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Un post lungo, anzi lunghissimo. Da leggere a puntate tanto che è corposo, ma ricco di tante cose buone e spero consigli utili.

Frutto del pessimo risultato della combinazione del poco tempo a disposizione e delle tante cose da raccontare, ci ho messo un bel po' per prepararlo. Ora che ha stagionato per bene nella cartella "bozze" di questo blog, è pronto per essere finalmente pubblicato.

Dovete sapere che alcune fra le domande più frequenti che ci sono state rivolte al nostro ritorno inerenti la cucina inglese sono state: "In Inghilterra come si mangia?", "E' vero che si mangia male?", "La cucina inglese fa schifo vero?"
No, assolutamente no, abbiamo sempre risposto. La cucina inglese tipica è buona, sono gli inglesi che secondo noi invece mangiano male, o meglio ancora adorano il buon cibo, ma non hanno nessuna voglia di sbattersi per prepararselo.

La cucina inglese è infatti ricca di piatti gustosi e saporiti, forse un po' troppo calorici, ma del resto siamo in un altro clima e con materie prime fortemente diverse dalle nostre. Un difetto che ho trovato è la monotonia, ossia il più delle ricette prevede l'utilizzo di patate (fritte o in purea), piselli, carne e salse. Ma potrebbe non dire la stessa cosa uno straniero della nostra cucina a base di pasta e pane? Questioni di abitudini evidentemente.

Prima di partire mi ero un po' informata sui piatti tipici della tradizione che avrei potuto trovare in Inghilterra e ne sono rimasta:
  • molto entusiasta quando ho visto che il numero era davvero consistente,
  • alquanto stupita quando ho scoperto che la lista prevedeva piatti di origine indiana come il chicken tikka masala;
  • un po' delusa quando ho realizzato che non avrei potuto ragionevolmente assaggiare tutto, a meno di scoppiare o stare là per un anno. (Che poi diciamocela tutta, mica mi sarebbe dispiaciuto.)
Al che mi sono fatta una lista delle cose che avrei preferito assaggiare e una volta a York con il mio inseparabile compagno di scorpacciate e assaggi Massimiliano, siamo andati alla ricerca di questi piatti.

I primi giorni, avendo una pausa pranzo molto ridotta e tanta voglia di esplorare la città abbiamo optato per l'opzione più diffusa anche per gli indigeni del luogo, ossia il take-away. Incredibile ma vero moltissimi piatti inglesi si prestano bene per questa modalità. Ce lo vedete qualcuno in Italia che passeggia con un piatto di spaghetti al pomodoro?
Noi abbiamo voluto assaggiare subito gli scones, massicci paninozzi generalmente arricchiti con uvetta e/o formaggio, accompagnati con jacket potatoes al burro servite con insalata, o pollo. Semplici ma gustosi.


Riassumendo:
Periodo: ottobre 2014
Dove: The Cornish Bakery, 6 Coney St - York (UK)
Pregi: servizio gentile, camerieri simpaticissimi, prezzi bassi.
Difetti: locale con pochi posti a sedere e un po' angusto. Servizio un po' lento soprattutto nelle ore di punta: la flemma nel taglio della cipolla è da vedere. ;-) L'occhiolino che ha fatto la commessa al mio Massi.


Una delle prime sere l'abbiamo passata a zonzolare fra i vicoletti del bellissimo centro. Per caso ci siamo imbattuti in una combinazione edificio-ristorante per noi a dir poco inconsueta: uno dei palazzi più storici di York, di quelli classici con legni e travi imbarcate ai limiti del collasso, ospitava un ristorante cinese affollatissimo. L'interno era piccolo, tipico e molto carino, dalle due sale al piano superiore si godeva una bella vista sul viavai in strada.


Qui abbiamo gustato le immancabili nuvole di drago, sweet and sour chicken (pollo in agrodolce) accompagnato con riso, chicken udon noodle soup (minestra di spaghetti e pollo con verdure) e per finire un buon tè (inglese) con latte e biscottini, che spesso viene offerto a fine pasto e che noi abbiamo preso per imitare i nostri vicini di tavolo UK al 100%.

