Enjoy food, travels and life

Aprivo lentamente la porta della cucina quel tanto che mi permetteva di passare, gattonavo silenziosamente lungo il muro, mi sdraiavo per terra e strusciando passavo sotto una sedia per poi arrivare alla meta quasi all'altro capo del tavolo. Da lì potevo osservare la mia vittima.
La cucina era stretta e il tavolo poggiava per il lato più lungo al muro. Se la vittima non c'era ancora o si era spostata, mi appoggiavo a quel muro tenendomi le ginocchia al petto e aspettavo.
Non dovevo aspettare a lungo, oramai lo sapevo; lavello e fornelli erano il suo richiamo periodico.
Non agivo subito. Stavo qualche attimo ad aspettare che non sospettasse di niente.
Fra le gambe delle sedie riuscivo appena ad intravedere le ciabatte col tacchetto, le caviglie gonfie, gli stinchi robusti che spuntavano dall'immancabile gonna e poi il mio obiettivo: il fiocco del grembiule.
Da fuscello quale ero, mi infilavo fra le gambe delle sedie, protendevo il braccio più che potevo fino ad arrivare al laccio. Nonostante tremassi per il tanto protendere il fisico, lo stringevo con una delicatezza che nemmeno so dire dove avevo imparato e tiravo fino a sciogliere il fiocco.
Appena il grembiule cadeva mi ritraevo sotto il tavolo e la sentivo sbuffare e piegarsi per rimetterselo a posto.
Aspettavo qualche istante e ripetevo l'operazione.
La sentivo parlare fra sé stizzita, si chinava (poverina aveva anche problemi di ginocchia e anche!) e si rimetteva il grembiule.
Il tutto succedeva per tre o quattro volte di fila, dopodiché o iniziavo a ridere tanto da non trattenere il rumore, o mi beccava con la mano attaccata al fiocco che stavolta era doppio e non si poteva tirare.
Le avrò fatto questo scherzo non so quante volte.
Mi riprendeva con frasi che quasi erano un complimento più che un rimprovero: dal "ma come fai a non farti sentire?", "ma come sei entrata?", "ma come fai a stare lì sotto?", "mi freghi sempre" e così via.
Rigida, rigorosa e al tempo stesso paziente, imponente nel fisico e tanto affettuosa. Un suo abbraccio poteva mandarti in uno stato di soffocamento. Mi stringeva al seno taglia sesta (una roba che di sicuro ahimè non ho ereditato da lei) con una foga che non so descrivere. C'era tutto l'amore in quegli abbracci e in quelle parole di affetto dette ad alta voce, quasi urlate.
La mia vittima di bambina cinquenne era la mia nonna Elba.
Sì, si chiamava come l'isola e il mese scorso avrebbe compiuto novant'anni.

Era una grande cuoca di poche ma eccezionali ricette, fatte e rifatte. Non amava sperimentare, le piaceva andare sul sicuro, sulla sua tradizione, su quello che le era stato insegnato a sua volta.
In primis però era una buona forchetta e di sicuro questo gene l'ho preso da lei.
Fra i suoi cavalli di battaglia c'era il ragù.


Un ragù come pochi se ne trovano in giro: ricco, saporito, digeribile e fatto con amore.
Mio nonno, che si era fatto la seconda guerra mondiale ed era tornato a casa per miracolo, lo commentava ogni volta (ma proprio ogni volta!) con un: "E' una cannonata!"
Tre parole in fila per dire quanto fosse straordinariamente buono.
Ed era vero!

Negli anni a seguire, seduta sulla sedia sotto la quale strisciavo da piccola, le avrò chiesto di ripetermi la ricetta circa un milione di volte, ma non l'ho mai scritta nero su bianco.
Fino ad oggi.
Questa è la prima volta che metto nero su bianco quello che lei mi ripeteva come un nastro rotto e con una passione ed energia che mi stupivano sempre.
Contava sulle mani gli ingredienti partendo da "un sedano, carota e cipolla tritati bene (e mi faceva vedere), li fai soffriggere, aggiungi la carne (che carne chiedevo), quella di prima scelta magra della X che costa, mica quella della Y, e una salsiccia bella, un po' di vino, fai rosolare bene, poi ci metti i pelati della X e cuoci (quanto?), eh ci vuole un po'..."
E dopo arrivavano assieme alle domande un sacco di dettagli e aneddoti.

Lei ne preparava una dose industriale, e nonostante questo finiva sempre.
Era così buono che valeva la pena mangiarselo anche su una fetta di pane.
C'erano tre ricette in cui lo utilizzava: i tortiglioni al ragù, i tordelli massesi (che hanno accompagnato tutti i nostri pranzi di Natale dell'infanzia), e... una ricetta che spero di pubblicare presto, quella che secondo la leggenda è stato il mio primo piatto "da grandi" mangiato.

