Enjoy food, travels and life

Visualizzazione post con etichetta Dolci. Mostra tutti i post
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Il non ricordarsi più come si caricavano le immagini è stato il chiaro segnale che da troppo tempo non scrivevo un post.
Entro periodicamente nel backend del blog per controllare commenti, rispondere a chi mi scrive, eseguire attività di manutenzione che Blogger ogni tanto mi richiede, ma di mettermi a scrivere un nuovo post proprio non mi andava.
Le ragioni sono tante e di sicuro c'è di mezzo l'immediatezza dei social e la possibilità di interagire subito con tantissima gente in contrapposizione all'assolo del blog e all'enorme lavoro che c'è dietro fra ricette, set, foto, editing e scrittura, per non parlare poi dei viaggi; lì si che vanno energie e ore a gogò. Per cosa poi?
No, il blog se non è un lavoro, allora deve essere un piacere.
Ancora oggi ogni volta che entro e vedo i post in bozza e tutto il materiale pronto mi piange un po' il cuore, ma poi penso al lavoro che c'è dietro e mi passa la voglia.
Inoltre negli ultimi due anni (più o meno) sono successe un bel po' di cose fra cui quella di dover eseguire (termine più corretto che mi viene in mente) in cucina le stesse identiche ricette allo sfinimento, sperimentando ben poco, o con poco entusiasmo.
Se avrò voglia di scrivere ancora magari farò un "breve" (sì, me la rido pure io - visto che scrivo sempre un sacco) riassunto di quel che è successo dall'ultimo post.

Insomma: blocco dello scrittore, un po' di delusione, poca cucina, poco tempo e zero voglia di spendere energie in un blog, hanno fatto sì che non pubblicassi da un bel pezzo, nonostante qualcuno mi chiedesse di tornare a scrivere e io rispondessi sempre di no, che il blog aveva fatto il suo tempo.
Eppure i miracoli (o le ripensate) a volte succedono.
In questo caso c'è stato lo zampino di Sara con la ricetta dei suoi cornetti allo yogurt.
Troppo belli per non essere provati, troppo buoni per non essere inseriti nel mio ricettario.

Cornetti brioche allo yogurt ricetta light soffici veloci senza burro ripieni di confettura o cioccolato - light croissant guilt free yogurt no butter

Da lì a un post è stato un attimo.
O quasi, visto che come dicevo "poco" sopra, ci ho messo un bel po' a ricordarmi come si inserivano le immagini.
O sì, visto che non ho curato set, foto e ho elaborato l'immagine giusto quel che serviva per essere pubblicata. Poco lavoro, poco sbattimento, massima resa.
Che sia il nuovo motto del blog qualora continuassi?

Va beh, andiamo alla ricetta, sempre se non vi ho perso prima.

Cornetti allo yogurt

Preparazione: 30 min.Cottura: 15 min.Riposo: 4 ore
Porzioni: 25 cornetti Kcal/porzione: 110 circa (vuoto)
Ingredienti:

  • 250 g di farina 00
  • 250 g di farina manitoba
  • 250 g di yogurt greco
  • 1 uovo
  • 80 g di zucchero
  • 25 g di olio di semi di girasole
  • 100 ml di latte (circa)¹
  • 20 g di miele
  • 1 baccello di vaniglia
  • ½ bustina di lievito di birra secco
  • 5 g di sale
  • q.b. di latte per spennellare
  • 30 g di granella di zucchero
  • 100 g di confettura a piacere, oppure miele, o cioccolato
Preparazione:

  1. In una ciotola o in una planetaria unire il lievito alle farine. Aggiungere lo yogurt e impastare. Aggiungere anche l’uovo e continuare. Unire il miele e i semi del baccello di vaniglia.
  2. Aggiungere poco per volta anche lo zucchero, il sale e infine l’olio. Continuare ad impastare per una decina di minuti verificando che l’impasto non risulti troppo sodo. Aggiungere gradualmente il latte regolandosi a seconda di come reagisce l'impasto.¹
  3. Quando l’impasto sarà lucido ed elastico, formare a mano una palla, posizionarla in una ciotola, coprirla con pellicola o uno straccio e lasciare lievitare fino al raddoppio.
  4. Stendere l’impasto a forma di un rettangolo con spessore di mezzo centimetro e ricavare tanti triangoli (circa 25 di medio-piccole dimensioni).
  5. Dopo averli formati metterli su delle teglie a lievitare coperti con pellicola o uno straccio fino a raddoppio (ci vorranno circa un paio d’ore).
  6. Accendere il forno a 180 °C, spennellarli con latte e decorarli con zuccherini, o altri decori.
  7. Infornare in forno già caldo per 10-15 minuti fino a doratura.
  8. Lasciarli raffreddare leggermente e poi farcirli² con l'aiuto di un sac à poche con bocchetta per farcitura, con il ripieno desiderato. In questo caso confettura di lamponi, miele e confettura di pesche.
Note:

  1. A seconda della farina impiegata e del tipo di yogurt è possibile che l'impasto richieda più o meno latte rispetto a quello indicato. Fare quindi attenzione e non usarlo tutto in una volta.
  2. Facendoli medio-piccoli ho appurato che è meglio farcirli dopo la cottura invece che prima.
  • Conservazione: si mantengono soffici per 2-3 giorni in busta chiusa. Si possono congelare per settimane. Per scongelarli scaldare una padella con coperchio, spegnere il fuoco e lasciare il cornetto in padella per 5 minuti.
Ricetta tratta dal blog di Sara Salvoni "Magie dal forno e dal mondo".
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Ciao!
Alla prossima!
Alla prossima?


Quel giorno di marzo mi sono affacciata al vetro dello sportello del forno scettica e speranzosa al tempo stesso.
Speranzosa (o cocciuta, fate voi) perché altrimenti non mi sarei rimessa a riprovare questa ricetta dopo 3.987.931 tentativi andati falliti.
Scettica perché ero convinta di trovare per l'ennesima volta le solite schiacciatine piatte con qualche mezzo risultato qua e là.

Questa volta, per la prima volta, ero riuscita a combinare tutto quanto:
  • La ricetta perfetta del pasticcere famoso.
  • Una planetaria con i contro fiocchi. (Sì,è arrivata anche in casa nostra.)
  • Un termometro digitale.
  • Il mio Massi come assistente. (Impagabile!)
  • L'ingrediente che nessun ricettario indica e che a me mancava sempre, il fattore X,: il tempo. (Nessuna fretta quindi.)

A Massi non c'è voluto molto per capire che qualcosa quel giorno era andato per il verso giusto, perché da qualche parte in casa è partito a tutto volume l'Inno alla gioia di Beethoven e una pazza si è messa a esultare come nemmeno Grosso dopo aver segnato il rigore decisivo del mondiale del 2006 aveva saputo fare.
Incredula e impaurita di aver aver avuto allucinazioni sono tornata al forno per due volte prima di capire che era veramente vero.
Sì, ce l'avevo fatta.
I macarons, i miei temutissimi macarons, erano lì.
Alti, con il cordoncino regolare, quasi tutti praticamente perfetti.

Macarons con ganache al cioccolato bianco ricetta - White chocolate macarons recipe come prepararli a casa homemade

Da quel giorno li ho fatti e rifatti seguendo la combinazione perfetta, seguendo tutti i passaggi meticolosamente e con le giuste attrezzature.
In sostanza l'errore che facevo era non rispettare bene i tempi: del croutage (ossia dell'attesa dell'essiccazione della crosta in superficie - nel mio caso lunghissima!), di cottura, di raffreddamento. Semplicemente perché non c'era mai abbastanza tempo.
Per farli ho capito che serve calma e tempo. No way.
Qui sotto ci sono tutte le mie note per realizzare la versione base con ripieno di ganache al cioccolato bianco.

