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La nostra seconda tappa è stata San Luis, capitale dello stato del Maranhão nel nord-est del Brasile. Per raggiungerla da Salvador abbiamo effettuato due scali: Fortaleza e Belèm. Se a Salvador faceva caldo a San Luis era ancora peggio; il sole cocente batteva sulle nostre teste imperterrito tutto il giorno e non sudare anche stando fermi era praticamente impossibile. La nostra camera da letto in albergo aveva l'aria condizionata ma il rumore una volta accesa era così forte e il flusso di aria fredda così sparato direttamente sul letto, che dormire in modo continuativo era praticamente impossibile. Se spegnevamo morivamo di caldo evaporando lentamente, se accendevamo sembrava di stare al Polo Nord davanti ad un motore di un Boeing 747: riposare è stata davvero un'impresa ardua.

Il primo impatto con la città non è stato dei migliori: le strade non erano curate, le case erano per lo più fatiscenti e nell'aria c'era odore di smog e rifiuti urbani in decomposizione. Il centro, la parte turistica della città, si è rivelato invece un bel posto in cui passeggiare e ammirare le case basse e colorate. I richiami alla cultura portoghese erano fortissimi e molto spesso si trovavano case ricoperte dei caratteristici azulejos tipici di Lisbona.

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Un posto molto tranquillo, spartano e senza pretese ma accogliente dove abbiamo mangiato e potuto nel frattempo osservare la vita delle persone del posto è stato il ristorante Catarina Mina. Il locale era piuttosto piccolo ed all'interno c'era un buffet con vari tipi di verdure, riso e carni. Il prezzo veniva calcolato in funzione del peso del cibo finale che si era deciso di consumare.


Per visitare al meglio la città abbiamo deciso di svegliarci presto la mattina per poter godere delle ore più fresche della giornata per poi rintanarci in qualche posto più fresco per mangiare o per leggere.

Uno dei musei che forse vale la pena visitare in questa città è il museo "del Negro", un museo piuttosto trascurato ma con pezzi molto eloquenti che narrano la storia degli schiavi africani che giungevano in America.

Uno dei pomeriggi che abbiamo passato a San Luis lo abbiamo trascorso ad osservare le persone e le scene di vita quotidiana. La popolazione è per lo più di carnagione scura o nera, di certe origini africane; le donne sono in prevalenza carine, piccole e a "mela", portano zeppe altissime anche da bambine e una cosa che ci ha colpito è che vestono con indumenti per lo più sintetici nonostante il caldo asfissiante.
Non è infrequente imbattersi in bambini lustrascarpe che attendono pazienti qualche vecchio che decide di farsele pulire. Hanno solo una piccola scatola di latta o legno piena di accessori sulla quale si siedono quando iniziano il loro lavoro o quando attendono il cliente successivo.

Abbiamo poi deciso di spostarci sulla costa a visitare la spiaggia "Litoranea", un'immensa distesa di sabbia bianca finissima costeggiata da una strada dotata anche di pista ciclabile oltre alla quale si ergono palazzi, grattacieli o ville splendide. Come al solito la distinzione fra zone ricche e povere è molto evidente.


Dopo una lunga passeggiata sulla battigia, abbiamo deciso di cenare in uno dei locali al di là della strada lungo la costa. Il piatto unico che ci hanno servito era ottimo, eccone una foto:


Il giorno successivo abbiamo deciso di partire alla volta di Alcàntara scegliendo come mezzo di trasporto il catamarano; in alternativa c'era un piccolo battello. Non avendo mai provato il catamarano non ci abbiamo pensato su due volte e abbiamo acquistato al volo i biglietti.
Ora io non so se il mare in questo tratto sia sempre così o se siamo noi che siamo stati sfigati ma fatto sta che ci siamo ritrovati all'aperto e in mare con onde che arrivavano a due metri di altezza. Eravamo terrorizzati! Un momento vedevo affianco a me onde altissime (sopra la mia testa!) e un momento si andavano a infilare sotto il catamarano che oscillava vertiginosamente da una parte all'altra. Una roba incredibile da vivere; devo ammettere che questa imbarcazione è davvero straordinaria. Ci siamo un po' inzuppati, ma viste le condizioni del mare avevamo davvero il terrore di essere catapultati in acqua. Dopo circa un'ora di su e giù siamo finalmente giunti in questa tanto famosa città.


Purtroppo quello che dobbiamo raccontare di Alcantara non è molto positivo. La città era in totale decadenza, sporca e molto spesso si sentiva una puzza di fogna incredibile. Il sole era cocente e i tetti delle case non servivano nemmeno a ripararci con le loro ombre le spalle quando camminavamo costeggiando i muri.


Dopo un breve giro al museo storico abbiamo pranzato e poi abbiamo deciso di tornare al porto per attendere il mezzo che ci avrebbe (forse?) riportato a "casa". Sulla via del ritorno probabilmente abbiamo sbagliato strada e ci siamo ritrovati lungo una strada sulla quale si affacciavano baracche in argilla e paglia e i liquami scorrevano direttamente a lato della carreggiata.

Dopo aver snocciolato per dodici volte il nostro rosario di santi protettori tra cui ricordiamo San Capitano, San Vela, San Timone e San Ingegnere che ha progettato il catamarano ci siamo nuovamente imbarcati immergendoci nel mare di onde cupe. Il viaggio di ritorno è durato il doppio del tempo, quindi due ore, vuoi per la corrente stavolta contraria, vuoi perché un tizio su una canoa ha chiesto di essere trainato fino a largo. Chissà se è mai arrivato a casa con quella misera imbarcazione e con quelle condizioni avverse del mare. Sinceramente dubitiamo e optiamo più per un lauto pasto di squali o robe del genere.
La nota positiva è che abbiamo visto due delfini vicinissimi alla nostra imbarcazione che si tuffavano giocosi nelle onde del mare scuro. Davvero un'esperienza emozionante. Altrettanto non si può dire della nausea che ha assalito Massimiliano con tutto quel movimento.

La città infine ci ha dato un bellissimo saluto proprio prima di partire perché casualmente quel giorno si festeggiava una ricorrenza del luogo con canti e balli in maschera. Questo signore che si vede nella foto era alto poco più di un metro e cinquanta ma col suo cappellone arrivava a svettare sopra le nostre teste. Donne e uomini hanno fatto festa fino a tardi danzando per le strade principali della città mentre noi di lì a poco ci apprestavamo a preparare le valigie per la nostra successiva meta.


Riassumendo ecco quello che è stato il nostro duro ma avvincente e davvero memorabile itinerario nello stato del Maranhão:


P.S.: consigliamo vivamente a quelli di Alinghi di assumere ad honoris causa il capitano del catamarano, il San Capitano che tanto mi sorrideva felice al suo timone (San Timone) mentre io cercavo di impedire alle mie budella l'inversione di posizione tra cardias e piloro. Anche quello miracolo fu!

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