Enjoy food, travels and life

Non c'è storia, né santi. Ognuno di noi ha la propria personale distribuzione dei sette vizi (ma lo sono per davvero?) capitali (che parola tragica): superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia.
Non starebbe a me dire quali sono i miei difetti, ma credo di essere onesta se dico che probabilmente quando c'era da fare la fila per prendersi una buona dose di accidia, io ero in fila dal gelataio dopo aver fatto il triplo giro a quella della gola.
E se per la gola dovrei (si badi bene al condizionale, perché di pentimento non ce n'è l'ombra) fare un mea culpa, per l'accidia invece inizio a pensare che sarebbe stato meglio farmi fare almeno un piccolo coupon omaggio.
L'inerzia e la pigrizia proprio non mi appartengono, non c'è verso.
Ho tanta di quella voglia di fare nuove esperienze, di fare in generale che una vita intera mi pare troppo corta per poter racchiudere tutto.
Ho così tanta voglia di imparare sempre cose nuove che continuo a buttarmi in nuove avventure.
Ho continuamente bisogno di stimoli per rinnovarmi ogni giorno, ho bisogno di imparare per placare la sete della mia curiosità, ho bisogno di mettermi in gioco e sfidarmi per vedere fino a che punto sono capace di arrivare, ho fame di esperienze, un'insaziabile fame di vita vissuta.
Il problema è che gli eccessi non fanno bene e il troppo stroppia. Quanto reggerò non lo so, ma finché posso proseguo fiera come un capitano a bordo del proprio bel vascello che da poppa urla: "AVANTI TUTTA!"

E così al mio lavoro, al blog, al cane, all'amore spassionato quanto autodidatta per la cucina e la fotografia, a un corso di lingua, allo yoga, a due corsi in palestra, al nuoto e all'ossigeno che bramo dopo ogni apnea (o prezzemolo quotidiano, fate voi) meglio noto al pubblico come Massi si è aggiunto un altro impegno che mi rende entusiasta, anche se - ma son dettagli - alquanto sovraccarica.
Un impegno che mi vede immersa fra farine, lievitazioni, fermentazioni, pomodori e quintali di mozzarella filanti.
Solo a scriverlo spendo una buona dose di orgoglio (e vai di superbia) e il mio petto (ovvero il dorso della mia schiena) si gonfia come il cornicione di pasta in cottura e dilaga in me la gioia e la soddisfazione come la mozzarella su una pizza fumante.
Un altro piccolo sogno nel cassetto è andato, me lo sto godendo e sono al settimo cielo. :-)

Ricette polpette con macinato all'hawaiana ananas facili agrodolce sweet and sour meatballs recipe

La coniugazione quotidiana non è solo rivolta a impegni e tempo ma anche a ricette e ingredienti.
Il bello della cucina è poter sperimentare assaggiando anche sapori nuovi con abbinamenti insoliti.
Uno di questi sono le polpette agrodolci qua sotto, definite all'hawaiana perché accompagnate da pezzetti di ananas, un ingrediente che ricorre spesso nella cucina polinesiana.

Polpette agrodolci all'hawaiana

Preparazione: 20 min.Cottura: 20 min.Riposo: nessuno
Porzioni: 4 Kcal/porzione: 540 circa
Ingredienti:

Per le polpette:
  • 150 g di carne macinata di bovino
  • 100 g di carne macinata di maiale
  • 30 g di pangrattato
  • 1 uovo
  • ½ cipolla bianca
  • 1 ciuffetto di prezzemolo
  • Sale e pepe q.b.
  • Farina 00 q.b. per infarinare
  • 10 g di olio extravergine di oliva
Per la salsa:
  • 3 cucchiai di salsa di soia
  • 20 g di miele millefiori (1 cucchiaio circa)
  • 2 cucchiai di aceto balsamico (buono)
  • 1 cucchiaio di aceto di mele
  • 4 fette di ananas sciroppato
  • 200 ml di succo dell'ananas sciroppato (½ lattina circa)
  • 1 cucchiaio di doppio concentrato di pomodoro
  • 10 g di farina 00
  • 1 cucchiaino di paprika dolce
  • Semi di sesamo a piacere
  • 1 ciuffetto di erba cipollina
  • 1 ciuffetto di coriandolo (o prezzemolo)
Preparazione:

  1. Preparare le polpette unendo in una ciotola le carni macinate, il prezzemolo e la cipolla tritati finemente, l'uovo e il pangrattato. Salare e pepare.
  2. Lavorare con le mani fino ad ottenere un composto omogeneo e ben legato.
  3. Prelevare delle porzioni di impasto grandi quanto una noce, lavorarle fra le mani per formare delle palline tonde e farle rotolare in un piatto in cui è stata messa della farina.
  4. Esaurire così tutto il composto facendo in modo che tutte le polpette siano rivestite da un velo di farina.
  5. Scaldare l'olio in una padella antiaderente e poi mettervi a soffriggere le polpette cercando di dorarle su tutta la superficie uniformemente. Una volta pronte spegnere la fiamma, toglierle dal fuoco e procedere con la preparazione della salsa agrodolce.
  6. In una ciotolina mescolare assieme la salsa di soia, il miele, l'aceto balsamico e l'aceto di mele.
  7. In una padella antiaderente versare il succo dell'ananas e scaldarlo a fiamma molto bassa. Unire il contenuto della ciotolina, il concentrato di pomodoro e la paprika. Appena la salsa tenderà al bollore incorporare la farina setacciata e mescolare in modo che non si formino grumi.
  8. Non appena la salsa si sarà addensata unire le polpette e le fette di ananas tagliate a cubetti.
  9. Terminare la cottura delle polpette rigirandole bene in modo che siano ben rivestite dal sughetto.
  10. Servire le polpette ben calde con una spolverizzata di semi di sesamo, coriandolo ed erba cipollina tritati.
Note:

Sono ottime accompagnate con riso basmati semplicemente lessato.
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E non chiedetemi sempre come faccio a fare tutto perché la risposta è semplicemente: lo faccio. Punto e basta.
Volere è potere.
Potere è pura felicità!
Ehm... sì, dormire un po' di più o semplicemente dormire ogni tanto però non guasterebbe. :-)


Cronache di un venerdì sera a casa Zonzolando.

Mentre sono intenta a fondere assieme col cioccolato questi biscottini e contemporaneamente coi miei nipotini affino una filastrocca che dobbiamo dedicare ai nonni il giorno seguente, penso ad alta voce:
"Mah! Si vede che col fatto di accoppiarli, alla fine, sembra che ne escano pochi. Eppure se non ricordo male con queste dosi ne venivano di più. Che strano..."
Non faccio in tempo a finire la frase e a segnarmi su un foglietto stropicciato che devo raddoppiare le dosi quando una voce dal salotto esclama entusiasta: "Buonissimi!", e poi: "Spettacolo!", e poi ancora: "Spaziali!"
Ma come buonissimi? Ma come spaziali? Ma quando li ha presi? Ma quanti ne ha presi?
Vedendo la mia faccia stupita, per non dire da ebete visto che il solito mano lesta me l'ha fatta ancora praticamente sotto il naso, la mia nipotina esclama: "Ehm zia, lo zio Massi mentre eri concentrata con noi ha fatto avanti e indietro fra il divano e la graticola dove li avevi messi a raffreddare."
L'altro nipote conferma in silenzio annuendo.
"Ma come? E non mi dite niente? Quante volte?" faccio io indispettita.
Quante volte voglio sapere, quante! Ditemelo! Perché la mia prima preoccupazione non è tanto il fatto di sgridare il ladro e gli spioni, quanto cosa scrivere nel post al numero delle dosi che si ottengono perché non me lo ero mai scritto e a questo punto non ne posso nemmeno avere idea.
OK, mi autodiasgnostico una malattia professionale. ;-)