Riassumendo:
Periodo: ottobre 2014
Dove: Happy Valley Chinese, 70 Goodramgate - York (UK)
Pregi: interni caratteristici, buone porzioni, discreto rapporto qualità/prezzo.
Difetti: tavoli davvero troppo ravvicinati tanto che la nostra mimetizzazione da tè post cena è stata subito smascherata dai nostri vicini 100% UK che ci hanno chiesto da quale parte d'Italia arrivassimo, in italiano! :-0


In un bel weekend soleggiato, approfittando della bella giornata, abbiamo esplorato la città con un gruppo di amici. La pausa pranzo, dopo un bel po' di tentennamenti sulla scelta del posto, l'abbiamo passata in questo locale qua sotto, dove sotto suggerimento abbiamo scelto alcuni piatti che effettivamente si sono rivelati molto buoni e saporiti, anche se belli sostanziosi e un pochino pesanti.


Il primo piatto è la Homemade pie of the day: una torta salata ripiena di carni bianche, funghi e salse varie; il secondo piatto è il Giant Yorkshire pudding filled with steak: un enorme Yorkshire pudding (letto come si scrive e non "iorkshair padding") ripieno con tenero spezzatino al sugo.

Riassumendo:
Periodo: ottobre 2014
Dove: Michael's Brasserie, 54 Low Petergate - York (UK)
Pregi: bel locale in pieno centro, luminoso, raffinato e dai prezzi abbordabili.
Difetti: il menù alla parete che purtroppo obbliga i lettori a stare a ridosso di alcuni tavoli occupati, i prezzi folli dell'acqua.


Uno dei locali più gettonati dal nostro gruppo di amici a York è stato il The Three Tuns. Ci ritrovavamo ogni tanto qui tutti insieme per festeggiare un compleanno o semplicemente bere una birra a fine giornata. Si tratta comunque di un bel locale dove poter gustare un bel po' di piatti locali, come un bel pezzo di fish and chips con purea di piselli, accompagnati da una ampia scelta di birre.


Dopo una lunga riflessione su ciò che il menù proponeva, vista la mia marcata astinenza da verdure, ho optato per il Ploughman's Platter, e Massimiliano per un semplice ma veramente gustoso hamburger con patatine fritte.


Riassumendo:
Periodo: novembre 2014
Dove: The Three Tuns, 12 Coppergate - York (UK)
Pregi: locale tipico, prezzi abbordabili.
Difetti: interni un po' troppo bui, fritto del fish and chips da infarto.


La cultura arricchisce, ma talvolta mette proprio fame. Appena usciti da una full immersion nel York Castle Museum e oltrepassata la Clifford's Tower ci è venuto un buco allo stomaco pazzesco. Non avevamo realizzato che il giro ci avesse richiesto così tanto tempo, segno che ci era proprio piaciuto, e così siamo andati diretti in questo locale quasi per caso, perché era a portata di mano.


Entrambi abbiamo optato per una colazione all'inglese in versioni Full english breakfast e Veggie, preceduta dall'immancabile tè. Entrambe erano buonissime. Per me è stata una bella sorpresa poter assaggiare il black pudding, tipico salume a base di sangue di maiale impastato con avena e spezie. Al contrario di Massimiliano a me è piaciuto e mi sono mangiata pure la sua parte. Se non si pensa a ciò che è in realtà ma si prova a concentrarsi sul vero gusto, credo proprio che potrebbe piacere a molti. Io sono stata felicissima di aver depennato un altro piatto dal lungo elenco di prodotti tipici che volevo provare e ancora più felice nel scoprire che mi sia piaciuto.

Riassumendo:
Periodo: novembre 2014
Dove: 31 Castelgate Restaurant/Bistro, 31 Castelgate - York (UK)
Pregi: uno dei nostri locali preferiti. L'interno è molto raffinato, il servizio è preciso puntuale, i piatti curati anche nella presentazione e il prezzo è del tutto onesto.
Difetti: al momento non mi viene in mente niente.


Tanto per restare in tema "attacchi di fame" ecco un ottimo locale dove abbiamo cenato abbondantemente e senza spendere una follia. Si tratta di un locale che permette sia di scegliere i piatti da un menù che approfittare del buffet in cui le diverse carni sono servite in stile rosticceria ("carver").


Il Carver plate è quindi un piatto unico composto da una selezione di carni (più tipi si scelgono più si paga) servite al taglio dall'inserviente sotto indicazione del cliente e poi arricchite a scelta con salse e verdure di vario genere a self-service.

