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Ahhh, che bello andare in montagna!
Respirare aria pulita, fuggire dal traffico, stare a contatto con la natura, uscire dal baccano ed evadere dalle maree di gente e resse asfissianti.
Ma siamo proprio sicuri che sia davvero così?
No, non è così, anzi.
Avete presente il concetto di turismo di massa?
Al Lago di Braies se non si è la famiglia giusta, al posto giusto, nel momento giusto potreste sperimentare di essere parte integrante di una fiumana in movimento.
Del resto quando una meta è bella, la gente giustamente accorre. Il problema è che ne accorre un po' troppa e tutta assieme, soprattutto in alta stagione, vedi i mesi di luglio e agosto.

Non si fatica a capire tanto apprezzamento. Del resto il Lago di Braies è un luogo incantato incastonato nelle Dolomiti altoatesine a 1.496 metri sul livello del mare. Le sue acque turchesi sono placide e riflettono i verdi boschi e le montagne rocciose che si sgretolano, come un magico specchio.

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Come avrete capito il Lago di Braies è una meta molto frequentata durante tutto l'anno, ma soprattutto nel periodo estivo.
Questo lago, che è inserito nel Patrimonio Umanitario dell'Unesco, si trova a circa cento chilometri da Bolzano, in una valle limitrofa alla Val Pusteria, per la precisione in Val di Braies.
Durante l'anno il lago si veste con colori diversi a seconda delle stagioni: in estate le sue acque sono turchesi e limpide e riflettono le montagne e i boschi tutto attorno, mentre in inverno l'atmosfera si imbianca e la superficie si ricopre di una coltre di ghiaccio e neve.
Non essendo un lago gigantesco, circa 1,2 km di lunghezza e poco meno di 400 metri nel punto più largo, si presta bene ad essere costeggiato a piedi in tutta la sua interezza.
Pare che si sia originato da una frana (e non è difficile immaginarlo) staccatasi dalle montagne intorno e che ha interrotto il normale deflusso del rio che attraversava la valle.


Come arrivare:
Raggiungere il lago è piuttosto semplice. Una volta arrivati in Val Pusteria da Brunico, tra Monguelfo e Villabassa bisogna svoltare a destra e imboccare lo svincolo per la Val di Braies. La strada prosegue per diversi chilometri e ha un solo bivio, ben segnalato che porta direttamente fino al lago. Nel dubbio potete trovarlo sui cartelli anche con il nome di Wildsee (il nome tedesco).
Probabilmente se state raggiungendo la meta (agognata per quel che vi sto per dire) in alta stagione non avrete nemmeno bisogno delle indicazioni. Basterà mettersi in coda dalla Val Pusteria, comprarsi un giornale, un mazzo di carte, scorte alimentari e da bere e attendere a) di arrivare al parcheggio, b) di trovare parcheggio, c) di avere i soldi per pagare il parcheggio (perché è pure caro).
Ad ogni modo e in qualsiasi condizione arriviate ci sono almeno tre parcheggi indicati P1, P2 e P3. Quello più vicino al lago è quello in prossimità dell'Hotel Pragser Wildsee. In pratica se vedete boschi intorno a voi il lago non è ancora vicino, se vedete l'albergo siete praticamente arrivati alla sponda. You won!


Qualche idea su cosa fare:

Un giro intono al lago: più o meno si tratta di una passeggiata di neanche cinque chilometri che si snoda, lasciando alle spalle l'albergo e girando a sinistra, prima su un breve tratto piano e poi su una serie di saliscendi stretti e talvolta a gradini che vanno in crescendo (in ripidezza) verso la metà del percorso per poi tornare ad essere relativamente piano o con poco dislivello per tutto il resto del tracciato.
Proprio per la natura sconnessa e a gradini della prima parte l'uso del passeggino con bambini è sconsigliato. Abbiamo notato che in molti lo richiudevano e portavano i bambini in spalla, ma la cosa era un po' brigosa e faticosa. Ancora meglio è affrontare la passeggiata con i pargoli direttamente alloggiati in zaini a spalla.