Ricetta dei baci di dama alle nocciole o mandorle ricetta perfetta buonissimi - woopie hazelnut and chocolate cookies biscuit recipe

Mentre i nipotini alzano le spalle come per dire che non ne hanno la più pallida idea, dal salotto la voce del peccato affatto pentita risponde dal suo bel divano: "Cinque, sei. (Pausa) Fai anche sette o otto."
Non lo posso vedere ma sono certa che il suo naso stia cercando di sfondare il soffitto.
Sbalordita dalla risposta esclamo: "Otto? Otto?!?! Quindi sedici?"
Segue un attimo di silenzio e poi passi svelti.
La faccia di Lupin/Pinocchio fa capolino nella cucina e chiede: "Come sedici?"
Tiro un sospiro di sollievo. Li ha mangiati singoli non ricordando che in quelli finiti c'è anche lo strato di cioccolato che ne fonde assieme due alla volta e che quindi me li fa contare come uno singolo.
Nell'affacciarsi alla cucina vedo che si accorge di quelli finiti sul bancone e fa il colpo di prenderne uno.
Lo scaccio dal mio tessssssoro manco mi fossi appena trasformata in Gollum, semplicemente contenta del fatto che già i mezzi biscottini da sé gli piacessero così tanto.

Per placare i sintomi della malattia e quindi calcolare le dosi finali non ho altra cura se non mettermi a contare le stimmate a dischetto che i biscotti in cottura hanno lasciato sulla carta forno. Almeno lei non ruba e non mente. :-)

Credetemi se vi dico che dopo averne assaggiato uno posso capire Massi. Come l'anello del potere questi biscottini sono un vero richiamo e uno tira l'altro.
Sono friabili, morbidi e si sciolgono in bocca.
Le nocciole si possono utilizzare sia con la pellicina che senza. Per chi vuole un biscotto liscio e chiaro uniforme bisogna utilizzare le nocciole spellate. A me piace usare invece quelle ancora rivestite dal perisperma perché trovo che diano quel tocco di colore "sale e pepe" che mi piace tanto e che cambi anche in meglio il gusto. Dipende poi dalla disponibilità che ho, sono buonissimi comunque.

Baci di dama

Preparazione: 30 min.Cottura: 15 min.Riposo: 1 ora e ½
Porzioni: 25 Kcal/porzione: 110 circa
Ingredienti:

  • 100 g di nocciole non spellate
  • 150 g di farina 00
  • 110 g di burro
  • 90 g di zucchero
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 1 tuorlo
  • 1 pizzico di sale superfino¹
  • 60 g di cioccolato al gianduia (o secondo i gusti)
Preparazione:

  1. Tritare le nocciole con un frullatore riducendole in farina.
  2. In una ciotola sbattere lo zucchero assieme al burro ben ammorbidito a temperatura ambiente fino ad ottenere una pomata liscia e gonfia.
  3. Unire le farine, il tuorlo, l'estratto di vaniglia e infine il pizzico di sale. Amalgamare bene gli ingredienti fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Formare una palla e riporla in frigo per almeno un'ora.
  4. Accendere il forno a 170 °C in modalità ventilata e rivestire una teglia con carta forno.
  5. Togliere l'impasto dal frigo e con l'aiuto di un misurino (si può fare anche dosando a mano ma c'è il rischio che le palline siano poi tutte diverse) prelevare tante piccole porzioni di impasto in modo da formare tante palline del ø di circa 2 cm.²
  6. Adagiarle sulla carta forno distanziate di qualche centimetro.
  7. Infornare per 15 minuti circa sino a che i biscottini saranno leggermente dorati in superficie.
  8. Estrarli dal forno e non toccarli perché sono molto friabili. Non appena si saranno intiepiditi metterli su una gratella a raffreddare completamente.
  9. Intanto che raffreddano preparare il cioccolato facendolo fondere a bagnomaria.
  10. Con un cucchiaino prelevare poco cioccolato alla volta, adagiarlo sulla parte appiattita di un biscotto e poi chiuderlo con l'altro biscotto in modo che le due parti piatte combacino.
  11. Lasciare rapprendere e solidificare nuovamente il cioccolato in modo che il biscotto si saldi completamente e poi servire.
Note:

  1. Il sale dà sicuramente quel tocco in più che esalta il dolce. E' fondamentale però utilizzarne uno molto fino. Qualora non si avesse a disposizione frullarlo assieme alle nocciole e un cucchiaio di zucchero.
  2. In alternativa al misurino, sempre per ottenere delle palline tutte uguali si può stendere l'impasto fra due fogli di carta forno o pellicola, ritagliarlo con un piccolo coppapasta, prelevarlo e poi arrotolarlo fra le mani.
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Quelli rimasti li ho anche offerti a due zie di Massi che ne sono rimaste entusiaste. Non è così zia Carmela? :-)
Eccoti qua la ricetta che mi hai tanto chiesto.
Sono felicissima che ti siano piaciuti.

E voi che li proverete fatemi sapere che ne pensate, mi raccomando.
A presto!


Benvenuti al nuovo appuntamento con la "Zonzolando's Serendipity Box", la scatola che serve a ricordare i piccoli grandi piaceri della vita cogliendo il meglio di ciò che ci offre.

Troppo spesso infatti le nostre giornate sono riempite di pensieri e preoccupazioni tendendo a dimenticare il bello che nella vita c'è (sempre!). Con questa scatola voglio immortalare, se non tutto, gran parte delle cose belle che riempiono la mia/nostra vita quotidiana (ma che potrebbe essere anche quella di tutti), dalle grandi alle piccole cose che ci rendono felici e, ancora meglio, sereni.

In queste box ho racchiuso in soldoni il mese di gennaio. Parto come sempre dai giorni più lontani, ma comunque ben vividi, fino ad arrivare ai giorni appena trascorsi. Parto con la Serendipity Box n° 120:
  1. La cena di San Silvestro in casa di amici. Che serata! Quante chiacchiere e quanto buon cibo! E' sempre un piacere iniziare l'anno in buona e allegra compagnia. Grazie a tutti! :-)
  2. Il cioccolato, i cioccolatini, le caramelle e tante altre delizie che fanno tanto bene all'umore. In questa ciotola mi ci sarei tuffata dentro.
  3. Passeggiare sotto i cieli stellati che questo inverno ci ha regalato e ammirare le stelle cadenti. Quante ne abbiamo viste! Quanti desideri che ho espresso. :-) (Immagine presa dal Web)
  4. Zonzolando ancora in TV con tante ricette di biscotti golosi.
  5. Che si fa quando il sabato sera piove e fa freddo? Si va a casa di amici, si svuota la ciotola goduriosa del punto sopra e si gioca a Risiko fino a tardi. Grande Emilio!
  6. Entrare ufficialmente a far parte del club dei quattrocchi.
  7. Leggere. Il tempo per leggere. I libri, in ogni loro forma.
  8. Ammirare angoli di paradiso terreni.

