Una passeggiata all'aria aperta, un panorama mozzafiato, cinquantadue gallerie scavate nella roccia di forme e dimensioni davvero uniche, un tuffo nella storia della prima guerra mondiale, la scoperta delle nostre radici, un bel pasto caldo con una delle viste più belle che si possano immaginare, ecco cosa aspetta l'escursionista che decide di intraprendere questa straordinaria passeggiata fra le montagne a cavallo fra il Veneto e il Trentino.
L'itinerario che stiamo per descrivere è una mulattiera militare della prima guerra mondiale che si snoda sul massiccio del Pasubio con ben cinquantadue gallerie da attraversare a piedi.
Per arrivare occorre percorrere la SS46 che va da Rovereto a Schio. In prossimità del passo Pian delle Fugazze si prende per Bocchetta Campiglia, circa otto chilometri di stradina asfaltata piuttosto stretta e tortuosa nel bosco al termine della quale si deve lasciare la macchina. Il costo del parcheggio, sempre molto affollato, per l'intera giornata è di € 5,00 in moneta alla macchinetta.
L'ingresso alla Strada delle 52 gallerie come si vede qua sopra è ben segnalato per cui è difficile sbagliarsi. In poco tempo si giunge alla prima breve galleria dove si incontra il primo sbarramento per le bici che infatti non possono percorrere questa via. Per raggiungere la cima sulle due ruote c'è un percorso alternativo.
Le prime gallerie sono brevi e la visibilità buona. Ogni galleria ha una targa che riporta nome e lunghezza così si ha sempre la percezione di dove ci si trova e se e come sarà la visibilità all'interno. La strada è sassosa, ghiaiosa, a tratti ripida e non è possibile percorrerla con passeggini o carrozzine. Man mano che si avanza si incontrano le gallerie più lunghe: alcune sono umide, scoscese e in certi punti pericolose soprattutto per un escursionista alle prime armi.
E' bene attrezzarsi con torce o lampade frontali per i tratti più bui e per vedere dove si mettono i piedi, inoltre per chi fa più fatica anche un paio di bastoncini potrebbero essere di grande aiuto.
Man mano che si sale lungo il percorso si apre un panorama fantastico. Nelle giornate più terse, magari dopo una pioggia, l'occhio si perde fino alle colline e pianure venete.
Fra le tante gallerie che si attraversano vale la pena segnalare la numero 19 che oltre ad essere la più lunga è quella che ha la forma più particolare poiché elicoidale con quattro tornanti e la numero 20 che ha la forma di un cavatappi in cui si sale (o scende) praticamente girando intorno a un perno centrale.
Inutile dire quindi che l'ingegneria di queste gallerie è davvero fantastica ed entusiasmante.
Questa strada fu realizzata perché ritenuta di importanza strategica in quanto via di comunicazione per l'approvvigionamento di risorse e rifornimenti per le retrovie italiane della prima linea durante la prima guerra mondiale. La strada era stata appositamente pensata per rimanere riparata dal fuoco nemico ed essere percorsa da almeno un mulo per senso di marcia.
Basti pensare che i tempi di costruzione per un percorso di quasi sette chilometri furono davvero rapidi. In soli nove mesi (da febbraio a novembre 1917) l'opera venne realizzata.
Il dislivello che si copre, per una distanza di quasi sette chilometri è di 750 m. Generalmente i tempi di percorrenza sono di circa tre ore (o meno per i più allenati, o per chi non si sofferma ai cartelli esplicativi) per raggiungere il rifugio A. Papa. Vale la pena comunque di fermarsi per godere del panorama (e nel caso per riprendere fiato) che questo favoloso e storico itinerario offre.
Dopo circa una trentina di gallerie si giunge ad una deviazione.
Segnaliamo questa cosa perché un gruppo di turisti di una certa età e piuttosto provati ci ha chiesto come procedere e quanto mancasse.
Noi abbiamo consigliato alla deviazione di tagliare a destra per una strada che è più corta e piana (cioè il top del top, non vi dico gli occhi luccicanti del gruppo in ipossia) ma che evita le ultime gallerie, che però possono essere tranquillamente recuperate sulla via del ritorno. Tenendo la sinistra completare il percorso potrebbe richiedere anche un'ora, mentre tagliando a destra si ha la possibilità in trenta o quaranta minuti di raggiungere il tanto agognato rifugio.
Per chi ha ancora fiato da vendere, una volta raggiunto il rifugio Achille Papa, c'è la possibilità di salire a Cima Palon percorrendo il sentiero storico tricolore. La strada attraversa un vecchio cimitero di guerra con Arco Romano e con un cartello "Di qui non si passa" e una chiesetta con vicino ossario.
Lungo questo tratto abbiamo trovato anche brevi tratti nevosi, residuo della stagione fredda che quest'anno ha fatto. Ecco un versante tutto innevato qua sotto:
Mentre questo è un altro scorcio che la strada regala per arrivare al Dente:
L'itinerario giunge al Dente Italiano e poi a quello Austriaco. La vegetazione è scarsa, se non praticamente assente e la montagna è costellata di massi e rocce dall'aspetto davvero pericolante.
Dal rifugio Papa fino al Dente ci vogliono indicativamente circa un'ora o un'ora e mezza di camminata.
Al ritorno abbiamo deciso infine di ripercorrere i nostri passi ritornando sulla Strada delle 52 gallerie.
Vale la pena di ricordare che in alcuni tratti il sentiero è a picco nel vuoto e che è sconsigliato proseguire se si soffre di vertigini.
Un piccolo aneddoto che vi posso raccontare per rendere l'idea dello strapiombo è che la prima volta che abbiamo fatto questa escursione un nostro amico che soffriva di vertigini si è praticamente bloccato e attaccato alla roccia non volendo più proseguire né avanti, né indietro. Dopo non poche rassicurazioni, molta presa di coraggio e placcandolo sul lato scoperto siamo riusciti a fargli coprire il tratto che lo spaventava e a proseguire fino alla macchina.
Massi come vedete le vertigini non le soffre. :-)
In alternativa si può scegliere di percorrere anche la strada degli Scarrubi che più è lunga (circa dieci chilometri) ma più facile.
L'itinerario in andata e ritorno quindi, come si può ben capire, diventa lungo sia di tempo che come lunghezza percorsa. Per chi non è avvezzo a queste camminate o semplicemente vuole godere del luogo più a lungo c'è la possibilità di sostare per pranzo o cena o di pernottare anche la notte (ovviamente è meglio informarsi se i rifugi sono aperti, orari, prezzi e disponibilità per tempo).
Ricordo infine anche la Strada degli Eroi che dal Pian delle Fugazze collega la Galleria d'Havet al rifugio Papa.
Non mi resta che augurarvi buona zonzolata!