Un giro sul lago in barca: a due passi dall'albergo lungo un piccolo pontile in legno che si insinua nel lago si possono noleggiare delle barche a remi in legno con le quali si può fare un giretto nelle placide acque del lago (freddine ve lo assicuro). Il prezzo non è affatto economico, e per una mezz'ora partono un bel po' di euro (non vi dico i prezzi, che tanto sono suscettibili a cambiamenti ogni anno - va beh, 12 € per mezz'ora, 18 € un'ora nel luglio 2016 - giusto per tenerne traccia). Fate i conti voi su quanto potreste spendere per un paio di ore in acqua, visto che in mezz'ora manco si ha il tempo di capire come funzionano i remi, come si fa a virare eccetera. Ricordatevi poi che per ogni ritardo di consegna della barca sul tempo pattuito si paga un extra in più.
Il numero delle barche è esiguo rispetto alla domanda di turisti (anche se il prezzo senz'altro scoraggia i più), per cui chi è proprio interessato è opportuno che arrivi presto.

Un picnic sulle rive del lago: a parte all'inizio del lago, lungo il giro non esistono punti di ristoro, e panche e tavolini sono esigui rispetto alla domanda. Se non ricordo male esiste solo un WC pubblico oltre la metà del lago a ridosso della spiaggia più grande. I pochi posti dove sedersi sono prenotati da avventurieri che arrivano la mattina presto e che sarebbero pronti a dare la vita pur di non cederli a nessuno.
Se si arriva più tardi allora è meglio almeno essere organizzati portandosi da casa una coperta o sdraio per rilassarsi un po'.

Inoltre: per chi vuole passeggiare un po' di più ci sono numerosi sentieri che portano anche fin sulle montagne limitrofe, o per boschi e prati.

In inverno: in inverno di solito il lago è ghiacciato. Alcuni tratti della passeggiata a seconda del periodo possono essere chiusi per pericolo frane. Ad ogni modo se la stagione lo permette il giro è comunque possibile, anche con racchette da neve (in Trentino A.A. conosciute meglio con il nome di ciaspole). Si possono poi fare escursioni, escursioni d'alpinismo e perfino (per i più esperti) scalare la cascata ghiacciata.


I nostri consigli:
Sapendo che la zona in estate è molto frequentata sarebbe opportuno partire da casa la mattina molto presto in modo da evitare sia il traffico che le code all'arrivo. Noi siamo arrivati alle 9:15 circa e la situazione era ancora vivibile.
Al nostro rientro, all'incirca all'ora di pranzo (volevamo fare un picnic in un'altra zona) siamo rimasti davvero stupefatti della coda che si era formata per arrivare al lago. Una fila interminabile di auto (parlo di chilometri) stava cercando di accedere a questa località. Non abbiamo davvero idea di come tante macchine potessero stare in quei parcheggi, né di come la gente si potesse trovare ammassata a camminare lungo il tragitto o sulle spiagge.
Abbiamo avuto la netta impressione che Braies non avesse niente da invidiare alla riviera romagnola gremita per Ferragosto.
Per noi che eravamo alla ricerca di tranquillità e relax sarebbe stata la realizzazione di un vero incubo.
Rivolgiamo un pensiero accorato a tutti coloro che hanno avuto il coraggio di affrontare quella coda, aspettare per un parcheggio e lottare per un centimetro quadrato di spiaggia sul lago. Siete grandi (o disperati - fate voi).
Insomma se volete godere del luogo veramente vi consigliamo di fare una levataccia che vi ruberà sì ore di sonno preziose, ma che vi permetterà di guadagnare tempo sprecato in code e viaggio e di godervi questa natura e questi luoghi incantati in santa pace.
Se proprio l'essere mattinieri non fa per voi allora controllate che l'aria condizionata funzioni bene, perché anche se il lago di trova in quota dopo un'ora in macchina sotto il sole fa caldo lo stesso.


Ecco qualche dettaglio sulla passeggiata:

Difficoltà: medio-bassa. Qualche tratto più pendente e sconnesso ma sostanzialmente senza difficoltà particolari. Attenzione ad alcune rocce scivolose dopo piogge o in alcuni tratti dove l'acqua scorre dalle montagne e bagna il percorso.
Dislivello: 100 metri circa
Lunghezza: poco meno di 5 km
Tempo: 1 ora senza soste per il giro completo
Periodo: agosto 2016.