Prosegue il racconto di bei momenti nella Serendipity Box n° 121:
  1. Preparare segnaposto, regali e addobbi a sorpresa per una festa speciale dedicata a persone speciali. Essere stanca morta dopo delle giornate intense e lavorare comunque di notte per mancanza di tempo pensando che la soddisfazione nel vedere queste persone felici ripagherà ogni sforzo.
  2. Quanto mi piaceva questa panchina illuminata dalla luce del lampione che abbiamo trovato in una passeggiata notturna con Massi. Non so perché ma mi infondeva tanta serenità e conforto.
  3. Tornare a casa tardi e trovare una cena deliziosa pronta. Se poi è a lume di candela mi struggo! :-)
  4. Passeggiare in mezzo alla neve fresca con un panorama incredibile. In questi momenti mi sento proprio fortunata a vivere fra le montagne.
  5. In quanti possono dire di essersi fatti un selfie con la propria termografia? Eheh, mi diverto male lo so. Da notare la punta del naso freddissima!
  6. Il numero incredibile di visualizzazioni che ha raggiunto Zonzolando qualche giorno fa. Grazie a tutti voi che ci seguite!
  7. Il paninozzo fumante ripieno di pasta di maiale e crauti che mi sono mangiata di gran gusto al termine di un pranzo di festa organizzato dal Comitato Carnevale del paese in cui vivo. Ehm, forse non era solo un panino... magari erano un paio. ;-)
  8. Il sorriso che mi è venuto spontaneo pensando all'ironia della situazione dovuta al fatto che mentre la radio suonava "Here comes the sun" dei The Beatles, ci trovavamo in un nebbia da paura.

E invine arrivo lesta ai giorni più recenti con la Serendipity Box n° 122:
  1. Piccoli momenti di gongolamento quando le mie foto piacciono a lei. :-)
  2. I vostri like sulla pagina di Facebook che giorno per giorno aumentano sempre più. Grazie di cuore!
  3. La soddisfazione di aver finalmente pubblicato il post su Praga. Era l'ora!
  4. Essere felice per Massi che se la zonzola beatamente (mentre io le racconto lui le fa) in posti meravigliosi.
  5. Essere ancora più felice nel riaverlo a casa. :-)
  6. La gioia nello scoprire che Babbo Natale a casa nostra non arriva solo il 25 dicembre ma a anche a febbraio. Si vede che sono stata proprio tanto buona io. Evviva!
  7. Preparare una super torta per un compleanno speciale: un Tiramisù cheesecake senza cottura. La ricetta è esattamente questa qua leggermente rivista nell'assemblaggio, ossia con i savoiardi stesi in orizzontale nel mezzo invece che disposti a corona fuori.
  8. La mia prima pizza infornata. Perché sì, sto provando anche questa meravigliosa e stimolante esperienza. Ne sono felicissima.

L'aforisma di queste serendipity per me non poteva che essere:
"Volere è potere."
(Proverbio)


Continuerò a rimboccarmi le maniche per realizzare i miei sogni in modo da vivere tanti bellissimi momenti che popoleranno queste piccole, grandi box della serenità/felicità.
Nel frattempo auguro delle splendide giornate a tutti! Godete di ogni momento mi raccomando! ;-)


Qualche giorno fa Massi mi ha fatto vedere uno splendido video di una società di video-maker che, per promuovere la propria attività, ha girato un video turistico/emozionale su York.
Ho riconosciuto questa città dal primo fotogramma che ho visto, ovvero un dettaglio delle torri del Minster: un capolavoro dell'architettura gotica giunto ai giorni nostri in splendida forma.
Siccome che, nonostante ne avessi parlato indirettamente qui, qui, qui e ancora qui, fra i tanti racconti di zonzolate mancava ancora all'appello York, allora ho deciso di non perdere lo slancio regalato dal post su Praga e dedicarmi a chiudere anche il racconto di questo viaggio durato più di un mese.

Parto dalla meraviglia di York: lo York Minster. Si tratta di una meravigliosa, maestosa, imponente, fantastica e non so quanti aggettivi superlativi ci metterei per descriverla, cattedrale della città. E' la chiesa principale della diocesi anglicana di York e costituisce uno degli edifici gotici più grandi del Nord Europa.
Non c'è stato giorno durante la nostra permanenza in cui non ci siamo passati a fianco e spesso, soprattutto la mattina o al tramonto, ci fermavamo ad ammirare i dettagli architettonici, i giganteschi mosaici e le torri maestose.
Ricordo benissimo anche l'ultimo giorno prima di tornare a casa in cui con Massi siamo andati a dirle arrivederci (come augurio di rincontrarci in futuro) riempiendoci gli occhi di tanta meraviglia.

York Inghilterra cosa fare e vedere Minster cosa mangiare musei e attività mura - What to see and do in York England trip advices

L'ingresso è a pagamento salvo durante le funzioni religiose, momento nel quale però non si possono visitare le navate, la torre e la parte sottostante. In sostanza si va appositamente per la messa, altrimenti o si viene bloccati all'entrata, o si viene caldamente accompagnati all'ingresso con la richiesta di aspettare la fine.
Noi una domenica mattina, pur di assistere al rito anglicano (che per noi era del tutto nuovo) ci siamo messi in fondo e abbiamo ascoltato tutta la messa.

Questa chiesa, essendo enorme, richiede un po' di tempo per essere visitata per bene. A tal proposito viene in aiuto la validità del biglietto che una volta acquistato è valido per più ingressi. Una cosa geniale! In questo modo (se si dispone di più giorni) una volta si può salire sulla torre per godere del panorama sulla città, un'altra volta si può spendere del tempo fra le navate, nel transetto, ad ascoltare l'organo, a vedere le vetrate a mosaico e un'altra ancora a girare tutta la parte sottostante che ricostruisce la storia di questa chiesa.


E noi abbiamo fatto proprio così. Abbiamo approfittato di tante ma brevi visite per girarla con calma.
Il primo giorno spinti dalla curiosità di dominare York dall'alto siamo saliti lungo la strettissima scala a chiocciola che risale una delle due torri (prima foto in alto) stupendoci che i gradini fossero quasi tutti incisi di nomi e date.
Una volta in cima avevamo un capogiro tremendo, non tanto per la vista o per le vertigini quanto per la salita a cavatappi talmente stretta che ci aveva fatto girare la testa. Che fossimo saliti troppo in fretta? Può essere... :-)
Un altro paio di pomeriggi li abbiamo spesi a visitare l'interno delle navate, a godere dei dettagli dei giganteschi quanto meravigliosi mosaici e a sentire suonare lo struggente organo centrale.
Infine abbiamo visitato il museo che si trova praticamente sotto la cattedrale e che ricostruisce perfettamente la storia di questo incredibile edificio.

Una volta riempiti gli occhi di tanta meraviglia e dopo aver fatto il pieno di storia e nozioni architettoniche si può fare un breve giretto nella Church of St. Michael le Belfrey, che si trova proprio a fianco del Minster. Fra queste due chiese si può ammirare anche la statua dell'imperatore romano Costantino che convertì la popolazione al cristianesimo.