Macarons al cioccolato bianco

Preparazione: 50 min.Cottura: 40 min.Riposo: 6 ore
Porzioni: 45 circa Kcal/porzione: 110 circa
Ingredienti:

Per la ganache:
  • 220 g di cioccolato bianco
  • 350 ml di panna liquida fresca
  • 1 baccello di vaniglia (facoltativo)
Per le basi:
  • 200 g di zucchero semolato
  • 200 g di zucchero a velo
  • 150 g di albumi (vecchi di almeno 3 giorni e a temperatura ambiente)
  • 200 g di farina di mandorle
  • 50 ml di acqua
  • Colorante alimentare in polvere (facoltativo)
Preparazione:

Per la ganache:
  1. Fondere il cioccolato a bagnomaria o in microonde.
  2. A parte sobbollire 150 ml di panna e poi versarla sul cioccolato. Mescolare fino ad ottenere un'emulsione liscia e omogenea. Unire i semi del baccello di vaniglia e poi gli altri 200 ml di panna fresca. Emulsionare con l'aiuto di un mixer ad immersione e lasciare raffreddare in frigo per circa 6 ore. (Nel frattempo preparare le basi dei macarons.)
  3. Una volta ben fredda montare la ganache con le fruste e trasferirla in una sac à poche con beccuccio liscio ø 1 cm. Qualora le basi non fossero ancora pronte conservarla in frigo.
Per le basi:
  1. Scaldare la farina di mandorle in forno per 10 minuti a 150 °C e poi farla raffreddare completamente.
  2. Versare pari peso di zucchero e farina di mandorle in più riprese in un mixer (TPT - tant pour tant) ed azionarlo ogni volta alla massima velocità per 5 secondi. Setacciare con un setaccio a maglia fine ed eliminare i granuli rimasti più grossi.¹ Trasferire il TPT in un'ampia ciotola.
  3. In un pentolino a bordi alti bagnare lo zucchero semolato con l'acqua, poi accendere il fuoco e portare lo sciroppo a 118 °C². Non occorre mescolare, ma solo monitorare la temperatura.
  4. Quando la temperatura ha raggiunto i 110 °C iniziare a montare in planetaria metà (75 g) degli albumi. Una volta che lo sciroppo ha raggiunto i 118 °C versarlo a filo sulla parete della ciotola facendo attenzione che non tocchi le fruste.
  5. Lasciare lavorare la planetaria fino a che la meringa non si è raffreddata.
  6. Nel frattempo versare i 75 g di albumi rimasti nel TPT. Mescolare bene con una spatola in modo da ottenere un composto omogeneo.
  7. Prelevare dalla planetaria un paio di cucchiaiate di meringa e unirle al composto. Unire l'eventuale colorante e mescolare bene e senza preoccupazioni.³
  8. Aggiungere il resto della meringa. Mescolare delicatamente dall'alto verso il basso e procedere con il macaronage ossia lavorare il composto spatolandolo per traverso e raccogliendolo dalle pareti della ciotola. L'impasto è pronto quando sollevandolo con la spatola, questo ricadrà come un "nastro" che cala con una certa resistenza.
  9. Rivestire 2-3 teglie con tappetino in silicone o carta forno avendo l'accortezza di fissare gli angoli (che altrimenti farebbero pieghe o in cottura si solleverebbero) con un pochino di impasto. Trasferire l'impasto in un sac à poche con beccuccio liscio ø 1 cm (n° 8-10) e formare tante basi di 2,5-3 cm (per ottenere dei piccoli macarons finiti di 3-3,5 cm) avendo l'accortezza di distanziarle fra loro e tenendo presente che si allargano un po'.
  10. Passare alla fase del croûtage attendendo che il guscio delle basi si asciughi perfettamente.4
  11. Una volta pronti per la cottura, accendere il forno statico a 145 °C verificando la corretta temperatura con un termometro. Infornare una teglia alla volta per circa 15 minuti.
  12. Estrarre la teglia dal forno e lasciarli raffreddare su un ripiano fino al loro completo raffreddamento.
Assemblaggio e conservazione:
  1. Trasferire un po' di ganache su metà delle basi (c'è chi fa anche una piccola infossatura nelle basi con un pollice)
  2. Comporre i macarons richiudendoli con il resto delle basi e consumarli subito, oppure conservarli in una scatola chiusa al fresco (meglio in frigo) per qualche giorno.
Note:

  1. Se la farina di mandorle è molto fine questi primi due passaggi possono essere saltati; setacciare semplicemente la farina di mandorle e mescolarla con lo zucchero a velo.
  2. Non attendere di raggiungere i 121 °C poiché lo zucchero continua la sua cottura dentro il pentolino e si rischierebbe di cuocerlo troppo.
  3. Sacrificare un po' di meringa è necessario per rendere l'impasto più fluido e non smontare troppo la restante meringa al passaggio successivo.
  4. C'è chi indica che bastano 30 minuti, altri 3-4 ore. Il tempo in realtà è variabile in base alla temperatura e all'umidità. Il tempo di attesa giusto è quello necessario per fare in modo che quando si sfiora la superficie delle basi con un dito, questo non rimane affatto attaccato al dito. Siccome i miei tempi di essiccazione al fresco in montagna talvolta diventano biblici li metto vicini ad un ventilatore o nel forno con solo la ventola accesa.
Ricetta ispirata da quella di Christophe Felder su "Macarons, una tentazione irresistibile".
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Da tempo avevo promesso la pubblicazione di questa ricetta, ma sono riuscita a pubblicarla solo adesso.
Nel frattempo mi sono divertita a prepararli ancora e a provare qualche nuova variante.
Del resto c'è solo da lasciar andare la fantasia.
A presto!


"Cera una volta l'itagliano."

Dopo aver assistuto alla scena di una ragazza che si è bloccata dicendo "non so leggere le grafie, ma solo lo stampato" quando le era stato chiesto di leggere ad alta voce una lettera di auguri, e dopo aver whatsappato con una manciata di adolescenti, o capito ke cn l italiano qcs nn andva.
Se e vero che l'italiano parlato stà vivendo una dura crisi sia per via delle nostre ridotte capacita lessicali in generale che per l'inglese che lo sta surglassando, l'italiano scritto a oramai gia un piede nella fossa.
Probabilmente non sono la sola ad aver avvertito un acuta fitta intercostale, perche pure l'Academia della Crusca, albitro incontrastato dell'italiano, è c'orsa hai ripari e assieme ad una testata giornalistica a pubblicato una collana dal titolo: "L'italiano. Conoscere e usare una lingua formidabile".
E' gia: conoscere e usare!
Hai miei tempi si riempivano cuaderni e cuaderni con dettati. Ricordo li cranpi alle mani mentre la maestra dettava! Cosi veloce che non si riusciva a stargli dietro e bisognava tenere a memoria frasi e frasi. Corsivo, stampatello maiuscolo e minuscolo erano le parole che tramutavano i nostri sogni in in cubi.
Avevamo una caligrafia personale e ci sforzavamo di leggere quella dei altri nei bigliettini che ci scambiavamo fra amici di bianco.
Era uno sforzo fisico e mentale.
Era.
Oggi la fatica non ce piu.
Oggi ci sono i font e le emoticon. Và di moda l'uso dei puntini puntini... a proeffusione... le maiuscole a inizio frase sono un'optional e le virgole e i punti sono stati dichiarati spece a rischio distinzione. Non parliamo poi degli accenti e apostrofi che sono scomparsi da cosi tanto tempo che i pochi che si ricordano della loro esistenza stentano a ricordare pero' qual'è la loro differenza.
I correttori automatici fanno tutto da se e noi non dobbiamo nemmeno ricordarci come si scrivono le parole perché se le sbagliamo si autosottolineano in rosso o si sorreggono da sole. A volte con qualche fraintendimento, ma il lettore in qualche modo capisce. E poi... vuoi mettere che comodita?
La tecnologia ci permette di fare cose incredibbili. Malgrato che siamo i primi ha non sapere come funzionano i apparecchi che noi stessi utiliziamo, gli sappiamo utilizzare in maniera inpeccabile.
GPS ke ci dicono esattamente il punto in qui ci troviamo, orologi che ci calcolano le calorie che con sumiamo, cellulari che fanno tutto oltre che telefonare. Possiamo permettecci di non ricordare, di sbagliare, di non impegniarci, perche tanto ce' qualquno che corregge per noi.
Una popolazzione con licenza all'inettitudine insomma.

Biscotti con farina di castagne, cacao, noci ricetta autunnale - chestnut wallnut cookies recipe homemade

Non sapete quanto mi piacerebbe assistire ad un rain storming sull'argomento "Una popolazzione con licenza all'inettitudine: l'involuzione fisica e mentale laddove arriva la tecnologia" fra Isaac Asimov e Charles Darwin. I due mi sà che potrebbero arrivare alle mani, mentre un Friedrich Nietzsche passante li per caso se la riderebbe di giusto al solo sentire la parola "superuomo".
Non osò immaginare invece il caos che nascierebbe fra un gruppo di sofisti nell'analisi dell'affermazzione "Parla come mangi". Ci sarebbe sempre qualche baston contrario e partirebbe una full immension di sedici ore sul concetto "E se si parla come si scrive?".
Perché se si scrive nello stesso modo in qui si parla, e si parla nello stesso modo in qui si mangia, allora scriviamo come mangiamo?
Praticamente un disastro!
In uno scienario tanto catastrofico mi sentirei tirata in causa.
Come membro onorario dell'Accademia della Glumetta (di cui avevo gia parlato cui) il cui motto è "Parla come degusti" sentirei invadermi dal panico.
No! Non possiamo scrivere come mangiamo. E' uno scempio! Il cibo è sacro!
Come membro onorario avrei il dovere di fare qualcosa.
Indirei una campagna "Salviamo l'italiano per salvare come mangiamo" i cui slogan potrebbero essere:
Un congiuntivo al giorno toglie il medico di torno.
Adotta un accento, salva il gatto di patate.
I ... non sono come il prezzemolo, non stanno bene ovunque.
L'abuso di !!!!! ????? !?!?!?! può creare ipertensione. Fai come col sale: usali con parsimonia.
Are ere ire la h cellulite fan sparire.
Oppure consiglierei vivamente di provare le ricette di questo blogghino: semplici, facili, di stagione e che fanno bene all'umore, fanno mangiare bene e magari chissà... Fanno bene pure alla punteggiatura.
Sono una coccola autunnale che non potete perdervi accompagnati da un bel caffè fumante a fine pasto o durante una pausa, mentre leggete un buon sano libro.

