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Come raccontavo nello scorso post i primi di settembre abbiamo passato un weekend a Venezia e con l'occasione abbiamo approfittato per fare un giro delle varie isole della laguna.
Sebbene fossi andata a Venezia altre volte, a Burano, che è un'isola della Laguna Veneta settentrionale a cui si accede solo in traghetto, non ci ero mai stata.

Burano come arrivare cosa vedere Venezia case colorate foto colored houses pictures from Burano

Per fare il giro delle varie isolette e per poterci spostare agevolmente senza limiti per la laguna, abbiamo acquistato il biglietto giornaliero (20 Euro) in una tabaccheria. I diversi biglietti si possono anche acquistare nelle varie biglietterie dislocate nei punti di approdo delle imbarcazioni. Siamo partiti da Venezia col vaporetto (le partenze sono ogni mezz'ora circa) e in una quarantina di minuti, con qualche fermata intermedia, siamo arrivati a destinazione.


Appena approdati a Burano ci siamo subito trovati, assieme ad una valanga di turisti che faceva foto a raffica come noi, immersi in stradine costeggiate da case tinte con colori così sgargianti da regalare un effetto ottico allegro, solare e vivace: unico. Questo effetto veniva per altro amplificato dalle placide acque dei vari canaletti che costeggiano molte stradine e su cui si affacciano una fila di negozietti di souvenir, arte o merletti e locali in cui bere o mangiare molto carini e curati.


Il cielo, che al nostro arrivo era piuttosto coperto, alla fine ci ha regalato una giornata splendida, con la luce del sole che batteva sulle facciate delle case risaltando il susseguirsi di colori vivaci e in contrasto fra loro.
Ma oltre alle case colorate Burano è anche famoso per il merletto, a cui è stato dedicato un museo e per il Campanile Storto ("El campanìl storto" in dialetto locale) che pende a causa di un cedimento del terreno e che si trova sul retro della Chiesa di San Martino Vescovo.


Il centro di Burano è piccolo, si gira tranquillamente a piedi e in una mezza giornata si ha già una buona panoramica di quello che l'isola ha da offrire. Sicuramente per chi ha più tempo a disposizione molto bello può essere ammirare le differenze di colore e gradazione che le varie luci della giornata, dalla mattina al tramonto, restituiscono sulle facciate delle case.

Avevo visto tante foto di questo splendido paesino e ne ero sempre rimasta incantata. Con questo piccolo post sono felice di contribuire alla raccolta di immagini dedicate a questo luogo unico al mondo.
A posteriori del giro delle isole che abbiamo fatto, posso dire che è l'isola che sicuramente ho apprezzato di più.


Una passeggiata all'aria aperta, un panorama mozzafiato, cinquantadue gallerie scavate nella roccia di forme e dimensioni davvero uniche, un tuffo nella storia della prima guerra mondiale, la scoperta delle nostre radici, un bel pasto caldo con una delle viste più belle che si possano immaginare, ecco cosa aspetta l'escursionista che decide di intraprendere questa straordinaria passeggiata fra le montagne a cavallo fra il Veneto e il Trentino.

L'itinerario che stiamo per descrivere è una mulattiera militare della prima guerra mondiale che si snoda sul massiccio del Pasubio con ben cinquantadue gallerie da attraversare a piedi.
Per arrivare occorre percorrere la SS46 che va da Rovereto a Schio. In prossimità del passo Pian delle Fugazze si prende per Bocchetta Campiglia, circa otto chilometri di stradina asfaltata piuttosto stretta e tortuosa nel bosco al termine della quale si deve lasciare la macchina. Il costo del parcheggio, sempre molto affollato, per l'intera giornata è di € 5,00 in moneta alla macchinetta.