York non è famosa solo per la sua cattedrale, ma anche per essere racchiusa da un'antica cinta muraria molto ben conservata. Non sarà tanto bella e larga al pari di quella di Lucca, ma è altrettanto affascinante, ricca di storia e soprattutto percorribile a piedi.
La lunghezza totale, che è di circa tre chilometri e mezzo, è intervallata a tratti più o meno regolari da delle sorte di baluardi (chiamati Bar) che permettono di scendere o salire dalle mura e di attraversare le vie principali di collegamento fra il fuori e il centro città.


I Bar si trovano quindi in punti cruciali delle mura perché costituiscono i punti di accesso alla città.
Fra tutti i Bar presenti che si possono visitare quello più famoso è il Monk Bar, definito la porta più bella di York. La struttura si snoda su tre piani all'interno di uno dei quali si trova il museo dedicato a Riccardo III. Da qui in direzione Bootham Bar ha anche inizio uno dei tratti più belli della passeggiata sulle mura.

Una volta terminato il giro di mura è un piacere addentrarsi fra le strade interne della cittadina e ammirare le varie tipologie di edifici. L'architettura è davvero varia e si passa dagli edifici apparentemente instabili e pericolanti delle vie storiche di Shambles dove si respira aria medioevale, a quelle fatte di mattoncini rossi che paiono uscite dalla rivoluzione industriale, a quelle più moderne e recenti.
York infatti è una maestra nel coniugare al proprio interno tanti stili e tanta storia con un risultato così incantevole.
Una delle vie principali, sempre affollate di gente e ricca di negozi è Stonegate. Si tratta di una strada storica sempre molto frequentata per lo shopping che conduce da Bettys a York Minster.


Su questa strada si trova la St. Martin's Church, una chiesa che resta praticamente mimetizzata fra gli edifici ma di facile identificazione se si prende come punto di riferimento il caratteristico orologio (seconda riga a destra nella foto qua sotto) appena fuori il suo ingresso.
Abbiamo perso il conto del numero di volte che abbiamo camminato nei pressi di questa piccola chiesa ammirando il suo orologio senza sapere del piccolo gioiello che ospitavano le mura a cui stava appeso. Fateci un giro dentro se vi capita perché merita.

Non vale invece secondo noi la visita all'interno della Clifford's Tower, unica torre superstite del tratto murario di questa zona. Questa particolare torre si trova su una collinetta verdeggiante nel centro città. Il prezzo per entrare durante il nostro soggiorno (più di 4 sterline) era spropositato per il poco che l'interno ha da offrire (praticamente niente se non le mura). Per chi vuole spingere lo sguardo un po' oltre la fila di edifici della zona si può salire fin davanti l'ingresso e fare un paio di foto da lì.


Le rovine dell'abbazia nella foto qua sopra in alto a sinistra sono quelle della Abbey of St. Mary negli York Museum Gardens.
L'edificio è risalente al 1055 ma ha subito nel corso degli anni numerose dispute e rimaneggiamenti fino ad arrivare alla nuova ricostruzione avvenuta nel XIII secolo. Dopo la dissoluzione dei monasteri inglesi voluta da Enrico VIII fu abbandonata e in seguito quasi completamente distrutta. Ciò che rimane oggi dell'antica struttura sono la parete settentrionale e quella occidentale nonché qualche altro resto isolato.

Vicinissimo alle rovine dell'abbazia si trova lo Yorkshire Museum che ospita al proprio interno numerosissimi manufatti storici locali che vanno dall'epoca preistorica, a quella romana e vichinga fino ad arrivare al XX secolo. Il museo ospita anche mostre itineranti.


Un altro famoso museo, forse anche più carino di quello precedente è lo York Castle Museum, che ospita una collezione dedicata alla cultura e al folclore della cittadina di Pickering. All'interno del museo è perfettamente ricostruita la Kirkgate, una via vittoriana completa di botteghe tra cui quella di un fabbro, di un tipografo, di dolciumi ecc. Ogni bottega ha un attore che impersona il commerciante e che spiega i propri prodotti in vendita, i prezzi e la storia del negozio. Le spiegazioni sono molto interessanti anche se ovviamente solo in lingua inglese. Sono presenti anche un cottage tipico delle brughiere della zona, una sala da pranzo del periodo di Giacomo I, la cella dove fu rinchiuso il bandito Dick Turpin e molto altro ancora.
La ricostruzione storica è piacevole e per come è organizzata riesce a coinvolgere attivamente il visitatore, immergendolo in una realtà che altrimenti sarebbe difficile da immaginare.


L'esposizione non si limita solo alla ricostruzione di questo periodo storico ma arriva anche a comparare i diversi stili di arredamento delle cucine, camerette e salotti nel corso del tempo. Ci sono mostre di utensili diventati poi elettrodomestici e mostre dedicate ai giocattoli. Insomma di materiale da vedere e su cui riflettere e imparare ce n'è davvero tanto.

Un altro museo molto frequentato e imperdibile per gli amanti dei treni è il National Railway Museum interamente dedicato alla storia dei trasporti ferroviari nel Regno Unito.
È veramente gigantesco e ospita una collezione di veicoli ferroviari davvero notevole fra cui anche cimeli storicamente significativi e importanti.


Il museo è molto vasto e richiede un bel po' di tempo per poter essere visitato, soprattutto nell'ala dedicata ai cimeli storici che appare un po' confusionaria e veramente troppo piena. Io sono certa di essermi persa un sacco di cose e dettagli per via di così tanta mole di roba da vedere.
I treni sono splendidi, lucidi e perfettamente conservati. Non tutte le carrozze si possono visitare o sono accessibili, per cui occorre vedere i loro interni, arredamenti e dettagli attraverso i finestrini lungo le banchine.
Siamo certi che agli appassionati di questo settore brilleranno gli occhi nel visitarlo.


Un museo di recente apertura (1984) in centro città è lo Jorvik Viking Centre, un museo molto amato e visitato. Durante il nostro soggiorno di un anno e mezzo fa non ci siamo andati. Visto che mi sarebbe comunque piaciuto raccontarne qualche dettaglio sono andata a informarmi un po' meglio e ho purtroppo scoperto che questo museo al momento è chiuso per lavori di ristrutturazione a causa di una terribile inondazione che ha colpito York durante le scorse vacanze natalizie. Il museo non riaprirà fino al 2017.
Spero tanto che possa riaprire ancora più splendido di prima.


Per chi ha tempo oltre a tutte queste cose c'è molto altro ancora. La scoperta di York è un piacere e ad ogni angolo si trovano chiese, giardini, musei, cimiteri da vedere.
Un posticino in cui vale la pena fare un salto per esempio è la Chiesa di St. Andrew o il Theatre Royal, molto vicino a Stongate e raggiungibile direttamente a piedi dal centro o con varie linee di autobus da fuori. La fermata è proprio davanti.

A proposito di autobus faccio una piccola nota su come prendere l'autobus in UK, perché è un pochino diverso da come lo facciamo noi in Italia.
In sostanza il concetto è molto semplice: la fermata è la fermata, mentre la fila è la fila. Se da noi la fermata è un concetto interpretabile ma comunque determinato, la fila non è così e le due spesso di fondono in un unicum umano localizzato in un metro quadro di spazio. In Inghilterra invece hanno ben chiari e distinti entrambi i concetti, quindi può capitare che anche se la fermata è a cinquanta metri di distanza ma la fila umana termina lì, è lì che bisogna stare per aspettare di salire sull'autobus.
La gente si mette in fila e non si accalca alla fermata come da noi. E' considerata maleducazione non rispettare la fila. Se si ha bisogno di leggere gli orari alla fermata occorre avere cura di posizionarsi poi di nuovo in fondo alla fila. Pena la gogna, provare per credere.


