide che dettano tempi strettissimi.
Dopo la visita posso dire che non ce l'ho per il fatto che bisogna per forza essere guidati, perché è anche vero che nel dedalo di cunicoli ci si può anche perdere, e nemmeno per il fatto che la guida non sia brava, perché la nostra lo era un sacco, ma piuttosto per il fatto che in vari momenti mi sarebbe piaciuto potermi soffermare di più a guardare i dettagli, a godere di certi luoghi, a respirare più a fondo la magia di un posto che mi ha trasmesso molto e che è per davvero unico al mondo. La possibilità di fermarsi un po' di più c'è stata solo in due punti del percorso, il resto del tempo per me è volato. Insomma, mi rode il fatto che ho un po' di amaro in bocca per essermi potuta godere poco questo posto, perché dovevo stare attenta a non perdermi la guida che camminava lesta per i tunnel e che si soffermava nelle varie camere o davanti alle attrazioni un minuto o poco più (che se ci pensate è un'inezia quando ci si sposta in gruppi anche da trenta o quaranta persone).

Eppure...
Credetemi se vi dico che nonostante: più di due ore di attesa sotto la pioggia battente in piedi con un ginocchio che fa le bizze; due ore di "ognissanti" di Massi spazientito; pensare di avere la guida in italiano e ritrovarsi ad accettare l'idea che anche la guida in mandolino potesse andare bene pur di entrare; la calca esasperata che si genera in questi luoghi e le corse per tunnel e cunicoli, vale la pena farci un giro. Ho reso l'idea, no?


Bene vado con la parte bella!
Squassati dall'acqua, testa finalmente al riparo, ben in fila nel gruppetto, cuffie e radiolina sintonizzati sul dialetto vietnamita del sud (no dai, era inglese), guida simpatica in prima fila, Massi che torna ad un linguaggio per signore, conteggio dei presenti - sia mai che qualcuno si perda per strada - e via, si scende per una serie indefinita di scalini in legno.
Quanti? Pare circa quattrocento, per cui si scende un bel po'.
La temperatura è tutto sommato piacevole, si aggira praticamente sempre intorno ai 14-16 °C, è umido e l'aria va respirata a pieni polmoni perché pare che faccia un sacco bene e curi un sacco di allergie, per quel che si possa curare in tre-quattro ore di visita circa.
La guida è molto simpatica, usa un ottimo inglese semplice e comprensibile condito con un sottile umorismo davvero piacevole. Ci spiega come è nata la miniera, la sua storia, il fatto che già nel primo Medioevo si scavava nel terreno per estrarre sale da quello che poi si è rivelato il più grande giacimento europeo.
La zona che visitiamo arriva ad una profondità massima di 130 metri, ma la miniera raggiunge una profondità massima di 327 m. La maggior parte dei turisti si ferma nella zona di gallerie e cunicoli percorribili, ma esistono anche visite guidate per addentrarsi meglio nelle profondità più recondite.
Il labirinto di gallerie raggiunge un'estensione di più di trecento chilometri per cui il consiglio di rimanere sul tracciato indicato e di seguire la guida pare ragionevole quanto scontato. Il tratto che percorriamo ha un'estensione massima di tre chilometri e mezzo ed è un'alternanza fra tratti in piano e rampe di scale.


Lungo tutto il percorso ci soffermiamo ad ammirare figure storiche e religiose scolpite direttamente nel sale da minatori o artisti famosi e fra un tunnel e l'altro entriamo in varie "camere", alcune vere e proprie caverne enormi, o ci imbattiamo in cappelle e ricostruzioni della vita in miniera. Non mancano anche spettacolari laghi sotterranei magicamente illuminati.
La guida si sofferma per un istante e ci fa aguzzare l'udito verso un sordo rumore di fondo e ci spiega che si tratta probabilmente di una piccola esplosione di gas che si accumula in alcune zone della montagna e che possiamo stare tranquilli perché sono comuni e affatto pericolose. Poco dopo però ci riepiloga le vie di fuga. Non sapete che gioia!

Non sono claustrofobica per cui non faccio fede, ma i tunnel sono piuttosto ampi, ci si passa anche in tre alla volta, i soffitti sono dal metro e ottanta in su per cui, al di là di stare sotto una montagna di roccia, il problema della costrizione non si prova quasi mai. Per altro spesso ci sono camere molto, molto ampie, soffitti enormi, l'aria non è mai pesante e l'atmosfera di miniera di una volta è praticamente un ricordo.


Il luogo che mi lascia a bocca aperta di cui parlavo in apertura è la cappella di San Kinga. Si tratta di una fantastica chiesa sotterranea 54 x 50 m realizzata nel 1890 e ancora oggi adibita alla celebrazione di funzioni in occasione di eventi speciali.
La cosa spettacolare che colpisce il visitatore è il punto di vista di accesso alla chiesa. Contrariamente a quelle a cui siamo abituati, dalle quali si accede da terra, qui si accede dall'altezza della volta superiore, per cui la vista sulla parte sottostante è una panoramica generale immediata.
Tutto è fatto di sale, o almeno quasi. Magnifici sono i candelieri, i cui cristalli sono fatti interamente di salgemma. La prima foto di questo post è la vista da sotto di uno di essi proprio all'interno di questa chiesa.
Fortunatamente questo è uno dei luoghi in cui la guida ci lascia liberi per cui abbiamo il tempo di ammirare quel che sta intorno con più calma.
Il giro prosegue poi in altre camere spettacolari fra cui una in cui una travatura molto articolata fatta di tronchi bianchi risale fino alla altissima volta per sorreggere tutta la montagna soprastante.

Per fare le foto che vedete, ossia per cercare di ottenere un risultato che non includesse teste, parti umane, masse di gente, o anticipo la guida, o resto indietro nel percorso e io spesso resto indietro, anche per ammirare un attimo più a lungo il luogo.
Per un momento, dopo il passaggio del gruppo, mi soffermo a studiare una struttura in legno e un laghetto adiacente. Forse un attimo troppo a lungo perché la voce della guida che avevo nelle cuffie scompare (magari anche solo per motivi tecnici e non di lontananza) e mi ritrovo da sola in una camera con almeno quattro o cinque uscite nel silenzio più totale.
Non il silenzio con ronzii di fondo, ma il vero silenzio da assenza di suono.
Al di là della meraviglia momentanea, giro i tacchi e dopo... beh, proseguo a scattare foto con gente annessa e chi c'è, c'è. :-)


Della storica miniera ovviamente è rimasto ben poco. Tutto è curato nei minimi dettagli, reso moderno, affascinante e molto ben percorribile.
Dopo tanto correre facciamo una sosta al ristorante sotterraneo, un giretto al negozio di souvenir e poi risaliamo in superficie con un comodo ascensore che ci lascia a un centinaio di metri dal punto di ingresso.


Sono felicissima di pensare che anche questo luogo mi rimarrà impresso per sempre nella memoria.
Quello che mi rattrista è che i vari racconti, queste foto pessime e vari video non possono rendere comunque a pieno l'esperienza che si vive là sotto. Bisogna andarci e rimanere a bocca aperta punto.
Magari andando la mattina presto e se possibile evitando il weekend per risparmiarsi le code. :-)


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