Le 52 gallerie del Pasubio gita fuori porta Veneto, cosa fare e vedere, attrezzatura come arrivare panorama trip WWI italian trenches

L'ingresso alla Strada delle 52 gallerie come si vede qua sopra è ben segnalato per cui è difficile sbagliarsi. In poco tempo si giunge alla prima breve galleria dove si incontra il primo sbarramento per le bici che infatti non possono percorrere questa via. Per raggiungere la cima sulle due ruote c'è un percorso alternativo.
Le prime gallerie sono brevi e la visibilità buona. Ogni galleria ha una targa che riporta nome e lunghezza così si ha sempre la percezione di dove ci si trova e se e come sarà la visibilità all'interno. La strada è sassosa, ghiaiosa, a tratti ripida e non è possibile percorrerla con passeggini o carrozzine. Man mano che si avanza si incontrano le gallerie più lunghe: alcune sono umide, scoscese e in certi punti pericolose soprattutto per un escursionista alle prime armi.
E' bene attrezzarsi con torce o lampade frontali per i tratti più bui e per vedere dove si mettono i piedi, inoltre per chi fa più fatica anche un paio di bastoncini potrebbero essere di grande aiuto.


Man mano che si sale lungo il percorso si apre un panorama fantastico. Nelle giornate più terse, magari dopo una pioggia, l'occhio si perde fino alle colline e pianure venete.


Fra le tante gallerie che si attraversano vale la pena segnalare la numero 19 che oltre ad essere la più lunga è quella che ha la forma più particolare poiché elicoidale con quattro tornanti e la numero 20 che ha la forma di un cavatappi in cui si sale (o scende) praticamente girando intorno a un perno centrale.
Inutile dire quindi che l'ingegneria di queste gallerie è davvero fantastica ed entusiasmante.


Questa strada fu realizzata perché ritenuta di importanza strategica in quanto via di comunicazione per l'approvvigionamento di risorse e rifornimenti per le retrovie italiane della prima linea durante la prima guerra mondiale. La strada era stata appositamente pensata per rimanere riparata dal fuoco nemico ed essere percorsa da almeno un mulo per senso di marcia.
Basti pensare che i tempi di costruzione per un percorso di quasi sette chilometri furono davvero rapidi. In soli nove mesi (da febbraio a novembre 1917) l'opera venne realizzata.


Il dislivello che si copre, per una distanza di quasi sette chilometri è di 750 m. Generalmente i tempi di percorrenza sono di circa tre ore (o meno per i più allenati, o per chi non si sofferma ai cartelli esplicativi) per raggiungere il rifugio A. Papa. Vale la pena comunque di fermarsi per godere del panorama (e nel caso per riprendere fiato) che questo favoloso e storico itinerario offre.


Dopo circa una trentina di gallerie si giunge ad una deviazione.
Segnaliamo questa cosa perché un gruppo di turisti di una certa età e piuttosto provati ci ha chiesto come procedere e quanto mancasse.
Noi abbiamo consigliato alla deviazione di tagliare a destra per una strada che è più corta e piana (cioè il top del top, non vi dico gli occhi luccicanti del gruppo in ipossia) ma che evita le ultime gallerie, che però possono essere tranquillamente recuperate sulla via del ritorno. Tenendo la sinistra completare il percorso potrebbe richiedere anche un'ora, mentre tagliando a destra si ha la possibilità in trenta o quaranta minuti di raggiungere il tanto agognato rifugio.


Per chi ha ancora fiato da vendere, una volta raggiunto il rifugio Achille Papa, c'è la possibilità di salire a Cima Palon percorrendo il sentiero storico tricolore. La strada attraversa un vecchio cimitero di guerra con Arco Romano e con un cartello "Di qui non si passa" e una chiesetta con vicino ossario.


Lungo questo tratto abbiamo trovato anche brevi tratti nevosi, residuo della stagione fredda che quest'anno ha fatto. Ecco un versante tutto innevato qua sotto:


Mentre questo è un altro scorcio che la strada regala per arrivare al Dente:


L'itinerario giunge al Dente Italiano e poi a quello Austriaco. La vegetazione è scarsa, se non praticamente assente e la montagna è costellata di massi e rocce dall'aspetto davvero pericolante.
Dal rifugio Papa fino al Dente ci vogliono indicativamente circa un'ora o un'ora e mezza di camminata.