Biscotti con farina di castagne e noci

Preparazione: 30 min.Cottura: 12 min.Riposo: 30 min.
Porzioni: 50-55 circa Kcal/porzione: 60 circa
Ingredienti:

  • 150 g di farina di castagne
  • 150 g di farina 00 + q.b. per la stesura
  • 40 g di cacao amaro in polvere
  • 70 g di burro
  • 2 uova
  • 120 g di zucchero
  • 10 g di zucchero di canna
  • 50 ml di latte
  • 1 baccello di vaniglia
  • 40 g di gherigli di noci
  • 1 pizzico di sale
Preparazione:

  1. Mescolare assieme le farine e il cacao in una ciotola.
  2. In un'altra ciotola lavorare a pomata il burro ammorbidito a temperatura ambiente con lo zucchero semolato.
  3. Unire assieme i contenuti delle due ciotole, unire le uova, il latte, i semi estratti dal baccello di vaniglia, le noci tritate grossolanamente e il sale.
  4. Impastare per amalgamare bene tutti gli ingredienti e formare una palla di impasto omogenea. Rivestirla con pellicola e farla riposare in frigo per almeno mezz'ora.
  5. Accendere il forno in modalità ventilata a 180 °C.
  6. Trascorso il giusto tempo stendere l'impasto su un piano infarinato con uno spessore di circa ½ cm. Spolverizzare la superficie con dello zucchero di canna e ricavare i biscotti con uno stampino della forma desiderata.
  7. Trasferire i biscotti su delle teglie rivestite con carta forno e infornare per 10-12 minuti.
  8. Sfornare e lasciare raffreddare completamente prima di servirli, oppure trasferirli in contenitori ermetici.
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Oppure ancora scriverei un post in cui divertirmi a piazzare qua e là qualche strafalcione grammaticale, giusto per creare qualche fitta intercostale ai più sensibili all'argomento e magari ridere proprio sui nostri più comuni litigi con l'italiano.
Perché spero vivamente che non abbiate pensato che mi sia andato di volta il cervello.
Non è così, vero? ;-)
Ma insomma, li avete scovati tutti gli errori?
Sapete quanti sono?

Giochi e scherzi a parte, esprimersi è una cosa importante. Forse siamo nel bel mezzo di una fase di evoluzione linguistica forte, fisiologica e inevitabile.
Quello che trovo però indispensabile è che la trasformazione linguistica non permetta l'impoverimento del lessico e delle nostre capacità espressive.
Comunicare, comunicare bene, è bello.
Gustiamocelo!


Oggi vorrei sfatare un mito: quello sulle fortune gastronomiche che il mio Massi avrebbe grazie a me.
Nell'immaginario di molti infatti appare alquanto vantaggioso avere una moros moglie (imparerò mai?) che ha un blog, che ama cucinare e sperimentare, e che gli propina ogni genere di leccornia ad ogni pasto.
Non solo non è sempre così, ma quand'anche fosse non è tutt'oro quello che luccica e questi aspetti positivi portano anche qualche inconveniente. Del resto ogni medaglia ha il suo rovescio, no?
Al mio maritino è infatti richiesta una gran pazienza e talvolta arrivare a tavola può essere alquanto frustrante.
Mi riferisco in particolare a quando mi metto in testa che voglio fotografare una ricetta per poi pubblicarla.
Non tanto perché se la ricetta è complessa e non collaudata la cavia se la deve sorbire declinata in X versioni fino a che non me ne esco con la ricetta che ritengo più azzeccata.
Non tanto perché se la ricetta è semplice allora rischia di non vedersela preparare più perché mi metto a sperimentare tutt'altro.
Ma soprattutto perché non può toccare o assaggiare niente: "...perché c'è prima da fare la foto. Lo so!"
Massi nei weekend c'è abituato e spesso quindi chiede, salvo qualche caso clamoroso, se può assaggiare, se ho già fatto le foto, se può spazzolare tutto.

E che sarà mai aspettare un attimo per due foto si potrebbe pensare?
Uhm... vediamo giusto un esempio tanto per rendere l'idea.
Ora immaginate che vi siate alzati prima delle sette di sabato mattina, abbiate fatto una bella colazione (con questi biscotti integrali e un bel cappuccino), siate andati a lavorare nell'orto o ad allenarvi per la prossima gara che a confronto una maratona pare una passeggiatina col cane, non abbiate fatto alcuno spuntino, sia l'ora di pranzo, varcate la soglia di casa con una fame che vi sta dilaniando le interiora e respirate a pieni polmoni i profumi più celestiali, arrivate in cucina che vi sbranereste la qualunque e una tizia vi minaccia di non toccare niente perché "ha da fare le foto".
Ci scappa l'assalto alla diligenza, o no?
Al che di solito parte la mia perenne guerra con il tempo e con l'astuzia.
Generalmente gli faccio trovare qualcosa che gli plachi i morsi della fame, faccio la foto nel più breve tempo possibile, sia per non far raffreddare il piatto, che per sfamare il poveretto che mi sta accanto sbavando a più non posso.

Biscotti lingue di gatto ricetta - Cat's tongue cookie recipe - langues de chats recette

Con queste lingue di gatto è stato più o meno così.
La ricetta era collaudata da tempo, per cui le avevo fatte a colpo sicuro poco prima di Natale. Le avevo fotografate al buio delle giornate corte ed erano venute una ciofeca e così questo weekend mi sono rimessa all'opera, anche perché mi piacciono tanto e le volevo pubblicare.
Nella stessa mattinata il mio Massi era uscito a bruciare le 8000 kcal suddette (esattamente all'opposto di me che in cucina avevo spiluccato a gogò) e rientrando in casa affamato all'impossibile aveva sentito il profumo di questi biscotti.
La sua sorpresa è stata duplice, sia perché come spesso sa, se la ricetta è collaudata è raro che la rifaccia nel giro di poco tempo (soprattutto se dolce), sia perché non si aspettava di trovare il profumo dei biscotti varcata la soglia.
Ha visto il set per cui non ha nemmeno dovuto chiedere se dovevo ancora fare le foto. Sapeva che non lo avrei accontentato.
Essendo un dolce e il pranzo praticamente pronto avrebbe potuto tranquillamente sgranocchiare qualcosa, farsi una doccia (così io avrei intanto fatto le foto) e poi mettersi a tavola e mangiare.
Ma avevo sottovalutato il potere del profumo delle lingue di gatto, che oramai aveva invaso la casa e rapito la sua mente.
Dal canto mio non c'erano scuse, le lingue di gatto s'avevano da fotografà! Lui aveva cibo, io un obiettivo nel doppio senso del termine.
Il furbetto però è riuscito a sfoderare la più grande arma che un uomo possa avere nei confronti di una donna: la tenerezza. O compassione, pietà, commiserazione, chiamatela come volete.
Mettetevi nei miei panni: il mio Massi sudato e visibilmente stanco morto, un broncio per la delusione (che attore!), la testa un po' piegata in giù, l'occhietto che ti guarda dal basso e un lamentoso "Ma io li voglio..."
E niente.
Più che breccia lo definirei squarcio.
Scacco matto.