Provare per credere anche il fatto che la cucina inglese tipica è molto buona.
Se avete curiosità di sapere cosa e dove mangiare a York, avevamo scritto un post dedicato che potete trovare cliccando qui.

Sarà che siamo rimasti a lungo e quindi abbiamo avuto modo di visitarla per bene, sarà che è tenuta veramente come una chicca, ma a noi York è piaciuta proprio un sacco.
Zonzolateci! :-)


Dopo sette mesi di gestazione è arrivato finalmente anche il post della nostra zonzolata in terra praghese.
Ora... (e badate bene che i puntini di sospensione qui ci vogliono tutti) devo fare una premessa.
Sette mesi di gestazione non potevano partorire un post da tre righe con tre punti che si riassumevano in un "c'è da vedere questo e quell'altro". No, eh! Non è da me. E così è uscito quello che non si può definire un post, ma un racconto vero e proprio di questa città e della nostra zonzolata cicciona.
Avrei potuto farlo a puntate? Sì, ma a che pro? Tanto il post è quello, uno se non se lo finisce di leggere salva il link e ritorna al punto in cui lo ha lasciato, non deve aspettare o andare a cercare altri post correlati. Non è mica una serie TV (che poi non finiscono nemmeno, ve possino!).
Siccome manco io sarei così temeraria da leggerlo tutto d'un fiato, vi consiglio di prenderlo in pillole, oppure di usarlo come sonnifero serale. Con me ha funzionato benissimo, soprattutto nel rileggerlo per controllare gli strafalcioni lessicali che combino quando batto sulla tastiera come un'ossessa. Alla fine ci ho messo tre sere, se sarete più bravi fatemi sapere che magari lo brevetto al posto delle benzodiazepine.

Bene, dopo tutti questi preavvisi prima di partire (che fanno molto american style) ci vuole un attimo di riscaldamento. Del resto è come in palestra, mica che si parte in quarta se no si rischia di farsi male e basta.
Ecco, secondo me un buon riscaldamento è partire a leggere con un sottofondo musicale di questo genere qui, oppure qui. Per chi è deciso a provare ad arrivare fino in fondo beh... ci vuole questo qui. Siccome dureranno sicuramente meno della lettura del post (a meno che non reggiate quattro barra cinque minuti di autonomia) allora mettetelo pure che venga riprodotto in ciclo continuo.
Pronti?
Via!

Praga è la capitale della Repubblica Ceca, conta 1,25 milioni di abitanti e si affaccia sul fiume Moldav...

OK, scherzavo. Partire così è perdervi già in partenza, ...sempre se non l'ho già fatto.
Vado dritta al sodo e se volete saperne di più sulla città, Wikipedia sa farci senz'altro meglio di me.

Vado per davvero adesso e comincio col raccontarvi che la nostra zonzolata praghese si è svolta nel giro di una settimana nel luglio scorso. Il clima era caldo, straordinariamente caldo per questa città tanto che la maggior parte dei negozi e bar non era attrezzata con impianti di aria condizionata per placare l'afa insopportabile che aleggiava sulla città.
A Praga siamo arrivati in aereo, abbiamo preso bus, metropolitana e siamo arrivati a piedi in hotel dove abbiamo lasciato le valigie. E' facile orientarsi con i mezzi pubblici, basta fare solo attenzione ai nomi strani delle fermate, spesso indicati solo in lingua locale.
Generalmente il primo giorno, quello dell'arrivo (orari e fusi orari permettendo) lo definiamo di perlustrazione, ma si potrebbe soprannominare ancora meglio di "zonzolaggio" vero e proprio, ossia che andiamo completamente a caso, a piedi, senza meta, senza pretese e cogliamo tutto ciò che la città decide di svelarci man mano che ci addentriamo.
Ed è bel-lis-si-mo!
"Guarda Massi dove siamo arrivati!", "Guarda là, ti ricordi che lo abbiamo letto?", "Guarda là, lo abbiamo visto in foto sulla guida." (che per principio il primo giorno non si porta dietro), "Domani ci andiamo, non me lo voglio perdere" e così via.
Ebbene, la prima cosa in cui ci siamo imbattuti, o che per prima abbiamo saputo riconoscere è stata l'Orologio Astronomico. L'abbiamo colto non tanto perché fossimo a naso all'insù, quanto per la calca di gente che si era creata per aspettare il rintocco al cambio dell'ora, che guarda caso era proprio di lì a qualche minuto il nostro passaggio. Questa meraviglia dell'ingegneria funziona da oltre seicento anni e da quando sono presenti le statue suona ad ogni ora con dei rintocchi davvero particolari perché la Morte tira la fune della campana e gira la clessidra.
Perché anche a Praga l'ottimismo è il profumo della vita. ;-)

Cosa fare e vedere a Praga, viaggio in Repubblica Ceca, racconti e consigli utili - Visit Prague suggestions and tips

L'orologio fa il suo spettacolo dalle 9 alle 21 ogni giorno. Dopo che la Morte ha fatto il suo bel siparietto assieme alle tre figure accanto che rappresentano i vizi capitali, i Dodici Apostoli passano in processione. Il tutto dura una manciata di minuti ma cattura l'attenzione ed è divertente.
Sappiate però che non tutti i rintocchi sono uguali, quelli delle 9 e delle 10 sono più carini. Noi abbiamo infatti trovato differenza fra il primo pomeridiano a cui abbiamo assistito e quello dei giorni seguenti della mattina.
Per chi vuole è poi possibile fare anche un giro sulla torre e godere della bellissima vista sulla città e sulla piazza sottostante.
Su piazza della Città Vecchia, gremita di gente e centro di raccoglimento di artisti di strada, si affaccia la meravigliosa (ma che dico meravigliosa? Stupenda!) Chiesa della Vergine Maria davanti a Týn. Io ne sono rimasta folgorata.
Non c'è stato giorno in cui non ci siamo passati sotto e non ho mai smesso di stupirmi della bellezza delle torri e delle guglie di questa chiesa. Ogni ora del giorno regala colori e sfumature incredibili e la notte l'illuminazione rende le finestre più alte delle fessure incandescenti che paiono essere uscite dai racconti delle fate.
L'intera facciata purtroppo non è facile da ammirare perché l'ingresso è a ridosso di un altro palazzo che ne nasconde la visione d'insieme da lontano. Inoltre è aperta solo per le funzioni religiose per cui occorre controllare gli orari di apertura se la si vuole visitare.


