Enjoy food, travels and life

Non so esattamente dire che cosa mi aspettassi dalla capitale dell'Amazzonia, ma di certo non quello che abbiamo trovato. Al di là del caldo che incredibilmente cresceva a ogni città che visitavamo, abbiamo trovato una città bella, moderna e gigantesca.

Uno dei posti che abbiamo visitato subito è stato il mercato, ormai praticamente in chiusura visto l'orario in cui siamo arrivati, dove c'era una forte puzza di pesce. Non tanto perché fosse sporco ma perché ogni minuscolo pezzo di pesce avanzato faceva una puzza micidiale con temperature così torride e umide. Il porto (attaccato al mercato), quello sì che puzzava e di tutt'altri odori... sì, insomma, non è il caso di raccontarli in un blog.

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Dai moli del porto abbiamo visto uscire persone completamente sommerse da sacchi enormi caricati direttamente sulle loro schiene inarcate anche a novanta gradi. Uomini già di per sé piccoli di statura assumevano pose contorte e piegate dal peso del materiale che trasportavano. Probabilmente procurarsi una bella ernia del disco andava di moda in quel periodo.

Davanti a noi c'era il Rio delle Amazzoni, il fiume più lungo al mondo e a vederlo da qui, nonostante l'acqua bassa, anche il più largo. La distanza fra le sponde è veramente tanta e la foto non rende merito a cotanta mole di acqua che scorre al secondo in un tratto di fiume.

Una volta usciti dal porto ci siamo imbattuti nella processione di Nossa Senhora Aparecida in cui una fila umana di genti in preghiera attraversava la città. Molte donne passandoci accanto mi hanno regalato rose, santini o nastri colorati, salutandoci calorosamente.


Ci siamo allegramente uniti allo spirito della processione seppur disinteressati e inizialmente neppure conoscendo l'esatto motivo di tutta quella "festa". Siamo così giunti al teatro Amazonas, splendida e gigantesca costruzione con un'immensa cupola dorata.


Davanti al teatro abbiamo deciso di sederci a bere qualcosa di rinfrescante e con mia molto (ingenua) sorpresa ci siamo imbattuti in una coppia di indios, probabilmente trapiantati in città ma con i volti completamente tatuati con disegni fitti e complessi e con le narici trafitte da stecchetti di legno appuntiti. Non so dire esattamente che cosa avessero tatuato anche perché credo che fosse davvero sconveniente farmi beccare a fissarli con aria curiosa. No, no, non si fa Elena. :-)

Un giro al mega centro commerciale della città non ce lo ha tolto nessuno, dopodiché siamo andati al giardino zoologico, piccolo e curato e dove purtroppo vedere animali costretti a vivere in gabbia non è mai bello. Infine la sera l'abbiamo passata a Ponta Negra, dove abbiamo ammirato uno splendido tramonto gustandoci una bibita fresca in un piccolo bar sulla spiaggia.


Una cosa che poi vale la pena (anzi diremmo più che è un obbligo fare) è cenare in una tipica churrascaria brasiliana. Il lauto pasto generalmente consiste in un buffet libero a base di verdure, formaggi, insaccati (talvolta sushi) e molto altro ancora, e in cui uno o più camerieri distribuiscono generose porzioni delle carni più disparate e succulente, passando e ripassando più volte fra i tavoli sino a che i vostri stomaci non grideranno pietà e sarete costretti ad alzare bandiera bianca. Generalmente il segnale che si dà al cameriere per dire che siete pieni è quello di girare un talloncino colorato, oppure esporre un cartoncino apposito lasciato su ogni tavolo. I prezzi della churrascaria che più abbiamo gradito, il "Boi Gordo", non sono stati esorbitanti e la qualità delle pietanze che ci hanno servito è stata ottima.
Una piccola curiosità: il bucato con nostra grande contentezza nel giro di tre ore era tutto asciutto, per cui chi come noi zonzolando per il mondo porta proprio l'essenziale ha un buon ricambio di guardaroba nel giro di pochissimo tempo senza lavanderie o asciugatrici.

Seconda piccola curiosità: i vestiti non ci vanno! Tutte le magliette (taglia XXL) che mi provo mi arrivano appena al di sotto dell'ombelico; peccato che questa moda sia passata da qualche anno. :-( Per Massimiliano poi non ne parliamo. Appena le commesse vedono questo possente vichingo biondo e con gli occhi azzurri scuotono la testa gentilmente dicendogli che per lui non c'è niente. Un battito di ciglia in più e staccavo la testa a tutte! La nostra tenacia comunque ci ha premiati e qualcosa alla fine, tira di qua e tira di là, ce lo siamo portati a casa.

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