Purtroppo dalle foto non si vedono bene le acque turchesi del lago, era mattina presto e a tratti nuvoloso. Ad ogni modo è bellissimo potersi divertire a fare fotografie e giocare con i riflessi, no? :-)


Dopo l'ennesima giornata eccezionalmente calda di quest'estate torrida abbiamo deciso che era giunto il momento di abbandonare i 30-33 °C dei nostri 1000 m s.l.m. per andare a cercare un po' di rinfresco ancora più su.
Consultando le nostre guide 3152 m s.l.m. ci parevano la quota adatta e così abbiamo deciso la destinazione finale: la cima del Piz Boè.

Ci siamo alzati molto presto con destinazione Passo del Pordoi per cercare di evitare code e ingorghi sulla strada, ma a giudicare dal traffico che abbiamo trovato abbiamo capito che non eravamo gli unici a fuggire dalla calura estiva.
A tenere piacevolmente occupate le fauci di Massi, che nel traffico potrebbero sbranare chiunque, ci hanno pensato i panini da rifornimento che abbiamo comprato nel nostro panificio preferito a Trodena. Il pane integrale all'uvetta non solo ci ha tenuto compagnia in coda, ma ci ha dato la giusta grinta per affrontare la successiva camminata in salita, mentre il resto del bottino, panini alle noci e semi vari, ce lo siamo poi gustato in cima alla vetta con un panorama che mozzava il fiato.

Forcella Pordoi e Piz Boè in Val di Fassa come arrivare itinerari percorsi consigli viaggio trip advices

Oltrepassato Canazei il traffico è calato in modo sensibile e abbiamo affrontato i diversi tornanti abbastanza agevolmente. Per salire fino alla cima ci sono diversi percorsi, quello che abbiamo scelto noi è stato quello che da Passo Pordoi porta fino alla Forcella Pordoi e poi fino in cima al Piz Boè.
Al Passo Pordoi abbiamo lasciato la macchina in un parcheggio e ci siamo diretti verso la funivia che con 17 € a testa permette di salire e scendere da quota 2239 m a 2950 m (e viceversa) in pochi minuti. In alternativa esiste il sentiero 627 che conduce direttamente alla Forcella Pordoi. Il sentiero è inizialmente largo, ma ben presto si stringe e diventa zigzagante e al verde erboso di susseguono sassi e rocce.
Ecco la foto del sentiero scattata dalla funivia in corsa.


Quello che si vede al termine della salita fra le due rocce a picco della Forcella è il Rifugio Forcella Pordoi. Noi lo abbiamo raggiunto discendendo il sentiero 627 A che dalla stazione finale della funivia, in circa venti minuti scende a quota 2829 m. Nella foto sotto si può vedere sulla cima più alta il punto di arrivo della funivia e poco più sotto il Rifugio Forcella Pordoi e infine il sentiero facile e fatto di saliscendi che conduce alla base del cono del Piz Boè, l'inizio della vera salita.


Fino a qui la passeggiata può essere affrontata anche dai meno esperti, dopo invece il percorso richiede un certo allenamento, come si vede dalla foto sottostante. Alla base di questa salita c'è una deviazione: a sinistra si prosegue sul sentiero 627 verso il Rifugio Boè, mentre tenendo la destra si segue il sentiero 638 che porta direttamente alla cima snodandosi fra sassi e rocce a gradini. Alcuni punti sono scivolosi e talvolta occorre tenersi ai cavi di acciaio fissati alle rocce.


Noi abbiamo proseguito sul sentiero 627 (versante Nord-Ovest) arrivando al Rifugio Boè (qua sotto). Consigliamo di affrontare questo percorso anche nel caso in cui si sia accompagnati da un cane che potrebbe avere difficoltà a salire su tondini d'acciaio o soffrire di vertigini.
Poco prima del Rifugio Boè una deviazione conduce in un sentiero che attraversa tratti di sabbie rosse e una cengia attrezzata con corde metalliche. In circa mezz'ora si raggiunge la cima.
In entrambe le deviazioni il percorso è molto frequentato e man mano che si sale pare di vedere in lontananza carovane di formichine in fila che risalgono il sentiero.