Ce n'erano tanti di pronti, più di quelli necessari per fare le foto.
Io non ho detto niente, ma mi sa che il mio viso impietosito ha parlato per me. Lui ha capito che aveva fatto bingo e ha detto "Non ti preoccupare, prendo i più brutti", ed è partito con una manciata di lingue di gatto verso la doccia.
-_-

Lingue di gatto

Preparazione: 15 min.Cottura: 10 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 75-80 circa Kcal/porzione: 25 circa
Ingredienti:

  • 120 g di albumi (circa 4)
  • 120 g di farina 00
  • 120 g di zucchero a velo
  • 120 g di burro
  • ½ cucchiaino di estratto di vaniglia (facoltativo)
Preparazione:

  1. Preriscaldare il forno a 220 °C in modalità ventilata, preparare un sac à poche con bocchetta tonda e liscia con ø 0,8 cm, e due teglie da forno rivestite con carta da forno.
  2. Pesare prima di tutto gli albumi¹ e poi regolarsi di conseguenza con tutti gli altri ingredienti, poiché devono avere lo stesso peso.
  3. In un'altra ciotola sbattere con delle fruste il burro con lo zucchero a velo fino ad ottenere una pomata chiara e liscia.
  4. Unire l'estratto di vaniglia se desiderato e poi gli albumi e la farina mescolando dal basso verso l'alto.
  5. Trasferire l'impasto nel sac à poche e formare sulle teglie tanti bastoncini² di circa 5 cm di lunghezza e ben distanziati fra loro (4 cm almeno).
  6. Infornare una teglia alla volta (per controllare meglio la cottura) per circa 7-9 minuti. Il tempo di cottura dipende dal forno di casa e occorre sorvegliare i biscotti perché tendono a brunirsi molto in fretta. Saranno pronti quando avranno un color nocciola sui bordi³, mentre l'interno dovrà rimanere chiaro.
  7. Una volta pronti lasciarli raffreddare completamente e consumarli, oppure conservarli in barattoli ben ermetici perché risentono molto dell'umidità.
Note:

  1. Gli albumi sono l'ingrediente di riferimento su cui basare tutti gli altri dosaggi. Il concetto è molto semplice: tutti gli ingredienti devono avere lo stesso peso degli albumi. Se avessimo quindi 112 g di albumi peseremo 112 g per tutti gli altri ingredienti.
  2. Si possono anche ottenere dei biscotti di forma tonda o a spirale. Per quelli tondi basta formare un cerchio di impasto largo un paio di cm o poco più, mentre per le spirali occorre utilizzare una bocchetta con ø 0,5 cm e formare dei bastoncini lunghi 15 cm circa. In questo caso a cottura ultimata, appena il biscotto è uscito ancora caldo, prelevarlo delicatamente dalla teglia e arrotolarlo sul manico di un mestolo di legno. Lasciarlo raffreddare e poi staccarlo delicatamente.
  3. Qualora il forno ventilato non cuocesse uniformemente, girare la teglia in modo che il biscotto prenda colore su tutti i bordi.
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"I più brutti", come li ha chiamati lui erano i biscotti che avevo messo da parte rispetto a tutti gli altri perché avevano un bordo rovinato perché in cottura li avevo distanziati troppo poco e per questo si erano attaccati uno all'altro, oppure perché leggermente più dorati perché il mio forno non cuoce in maniera perfettamente uniforme.
Tutti buoni comunque, tant'è che il mio furbetto finite le foto se li è spazzolati.

E checché se ne dica... anche le titolari di blog (che il termine foodblogger mi sa che non mi si addice) hanno il loro bel daffare. Altro che!


Si sgonfia, si affloscia, si rompe, fa il cupolone, è mollo, è duro, fa le bolle, l'alveolatura è irregolare, si attacca, è secco, si sbriciola, vive di vita propria, ogni volta non è mai lo stesso: ecco i possibili problemi che la realizzazione di un pan di Spagna può comportare.
Io, da quando lo preparo, credo di essere inciampata in più o meno tutti questi problemi. Anzi togliamo tranquillamente il "credo" e il "più o meno" perché di sicuro posso affermare che li ho centrati proprio tutti.
Fa male, sì.
Meno male che un difetto come la testardaggine ogni tanto ha qualche bel risvolto e per fortuna mi sono incaponita, altrimenti avrei gettato la spugna da un po', un bel po'.
"Ma dove voglio andare se non so realizzare uno dei capisaldi della pasticceria?" mi son detta.
Ebbene sappiate che il pan di Spagna è una delle ricette per cui ho speso non so quante ore in studio, applicazione, tentativi, esperimenti, grandi delusioni (che vi ho già detto) e grandi soddisfazioni.
Se oggi finalmente ne parlo è perché le soddisfazioni hanno finalmente superato le delusioni e l'applicazione assidua ha permesso di controllare un po' di più quello che è il risultato finale tanto atteso. La mia ricerca del (o meglio dei) pan di Spagna perfetto/i è arrivata a un punto di svolta. Si può fare! Ce la fo'!
E a chi mi dice che il pan di Spagna per lui/lei non ha segreti perché ci piazza il lievito e ne ha una versione collaudata per tutto, beh... Vade retro da questo post!
Qui oggi ci sono sudore, due bicipiti da culturista e quindici chili sui fianchi di assaggi, mica coriandoli nèh!
Oggi il post è chilometrico, come la strada che ho fatto io per arrivare a scrivere tutti i miei appunti in materia, che magari nel tempo arricchirò visto che non si smette mai di imparare.
Dopo tutta sta premessa sofferta e sentita ecco, mesdames et messieurs, il post su: "Tutto quello che avrei voluto sapere sul pan di Spagna e non ho mai osato chiedere".
Ah, e ve lo faccio vedere dall'alto e non rovesciato, che i "culetti da teglia" si sa, son belli lisci e regolari tutti!

Ricetta pan di Spagna soffice morbido perfetto facile Base per torte - perfect sponge cake recipe

Parto da una informazione di base fondamentale: i tipi di impasto.
Bisogna sapere infatti che di pan di Spagna non ne esiste un solo tipo ma ben quattro tipi principali che si differenziano per i rapporti fra ingredienti impiegati.

Esistono il pan di Spagna arrotolato per preparare rotoli farciti, in cui la quantità dello zucchero è maggiore rispetto a quella della farina in modo da renderlo elastico e che si possa arrotolare; il pan di Spagna da modellare, in cui la farina è in dose maggiore rispetto allo zucchero e che si impiega per dolci come delizie al limone, e poi il pan di Spagna per dolcetti come teste di moro, in cui si impiegano più albumi rispetto ai tuorli.
Infine c'è il pan di Spagna tradizionale per torte, quello comunemente chiamato solo pan di Spagna, in cui zucchero e polveri (farine) sono in egual dosi e a cui è interamente dedicato il post di oggi.


Tutto quello che avrei voluto sapere sul pan di Spagna
IMPASTO TRADIZIONALE
e non ho mai osato chiedere

Ho tutto in dispensa?
Uova Zucchero Polveri Altro?
Sono l'ingrediente cardine. Il loro peso (e non il numero) è il riferimento per bilanciare gli altri ingredienti. Le proteine delle uova permettono di inglobare aria mentre monto la massa e di dare stabilità e struttura quando coagulano in cottura.
A parità di peso se uso:
+ tuorli → + pesante → alveoli più piccoli;
+ albumi → + leggero → alveoli più grandi.
Lo zucchero ritarda la gelatinizzazione delle proteine dell'uovo, così in cottura il dolce ritarda la solidificazione a favore della lievitazione.
> zucchero →
> volume →
> umidità
Polveri = farina, o mix di farine. L'impasto deve essere soffice e friabile, non deve essere troppo elastico, per cui serve una farina con poco glutine → con poche proteine → una farina 00 debole (160-180 W).
Posso sostituire parte della farina 00 con:
Amido di riso: impasto elastico e leggero.
Amido di frumento: impasto leggero ma non elastico.
Amido di mais: impasto molto elastico.
Fecola: impasto elastico e più pesante (alveolo più grande).
Cacao: non superare gli 80 g per chilo di farina.
Aromi: vaniglia, limone, arancia...

Emulsionanti: es. burro (torta Margherita o Aurora).

Lievito: mai.


Che torta devo preparare?
Torta da bagnare e/o farcita con creme poco sostenute,
torta rivestita per esempio con pasta di zucchero o di mandorle.
Torte farcite con creme dense,
torte al cucchiaio
Semifreddi
Serve un'alveolatura fine, trama compatta, resistenza alla deformazione. Serve un'alveolatura media, trama più rustica. Serve un'alveolatura grande, trama soffice e ariosa, struttura deformabile, meno dolce.
☟ ☟ ☟
Massa pesante Massa media Massa leggera
D
o
s
i

(g)
Uova [Pu] Uova [Pu] Uova [Pu]
Zucchero [Pz = Pu] Zucchero [Pz = 0,7 Pu] Zucchero [Pz ≥ 0,5 Pu]
Polveri [Pf ≥ 0,5 Pu]
Polveri [Pf = 0,7 Pu]
Polveri [Pf = Pu]





Nota: a parità di diametro della teglia utilizzata otterrò quindi pan di Spagna con pesi differenti. In particolare, come si vede dalla tabella, quello con massa leggera peserà la metà rispetto a quello con massa pesante. Di conseguenza anche le altezze, per quanto con alveolature differenti, saranno diverse. Quello con massa leggera avrà un'altezza minore, dettaglio magari poco rilevante perché sarà tagliato a strisce per lavorazioni particolari. Ad ogni modo l'altezza del dolce può essere resa uguale per tutte e tre le masse aumentando la quantità degli ingredienti che compongono massa media e leggera sempre rispettando le proporzioni indicate.