Riassumendo:
Periodo: ottobre 2014
Dove: Russell's Restaurant, 26 Coppergate - York (UK)
Pregi: tenere e succose le carni, buon rapporto qualità/prezzo, locale curato anche se retrò.
Difetti: servizio un po' lento al bancone, non piacevole (anche se è andata bene, ma che sia un caso?) lasciare giacche e zaini al tavolo mentre si è in coda per essere serviti.


Senz'altro incuriositi dalla lunga fila che usciva persino dalla porta di ingresso di questo locale, abbiamo deciso di provare anche noi quello che questa rosticceria aveva da offrire. Indipendentemente se si mangiava all'interno al piano superiore che se si portava via il pasto, il tutto veniva comunque servito in box da take-away.


Quello in foto è un "mappazzone" (per citare Bruno Barbieri) di Pork Yorkshire Pudding accompagnato con verdure cotte fra cui le onnipresenti patate.

Riassumendo:
Periodo: novembre 2014
Dove: The York Roast Co, 4 Stonegate - York (UK)
Pregi: saletta piccola ma accogliente, carni buone e succose.
Difetti: non avere il minimo servizio di coperto.


Sicuramente il posto perfetto per grandi abbuffate e grandi stomaci è il ristorante qua sotto. Si tratta di un locale in cui ci siamo recati sotto segnalazione della mia padrona di casa. Mi aveva detto che avrei assaggiato un sacco di cucine di tutto il mondo, fra cui anche il famigerato pollo "indo-uk-eniano". Piatto ricco mi ci ficco, e così abbiamo fatto una capatina anche qui.


Il locale prevedeva un menù a prezzo fisso con modalità buffet, ossia sinché non si era sazi si poteva continuare a mangiare sempre per la stessa cifra. Le cucine proposte erano veramente tante: dalla italiana, indiana, messicana, araba eccetera. I prezzi si differenziavano semplicemente per giorni feriali e festivi e per pranzo o cena. I festivi e le cene costavano circa il doppio ma anche i piatti serviti erano molti di più rispetto al giorno. Ciò che abbiamo mangiato era piuttosto buono, soprattutto in relazione a questa tipologia di ristorazione che di solito pecca un po' in qualità.

Riassumendo:
Periodo: novembre 2014
Dove: Cosmo Restaurant, 19 Bridge Street - York (UK)
Pregi: poter assaggiare e saltare da una cucina etnica all'altra tutto nello stesso luogo. Prezzi contenuti nei giorni feriali all'ora di pranzo.
Difetti: locale piuttosto buio, possibilità di cibo contaminato per via della modalità buffet.


Dopo take-away, cucine familiari, jacket potatoes a gogò il mio Massi ha deciso che dovevamo sperimentare anche qualcosina di più ricercato. Ha deciso di portarmi a cena in un locale di cui aveva letto e sentito parlare bene.


A lume di candela siamo stati coccolati dall'antipasto al dolce. Dopo averci servito il pane con il burro salato e quello aromatizzato alle erbe, abbiamo assaggiato insalata con pancetta croccante, crostini e uovo in camicia e una zuppa di cipolle con crostini gratinati.
Siamo poi passati a uno strepitoso filetto di merluzzo con gamberoni serviti su salsa Mornay e formaggio fuso (che era una roba di una bontà spaziale), e agnello ripieno di datteri e noci con salsa al vino rosso e menta. Entrambi sono stati serviti con le verdure che vedete in foto.


Infine come dolci abbiamo optato per un tipico Tipsy trifle, una coppa di lamponi liquorosi alternati a strati di torta tipo pan di Spagna e panna, e un alquanto favoloso Sticky Toffee Pudding.

Riassumendo:
Periodo: novembre 2014
Dove: The Go Down Restaurant, 15 Clifford Street - York (UK)
Pregi: servizio gentile, conveniente il menù a prezzo fisso con due o tre portate, l'acqua.
Difetti: locale piccolo, forse non adatto a gruppi numerosi; prezzi elevati nel menù à la carte.