Sulla cima la vista attorno è magnifica e il panorama è a 360°. Qui si trova la Capanna Piz Fassa dove ci si può sedere e ristorare anche all'aperto. Noi siamo andati alla ricerca di una roccia libera sufficientemente comoda per rilassarci e godere del panorama oltre che il nostro bel pranzo al sacco.


Per la discesa abbiamo optato il versante Sud scendendo sul sentiero 638 che come descritto in precedenza è costellato di gradini rocciosi e in più tratti è dotato di funi metalliche che aiutano a superare i dislivelli. Le rocce sono piuttosto lisce e smussate per cui è bene fare molta attenzione.

La camminata non è particolarmente faticosa, ma alcuni tratti richiedono un'adeguata attrezzatura e un po' di allenamento.
Nel caso in cui si ritenga di non potercela fare consigliamo di salire comunque con la funivia e di fermarsi lì al Rifugio Maria per godere dello splendido panorama su tutte le montagne circostanti.


Riassumendo:
Dislivello: 420 m di salita - 420 m di discesa (circa)
Difficoltà: difficile soprattutto nell'ultimo tratto per la cima
Lunghezza: 6 km circa
Tempo: 3 ore andata e ritorno (sono i tempi di solito indicati ma con un certo allenamento i tempi si accorciano notevolmente)
Periodo: agosto 2015
Attrezzatura: indispensabili buone scarpe o scarponi con suola adatta allo sterrato e sassi, zainetto, acqua, occhiali da sole con lenti scure; facoltativi bastoncini, giacchetta antivento per la cima, crema solare, cappellino, binocolo.

Insomma, un po' come il tizio qua sotto. ;-)


Come arrivare:
Dal Passo Pordoi (la nostra scelta): salire dal Passo Pordoi con la funivia fino al Rifugio Maria, imboccare il sentiero 627 A che scende a Forcella Pordoi. Proseguire fino al bivio per poi continuare sul sentiero 627 fino al Rifugio Boè, salire fino alla cima e ridiscendere per il sentiero 638.
Il Rifugio Boè è anche raggiungibile dal Passo Gardena passando per il Rifugio Pisciadù percorrendo i sentieri 666 e 647, o dalla Val Lasties partendo dal Rifugio Monti Pallidi e seguendo il sentiero 647, oppure da Colfosco dal sentiero 651.

Dal Rifugio Kostner: da Corvara salire prima con la cabinovia e poi con la seggiovia fino all'omonimo rifugio per poi imboccare il sentiero 638 che porta fino in vetta.

Dalla Ferrata del Vallon: dalla conca del Vallon imboccare il sentiero che conduce alla Ferrata del Piz da Lec fino all'attacco della ferrata. Incrociare il sentiero 672 che proviene dal Rifugio Kostner, risalire lungo il sentiero fino alla Cresta Strenta. Imboccare il sentiero 638 fino alla cima.


Beh, termino col dire che sarà pur minuscolo e che per entrare c'è una fila che non si trova manco in aereo dopo dodici ore di volo, ma un bagno con una vista panoramica del genere mica capita tutti i giorni eh! ;-)


Qui in montagna con l'arrivo della bella stagione parte la voglia di picnic e gite all'aria aperta, ergo: "E vai di lago!"
Qui in montagna con l'arrivo dell'estate cocente parte la voglia di bagni, sguazzate nell'acqua, giri in canoa o pedalò, ergo: "E vai di lago!"
Qui in montagna con la chiusura della bella stagione parte la voglia di godere di ogni ultimo attimo di sole, di temperatura gradevole, di verde brillante, di passeggiate rilassanti, ergo: "E vai di lago!"
E noi andiamo! Zonzoliamo un po' qua e un po' là.

Una bella zonzolata fra gli innumerevoli e bellissimi laghi che il Trentino offre è quella al Lago di Ledro.
Ci andiamo sempre volentieri, e spesso più di una volta.
Quanto ci piace questo lago!

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Ci piace per un sacco di motivi.
Il primo è che non è molto lontano da casa; si trova a pochi chilometri da Trento, Rovereto e Riva del Garda.

In pratica per chi proviene dall'autostrada del Brennero, bisogna uscire a Rovereto Sud e proseguire sulla statale 240 in direzione Riva del Garda e continuare seguendo le indicazioni per la Valle di Ledro; mentre per coloro che provengono dall'autostrada A4, occorre uscire a Brescia Est, seguire in direzione Salò-Madonna di Campiglio fino a Storo e da qui proseguire poi per la Valle di Ledro.