Come la preparo?
Montata a caldo Montata a freddo Doppia montata Montata "All in"
Si montano assieme uova e zucchero ad una temperatura di 25-40 °C. Poi si incorporano le polveri. Le uova, preferibilmente a temperatura ambiente, si montano con lo zucchero. Poi si uniscono le polveri. (Vedi procedimento nel dettaglio nella ricetta sotto) Gli albumi vengono separati dai tuorli. Gli albumi vengono montati a neve e i tuorli con lo zucchero fino a sbianchire. Poi vengono riuniti in una fase finale assieme con le polveri. Si monta tutto assieme con l'aggiunta di emulsionanti.
In ogni caso montare fino ad ottenere 5 volte il volume iniziale. E' preferibile impiegare una frusta a fili sottili di una planetaria piuttosto che un normale frullino.


Come la cuocio?
Sempre in forno statico sul ripiano più basso del forno perché il pan di Spagna ha bisogno di caldo dal fondo.


A cosa devo fare attenzione?
Montaggio della massa: il pan di Spagna va montano alla giusta velocità (medio-alta), né troppo a lungo, né troppo poco. Ho provato un sacco di volte con le fruste montando anche per 20 minuti, ma le mie non sono né a righe fini, né hanno la capacità di far inglobare aria al pari di una planetaria. La planetaria mi ha davvero cambiato la vita in fatto di pan di Spagna. La massa montata deve essere ariosa, chiara, soda.
Se si monta poco in termini di tempo non si riesce a incorporare abbastanza aria, al contrario se si monta troppo a lungo l’aria si rompe la maglia proteica e la consistenza risulterà gommosa.
Inglobamento delle polveri: una eccessiva lavorazione del composto mentre si inglobano le polveri fa sì che si sviluppi una maglia glutinica tale da portare in cottura ad una cupola, mentre il pan di Spagna deve essere piatto.
Il forno: c'è da dire che quello domestico non ha mai temperature precise come quelle che indichiamo. Un buon controllo della temperatura fa la differenza. Inoltre il mio a casa non ha la possibilità di regolare le valvole per il vapore (che piace tanto al pan di Spagna) per cui mi sono arrangiata coi mezzi che avevo. La cottura in forno statico nel ripiano più basso ha sempre dato i risultati migliori.
Non aprire il forno troppo presto, poiché potrebbe implodere e perdere tutto il volume acquistato durante il montaggio.


Per preparare il pan di Spagna che vedete in foto ho seguito lo schema appena descritto scegliendo: Impasto tradizionale → OK, ho tutto in dispensa → Torta per creme dense, alveolatura media e piuttosto friabile → Massa media → Montata con metodo a freddo con uso della planetaria → Cottura in forno statico.
E adesso ecco la preparazione passo passo.

Pan di Spagna per torte

Preparazione: 30 min.Cottura: 40 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 8 Kcal/porzione: 150 circa
Ingredienti:

  • 200 g di uova (4 circa)
  • 120 g di zucchero semolato
  • 80 g di farina 00 debole
  • 40 g di fecola di patate
  • 1 baccello di vaniglia
  • Scorza di un'arancia o limone
Preparazione:

  1. Accendere il forno in modalità statica a 180 °C.
  2. Setacciare accuratamente per due volte le polveri e metterle da parte.
  3. Imburrare e infarinare una teglia con ø 22 cm.
  4. In una planetaria montare con la frusta a righe fini e velocità medio-alta le uova con lo zucchero sino a quintuplicare il volume iniziale. Il composto dovrà essere spumoso, gonfio e chiaro. Si capisce quando è pronto quando la frusta disegna delle righe definite nell'impasto e quando, una volta alzata la frusta, il composto ricade lentamente nella ciotola.
  5. Unire al composto gli eventuali aromi scelti e poi unire le farine a pioggia, mescolando con una marisa dal basso verso l'alto per non smontare la massa e giusto il tempo per incorporarle.
  6. Se l'impasto è ancora ben montato e avrà assorbito bene le farine avrà una consistenza tale da poter essere prelevato con una spatola larga (tipo tarocco) dalla ciotola e trasferito nella teglia.
  7. Livellare leggermente i bordi della massa e la superficie in modo che sia ben distribuito, poi infornare per 40 minuti sul ripiano più basso del forno.
  8. Controllare la cottura con uno stecchino di legno, poi spegnere il forno e lasciarlo raffreddare completamente.
  9. Sformarlo e farcirlo/decorarlo a piacimento.
Note:

  • La massima resa di volume per il montaggio delle uova si ha se queste sono alla temperatura di 32-36 °C.
  • Se il pan di Spagna non viene impiegato subito, appena pronto abbatterlo in abbattitore e impilarlo in congelatore. Al momento del bisogno scongelarlo direttamente in forno a 200 °C in modo che non si formino macro cristalli di ghiaccio.
  • Appena sformato è molto delicato e potrebbe tendere a sbriciolarsi durante il taglio. Un giorno di riposo permette al dolce di perdere umidità e seccarsi, per cui sarà più facile tagliarlo.
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E per concludere un po' di storia, che non fa mai male.
Pare che l'inventore del pan di Spagna sia un cuoco genovese di nome Giobatta Cabona che verso la metà del 1700 seguendo in un viaggio l'ambasciatore italiano in Spagna, il marchese Domenico Pallavicini, in occasione di un banchetto presentò una torta di una leggerezza incredibile. Essendo genovese questa torta venne chiamata in suo onore "Pâte Génoise".
Per onorare la corte spagnola a sua volta, visto che ne aveva apprezzato la bontà, la ricetta venne leggermente rivista (introducendo il montaggio a freddo) e prese il nome di Pan di Spagna.

Sono sfinita!
Ho scritto come un'ossessa per ore, ma almeno la bozza del post creata più di un anno fa è finalmente stata pubblicata.
Ho pan di Spagna in freezer per i prossimi due anni.
Per un po' non lo voglio più sentir nominare. :-)


"Adesso dormi, dai", mi dice il mio Massi, neanche non conoscesse già la risposta.
"Sì sì, leggo solo due righe", rispondo io.
Le due righe in realtà sono sempre qualcosa di più.
Sono davvero le "ultime due righe" quando devo rileggere cinque o sei volte la stessa frase per capirne il senso. Quello è il segnale che il cervello si sta finalmente spegnendo, che è veramente finita la giornata e che è giunta l'ora di dormire.
Qualche sera fa però le ultime due righe non volevano arrivare.
Guardo la sveglia e mi rendo conto che è veramente troppo tardi. Devo dormire, non posso andare avanti. Chiudo il libro e spengo la luce.
Una parte di me rimugina, rielabora quello che ho appena letto.
"No, se rimugino così non riuscirò a chiudere occhio", penso fra me.
Una domanda continua a venirmi in mente e mi vorrei togliere il dubbio.
Quanto vorrei avere in mano il numero verde del call center "Bressanini risponde 24h", ma non esiste.
Ma uno che ha la risposta c'è, e questo qualcuno sta dormendo beato proprio a fianco a me. Da un bel pezzo ormai, così tanto che forse è già in fase REM.
"Lo sveglio, o non lo sveglio, lo sveglio o non lo..." è il mio mantra.
Lo sveglio! Se no, rischio di rimanere sveglia io per tutta la notte con sto dubbio.

