Enjoy food, travels and life

Il dorso scuro e coriaceo di un alligatore che affiora silenziosamente dall'acqua.
Il guscio di una tartaruga che si muove lentamente rompendo la mimetizzazione nel fango crepato dal sole.
Le code dei pappagalli dai colori incredibili che risaltano fra i rami di alti alberi, o sulle radici a fior d'acqua delle mangrovie.
Decine di occhietti furbi di procioni che guizzano fra intrighi di mangrovie in cerca di qualche avanzo di cibo.
L'ombra passeggera di un pellicano che rasenta le nostre teste e che si azzera mentre si appollaia sulla prua della barca.
Questo è ciò che mi viene in mente appena penso agli animali che abbiamo incontrato nella nostra zonzolata nelle Everglades.

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Le Everglades e le diecimila isole costituiscono una vastissima e meravigliosa regione della Florida in cui poter ammirare flora e fauna dalle caratteristiche assolutamente fantastiche.

Come sempre un conto è leggere di un luogo, o vederlo raccontato in un documentario e un conto è viverlo.
Nel mio immaginario la Florida era uno stato banalmente definito dal proprio nome, ossia "florido" con tante spiagge, tante città metropolitane, tante distese di verde rigoglioso e fiorito.
Quello che non riuscivo ad immaginare, nonostante ne fossi a conoscenza, è che tutto ciò fosse praticamente nel bel mezzo ad una gigantesca e sterminata (è proprio di queste dimensioni che non mi capacitavo) distesa d'acqua per altro non propriamente paludosa, come spesso si sente dire.
Flora e fauna ricchissime, acqua ovunque per chilometri e chilometri da cui spuntano mangrovie, stecchi e vegetazione di piante acquatiche rigogliose così varia e vasta che ci sembrava di essere tornati in Amazzonia.


Dirigendoci verso sud abbiamo costeggiato il Lago Okeechobee (pronunciato O-ki-ciòu-bi), la cui acqua effluente scorre lungo queste zone umide e arriva fino al mare.
Questa zona ospita numerose specie a rischio estinzione (ben quindici) legate ad un delicatissimo ecosistema compromesso dall'espansione incontrollata delle zone urbane limitrofe avvenuta in passato. Oggigiorno il Parco delle Everglades, a pagamento (per info cliccare qui), è protetto e costituisce un polmone importantissimo per ridare spazio alla flora, ma soprattutto alla fauna minacciata dall'uomo.

Noi non ci siamo addentrati nel parco, lo abbiamo praticamente costeggiato su due lati. Eravamo intenzionati a visitare il celeberrimo Flamingo Point in cui si possono ammirare i fenicotteri, ma un ranger a cui abbiamo chiesto informazioni ci ha un po' terrorizzato parlandoci di un'invasione di mosquitos, per cui abbiamo a malincuore desistito. Questi insetti sono presenti tutto l'anno e sono molto aggressivi soprattutto in estate, per cui piuttosto che utilizzare qualche spray è meglio ricorrere a retine protettive da indossare dalla testa ai piedi.

Il ranger non ci ha solo raccontato di questi tremendi insetti, ma ci ha anche delucidato sugli ingressi al parco, su quali erano i migliori itinerari e sulle differenze fra alligatori e coccodrilli, intrattenendoci piacevolmente con particolari, foto e cartine. Insomma, è stato davvero disponibile e di una gentilezza impagabile.


Abbiamo speso una giornata intera lungo il Tamiami Trail sulla US Hwy 41, perlustrando la zona e soffermandoci a Everglades City, una cittadina turistica che offre ben poco se non i vari tour ai turisti desiderosi di vedere animali selvatici.
Dobbiamo ammettere che farci un giro sui chiassosi airboat in stile Miami Vice era sulla nostra lista dei desideri. In quale altro posto avremmo potuto avere l'occasione di viaggiare a tutta velocità fra mangrovie e fare derapate in perfetto stile da film poliziesco?
Queste barche sono ovviamente vietate nel parco ma sono largamente utilizzate nelle zone limitrofe per attirare turisti. Si parla di danno ambientale, poiché effettivamente fanno un gran fracasso, ma dubitiamo che certe zone siano effettivamente densamente popolate da alligatori, e dei lamantini non ne abbiamo vista la minima ombra.

Il nostro conducente ci ha fatto dapprima fare un giro tranquillo fra i vari canali, (non so come non ci si possa perdere in un tale labirinto!) e poi ha iniziato ad andare a tutta velocità alzando ondate d'acqua che ci inzuppavano da capo a piedi ad ogni cambio di direzione. E' stato bellissimo, divertente ed emozionante: un vero spasso!


Nel prezzo del biglietto era compresa anche una passeggiata nella quale si potevano incrociare pappagalli, vedere da vicino e, per chi se lo sente, anche toccare alligatori di varie taglie. Una guida ci ha spiegato le loro abitudini, di che cosa si nutrono, e come vivono in queste zone umide.

Durante il nostro soggiorno la temperatura era perfetta, intorno ai 25°C, il cielo era sereno e il clima piuttosto secco, mentre in estate le temperature salgono notevolmente assieme all'umidità e piove molto anche durante il giorno.

Nessuna traccia di puma (si parla ormai purtroppo di qualche decina di esemplari), lamantini o serpenti velenosi (anche se in questo caso sono molto numerosi), o coccodrilli, che a differenza degli alligatori sono molto più aggressivi e si concentrano in esiguo numero nelle acque saline a ridosso del mare.


Sebbene l'ambiente al di fuori del parco sia fin troppo turistico e avvenga anche in un certo qual modo lo sfruttamento degli animali, ci sentiamo di dire che l'esperienza è stata decisamente stimolante e istruttiva e vale la pena di viverla a pieno.

2 commenti:

  1. ci sono stata anche io tanti tanti anni fa, grazie per avermi fatto riaffiorare certi ricordi
    baci

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    1. Bella esperienza vero? Mi fa davvero piacere e grazie a te Saby! Un abbraccio :-)

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