Ci piace poi perché è un lago tranquillo, adatto a tutta la famiglia, immerso nelle montagne e nel verde. Numerose sono le spiagge o i punti dove potersi distendere, prendere il sole e rilassarsi. Ovviamente nei mesi di luglio e agosto la calca c'è eccome per cui per accaparrarsi un posticino all'ombra è meglio partire qualche minuto prima.
Noi siamo andati di recente e la bassa stagione ci ha regalato una pace indescrivibile, prati verdi tutti per noi e panorami mozzafiato.


Non ci siamo però concessi il solito giretto in pedalò o canoa stavolta perché c'era un po' troppo vento.
I punti per noleggiare canoe o pedalò sono in genere alle due estremità opposte del lago (nel verso più lungo).
Vi assicuro che è bellissimo trascorrere qualche attimo di relax cullati dalle acque calme e passando vicini o sotto alle fronde degli alberi sulle sponde più selvagge.


Per chi ama non fare fatica e stare nell'acqua c'è la possibilità di visitare il lago anche con piccole imbarcazioni. Numerosi sono i punti di attracco, come moli o porticcioli.


Ci piace anche perché il posto è pulito e le acque sono cristalline. Se non fosse per la temperatura dell'acqua (comunque accettabile in estate ma mai paragonabile a quella del mare) potrebbe dirsi di essere spaparanzati in una caletta della Corsica o Sardegna.


Ci piace perché è possibile fare tutto il giro del lago a piedi. In tutto sono quasi dieci chilometri di passeggiata nel sottobosco, lungo le spiagge, o lungo tratti ciclopedonali. Vi sono punti di ristoro lungo il cammino per cui è anche piacevole, se non si è abituati, fermarsi a mangiare o bere qualcosa per poi riprendere la passeggiata.


Purtroppo ci sono anche un paio di tratti dove però occorre rimanere a bordo strada.

Il primo è sul versante Ovest. Fortunatamente questo tratto è poco trafficato poiché la strada termina in corrispondenza di un parcheggio e prosegue ciclopedonalmente per chiudere il giro del lago.

Il secondo è sul versante Est, molto più trafficato in quanto via di passaggio nonché di attraversamento del lago. Per ovviare a questo tratto esiste una piccola deviazione (se la si conosce - e siamo qui apposta a dirvela -) che dal termine della ciclabile attraversa il paese di Mezzolago fino a praticamente dietro al castelletto che vedete nella foto qua sotto, dove da lì a poco si riprende la ciclabile.


Il Lago di Ledro è soprattutto noto per i ritrovamenti di palafitte risalenti alla quarta era glaciale.
Questa scoperta archeologica risale al 1929 quando il livello del lago fu, per mano dell'uomo, fatto abbassare per permettere la costruzione della centrale idroelettrica di Riva del Garda.
In quell'occasione migliaia di pali e numerosi reperti furono rinvenuti. Tutti i ritrovamenti sono stati raccolti e adesso sono esposti nel piccolo museo (aperto nel 2006) limitrofo alle palafitte.


Le palafitte che si vedono sono ovviamente una ricostruzione, ma se si vuole vedere qualcosa di davvero antico basta visitare il museo. Per ulteriori informazioni sul museo questo è il link del sito ufficiale.


Dal giugno 2011 questo straordinario luogo è diventato Patrimonio Unesco.
Per noi è un piccolo angolo di paradiso da preservare, dove trascorrere una giornata zonzolando in pace e serenità.


Non trovate anche voi? :-)



Una sera di qualche giorno fa, ammirando all'orizzonte le montagne del Garda, ho visto che stava per arrivare un mega temporale estivo (di quelli che non perdonano).
"Amo' mannaggia sta per diluviare e ieri ho lavato tutti i vetri delle finestre. Blindo tutto che non ho sgomitato per niente!"
La mattina passata la tempesta 'tuoni e fulmini a gogò' Massi si alza, apre le finestre e dalla cucina senza tanti preamboli mi fa: "Abbiamo programmi per oggi? Se sì, sappi che per me sono tutti annullati. Vieni un po' a vedere..."
E come potevo dargli torto dopo quello che stavo vedendo anch'io?
Di lì a poco la destinazione della nostra zonzolata improvvisata era il monte Altissimo, nella catena del monte Baldo a ridosso del Lago di Garda.

