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"Häftling: ho imparato che sono un Häftling. Il mio nome è 174 517; siamo stati battezzati, porteremo finché vivremo il marchio sul braccio sinistro."

Il benvenuto ad Auschwitz (Oswiecin), la stazione intendo, non è dei migliori. Siamo partiti da Cracovia la mattina presto con un trenino decisamente più scalcinato rispetto a quelli bellissimi, nuovi e puliti che ci hanno portato in città dall'aeroporto e l'arrivo è oltre il nostro immaginario. Il posto è lugubre, scarno, sporco, povero e intorno molti palazzi sono abbandonati e fatiscenti.
A piedi lasciamo alle spalle la stazione e svoltiamo a destra alla volta dei campi di concentramento. In meno di un quarto d'ora arriviamo sul posto.
Neanche a farlo apposta il cielo è grigio, cupo e triste, esattamente come l'atmosfera che si respira.
Avevamo comprato i biglietti di ingresso ancora prima di partire online su questo sito (ma ce ne sono anche tanti altri). Avevamo scelto giorno e ora in modo che le date della nostra permanenza in Polonia ci potessero garantire di visitare, visti i giorni di apertura diversi, tutte le varie attrazioni che ci eravamo prefissi di visitare in città.
All'orario prestabilito ci siamo quindi immessi nella fila per prendere cuffia e radiolina e puntuali siamo stati raggruppati in un certo punto all'ingresso del percorso. La guida parlava un ottimo italiano e con enfasi ha iniziato a spiegarci la storia del luogo, dettagli interessanti, il come avvenivano certe cose, ma non il perché. Perché il perché nessuno ancora lo sa spiegare con certezza.

Auschwitz e Birkenau viaggio olocausto campi di sterminio e campi di concentramento storia foto - travel tales experience Poland

"La persuasione che la vita ha uno scopo è radicata in ogni fibra dell'uomo, è una proprietà della sostanza umana. Gli uomini liberi danno a questo scopo molti nomi, e sulla sua natura molto pensano e discutono: ma per noi la questione è più semplice. Oggi e qui, il nostro scopo è arrivare a primavera."

I campi di Auschwitz e Birkenau venivano distinti dalla guida come Auschwitz I (Auschwitz) e a circa tre chilometri di distanza Auschwitz II (Birkenau). Il tour che abbiamo comprato li comprendeva entrambi ed era anche previsto il trasporto in autobus da un sito all'altro e il ritorno.
Auschwitz I era un campo di concentramento, dove gli internati lavoravano duramente, mentre Auschwitz II (Birkenau) era un campo di sterminio, dove la gente entrava esclusivamente per morire tramite le camere a gas.
Il tour parte da Auschwitz I, quello che dei due campi è stato trasformato maggiormente in museo.
Tramite il fatidico cancello con la scritta "Arbeit macht frei" (Il lavoro rende liberi) si entra in un campo con numerosi edifici chiamati Block dall'architettura ordinata e praticamente identica. Tutto intorno al sito corrono due recinzioni di filo spinato di cui uno, il più interno, una volta era percorso da corrente elettrica.
Gran parte di questi edifici fungevano da dormitori, altri avevano diverse funzioni come infermeria, magazzini, latrine eccetera.


"(...) il Lager è la fame: noi stessi siamo la fame, fame vivente."

Il percorso che abbiamo seguito si snodava fra vari edifici al cui interno erano esposti oggetti personali dei deportati e ritrovati dai russi al momento della liberazione. La quantità di materiale è disarmante e nonostante tutto infinitesimale rispetto a quella che ha circolato effettivamente nel campo durante il periodo di attività. Quello che vediamo è quello che i tedeschi non sono riusciti a riutilizzare nel lavoro o a cancellare prima della disfatta.
Si trovano tonnellate di capelli umani ammassati, un numero incredibile di scarpe, valigie, pentole, protesi, pettini, specchi, occhiali e barattoli, gli stessi che contenevano il cianuro impiegato per le camere a gas.


"Della mia vita di allora non mi resta oggi che quanto basta per soffrire la fame e il freddo; non sono più abbastanza vivo per sapermi sopprimere."