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Decido di formulare la domanda con già la mia ipotesi di risposta pronta, in modo che lui debba solo dire sì o no.
Ho un po' di timore. Mi metto alle sue spalle e gli sussurro la domanda all'orecchio come per non svegliarlo, sia mai che funzioni parlare ai cervelli in standby e loro reagiscano.
Ma niente.
Nessuna reazione.
"Lo sveglio! Mo' lo sveglio" penso.
"Massi?"
"MMMWWWhhh?"
Mi assale un senso di colpa da paura, ma ora che l'ho svegliato non posso tornare indietro né dire "Niente... niente" e finirla lì.
E' sveglio, è vivo, o quasi.
Sparo!
Gli dico scandendo accuratamente le parole il mio dubbio viscerale della serata, il mio sassolino nella scarpa, il mio dubbio amletico, l'unico ostacolo fra me e il mondo di Morfeo.
"Massi, ma la beta-galattosidasi è quella roba che scinde il lattosio in glucosio e galattosio?"
OK, se va bene mi manda a quel paese, se mi va male mi chiede il divorzio.
E invece no!
Finirà mai di stupirmi quest'uomo?
Il mio maritino eroe alza un po' la testa (e io pure) e vedo nella penombra nera che sta pensando, ho la sua attenzione.
Serissimo mi risponde senza voltarsi: "Sì... - pausa - ... E la "roba" comunque è un enzima."
Poi dopo questa pensata notturna tuffa la testa nel cuscino come uno che perde i sensi.
"OK, grazie!" sussurro felicissima.
Lo sono per tre motivi:
a) ho ancora un marito;
b) ci ero arrivata, avevo dedotto la risposta giusta;
c) ho avuto anche un'informazione in più! E' un enzima!

Domani approfondirò sto enzima, adesso posso dormire in pace.
Forse...

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Preparazione: 30 min.Cottura: 20 min.Riposo: 30 min.
Porzioni: 30 biscotti circa Kcal/biscotto: 100 circa
Ingredienti:

  • 125 g di burro
  • 80 g di zucchero
  • 110 g di farina 00
  • 30 g di farina di mandorle
  • 1 baccello di vaniglia
  • Confettura di lamponi q.b.
  • 1 pizzico di sale superfino
  • 50 g di zucchero a velo
  • 10 g di albume
Preparazione:

  1. Preriscaldare il forno a 170-180 °C.
  2. Setacciare le farine e il sale insieme in una ciotola.
  3. Impastare il burro con lo zucchero e i semi della vaniglia in un mixer (o con delle fruste) fino ad ottenere una crema chiara e spumosa.
  4. Unire il mix di farine e amalgamare bene il tutto. Lavorare l'impasto con le mani fino a formare una palla.
  5. Prelevare un pochino di impasto, formare una pallina con le mani.
  6. Disporre la pallina su carta forno adagiata su una leccarda e procedere così fino a esaurimento dell'impasto distanziando le palline di 2-3 cm.
  7. Affondare delicatamente, ma non fino in fondo, il manico di un mestolo di legno al centro di ogni pallina per creare un'incavatura (in cottura si allargherà un po' per cui non esagerare col foro).
  8. Riempire ciascun buchetto con un po' di confettura di lamponi, senza esagerare.
  9. Lasciare riposare in frigo i biscotti per venti minuti.
  10. Infornare per 15 minuti circa fino a che non saranno cotti, dopodiché prelevare la teglia dal forno e lasciarli raffreddare qualche minuto.
  11. A parte mescolare assieme lo zucchero a velo e l'albume per formare la ghiaccia reale.
  12. Trasferire la ghiaccia in un dosatore a punta fine (o in un cono ricavato piegando un triangolo di carta forno) e decorare la superficie dei biscottini.
  13. Lasciare che la ghiaccia rapprenda e poi consumarli, oppure trasferirli in scatole di latta o sacchetti puliti ed ermetici.
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Forse, perché in realtà il mio lui improvvisamente sveglissimo e ringalluzzito tira su la testa nuovamente, guarda la sveglia, poi si gira un po' verso di me e mi fa:
"Ma che (BEEP!) di domande mi fai a quest'ora? Ma leggerti libri normali prima di dormire no eh!?"
E come dargli torto? Su di me... non sui libri "normali" eh!
"Adesso dormi, dai", gli dico imitandolo.
Un respiro vibrante, profondo e già inconscio mi risponde.
Anche questo è amore!


P.S.: un perfetto ariete da sfondamento per aprire vie, arrivare al cuore e farsi perdonare (che s'è capito che io ne ho spesso bisogno) sono questi friabilissimi biscotti ripieni di confettura. Provateli! Con me hanno funzionato. :-)


"Sto bene a casa mia", "Di questi tempi non è sicuro", "Ci vogliono tanti soldi" sono le ragioni (o anche scuse, dipende un po' dai casi) che mi raccontano in molti sul fatto che loro non viaggiano o non amano viaggiare.
Una delle migliori che ho sentito recentemente è stata: "Tanto quei posti oramai si possono vedere anche in TV e spesso anche meglio che dal vivo, non serve nemmeno che ti muovi più".
Caspiterina! E' proprio vero!
O meglio, per certi versi...
Perché è vero che ci sono dei servizi in TV, o online che permettono di vedere luoghi in modo approfondito, raccontando dettagli, aneddoti e storie che talvolta sfuggono anche allo zonzolatore più incallito. Addirittura può succedere che si possano cogliere sfumature che magari non si acchiappano sul momento, oppure che semplicemente per il tempo e le risorse a disposizione non possono essere viste. Per di più una zonzolata che richiederebbe tre giorni viene invece sapientemente montata e condensata in un'ora o poco più di trasmissione.
Le troupe televisive riescono a fare dei lavori veramente incredibili e io ne rimango spesso incantata, ammirata e invidiosa.
Ma è anche vero che ci sono ancora molte cose che non possono essere trasmesse e che solo viaggiando fisicamente si possono apprezzare: in primis il vivere il posto (dettaglio mica da poco eh!), poi ci sono i contesti, le sfaccettature soggettive che ognuno di noi percepisce in modo così personale e differente (io e Massi per esempio sebbene che viviamo le stesse identiche esperienze torniamo a casa con una marea di ricordi differenti che ci permettono quando ci confrontiamo di far riemergere dettagli incredibili) e che la TV inevitabilmente uniforma, e infine, cosa non di minore importanza, profumi e sapori.
Se infatti siamo riusciti a poter regalare ad uno spettatore seduto l'esperienza visiva di una città o di un luogo sperduto o inaccessibile (come anche lo Spazio), non siamo ancora riusciti a far arrivare profumi e sapori che caratterizzano un posto o un piatto tipico.
Io amo viaggiare anche per questo.
Amo viaggiare perché vivo una nuova vita ad ogni viaggio.
Amo lo zonzolare attivando tutti i miei sensi.
E ogni volta scopro nuove sfaccettature, nuove sensazioni, immagazzino nuovi ricordi, faccio esperienza sulla mia stessa pelle, sulle mie stesse papille. Ed è fantastico!
La sensazione del tempo si dilata, come quando da bambini il giorno, essendo così ricco di esperienze nuove, veniva percepito come qualcosa di lunghissimo. Un mese passato a zonzolare vale tre mesi di vita normale e più o meno sei passati in ufficio a lavorare. (Dati Elena-Istat 2017)

Se con il post su Santiago del Cile sono riuscita a farvi vedere in pochi spunti e immagini quanto possa essere bella la città e le sue attrazioni, facendovi un pochino zonzolare con me sperando che la curiosità vi ci porti proprio fisicamente, altrettanto non posso fare per quello che abbiamo mangiato e bevuto.
Come ve lo spiego di cosa sa il Mote con huesillo qua sotto?

Mote con huesillo bevanda tipica cilena mangia e bevi ricetta facile drink wheat and peach chilean drink recipe

Far vedere la foto può dare già una buona idea della sostanza, ma spiegare il sapore è tutt'altro che facile oltre che sempre molto soggettivo.
Beh, vale la pena di provarci. Vado!

Il Mote con huesillo (letteralmente "Grano con pesche") è un mangia e bevi tipico cileno che viene consumato abitualmente. Si serve sempre fresco (sui 4-6 °C) in un bicchiere alto e stretto con un cucchiaino già infilato dentro. Si compone principalmente di tre cose: un primo strato sul fondo di grano cotto, una o due pesche disidratate e reidratate cotte e il succo di cottura di quest'ultime.
Si mangia cercando di staccare la pesca o pezzi della pesca dal nocciolo (a volte si trovano anche le versioni snocciolate - ma comunque con pezzi interi della frutta), alternando bocconi di grano a sorsi di sciroppo.
Il grano è semplicemente lessato in acqua, ha una consistenza morbida ma non sfatta, la pesca invece è dolce, morbidissima, polposa e succosa: si scioglie in bocca. Il succo da bere è in sostanza uno sciroppo (quindi più denso di un semplice tè - contrariamente a quanto mi sembrava prima di assaggiarlo) forse troppo dolce per la cultura e i palati italiani, ma in linea con la caratteristica dolcezza dei dolci sudamericani.
Il gusto è veramente molto buono e nel complesso, essendo una bevanda fresca, è gradevole e perfetto per le giornate estive.