Il temporale aveva pulito l'aria dalla foschia. Dovevamo partire subito per evitare che risalisse ancora e ci rovinasse lo spettacolo. Quale spettacolo?
Questo qua sotto! E vi assicuro che le foto non rendono e non possono rendere idea dello spettacolo che questo posto offre.

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Dalla cima si riesce a vedere tutto (ma tutto!) il Lago di Garda, da Riva a Peschiera e ancora più in là fino alla pianura e persino gli Appennini (nelle giornate terse e limpide). Purtroppo con la mia macchina fotografica non riesco a prenderlo tutto, ma solo in pezzi. Ho provato a fare un collage fotografico ma l'immagine resa rimaneva distorta e comunque non veritiera.
L'unico modo quindi per vederselo tutto intero questo spettacolo è di mettere gambe in spalla e salire fin quassù.


E la volete sapere la cosa ancora più bella? E' che questa passeggiata è accessibile praticamente a tutti e i punti di accesso sono vari.
Quello più corto è quello che abbiamo scelto di fare per questa volta: abbiamo lasciato la macchina al rifugio Graziani (a 1617 m). Per raggiungere questo rifugio da Rovereto Sud in prossimità di Mori, si seguono le indicazioni per Brentonico e poi per San Giacomo.
Si segue la strada fino a San Valentino e poi sulla strada provinciale fino al rifugio Graziani. Pare difficile ma non lo è.
Da qui inizia la passeggiata su una strada sterrata di circa 4,5 km con lieve pendenza che conduce fino al rifugio Altissimo Damiano Chiesa, praticamente sulla cima.


La durata della passeggiata è di poco più di un'ora andando con un'andatura "da zonzolata" ed è adatta praticamente a tutti. Il sentiero è comunque sterrato e sconnesso per cui i bambini piccoli devono essere accompagnati in spalla. Passeggini o carrozzine sono sconsigliati.


Salendo sulla cima e guardando a destra possiamo ammirare Riva del Garda, Torbole e Arco, il Lago di Ledro, il Lago di Tenno e le Alpi a perdita d'occhio.


Tutta la catena del Brenta e le cime innevate del ghiacciaio dell'Adamello.


Inoltre salendo sulla cima sul versante più a sud si può ammirare tutta Rovereto e la Valle di Gresta, l'orto biologico del Trentino circondata dai monti Biaena, Creino e Stivo (il più alto).


Per informazioni su orari e aperture del rifugio Altissimo D. Chiesa potete cliccare qui.
Riporto anche in calce gli altri alternativi modi di accesso per arrivare alla cima che ho trovato sul sito appunto del rifugio:
- da Nago: dal paese di Nago seguire le indicazioni stradali per il Monte Baldo. Arriverete con strada asfaltata fino a quota 1560 m. Lasciata l'auto imboccare il sentiero Sat n.601 che in circa un'ora e mezza vi porterà al rifugio;

- da Piani di Festa m. 885: da Mori, a pochi chilometri dall'uscita autostradale A22 di Rovereto Sud, procedete fino al paese di Brentonico, quindi seguite le indicazioni per Festa di Brentonico. Prendendo il sentiero Sat n.650 raggiungete dapprima il rifugio Campei e poi, attraverso la Val del Parol con il sentiero Sat n.624, il rifugio dopo circa tre ore di cammino;

- da San Giacomo m. 1300: da Mori seguite le indicazioni per Brentonico e poi per la località San Giacomo. Dal parcheggio a fianco dell'hotel S. Giacomo parte il sentiero Sat n. 622 che conduce, passando per malga Campo, in due ore al rifugio. Questo itinerario è quello maggiormente frequentato, e consigliato, per chi pratica lo scialpinismo;