Si accede poi ad una delle camere a gas in cui venivano ammassati con l'inganno di una doccia i poveri ignari. Dall'alto, tramite delle piccole finestrelle venivano versati i cristalli di acido cianidrico e poi richiuse. Si aspettava poco, all'incirca un'ora e le persone all'interno morivano fra atroci sofferenze. Il percorso dei cadaveri era breve. Una volta riaperte le finestre e sfiatati i gas alcuni deportati entravano e bruciavano i cadaveri nel vicino locale che aveva quattro forni crematori.
Gran parte dei forni crematori e delle camere a gas vennero fatte esplodere dai tedeschi appena dopo la disfatta in modo da cancellare le prove. L'impresa fortunatamente però non riuscì del tutto.


"Possono venire i russi: non troveranno che noi domati, noi spenti, degni ormai della morte inerme che ci attende. Distruggere l'uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi. Eccoci docili sotto i vostri sguardi: da parte nostra nulla più avete a temere: non atti di rivolta, non parole di sfida, neppure uno sguardo giudice."

"In questo momento vi trovate sul più grande cimitero al mondo." Così esordisce la nostra guida appena entrati a Birkenau.
Auschwitz I e II sono i luoghi dove hanno perso la vita oltre un milione di persone. Ogni giorno morivano migliaia di persone, per fame, inedia, percosse, malattie, stenti. Ogni giorno.
Ogni giorno entravano treni carichi di deportati che venivano separati prevalentemente per sesso e condizione di salute. I deboli non avevano nemmeno il tempo di rimanere, venivano ammassati e portati nelle camere a gas, altri ammassati nelle baracche aspettando la stessa fine.
Birkenau, molto più grande di Auschwitz I, è ancora più forte come testimonianza, molto più vicino alla realtà che fu rispetto al primo campo.
I binari sono ancora gli stessi, ma quasi tutte le baracche del campo sono state distrutte. In alcune si può ancora entrare, si possono vedere dall'esterno le latrine e il grande monumento di ricordo eretto dopo la fine della guerra.
Il monumento è praticamente l'ultima cosa che vediamo prima di rientrare con l'autobus.


"(...) viene infatti considerato tanto più civile un paese, quanto più savie ed efficienti vi sono quelle leggi che impediscono al misero di essere troppo misero, e al potente di essere troppo potente."

Torniamo nuovamente a piedi in stazione, lo stesso luogo desolato che ci ha accolto all'andata.
Dopo il tour appena concluso non pare nemmeno così male.
Per il resto della giornata io e Massi ci scambiamo opinioni e pensieri su ciò che abbiamo visto e provato.
Concordiamo sul fatto che nonostante la visita nemmeno lontanamente possiamo ancora immaginare che cosa possa aver voluto dire vivere in questo luogo. Nemmeno possiamo immaginare gli stenti di cui hanno vissuto queste persone.
Concordiamo sul fatto che chiunque dopo aver visto questi luoghi abbia il dovere di sentirsi un privilegiato per tutto ciò che ha, indipendentemente da quanto e cosa.
Perché qui libertà, denaro, salute, l'essenza dell'uomo in sé non valevano niente.

"Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile."

Estratti di "Se questo è un uomo" di Primo Levi.

Concludo con un pensiero:
La storia insegna, è l'uomo che non vuole imparare.


Prima di partire qualche lettura consigliata sui campi di sterminio, "Se questo è un uomo" di Primo Levi, Campo di concentramento di Auschwitz, e sull'Olocausto.

2 commenti:

  1. L'uomo.. non ha imparato.... Mamm amia.. mi son venuti i brividi solo a immaginare.. Non riuscirei ad andare a visitare quei luoghi.. starei male.. troppo.. Son luoghi lugubri.. dove imperversa ancora la sofferenza e la morte... :-( Ti abbraccio forte forte

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    1. Sono luoghi forti che bisogna visitare con un minimo di preparazione. La bravura della guida poi fa davvero la differenza. Buona serata Claudia, ricambio l'abbraccio. :-)

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