Una piccola follia abbiamo deciso di farla in una famosa tea room, quella di Betty's. In città ci sono due locali per altro molto vicini fra loro, ma molto lontani in termini di struttura che li ospita. Il più famoso e turistico è quello anche più grande, ha vetrate enormi ed è in pieno centro. Il secondo è in un vicoletto vicino, in un piccolo e tipico palazzo fuso fra altri attigui e ospita i clienti al primo piano; il locale in questo caso è più intimo e rilassato. Noi abbiamo optato per quello meno turistico, perché in una zonzolata ci siamo imbattuti nel gestore del locale che, incredibile, è italiana. Rina, una simpatica ragazza dall'accento romano ci ha deliziato con i suoi racconti di vita UK una mattina presto mentre stavamo leggendo il menù fuori dall'ingresso. Il locale era ancora chiuso e lei stava aprendo ai fornitori. Siamo stati per un bel po' a chiacchierare e così abbiamo deciso di tornare a trovarla per salutarla prima del nostro rientro in Italia.


Quello in foto (tranne l'immagine al centro in alto) era ciò che ci è stato servito dopo aver ordinato il Betty's Traditional Afternoon Tea. Il macaron alle mandorle era uno dei migliori che io abbia mai mangiato e Rina ci ha detto che le mandorle arrivavano direttamente dalla Sicilia.

Riassumendo:
Periodo: novembre 2014
Dove: Betty's café tea room, 46 Stonegate - York (UK)
Pregi: il locale curato, il servizio cordiale e raffinato, la cura dei dettagli.
Difetti: i prezzi! Ma magari per una volta nella vita...


Decisamente più alla portata di tutte le tasche, il tè con scones, clotted cream e confettura che abbiamo gustato in un'altra tea room in compagnia dei nostri amici.


Riassumendo:
Periodo: novembre 2014
Dove: Bullivant of York, 15 Blake Street - York (UK)
Pregi: semplicità, locale curato in stile retrò, interessante la selezione di confetture.
Difetti: la flemma delle commesse, incommensurabile.


Volendo chiudere con la serie "non ci siamo fatti mancare proprio niente!" ecco: mega tazza di caffè slavato a due manici (tanto che era grossa), fish and chips di un unto e bisunto che il mio fegato grida ancora vendetta, la pizza in svendita in strada ai passanti a fine serata, la deliziosa merenda di metà mattina al mercatino di beneficenza (tanto per fare pure un'opera di bene :-) ).


Insomma, avete adocchiato qualcosa di buono e che vi abbia ispirato un po' di gola?
Mi auguro proprio di sì. :-)
Tutte le immagini dei piatti possono essere visualizzate più ingrandite qui, assieme a tutti gli altri nostri assaggi zonzolosi de-gusto! :-)

A presto, ciao!


Baton Rouge, capitale della Louisiana, non era fra le tappe previste nel nostro viaggio. Si sa però che siamo zonzoloni e quando ci spostiamo lasciamo largo spazio all'avventura e talvolta all'improvvisazione, per cui quando l'abbiamo dovuta praticamente oltrepassare per raggiungere New Orleans ci siamo detti "perché non ci fermiamo pure qui a dare una sbirciatina veloce?" e così è stato.

L'origine del nome Baton Rouge, che in francese significa "bastone rosso", è ben descritta in questo sito qui; traducendo dall'inglese si tratta in sostanza del nome dato dai primi esploratori francesi che nel 1699 arrivarono in queste terre dominate ancora da varie tribù indiane. Scelsero questo nome poiché avevano trovato pali, stecchi (bastoni appunto) su cui venivano attaccate carcasse (generalmente teste) di animali portati in sacrificio dagli indiani che insanguinavano il legno colorandolo di rosso e che probabilmente servivano per segnare confini e differenziare territori di caccia delle varie tribù.

Cosa fare e vedere a Baton Rouge Louisiana USA what to see and do America consigli di viaggio trip advices

La prima attrazione che abbiamo deciso di visitare è stata l'Old State Capitol, la vecchia sede del Campidoglio risalente al 1929 che si trova in pieno centro. La struttura oggi è adibita a museo, poiché la nuova sede è stata trasferita nel Louisiana State Capitol. L'ingresso è gratuito e per gli orari consigliamo di consultare il sito ufficiale qui. E' bene tenere presente che di solito i musei americani chiudono molto presto; questo salvo cambiamenti chiudeva tutti i giorni alle 16:00!
Appena entrati siamo rimasti stupefatti e affascinati; non preparati a questa meta non sapevamo cosa aspettarci. Una bellissima scala a chiocciola che domina un grande atrio decorato e piuttosto buio (a dispetto della facciata luminosa e bianca) ci ha fatto immediatamente capire che questo palazzo meritava una bella visita.