Quello che di certo non è nascosto se ci si trova sulle sponde della Moldava è il Castello di Praga (Hradčany). Questo antico palazzo reale che domina sulla città si trova su una piccola collina e vale proprio la pena di essere visitato.
Conviene andare la mattina presto poiché, appena subito dopo l'apertura, alla biglietteria si forma una lunga coda. Noi siamo arrivati presto la mattina, abbiamo fatto un giretto di perlustrazione fin dove ci si poteva affacciare e poi siamo andati a vedere il cambio della guardia delle 9 a ridosso dei giardini. Appena finito questo piccolo rito, dove ho avuto pena per le guardie che sono state assaltate da orde di turisti dai volti orientali che si mettevano in ogni genere di posa coi poveretti, siamo andati alla biglietteria.
Per prima cosa siamo saliti sulla torre della Cattedrale di San Vito. Il fatto di aver scelto subito questo posto e di essere un po' allenati con le salite ripide ci ha dato un buon margine di tempo per goderci dall'alto uno spettacolo magnifico sulla città senza esserci dovuti litigare un angolino di finestra con altri turisti, che per la cronaca sono arrivati in cima che sembravano stremati.
Scattato un servizio fotografico panoramico a Praga degno della più bella top model, siamo ridiscesi per ammirare l'interno della Cattedrale, l'interno del Palazzo Reale (approfittando di qualche guida qua e là), il Convento di San Giorgio e infine il Vicolo D'Oro.
Tutta quest'area (circa quarantacinque ettari) è così densa di cose da vedere che ci siamo resi conto che per apprezzarla al meglio occorrerebbe un giorno intero, o addirittura due mezze giornate perché dopo un po' la stanchezza la fa da padrona e le cose da vedere non ricevono più la giusta attenzione che meriterebbero di avere.
Alle 12 ci siamo persi il cambio principale della guardia. Non perché non fossimo lì, ma perché c'era talmente tanta gente che davanti a noi poteva esserci qualunque cosa che tanto non avremmo visto niente. Consigliamo quindi di approfittare di salire sulla torre della Cattedrale e godersi lo spettacolo dall'alto nonostante ci sia il solito problema della condivisione del poco spazio disponibile, ma cosa senz'altro più apprezzabile che stare nella calca in mezzo alla folla. La cerimonia è molto lunga e a giudicare dall'afflusso di gente deve essere anche carina. Noi abbiamo visto solo qualche scorcio di passaggio e non ne siamo rimasti incantati.


Nella penultima foto del collage qua sopra ho riportato un dettaglio della Cappella di San Venceslao. Avevo letto sulla guida che c'erano gemme e pietre incastonate nelle pareti per cui ero curiosa di andarle a vedere. Al momento della nostra visita (ma credo sempre) non si poteva entrare nella sala ma solo guardare dalle due entrate. Ebbene, io cercavo un mosaico di piccole gemme e non le trovavo, finché non mi sono accorta che era la parete stessa ad essere composta da gemme e pietre lavorate della grandezza di sassi o più e ne sono rimasta stupefatta.
Questa Cattedrale è effettivamente famosa per la sua ricchezza e racchiude ancora dei tesori della corona reale custoditi nelle sue stanze.


Se pensate che la Cattedrale di San Vito e tutti i tesori del Castello non siano abbastanza sfarzosi, allora un giretto alla Loreta potrebbe farvi cambiare idea e farvi capire quanto potesse essere ricca la casa reale cecoslovacca.
All'interno della struttura si trova il tesoro della Loreta fra cui spicca il Sole di Praga, un ostensorio in oro massiccio del peso di dodici chili con incastonati ben 6222 diamanti. Robe da capogiro.
Il complesso della struttura si compone anche di sei cappelle, un ampio giardino e la torre campanaria con l'orologio in cui è presente un famoso carillon di trenta campane creato alla fine del 1700 ad Amsterdam, che dovrebbe suonare a ogni ora, ma quando siamo andati noi non ci pareva che funzionasse mica tanto. O meglio, o eravamo sordi o non funzionava proprio.


Un'altra meta ambitissima che consigliamo di visitare la mattina è Ponte Carlo IV, opera commissionata nel 1357 che collega la Città Vecchia col Castello di Praga. Pensate che è lungo più di mezzo chilometro e nonostante la sua veneranda età ha resistito egregiamente a grandi piene del corso degli anni. Che sia grazie a tutti i vari santi che sono presenti ai suoi lati?
Ognuno la veda come vuole, ma io propendo più per il genio e l'esperienza degli ingegneri e costruttori che lo hanno realizzato. :-)

Sempre per rimanere in tema di "spintarelle dall'alto", lungo il ponte ci sono un paio di bassorilievi (per la precisione ai piedi della statua di San Giovanni Nepomuceno) che vengono sfregati in segno di buon auspicio. Identificarli è facilissimo perché sono più lucidi rispetto agli altri.

Se avete occasione una sera vale proprio la pena di fermarsi lungo le sponde della Moldava per ammirare questo ponte e il Castello sullo sfondo entrambi illuminati. Occorre litigare un po' con qualche altro turista per trovare lo spazio sufficiente per posizionare la macchina fotografica in modo da poter scattare al buio, ma tutto sommato poi è un piacere avere questi ricordi. :-)


Un'altra intera giornata andrebbe dedicata a visitare il quartiere ebraico.
Questo quartiere e il suo ghetto, dove la comunità ebraica veniva isolata/segregata di notte, sono un pezzo di Praga ricchissimo di storia. L'attrazione principale è il Museo per il quale con l'acquisto del biglietto è compresa la visita di sei siti distinti. La nostra prima tappa mattiniera (appena aperto il museo, perché poi c'era calca) è stato il Cimitero Ebraico: dodicimila lapidi e centomila defunti che paiono buttati a caso in questo piccolo parco racchiuso da mura. Niente ha una densità del genere ed è impressionante vedere il numero delle lapidi presenti, tanto vicine una all'altra che potrebbe essere asfissiante pure per i morti che ospita.


Siamo poi passati nella sinagoga Maisel e Pinkas dove gli uomini dovrebbero in segno di rispetto portare in testa il caratteristico copricapo kippah. Massi (nella foto qui sotto) era intento a sentire le spiegazioni in italiano di una guida e io tac, l'ho immortalato.
Il muro scritto fitto fitto nella foto qua sotto è solo una delle tante pareti che riportano i nomi con date di nascita e morte delle migliaia di ebrei cechi vittime del nazismo. L'estensione è così ampia che fa veramente impressione.


Se avete poco tempo a disposizione e dovete scegliere quale luogo o sinagoga visitare allora vi consigliamo vivamente quella Spagnola. Le abbiamo visitate quasi tutte e di questa abbiamo il ricordo senz'altro più vivo e spettacolare.
Questa sinagoga è molto grande e riccamente adornata di parti dorate e a mosaico che incantano il visitatore.
Attenzione che questi luoghi sono sempre chiusi il sabato per la festa del Sabbath.


Se siete amanti di Kafka sicuramente Praga è la città dove scoprirlo di più. Molti sono i luoghi che gli rendono omaggio, dalla sua casa natale a quella in cui è vissuto. Ci sono statue, busti e un museo dedicato interamente a lui. E' possibile anche visitare la sua tomba nel cimitero ebraico fuori città che si vede in foto più sotto.
La statua invece che raffigura Kafka in miniatura a cavallo di un uomo senza testa si trova proprio vicino alla Sinagoga Spagnola di cui ho appena raccontato.