Al ritorno abbiamo deciso infine di ripercorrere i nostri passi ritornando sulla Strada delle 52 gallerie.
Vale la pena di ricordare che in alcuni tratti il sentiero è a picco nel vuoto e che è sconsigliato proseguire se si soffre di vertigini.


Un piccolo aneddoto che vi posso raccontare per rendere l'idea dello strapiombo è che la prima volta che abbiamo fatto questa escursione un nostro amico che soffriva di vertigini si è praticamente bloccato e attaccato alla roccia non volendo più proseguire né avanti, né indietro. Dopo non poche rassicurazioni, molta presa di coraggio e placcandolo sul lato scoperto siamo riusciti a fargli coprire il tratto che lo spaventava e a proseguire fino alla macchina.

Massi come vedete le vertigini non le soffre. :-)


In alternativa si può scegliere di percorrere anche la strada degli Scarrubi che più è lunga (circa dieci chilometri) ma più facile.

L'itinerario in andata e ritorno quindi, come si può ben capire, diventa lungo sia di tempo che come lunghezza percorsa. Per chi non è avvezzo a queste camminate o semplicemente vuole godere del luogo più a lungo c'è la possibilità di sostare per pranzo o cena o di pernottare anche la notte (ovviamente è meglio informarsi se i rifugi sono aperti, orari, prezzi e disponibilità per tempo).

Ricordo infine anche la Strada degli Eroi che dal Pian delle Fugazze collega la Galleria d'Havet al rifugio Papa.
Non mi resta che augurarvi buona zonzolata!


Lunedì abbiamo deciso, vista la bella giornata, di andare a zonzo per il basso Garda. Dal Trentino siamo scesi lungo il versante est del Lago di Garda, godendoci la splendida vista delle montagne che si tuffano a picco sulle acque cristalline del lago. Torbole, Malcesine, Brenzone, Torri del Benaco, Garda, Bardolino, Lazise, una fila di paesini splendidi in cui abbiamo ripromesso di far tappa al più presto.
Il viaggio è stato piacevole anche se a tratti la strada era stretta o invasa da orde di ciclisti in terza o quarta fila (nonostante fosse novembre infatti ne abbiamo trovati un bel po').

Per coloro che sono sensibili al traffico di cicli e motocicli e che vogliono raggiungere Peschiera possibilmente con tutti i punti sulla patente e la fedina penale pulita, consigliamo di spostarsi con altri mezzi. La città è ben collegata con Milano, Venezia, Verona e Mantova tramite linea ferroviaria; o perché non arrivare via battello da praticamente tutti i paesi del lago? Un sito su cui trovare utili informazioni è questo.

Per chi appartiene al popolo delle due ruote a pedale e preferisce la vita piuttosto che un autista indemoniato che cerca di fare strike, una pista ciclabile lunga ben quaranta chilometri collega Peschiera a Mantova passando per il Parco del Mincio e costeggiando le sue sponde.

Cartoline da Peschiera del Garda Lago di Garda lake

Peschiera, anticamente chiamata Acrilica, a circa 25 km da Verona, è una città splendida caratterizzata da una cinta muraria (che ci ricorda molto quella di Lucca) tutta attorniata dalle acque del fiume Mincio emissario del Lago di Garda per l'appunto.


I posti dove poter mangiare sono innumerevoli, soprattutto in estate. Sia sul lungolago, che nelle viuzze all'interno si trovano ristoranti, pizzerie e trattorie a buon prezzo. C'è solo l'imbarazzo della scelta. Poi per smaltire il tutto si può fare una bella passeggiata lungolago magari con un breve pit stop su una panchina per godere del panorama o di uno splendido tramonto sul lago.


In estate, essendo rinomata meta turistica, le attività da svolgere o seguire sono tante: dalle regate veliche, alle mostre di arte, agli artisti di strada, al patrono l'11 novembre (San Martino) con grandi spettacoli in città e molto altro ancora.


C'è poco fare, è bellissima!



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