Ci sono venute incontro due signore "agées" (mettiamola così va... per essere eleganti alla francese, visto che siamo in Louisiana) volontarie della struttura che, con una gentilezza unica, si sono proposte di farci da guida.
Capendo che eravamo turisti stranieri una delle due ci ha parlato per una quindicina di minuti della struttura in maniera chiara e comprensibile (capacità rara per gli americani che generalmente risbrodolano alla stessa maniera le parole anche se gli si chiede cortesemente di ripetere). Ci ha descritto la storia del palazzo, fatto una panoramica delle varie sale e di cosa potevamo fare e vedere all'interno del Campidoglio, dopodiché ci ha lasciati liberi di esplorare la struttura.


Come sempre quando c'è da metter mano a musei, sale, racconti storici, marketing e comunicazione, gli americani sono dei maestri e questo museo non fa eccezione: la rappresentazione storica del posto, la documentazione esposta (spesso non con oggetti originali ma ricostruzioni) è fatta in maniera impeccabile; si passa da video tridimensionali, luci, computer touchscreen, a attività che coinvolgono attivamente il visitatore stesso, rendendo la visita scorrevole e piacevole.
La cosa che però più ci ha affascinati è stata la straordinaria cupola a mosaico che si irradiava sulle nostre teste esattamente sopra la scala a chiocciola che si sviluppa proprio intorno al pilastro portante. Uno spet-ta-co-lo!


Siamo saliti bramosi di vedere il resto. Abbiamo visitato le sale ai lati, quelle che ospitavano il Senato e la Camera dei Deputati e le altre sale limitrofe, dove siamo stati letteralmente rapiti dalle luci che attraversano le vetrate a mosaico. Abbiamo capito molto bene perché questa struttura funge oggigiorno non solo da museo ma anche da sale per ricevimenti e matrimoni. Una sala è stata addirittura adibita a raccogliere le fotografie di coloro che hanno festeggiato il matrimonio fra queste mura.


Prima di uscire siamo passati a salutare le signore che ci avevano accolto all'ingresso per ringraziarle e per farci consigliare un posticino carino dove poter assaggiare la cucina tipica del posto che fosse anche economico, ma soprattutto vicino visto che il tempo stava peggiorando e noi non avevamo voglia di riprendere la macchina per spostarci in città.
Dopo tanta carne, T-bones, burger, briskets eccetera era giunta finalmente l'ora del pesce e della fantastica (ma che dico fantastica?), straordinaria (ma che dico straordinaria?), superlativa cucina della Louisiana: un mix di piatti, ricette e culture che hanno dato vita a una delle cucine più intriganti che esistano al mondo.
E io... non aspettavo altro!

E' al Poor Boy Lloyd's che ho assaggiato la prima cup di Seafood Gumbo della mia vita. La "cup" si differenzia dalla "bowl" per le dimensioni: la prima è piccola (come si vede in foto), mentre la seconda è una porzione normale. Il Gumbo è una delle ricette tipiche della cucina cajun, ossia dei francesi dell'Accadia canadese spostati forzatamente dagli inglesi in Louisiana, che prevede una 'zuppa' a base di riso con aggiunta di pesce o carni e quasi sempre con aggiunta di qualche insaccato a pezzetti.
Un piatto che racchiude in sé non solo sapori forti e buonissimi, ma tutta la storia degli immigrati francesi, africani e spagnoli che hanno fuso le loro origini, culture e tradizioni per costruire la storia di questi luoghi. Gustare il Gumbo non è solo assaggiare una semplice zuppa, è assaggiare un pezzo di storia americana.
Ne abbiamo assaggiati anche di migliori, ma di questo parleremo in un post speciale tutto dedicato a questa straordinaria cucina.


Il nostro pranzo è proseguito con un "cake" di granchio (che non si vede perché sommerso di patatine fritte) davvero buonissimo. Si tratta della polpa di granchio tritata, mescolata con ingredienti vari che cambiano a seconda del ristorante e poi impanata e fritta. Generalmente viene servita (anche se purtroppo qui non si vede bene) sul guscio della chela rotta a metà.