Mi è piaciuto e stupito così tanto che tornata a casa ho voluto rifarlo.
E se cercare di far capire il vero sapore scrivendolo in un post è già molto difficile, replicare in Italia una ricetta di cui dispongo della metà degli ingredienti è praticamente una missione impossibile.
Eppure ci ho provato e il risultato non è stato proprio tanto diverso, anzi, affatto male. Ad ogni modo vi riporto la ricetta originale, sia mai che possiate trovare tutti gli ingredienti.
Dal canto mio vi dico che non ho trovato la chancaca (leggi nota ricetta per sapere cosa è) e le pesche intere disidratate e mi sono arrangiata rispettivamente con zucchero di canna (che è quasi la stessa cosa) e pesche sciroppate.

Mote con huesillo

Preparazione: 10 min.Cottura: 60 min.Riposo: 10 ore
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 530 circa
Ingredienti:

  • 8 pesche essiccate intere¹
  • 200 g di grano precotto
  • 170 g di zucchero di canna
  • 50 g di chancaca (in panetto)²
  • 1 stecca di cannella
Preparazione:

  1. Mettere in ammollo per almeno una notte le pesche disidratate in poco meno di un litro di acqua.
  2. La mattina seguente scolare le pesche e preservarne il succo.
  3. Cuocere il grano e una volta pronto, scolarlo e metterlo a raffreddare in frigo.
  4. In una casseruola ottenere un caramello cuocendo una modesta quantità di acqua e lo zucchero di canna. Una volta indorato unire il succo delle pesche un poco alla volta, poi la chancaca e la stecca di cannella. Unire infine anche le pesche, portare a ebollizione e lasciare cuocere per almeno 45 minuti o un'ora.
  5. Spegnere la fiamma e lasciare raffreddare completamente nel più breve tempo possibile.
  6. Una volta che sia il succo e le pesche che il grano saranno ben freddi, comporre il mangia e bevi disponendo in ciascun bicchiere prima il grano, poi due pesche e infine il succo fino a coprirle completamente.
  7. Servirlo immediatamente o conservarlo in frigo.
Note:

  1. In Italia sono un ingrediente non comune ed è possibile che sia complicato trovarle. In sostituzione si può provare con delle pesche sciroppate come ho fatto io (partendo direttamente dal passaggio 3)). Il risultato non è identico ma molto molto simile.
  2. La Chancaca, o anche Panela (o tanti altri nomi a seconda del Paese), non è altro che una grande "zolletta" di saccarosio ottenuto dallo zucchero di canna. Anche in questo caso non è sempre facile reperirla. Se non se ne dispone è possibile sostituirla con l'equivalente in peso di zucchero di canna, o per chi non ama troppo il dolce marcato (caratteristica di molti dolci sudamericani) ometterla del tutto.
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Io ci ho provato a spiegarvi il Mote con huesillo, questo mangia e bevi tipico cileno davvero delizioso, ma per chi fosse curioso, beh non resta che assaggiarlo in una bella zonzolata in Sud America. :-)


Sara, Claudio, Caterina, Alberto e Cristina, alias amici di cene, risate, bevute e tante tante chiacchiere, eccovi accontentati. :-)
Ecco qua la ricetta che mi avete chiesto di pubblicare, prima scelta fra tutte quelle che stazionano nella cartella "Pronte" da chissà (e chissà ancora per quanto) tempo: le Margherite di Stresa, o Canestrelli.

Lo so, li ho equiparati, ma non dubitate del fatto che mi sia chiesta quale differenza vi fosse. Del resto se si chiamano in modo diverso forse una ragione c'è, no?
Ho provato a capire la differenza, mi sono documentata un po' e ho scoperto che i pareri sono un po' vaghi e anche piuttosto assortiti.
C'è chi dice che sono diverse le farine, chi dice che uno ha tuorli normali e l'altro sodi, chi dice che è solo una questione geografica, chi attribuisce ai due una storia diversa (pare che le margheritine di Stresa fossero state create in onore di Margherita di Savoia), e c'è chi come me che dice: non c'ho capito nulla.
Entrambi hanno gli stessi ingredienti (salvo le varie interpretazioni/declinazioni), entrambi sono a forma di fiore con il buchetto nel mezzo, sono ricoperti da un bello strato di zucchero a velo, sono burrosissimi e friabilissimi tanto che appena addentati si sciolgono in bocca. Una goduria insomma.
E se la goduria si chiama margherita, canestrello, o fiorello a me poco importa, la ricetta è buona, funziona e il risultato è fantastico.

Ricetta biscotti canestrelli friabili con uova sode margherite di stresa fiore recipe cookies flower

La prima persona che me li ha fatti assaggiare fatti in casa è stata Elena (ComidaDeMama) in occasione di un Cookie Swap a casa sua.
Ho aumentato un pochino le dosi che ha impiegato e per praticità ho aumentato leggermente gli aromi di vaniglia e limone. Il risultato mi è piaciuto molto e visto che anche coloro che li hanno assaggiati ne hanno cantato le lodi, ecco qua sotto la ricetta passo passo.

Canestrelli - Margherite di Stresa

Preparazione: 30 min.Cottura: 25 min.Riposo: 1 ora
Porzioni: 100 circa Kcal/porzione: 50 circa
Ingredienti:

  • 150 g di zucchero a velo + q.b. per la decorazione
  • 300 g di burro
  • 5 tuorli sodi
  • 300 g di farina 00 + q.b. per la stesura
  • 200 g di fecola di patate
  • Scorza grattugiata di un limone non trattato
  • 1 baccello di vaniglia
  • 2 g di sale superfino
Preparazione:

  1. Lessare le uova per 10 minuti in acqua bollente. Farle raffreddare, poi aprirle e ricavarne i tuorli.
  2. In una ciotola unire le farine e lo zucchero a velo setacciati. Aggiungere poi i semi del baccello di vaniglia, la scorza di limone grattugiata, un pizzico di sale, il burro ammorbidito tagliato a pezzetti e infine i tuorli sodi passati ad un setaccio (anche un colino va bene).
  3. Impastare velocemente fino ad ottenere un panetto liscio e omogeneo.
  4. Rivestirlo con della pellicola trasparente e lasciarlo riposare in frigo per circa un'ora.
  5. Trascorso questo tempo, prelevare il panetto e preriscaldare il forno a 200 °C.
  6. Infarinare leggermente il piano di lavoro e stendere l'impasto con uno spessore di circa 1 cm.
  7. Ritagliare l'impasto con una formina a forma di fiore col buco al centro. Trasferire i biscotti su teglie rivestite con carta da forno facendo in modo che restino ben distanziati. Impastare nuovamente i ritagli e ricavare altri biscotti fino ad esaurire così l'impasto. Con una formina di ø 3 cm si ottengono circa 100 biscotti, mentre con quella di ø 4 cm se ne ottengono circa 60.
  8. Infornare in forno statico abbassando la temperatura a 180 °C, per 15 minuti circa. I biscotti non dovranno dorarsi, ma rimanere chiari.
  9. Una volta pronti sfornarli e lasciarli raffreddare completamente, dopodiché spolverizzarli con abbondante zucchero a velo.
Note:

  • Se non si è sicuri di come cuoce il proprio forno, infornare una teglia alla volta nel ripiano centrale.
  • Si conservano molto bene per due settimane in barattoli ermetici.
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Se qualcuno vorrà illuminarmi sulla effettiva differenza sono tutta orecchi. :-)


Le ultime parole famose:

"Ah, ora che vado in ferie avrò finalmente più tempo per dedicarmi al blog. Cucinerò e fotograferò un sacco, così scriverò tanti post, magari anche qualcuno da poter salvare e utilizzare nei tempi di magra."

Detto fatto no?
Negli ultimi giorni son piovuti post e ricette a gogò, non è così?
No, non è così.
Si dà il caso che la scrivente sottoscritta, in ferie da mo' (nel senso da un pezzo), si sia limitata a ricette estive banali, abbia fotografato ben una - no dico, una! (ed già è un miracolo) - ricetta, e abbia dedicato al blog un millesimo del tempo che aveva preventivato.
E la cosa bella?
'Un me ne pole fregà di meno!
Se non sono stata ai fornelli, alla scrivania, o attaccata al cellulare e ai social network è semplicemente perché mi sono goduta ogni istante di questi giorni favolosi.
Me la sono spassata. Ce la siamo spassata.
Alla grande.

No bake Peach Cheesecake alle pesche senza cottura dolce estivo fresco soffice ricetta facile e veloce

Pubblico velocemente questa ricetta, che avevo preparato a luglio e che ci siamo sbafati in sette nel giro di mezz'ora.
E' un dolce fresco ed estivo, non serve il forno ed è piuttosto veloce da preparare.
Le pesche la fanno da padrone, è morbido, cremoso e piuttosto alto come i classici cheesecake americani.
Qualora lo preferiste meno generoso e quindi meno alto (cioè se proprio volete fare un peccato) riducete di un terzo le dosi del ripieno.