- da San Valentino 1311 m: come per l'itinerario precedente raggiungete San Giacomo e proseguite fino alla località di San Valentino. La località di San Valentino è raggiungibile direttamente anche da Avio, (uscita A22 Ala Avio), attraverso la Val dei Molini. Parcheggiate l'auto subito dopo il villaggio San Valentino e prendete a destra il sentiero delle vipere che passando per la riserva naturale di Bes - Corna Piana conduce al rifugio Graziani. Di lì come da indicazioni seguenti;

- dalla località Bocca di Navene: percorrete la strada provinciale oltre il Rifugio Graziani, nel caso in cui proveniate da San Valentino. Poco prima del rifugio Bocca di Navene parte sulla vostra destra il sentiero Sat n.651 che, percorrendo le creste del Lastè di Tolghe con tratti molto panoramici, conduce al rifugio in circa un'ora e mezza. A Bocca di Navene, e quindi successivamente al rifugio Graziani, si arriva in automobile anche da Caprino Veronese;

- da Malcesine: prendete la funivia che raggiunge la colma di Malcesine. Scendete per la comoda strada sterrata fino a incrociare la strada provinciale. Proseguite oltre la località Bocca di Navene e prendete il sentiero Sat n.651, come sopra indicato, oppure seguite la strada provinciale fino al rifugio Graziani, da qui parte il sentiero Sat 633. Quest'ultimo è il percorso solitamente seguito da chi intende raggiungere il rifugio con la MTB.

Infine ci siamo fermati a mangiare qualcosa. Ecco le foto di quel che abbiamo gustato:

Polenta e funghi e polenta con goulasch

Orzet (minestra d'orzo trentina)

Crostata sbrisolona con amaretti

Crostata di ricotta con uvetta

Questi sono i prezzi che abbiamo annotato nella nostra visita: primi di pasta, minestra dai 6,00 € in su. Polenta e funghi, o gulasch, o formaggio fuso, o costine e crauti 11-12 €; dolci 4,00 €.
Valeva la pena fotografare anche i sacchetti di carta contenenti le posate con i nomi in dialetto trentino:


E anche il soffitto di una delle sale interne interamente tappezzato di disegni.


Infine è bene ricordare che gli appassionati di storia della prima guerra mondiale possono visitare trincee e fortificazioni del fronte italiano che era situato proprio sulla catena del Baldo.
Insomma un'escursione che vale proprio la pena di fare.


Questo titolo non mi piace. Lo metto solo per comodità per ricerca di post, ma in realtà avrebbe dovuto essere qualcosa del tipo: "Il paradiso d'estate e d'inverno".
Non sono infatti di certo la prima che dice che l'Alto Adige è una meraviglia, mi posso solo unire al coro e confermarlo.

E da cosa nasce tutto questo amore? Nasce da un breve fine settimana in cui abbiamo deciso di farci una bella zonzolata per questi posti a dir poco strepitosi, approfittando di queste bellissime giornate di sole che settembre ha deciso di regalarci.
La nostra meta principale è stata la Val Pusteria, abbiamo poi toccato Cortina d'Ampezzo in Veneto e siamo ridiscesi per la Val Gardena.

Cosa fare e vedere a Brunico, Bressanone e Val Pusteria

La prima città in cui ci siamo fermati è stata Bressanone: un incanto! Una bellissima cittadina di montagna curata, pulita e ricca di storia; turistica sia in estate grazie ai numerosi itinerari in montagna, che in inverno con i suoi mercatini di Natale e le numerose piste da sci.


La parte più antica e storica di Bressanone è racchiusa da cinta murarie al cui interno si poteva (e può ancora oggi) accedere tramite tre porte. Noi siamo entrati da Porta Croce (sul lato occidentale) lasciando la macchina in un parcheggio a pagamento poco fuori le mura (non proprio cheap ma comodo). Le altre porte di accesso sono Porta Sabiona in cui al di sotto della propria volta è stata appesa una figura femminile tutta vestita di rosso che pare volare sulle teste dei passanti, mentre l'ultima porta è Porta San Michele, conosciuta anche come Porta Scura che affaccia sul lato orientale della città.

Bellissimi da visitare sono il Duomo di Maria Assunta e la sua piazza antistante. Da non perdere anche gli edifici limitrofi adiacenti al chiostro che sono aperti al pubblico e che si possono visitare liberamente. Nel Palazzo Vescovile da oltre ottocento anni viene allestito il presepe di Natale che può essere interessante visitare proprio in occasione del periodo natalizio e dei mercatini, generalmente da fine novembre ai primi di gennaio.