Anche Massimiliano ha voluto provare un piatto tipico (molto più american style però): il Po'Boy (o Poor Boy), un sandwich con pane tipo baguette, che a differenza del classico panino "bun" non è molliccio e tondo, e che viene farcito con pesce fritto o con roast beef. In pratica un nostro classico buon panino ben farcito accompagnato con patatine fritte.


Il locale che ci hanno consigliato le signore tutto sommato non ci ha deluso, soprattutto come primo approccio alla cucina cajun e creola.

Riassumendo:
Periodo: febbraio 2014
Dove: Poor Boy Lloyd's, 201 Florida St - 70801 Baton Rouge (Louisiana, USA)
Pregi: buona cucina locale, locale accogliente ma senza pretese, piatti in ceramica (non da poco in USA!), economico.
Difetti: i crackers per accompagnamento al gumbo noooo!


Appena usciti dal locale siamo stati investiti da raffiche di vento che manco avesse dovuto passare un uragano da lì a un minuto. Ci siamo diretti subito al Louisiana State Capitol, la nuova sede del Campidoglio. Avrei voluto fotografarlo da fuori ma mi si sarebbero staccate le dita dal freddo, per cui ci accontentiamo di averne fotografato almeno l'interno. Per avere un'idea di come si presenta in una splendida giornata di sole basta cliccare qui.
Anche questa struttura è pubblica e gratuita e all'ingresso, come per tutti i Campidoglio delle Capitali USA, si deve passare dal controllo sicurezza.


Dalla hall centrale si può accedere alle sale del Senato e dei Deputati (Representatives). Al contrario di Austin quando siamo andati noi non era in corso nessuna seduta per cui le sale erano completamente vuote, salvo un paio di inservienti che si stavano facendo una bella pennichella post pranzo e che abbiamo svegliato entrando. ;-)


Con la sua torre centrale costituisce l'edificio più alto della città. Grazie a un ascensore si può salire fino in cima dove si trova un piccolo shop con cianfrusaglie varie (sì, pure quassù!), ma soprattutto da dove si può godere di una splendida vista della città. Il temerario Massi ha sfidato le correnti d'aria per scattare queste foto, io per paura di volare via mi sono "goduta" tutto dalle grandi porte a vetri.


Non abbiamo dubbi che questa città abbia da offrire molto di più, ma visto il meteo avverso, il poco tempo a disposizione e il fatto che si trattava di una tappa non prevista, siamo risaliti in macchina per riprendere il nostro viaggio. Nella foto qua sotto eravamo appena partiti e stavamo attraversando l'Horace Wilkinson Bridge, il ponte che collega le due sponde opposte del fiume più lungo del Nord America, il Mississippi.


La prossima tappa degli zonzoloni? New Orleans e la straordinaria cucina della Louisiana. A presto!


Elena: "Massi, ma quant'è che non si va a fare una zonzolatina a Firenze? Ci saranno sempre l'Arno, Ponte Vecchio, gli Uffizi e il Battistero? Bisogna andare a dare una controllatina eh. Che dici?"
Massimiliano: "Boh, mi sa che è veramente un sacco. Non me lo ricordo nemmeno io quant'è. Maaaaa... già che ci siamo, perché dopo tutte ste cose non andiamo pure a dare una controllata se ci sono ancora i paninazzi con il lampredotto o la finocchiona?"

Detto fatto!
Di lì a qualche giorno zonzolando per Firenze:
✔ Arno
✔ Ponte Vecchio
✔ Uffizi
✔ Battistero
✔ (tanto altro...)
Check effettuato. A Firenze in una giornata splendida e dal clima perfetto c'era tutto: la solita marea di turisti, noi che saremo stati immortalati in chissà quante miliardi di foto sparse per il mondo, gli infiniti angoli da visitare, la miriade di monumenti da ammirare, tutto straordinariamente bello come nei nostri ricordi.
Firenze c'era, splendida come sempre, piena di cose da raccontare, ma questo magari in un altro post.
Oggi vi parliamo dell'ultimo check che abbiamo fatto:

✔ Mega-panini con finocchiona o lampredotto

Non si può zonzolare per Firenze senza una bella, grossa e saporita schiacciata (focaccia) farcita con dell'ottima finocchiona o con un favoloso paninazzo traboccante di lampredotto: le due vere e proprie istituzioni culinarie di questa città.