Cheesecake alle pesche senza cottura

Preparazione: 30 min.Cottura: 30 sec.Riposo: 4 ore o +
Porzioni: 10 Kcal/porzione: 510 circa
Ingredienti:

Per la base:
  • 200 g di biscotti secchi a piacere
  • 100 g di burro
Per lo strato al formaggio:
  • 350 g di formaggio cremoso spalmabile tipo Philadelphia
  • 250 g di mascarpone
  • 250 g di ricotta
  • 100 g di zucchero
  • 6 g di colla di pesce¹
  • 50 ml di latte
  • 7 pesche gialle
  • Qualche fogliolina di menta
Preparazione:

  1. Per preparare la base rivestire una teglia del ø 22 cm con carta da forno sia sul fondo che sull'anello.
  2. Frullare in un mixer i biscotti assieme al burro fuso e poi trasferirli sul fondo della teglia per formare la base di biscotto. Risalire anche di un paio di centimetri o più sui bordi. Premere delicatamente per compattare il tutto e poi lasciare riposare in frigo intanto che si prepara lo strato cremoso.
  3. Lavare le pesche e lasciarne una da parte per la decorazione. A seconda dei gusti pelare o no le rimanenti e poi tagliarle a cubetti grossolani.
  4. Ammollare la colla di pesce in acqua fredda. In una ciotola mescolare con le fruste il formaggio col mascarpone, la ricotta e lo zucchero. Il composto dovrebbe risultare spumoso, liscio e gonfio.
  5. Scaldare per 30 secondi nel microonde alla massima potenza il latte e poi disciogliervi completamente la colla di pesce ben scolata e strizzata. Unirla al composto e montare ancora per amalgamare il tutto perfettamente.
  6. Unire le pesche a cubetti dentro la crema e mescolare.
  7. Prendere dal frigo la teglia, versarvi sopra il ripieno e livellare la superficie del dolce.
  8. Lasciare riposare in frigo per almeno 4 ore (meglio ancora una notte).
  9. Prima di servire decorare a piacere la superficie con alcune fettine della pesca tenuta da parte e alcune foglioline di menta.
Note:

  1. Se al posto della colla di pesce si utilizza agar-agar questo dolce è adatto anche a vegetariani.
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Sì, lo so che sono scappata anche da Facebook, Instagram eccetera, ma che ci posso fare se mi pesa troppo perdere tempo a pubblicare foto per far vedere la mia bellissima vacanza al mondo, piuttosto che godermela a pieno io in quel momento? ;-)
Sono soddisfatta, non ho perso tempo e me la sono spassata a gogò col mio Massi.
Questi giorni di ferie me li ricorderò: densi, inaspettati, ricchi, zonzolosi, spendaccioni, improvvisati, vissuti e tanto felici.
🂱 🂱 🂱 🂱 Sto! :-)


Ve le ricordate le zollette di zucchero bianche e squadrate da tuffare nel tè o caffè per addolcirli?
Quelle classiche, per quel che mi riguarda, sono scomparse dalla circolazione, oramai surclassate da bustine o dosatori. Sono praticamente estinte. Le ultime le ho avvistate a una festa in forme o colori strani, ma nulla più.
Se siano state dichiarate fuori moda non lo so; di per certo so che in giro in fatto di dolcificazione si trovano sempre più spesso cristalli di zucchero da sciogliere nel caffè, tè o tisane.
Sono a dir poco coreografici e sono disponibili anche in svariati colori.
E' un piacere vederli sciogliere lentamente nella bevanda calda mentre si mescola col bastoncino.
Ma ancora più un piacere è farseli da sé in casa e vedere la meraviglia della cristallizzazione crescere pian piano.
Peccato però che: io il tè e il caffè manco li zucchero; richiedono un sacco di tempo di attesa per cristallizzare; il quantitativo che ne risulta è piuttosto scarsino e se direte agli ospiti che li avete fatti voi, non ci crederanno e penseranno che li avete comprati.
Ma perché farli allora?
Ma perché sono troppo belli!
E poi giocare a fare il piccolo chimico ogni tanto non è affatto male, anzi.
Visto che è periodo di ferie, perché non prepararli prima di andare in vacanza per poi tornare e iniziare a vedere qualche bel risultato?

Come preparare i cristalli di zucchero in casa cristallizzazione glucosio ricetta - rock candy homemade recipe sugar crystals

Da tempo avevo salvato il link del sito "Scienza in cucina" di Dario Bressanini, in cui avevo letto di questi cristalli e di come prepararli in casa.
Nel suo post Bressanini riporta molto scrupolosamente i metodi e la spiegazione scientifica con la quale si formano i cristalli, per cui se siete interessati ad approfondire l'argomento vi consiglio di darci una letta.
Complice una serata di calma in cui anche Massi aveva voglia di fare un po' di bricolage (è lui che mi ha aiutato a costruire tutta l'impalcatura per tenerli sospesi nei vasi), ho deciso finalmente di provare.
La prima volta non mi sono venuti perfetti e anzi si era formata una spessa crosta in superficie che ha compromesso tutto il risultato, per cui li ho dovuti rifare. La seconda e terza volta ho ottenuto i cristalli (alcuni dei quali li vedete in foto) che hanno richiesto tempi di attesa un po' più lunghi di quanto pensassi, ossia quasi un mese.
E' molto importante la scelta dei vasi per cui alle indicazioni che riporta Bressanini ho deciso di aggiungere, nel procedimento descritto di seguito per prepararli, qualche nota legata alla mia esperienza.

Cristalli di zucchero

Preparazione: 30 min.Cottura: 20 min.Riposo: 1 mese
Porzioni: - Kcal/porzione: 40 circa
Ingredienti:

  • 600 g di zucchero semolato
  • 200 g di acqua
  • 1 pizzico di zucchero di canna
  • Eventuale colorante alimentare
  • 15 spiedini di legno (h=10 cm)
  • 1-2 contenitori alti e stretti
  • 1-2 pezzi di polistirolo
Preparazione:

  1. In un pentolino sciogliere lo zucchero nell'acqua. Portare a ebollizione mescolando con un cucchiaio. Man mano che la temperatura sale la soluzione diventerà sempre più limpida. Una volta pressoché trasparente spegnere la fiamma e aggiungere l'eventuale colorante scelto.
  2. Intingere gli stecchini di legno nello sciroppo fino a circa metà dell'altezza, poi ripulirli con della carta da cucina in modo da lasciare solo un velo di sciroppo sul legno.
  3. Adagiarli tutti su un piattino e poi spolverizzare le parti appiccicose degli stecchetti con un pizzico di zucchero di canna cercando di farlo aderire qua e là su tutta la superficie e poi lasciare asciugare qualche istante.
  4. Nel frattempo che gli stecchi si seccano, versare lo sciroppo caldo in un recipiente¹ alto a sufficienza per contenere gli spiedini di legno con ancorati i piccoli cristallini da crescere.
  5. In funzione del contenitore scelto² incastrare gli stecchi nel polistirolo in modo che questo, appoggiando sul vaso, possa tenere stabili e sospesi gli stecchi senza farli toccare sul fondo del contenitore (anzi tenendoli un paio di centimetri sopra).
  6. Una volta che lo sciroppo si sarà un po' raffreddato immergere gli stecchi.
  7. Attendere pazientemente che si formino i cristalli senza muovere i vasi. Una volta pronti e della dimensione desiderata staccarli delicatamente, scolarli a testa all'ingiù, lasciarli asciugare e poi consumarli a piacimento.
Note:

  1. Valutate bene il contenitore indispensabile per l'attesa perché lo sciroppo non è moltissimo e vasi troppo grandi rischiano di far ottenere davvero pochi stecchi cristallizzati. L'ideale sarebbe un contenitore in vetro largo e stretto (20 cm x 4 cm circa) in modo da poterli mettere in fila. Io ho usato due barattoli per alimenti larghi in modo che ciascuno potesse contenere 6-7 stecchi ben separati fra loro, perché se nell'attesa si attaccano poi son guai.
  2. E' importante che il contenitore sia in vetro trasparente in modo da poter controllare lo stato di avanzamento dei cristalli.
  • Si conservano benissimo in vasi di vetro anche per mesi.
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Ma le zollette di zucchero come si fanno?
Ci rivedremo qui puntuali fra vent'anni quando avremo il ritorno vintage delle zollette di zucchero e saranno out questi cristalli qua. :-)
A presto invece per il prossimo post! Ciao!


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