Pare incredibile che fosse la sede del mercato di cavalli vista la sua enorme superficie, ma è facile pensare che ospitasse persino un lago. Famosissima a Praga, piazza Venceslao (che ospita la statua equestre dell'omonimo buon re) è stata sede di numerosi eventi che hanno segnato la storia della Repubblica Ceca.
Di giorno è affollata di turisti e gente che fa shopping visto il grande numero di negozi e bancarelle, mentre la sera quando la folla scema diventa anche un posto meno sicuro (anche se non pericoloso - a meno che non sia notte fonda) in cui un sacco di buttadentro per locali a luci rosse cercano di abbindolare il popolo maschile ad entrare in questo o quel posto. Se l'uomo è accompagnato ci pensano su due volte però. Numerosi barboni stendono i loro giacigli e quel che ci ha colpito la mattina seguente è che ci sono vere e proprie squadre di pulizia che con camion appositi spruzzano disinfettante sulla strada per pulire quello che la notte precedente era diventata per lo più una latrina a cielo aperto. Già... l'alcol fa anche questo.
Questa piazza ospita il memoriale a Jan Palach, studente che si arse vivo in segno di protesta contro l'invasione sovietica in Cecoslovacchia. I resti di Palach sono stati inumati nella tomba del cimitero cattolico poco fuori dalla città (vedi foto più sotto).


Un bel giretto panoramico si può fare sulla collina di Petřín che si raggiunge o attraverso una funicolare che sale ogni 15-20 minuti circa, o a piedi lungo un sentiero zigzagante nel verde che risale la collina. Una volta in cima si arriva agevolmente alla Torre panoramica di Petřín, una Torre Eiffel in miniatura che di notte viene illuminata splendidamente. Per salire in cima occorre comprare il biglietto e salire i 299 gradini a spirale. E' bene dire che chi soffre di vertigini potrebbe risentire un po' di paura salendo o in cima, ma anche per le fluttuazioni che questa torre ha nella parte alta dovute al vento. Non sono forti, ma si sentono e per chi ha paura non sono piacevoli. Salire al tramonto o la sera deve essere uno spettacolo indimenticabile.
Nei dintorni della torre ci sono giardini con panchine e chioschi in cui comprare Trdelnìk a volontà e altre delizie.


Alla base della collina di Petřín si trova il Memoriale alle vittime del comunismo (prima foto a sinistra più in basso accanto al Metronomo), un'opera di Zoubek composta da figure maschili che si dissolvono al salire della scalinata. Nel mezzo alle figure una striscia di metallo nel cemento riepiloga i nomi delle vittime del comunismo fra giustiziati, arrestati, esiliati e morti in prigione.

Una chiesa che abbiamo visitato ridiscendendo la collina è stata la Chiesa della Vergine Maria Vittoriosa. La famosa attrattiva di questa chiesa è una statua di cera che raffigura il Bambin Gesù che viene vestita periodicamente dalle suore con un campionario di vestitini davvero ammirevole. Pare che ne abbia più di settanta, uno per ogni periodo specifico dell'anno. La statua non si trova in fondo alla chiesa ma a metà sul lato destro. Dietro la chiesa invece c'è un museo con la mostra degli abitini usati.
Come per tutto ciò che è oggetto di devozione e pellegrinaggi la speculazione è dietro l'angolo per cui la zona è ricca di negozi di gadget che vendono questa statuina in ogni versione e colore.


Un bel posticino dove rilassarsi, soprattutto la sera dopo tanto scarpinare sono i giardini e la terrazza Letnà. Già che si è in zona una capatina al Metronomo gigante simbolo del tempo che passa ci sta tutta. La sera questa collina si riempie di giovani e la birra scorre a fiumi, ma anche le patatine e il pollo arrosto vanno via che è un piacere. Da questo posto si gode di uno dei panorami più belli della città e al tramonto è magico.
Ci siamo gustati una saporita cena e rilassati dopo una giornata intensa. Ci siamo riempiti gli occhi del panorama di Praga sotto il cielo infuocato dal tramonto. Che ricordi splendidi!

Altrettanto non posso affermare per quello che ci è successo ridiscendendo a piedi la collina perché abbiamo incontrato le pantegane più grosse che avessimo mai visto. La più vicina ci è passata beatamente a mezzo metro dai piedi, di quelli di Massi per l'esattezza, perché io gli sono saltata in braccio in un batter d'occhio.


E se vi ho appena detto delle pantegane più grosse che abbia mai visto, beh nel museo qua sotto vedrete le cose più piccole che potete immaginare.
Un piccolo museo che infatti secondo noi vale la pena di vedere è il museo della miniatura. Il giro è veramente molto breve, ma le cose da vedere sono molto divertenti. In sostanza il mattacchione che vedete nella foto qua sotto era appassionato così tanto di miniature che ha costruito delle opere davvero incredibili visibili solamente tramite dei microscopi. Cammelli che passano per la cruna di un ago, riproduzioni di quadri in miniatura e tante altre cose carine da vedere che non vi voglio svelare, visto che il piacere è proprio andare a vederle cercando di indovinare prima a occhio nudo e poi con la lente. E non sbirciate sui cartoncini delle soluzioni se no non vale. ;-)


Oramai le musiche di riscaldamento di cui vi parlavo in apertura saranno andate più e più volte. Come avrete capito Praga ha veramente molto da offrire e questo post di sicuro non è in grado di contenerle tutte.
Carini da vedere se ci passate, ma che in mancanza di tempo si possono tralasciare, per la serie "non muore nessuno se vi perdete..." ci sono:
  1. Il Museo del Comunismo. Più bella la locandina che il museo in sé, vale la pena di fare un giretto nello shop per vedere i gadget simpatici.
  2. La Casa Danzante.
  3. La Testa a specchio.
  4. L'unico lampione cubista al mondo che si trova vicino a Piazza Venceslao e che secondo la guida meritava di essere visto. Mah!
  5. La Donna incinta. Vale la pena di incrociarla solo per fare le foto alla gente scema che approfitta della posizione di questa opera per fare foto assurde. L'umanità talvolta non ha speranza.
  6. Il Muro di John Lennon, un muro pittoresco tutto decorato da graffiti dedicato appunto a John Lennon dopo il suo assassinio e simbolo della propaganda anticomunista.


Per chi ha tempo e voglia di estendere la visita un po' oltre quelle che sono le rotte classiche più battute, Praga ha sicuramente ancora molto da offrire.
Una volta girata per bene la città fin dove i nostri piedini riuscivano ad arrivare, abbiamo deciso che era l'ora di estendere gli orizzonti. Da buoni zonzoloni non ci siamo quindi fermati solo nel centro ma abbiamo noleggiato una bici per andare nei meandri della Praga un po' meno conosciuta. Dopo uno scuotimento non indifferente dovuto all'onnipresente ciottolato sulle strade (ricordatevi di non portare i tacchi perché è una vera tortura) che sulle due ruote è un vero godimento, siamo passati alle strade più trafficate e decisamente meno "bike friendly" della prima periferia.
Ci siamo subito diretti al secondo Castello di Praga, lo Vyšehrad. La zona è tranquilla e nel verde e poterne godere con la bicicletta è stato proprio bello.


Curioso è stato ammirare la Torre di Žižkov, torre della televisione su cui si arrampicano delle gigantesche sculture di neonati e su cui si può salire con ascensori super veloci per godere di una panoramica della città.
Sempre in bici siamo poi arrivati fino alla gigantesca statua equestre di Vìtkov, comandante che si batté per l'indipendenza della Cecoslovacchia. Si trova su una collina che è apparentemente desolata e scarna in un complesso dall'architettura austera e grigia.
Dalla Chiesa del Sacro Cuore di Nostro Signore, quella col gigantesco orologio in vetro (foto sopra in alto a destra), siamo poi passati al cimitero ebraico e cattolico qua sotto. Le bici le abbiamo lasciate fuori o portate a mano a seconda del personale che abbiamo trovato. Il problema era che di rastrelliere per le bici non se ne trovavano per cui le abbiamo dovute legare alla recinzione della casetta poco fuori l'ingresso con l'assicurazione della guardia che un eventuale vigile non sarebbe passato a rimuoverle per portarle via o a farci una multa.