Per chi non le conoscesse ecco una breve descrizione:
- la finocchiona è un tipico insaccato toscano a base di carne di maiale macinata e aromatizzata con semi di finocchio, aspetto da cui prende il nome. La sua storia è davvero particolare poiché i semi di finocchio non venivano impiegati tanto per l'aroma o per una migliore conservazione, quanto per nascondere o mascherare l'eventuale deterioramento delle carni impiegate.
E' proprio da questa pratica che è nata l'espressione "infinocchiare" nel senso di ingannare.

- il lampredotto è un trito fatto con il quarto stomaco bovino, l'abomaso, localmente soprannominato per l'appunto lampredotto. Essendo una frattaglie costituiva un piatto povero della cucina fiorentina mentre oggi invece rappresenta un piatto della tradizione rinomato e ricercato. I "trippai da strada" a Firenze sono tantissimi e lo servono nel "semelle" (il panino) assieme a varie aggiunte, come la nota salsa verde, olio piccante o salse aromatiche in versione "bagnato" ossia quando una metà del pane viene intriso di sughi per renderlo ancora più gustoso.

I posti dove mangiare queste due specialità gastronomiche sono moltissimi; noi oggi abbiamo deciso di raccontarvi di un posticino dove siamo rimasti soddisfatti, ovviamente facendolo come sempre senza alcun interesse, semplicemente raccontando la nostra impressione: "All'antico Vinaio".


Questo locale, che si trova a due passi dal centro, è veramente minuscolo. A destra dell'entrata uno stretto bancone corre lungo la parete, ma è difficile sostare nelle ore di punta perché il negozio è sempre straripante di gente. Questa foto l'abbiamo scattata la mattina presto, quando gli stomaci sono per lo più propensi a mettere in pancia un cornetto o una brioche piuttosto che un paninazzo di proporzioni considerevoli bello rimpinzato.


L'interno è rivestito in modo caratteristico, fra bottiglie e salumi appesi compaiono anche simpatici cartelli in dialetto degni dell'ilarità toscana. Anche il personale è cordiale e propenso alla battuta, ma soprattutto a consigliare il migliore abbinamento fra gli ingredienti esposti.
Sì, i panini o le focacce vengono infatti preparati sul momento con gli ingredienti a disposizione dietro il bancone. Si va dai classici salumi come prosciutto, finocchiona, salame, porchetta, lampredotto (non tutti i giorni, se non sbaglio mi par d'aver capito solo il giovedì), formaggi, mozzarella, burrata, verdure e salse varie (verde, al pecorino, ai carciofi ecc.).


Le focacce arrivano fresche fresche man mano che servono dall'osteria antistante che prende lo stesso nome e in cui ci si può sedere e ordinare taglieri di salumi, pappa al pomodoro o altre specialità (purtroppo quando siamo andati noi il locale era chiuso).
Ecco qua un signore che ho immortalato frettolosamente mentre eravamo in fila, che portava i rifornimenti ai ragazzi dietro al bancone. Non vi dico gli sguardi affamati della gente in coda che seguivano questo tagliere nell'attraversamento della strada.


Noi decisi a provare un po' di tutto e a dividercelo ci siamo fatti consigliare nell'abbinamento e il risultato finale è stato: una generosa dose (evvai!) di schiacciata con finocchiona, melanzane, crema di pecorino e un'altra schiacciata (sempre gigante) con prosciutto crudo, rucola, burrata e crema di carciofi.
Fa-vo-lo-se!


Purtroppo ne sono riuscita a fotografare una sola, l'altra era già stata intaccata dalle nostre fauci fameliche che, causa attesa prolungata in coda, non rispondevano più al nostro controllo. :-)
Il tutto per la modica e onesta cifra di 5,00 Euro a focaccia.
Torneremo? A queste condizioni, garantito!

Riassumendo:
Periodo: aprile 2014
Dove: All'antico Vinaio - via De' Neri, 65/n - 50122 Firenze
Pregi: ottimi panini, ottima qualità prezzo, personale cordiale.
Difetti: locale minuscolo, impossibile mangiarci dentro per il viavai, lunga coda per l'attesa soprattutto nelle ore di punta.


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