Ho seguito la sua ricetta e il risultato è stato un tuffo nel passato, un ritrovare odori e sapori della sua vecchia casa, fra tavole imbandite, zuppiere di pasta debordanti (di quelle che non se ne vedono più), lo stupendo panorama che si vedeva da quella casa, la famiglia riunita, le sue urla per chiamarci a tavola, il muro del suono che riuscivamo a sfondare per sederci a tavola al richiamo del ragù.
E il piatto era come quello qua sotto, a cui aggiungevamo una buona dose di Parmigiano Reggiano.


Le dosi della ricetta sono indicative e non precise al grammo. Lei tarava tutto ad occhio con una facilità incredibile. Io per non sbagliarmi e non fare sbagliare ho pesato tutto e indicato un range.
E qua sotto c'è il risultato.

Ragù di carne di nonna Elba

Preparazione: 15 min.Cottura: 2 ore e 1/2Riposo: nessuno
Porzioni: 8 Kcal/porzione: 390 circa
Ingredienti:

  • 1 cipolla rossa (160 g circa)
  • 1 carota (100 g circa)
  • 1 costa di sedano (100 g circa)
  • 600-650 g di carne macinata magra di manzo di prima scelta
  • 360-400 g di salsiccia (2 medie)
  • 800 g di pomodori pelati
  • 1 bicchiere di vino rosso
  • 1 bicchiere di latte, o brodo
  • 80 g di burro (o olio extravergine di oliva)
  • Sale e pepe q.b.
Preparazione:

  1. Tritare finemente sedano, carota e cipolla e farli soffriggere in una casseruola dai bordi piuttosto alti con il burro o l'olio (o metà dose di entrambi).
  2. Unire la carne macinata e la salsiccia privata della pelle e sbriciolata e rosolare per bene.
  3. Sfumare con il vino rosso e quando sarà ben evaporato unire i pomodori pelati (interi o eventualmente passati al passaverdura).
  4. Mescolare bene e poi coprire con un coperchio. Abbassare la fiamma e cuocere lentamente per circa due ore controllando di tanto in tanto che non ritiri troppo (nel mio caso non è stato necessario) e unendo poi a 3/4 di cottura il latte (o brodo).
  5. Regolare di sale e pepe e poi servire.
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Voglio sperare che nonna Elba sarebbe orgogliosa di me.


14 commenti:

  1. La ricetta è quasi quasi uguale a quella della mamma della mia amica di Riolo Terme romagnola fin nelle ossa ed il suo ragu come ingredienti è esattamente uguale. Lei ci metteva un pò di pomodoro concentrato non latte ma un pò di brodo allungato ancora con il vino. Cottura 3-4 ore doveva diventare come diceva lei ..secco... Io lo faccio sempre cosi a quantità industriale e surgelo porzionato cosi sempre pronto per un piatto di pasta, per un pasticcio di lasagne.. non saprei quale fosse più buono penso entrambi quasi allo stesso modo sarebbero andate d'accordo. Grazie della condivisione del racconto è bello non dimenticare sono memomenti speciali. Buona fine setteimana.
    (Stasera ragù di cotechino avanzato) Ciaooo

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    1. Sì, in effetti il latte va quando vuoi togliere un po' di acidità al pomodoro. Anche io altrimenti uso tranquillamente brodo. Vado a giorni a seconda di cosa ho a disposizione. Grazie a te cara! Buona domenica!

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  2. Le ricette di famiglia (della nonna poi!) han sempre il loro perchè...certo che le tue foto fan venire voglia di rubarne una cucchiaiata dal monitor, ma che fameeeeeeeeeeeee
    Complimenti e buona domenica! Bacio

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    1. Ehehe meno male. Io ho continuato ad assaggiarlo mentre lo fotografavo. Non sapevo resistere. :-) Bacioni Simo!

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  3. ah, il ragù della nonna è sempre poesia pura. la mia ricetta di famiglia è molto simile a questa, anche all'aspetto direi che siamo lì. una bontà senza tempo, che non mi stancherei mai di mangiare!
    buona giornata cara :)

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    1. Ogni casa ha la propria versione. Raramente se ne trova una che poi non piace. Meno male che ci sono le nonne :-) Bacioni Tizi, a presto!

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  4. Mi hai fatto tornare indietro con la mente a quando passavo ore a guardare mia nonna che preparava il pranzo per me e mio fratello al ritorno dalla scuola. E poi passava. faceva il ragu due volte la settimana e lo cuoceva per ore e ore e io non mi capacitavo come mai non si bruciasse dopo tutte quelle ore.
    mamma mia quel piatto di rigatoni...una vera cannonata

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    1. Solo le nonne possono cuocere cose per ore e ore senza bruciare niente. Io non sono capace heheheeh Bacioni!

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  5. Queste ricette hanno un sapore speciale, ripeterle è un filo d'arianna che tiene unito l'affetto di più generazioni

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    1. Parole sante Carmine! Sopravvivono al tempo! :-)

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  6. I; ragù è ragu odore di tradizione e odore di casa

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