Il Duomo (in alto a sinistra) in particolare ci ha colpiti molto. Vuoi per i bellissimi decori barocchi, per gli affreschi, per le balaustre e vuoi per l'enorme organo che ha iniziato a suonare tra le musiche più coinvolgenti e strazianti, proprio nel momento in cui siamo entrati; ne siamo rimasti entusiasti.
Sotto la bellissima volta dipinta dell'unica navata del Duomo, come si può vedere, un palloncino scappato a qualche bambino stava tentando invano la fuga (alto a destra). Chissà per quanto resterà lì.


Accanto al Duomo si può visitare il relativo chiostro in stile romanico con volte affrescate.
Bellissima anche la Torre Bianca, campanile della chiesa di San Michele, realizzata in stile barocco che svetta fra le alcune strade del centro.


La nostra seconda tappa è stata a Brunico (unica città della Val Pusteria a 835 m s.l.m.), una pittoresca cittadina dominata dal famoso Castel Brunico che è possibile visitare per gran parte dell'anno.
Anche in questo caso la città offre panorami e attività sia per l'estate che per l'inverno, passeggiate fra le montagne verdeggianti, o piste da sci, sia per la discesa, che per il fondo. Il centro città è un perfetto mix di cultura italiana e austriaca sia nell'architettura che per l'ordine, la pulizia, la cura del verde e ovviamente la buona cucina.


La via principale è un susseguirsi di negozi carini (ne ho trovato uno di cose per la casa che ho letteralmente adorato). Piacevole poi è gustarsi un aperitivo con il tepore del sole che scalda la pelle e stare ad osservare le persone che passano.
Qui il bilinguismo è all'ordine del giorno e ci siamo sentiti alquanto spiazzati quando per istinto a una cameriera che si è presentata per prendere l'ordine abbiamo detto in inglese "Sorry, we don't speak german!" A dir poco assurdo se si pensa che siamo ancora in suolo italiano!


Fare un giro per la Val Pusteria è un piacere: ci si ritrova avvolti da montagne verdi, di un verde così intenso che pare finto. I paesini sono un tripudio di colori, di finestre e poggioli in fiore, di fontane e tutto intorno si trovano vigneti e meleti.

Siamo approdati poi, dopo un blitz velocissimo a San Candido, nella super famosa e rinomata Cortina d'Ampezzo (per adesso ancora in Veneto anche se c'è qualche disputa in atto, ma va beh).

Le Dolomiti che circondano la zona sono bellissime e la mattina, mentre la città è ancora in ombra, si colorano di un rosa salmone che pian piano diventa dorato, ritorna rosso al tramonto e poi degrada al viola verso sera. Pare incredibile come possano rimanere in piedi queste montagne così frastagliate con pareti a strapiombo, non stupisce invece il fatto che siano entrate a far parte del Patrimonio Naturale dell'Umanità dell'UNESCO.

Anche Cortina e tutta la sua conca sono meta turistica sia invernale, per le piste da sci, che estiva grazie ai numerosi itinerari di varie lunghezze e difficoltà che si possono affrontare sia a piedi che in mountain bike.


Qui la città pare deserta, in realtà era solo molto presto la mattina. Abbiamo fatto un giretto in attesa dell'apertura di qualche bar in cui fare colazione e far salassare il nostro portafoglio. :-)


E dopo un bel giretto fra incantevoli stradine e negozi, ci siamo nuovamente messi in cammino alla volta di Passo Giaus. Vale la pena fermarsi in questo posto magico per rimanere a godere della vista delle montagne mozzafiato che circondano la zona. Purtroppo le immagini non riescono mai a descrivere completamente e a pieno la bellezza dei luoghi. Se vi piacciono le immagini sottostanti sappiate che dal vivo è ancora molto di più.


Passare per queste zone non significa solo fare "un giro per montagne", bensì immergersi nella natura, rilassarsi e godere di ogni sfumatura, colore e sapore. Significa rappacificarsi con la natura che qui pare integrarsi perfettamente con l'uomo che per una volta non la sovrasta, anzi la conserva e la esalta in una bellezza che difficilmente si dimentica.


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