Nel cimitero ebraico, come anticipato "poco" fa (ironica eh) si trova la tomba di Kafka, mentre in quello cattolico quella di Palach. I due cimiteri sono molto vicini fra loro. Per raggiungere la prima non ci abbiamo messo granché grazie ai cartelli (fila 21, subito sulla destra una volta a ridosso del muro). Sulla tomba ci sono vari omaggi lasciati dagli amanti di Kafka e anche io nel mio piccolo ho lasciato un ricordo. Per la seconda tomba invece abbiamo faticato un pochino di più anche perché non ha grandi omaggi o fiori. Per visitarla occorre recarsi all'entrata principale del cimitero e girare a destra; a circa cinquanta metri si trova la tomba.

Al ritorno abbiamo deciso di fare una strada alternativa e appena raggiunta la Moldava siamo scesi sulle sue sponde basse e larghe per ammirare i locali posti su chiatte galleggianti e godere del poco tratto di ciclabile e "liscio" disponibile.


La mattina del penultimo giorno l'abbiamo passata a visitare il Museo Nazionale della Tecnologia. Per vederlo tutto con attenzione servirebbe un giorno intero almeno. Il museo è ben fatto e ospita moltissime sale a tema: dalla fotografia agli elettrodomestici, dalla stampa all'astronomia, dall'architettura a una collezione di vetture, treni, moto e bici davvero bellissima. Massi non sarebbe più voluto uscire.


E adesso dopo tante chiacchiere ecco una Praga in pillole da non perdere con qualche consiglio utile. Seguite i numeri. :-)


  1. Per vedere Ponte Carlo dall'inizio alla fine e vedere dove mettete i piedi andate a visitarlo la mattina presto, altrimenti sarà solo apprezzare le teste di una fiumana di gente.
  2. Per vedere la città da un altro punto di vista un bel giro sui pedalò è quel che ci vuole. Dopo tanta fatica ci si può rilassare su una panchina nel verde del parco dell'isola di Kampa.
  3. La birra costa pochissimo e va giù che è un piacere. Costa ancora meno dell'acqua.
  4. In quasi tutti i musei per poter fare le foto occorre acquistare un pass come quello che ho indosso. Si firma anche una carta dichiarando che le foto non sono a scopi commerciali e bla bla bla in inglese. Dentro le attrazioni se non lo esponete per bene c'è sempre qualche controllore che lo richiede. Al costo di ogni biglietto c'è quindi da prevedere questo costo (praticamente obbligatorio) in più. Eh sì, anche i ricordi si pagano...
  5. Come dicevo all'inizio del post non perdersi tanto il cambio della guardia quanto gli orientali che si fanno i selfie o groupie con i poveri malcapitati di turno. Che pazienza che devono avere.
  6. Assaggiare la cucina ceca della tradizione è una cosa da non perdere. I piatti tipici si compongono sostanzialmente di carni come maiale, pollo, manzo, anatra abbinate con crauti o cavoli cappucci rossi stufati con varie spezie. Il tutto immancabilmente accompagnato da "gnocchi" di patate o pane dalla forma larga e appiattita.
  7. Assolutamente da fare: gustare mentre lo si srotola un Trdlo. Se ne trovano di vario genere. Il più buono secondo noi è quello con le mandorle in scaglie sopra. In città esiste poi anche un Trdelnìk che li prepara con un involucro di cioccolato e ripieni di macedonia, crema e panna montata. Ad ogni modo scegliete quelli caldi, non vi fate fregare a comprare quelli che stazionano nelle vetrine, appena fatti sono tutta un'altra storia.
  8. Farsi un giretto per le vie del mercato in città è sempre un buon modo per vedere come vive la gente del posto. Magari riuscendo anche a cogliere il segreto per ottenere anche a casa cestini di frutta tanto belli e lucidi.
  9. Anche se è bello andare a piedi, un giro in metropolitana va fatto. Ci sono alcune fermate che sono spaziali!
  10. Zonzolare per una capitale può anche voler dire imbattersi sul set di un film o uno spot. Dopo tre volte che la bionda faceva su e giù lungo venti metri di marciapiede però ci siamo stufati.
  11. Praga è una città romantica per antonomasia, evidentemente non esente da mode in materia amorosa visto che pure i lucchetti di Moccia sono arrivati fin qui. Una serata in un bel ristorante e poi una passeggiata sulle rive della Moldava con sullo sfondo il Castello e Ponte Carlo bisogna proprio concedersela.
  12. Non sempre sono graditi, ma talvolta gli artisti di strada riempiono l'aria con musiche e melodie che rendono unici e indimenticabili alcuni momenti. Alle tante città in cui ci è successo aggiungiamo anche Praga. Son cose.

E poi dobbiamo ammettere che Praga ci ha stupiti da subito.


  1. Ci ha stupiti appena arrivati quando per spostarci in centro siamo saliti sulla scala mobile più ripida che avessimo mai visto. Era così alta e lunga che pareva di risalire dalle profondità della Terra.
  2. La presenza di tutte queste scale mobili non è dovuta al fatto che sono un popolo pigro, ma perché le scarpe sono maledettamente scomode in Repubblica Ceca. Tanto scomode che pur di liberarsene vengono lanciate e appese sopra al cavo del Metronomo gigante.
  3. Talmente scomode che c'è gente che pur di farsi una bella pedicure se ne sta in vetrina coi piedi in ammollo assieme a dei pesci che gli divorano le callosità come la più buona leccornia esistente.
  4. E vogliamo parlare della visione di questi pinguini gialli in fila che costeggiano la Moldava?
  5. Magari sono in coda per attraversare la più piccola via del mondo, tanto stretta da richiedere addirittura un semaforo pedonale. Cose mai viste!
  6. In fatto di cose mai viste e impensabili, in quale altra città vi è mai capitato di riuscire a vedere non uno, ma ben sette o otto cammelli che passano per la cruna di un ago?
  7. Ehm, ehm... e a proposito di cose piccole: guardate un po' come sono ironiche le toilette dei maschietti. ;-) (Foto di Massi)
  8. Si vede che sono dedicate solo ai turisti perché pare che a Praga farla in pubblico non dia il minimo fastidio. Vedi le latrine serali a cielo aperto e questa curiosa opera qui: la famosa fontana Piss, vicino al museo di Kafka, in cui due figure sono intente a fare la pipì in una fontana a forma di Repubblica Ceca. I due uomini si muovono azionati da un computer che fa tracciare loro frasi celebri con l'acqua che zampilla. Pare che si possano anche inviare degli SMS con i testi da "scrivere" su richiesta.
  9. Noi non ci siamo spinti a tanto. Ci siamo limitati a firmare un gigantesco cappuccino praghese.


Siamo giunti (finalmente) alla fine. Mamma mia quanto ho scritto!
Come avrete certamente capito Praga è una città splendida, ricca di storia e di tantissime cose da scoprire e vedere che merita di essere zonzolata per bene.

E poi non ditemi che siete arrivati qui in fondo con un'unica tirata, perché non ci credo. Se ce l'avete fatta siete degli eroi. Only the braves!
E ora siete pronti per partire? :-)


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