Enjoy food, travels and life

Sarò sincera: sono una un po' maniaca dell'ordine e della pulizia questo è vero, ma quando viaggio son capace di adattarmi a qualsiasi situazione, anche le peggiori. Dico sul serio. O almeno fino al viaggio che da Manaus ci ha portato a Careiro Castanho, un paese situato nella foresta amazzonica.
Ognuno di noi probabilmente ha un limite oltre il quale scatta una soglia di sofferenza e io qui credo di esserci andata molto vicina. Mi sono davvero messa alla prova.
Altrettanto non racconterebbe Massimiliano e questo lo scrivo per sottolineare il fatto che ognuno di noi può percepire la stessa esperienza in maniere differenti, ma soprattutto per non spaventare il lettore che dovesse intraprendere lo stesso viaggio. A casa in fondo ci sono tornata sanissima e salvissima e per giunta con un bagaglio di ricordi ricchi e stupendi.

Il nostro viaggio in direzione Careiro Castanho è iniziato dopo un breve giro fra le bancarelle del mercato centrale dove si può trovare ogni genere di frutta esotica e pesce.
Siamo scesi al porto di Manaus dove, dopo un'attesa snervante di un'ora e mezza sotto il sole cocente, ci siamo imbarcati su un traghetto strapieno di gente per attraversare il rio Solimoes e attraccare dopo un'ora circa in corrispondenza della Transamazzonica.
Pur di non perderci l'incontro delle acque fra il rio Solimoes e il Rio Negro, le cui acque di colori diversi si incontrano senza mescolarsi per un bel po' di chilometri a causa delle loro diverse densità e composizioni, siamo rimasti a prua beccandoci spruzzi e schizzi e sedendoci in zone non propriamente da definirsi igieniche. Dall'incontro di questi due giganteschi fiumi nasce quello che poi chiamiamo il Rio delle Amazzoni.

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Dal km 0 abbiamo poi preso un pulmino, anch'esso pieno oltre la capienza massima, che ci ha portato a destinazione. I nostri zaini sono stati ammassati nella parte antistante del pullman e sommersi da tutti gli altri bagagli dei passeggeri. Erano entrati neri e ne sono usciti beige.
Una meraviglia appiccicarseli poi alle nostre schiene per altro madide di sudore.
I sedili del pulmino erano strettissimi e Massi ha viaggiato con le chiappe di un signore, rimasto in piedi nella corsia centrale, stampate sulla guancia per tutto il viaggio. Per non parlare del caldo che, se già umido e soffocante di per sé, veniva amplificato da quaranta persone ammassate che rendevano l'aria davvero irrespirabile. Son cose che segnano... sì, sì.

Durante il viaggio era prevista una sosta in cui i passeggeri potevano rifocillarsi e sgranchirsi le gambe. In molti punti lungo il tragitto la strada era dissestata poiché ancora reduce dai danni provocati dall'acqua alta (causata dalle forti piogge stagionali) che quando sale invade in molti tratti la carreggiata devastando ponti e attraversamenti.
L'asfalto per giunta è spesso notevolmente deformato dal calore, per cui a lato strada si formano avvallamenti simili a veri e propri scalini che possono raggiungere i trenta centimetri di altezza!


Giunti a destinazione siamo stati accolti dai nostri ospiti. La gentilezza e la cordialità sono in assoluto i pregi che contraddistinguono queste persone. Il calore da cui siamo stati avvolti è stato bellissimo, ognuno ci regalava sorrisi, strette di mano o abbracci. Dopo un breve giro dell'area siamo stati condotti alla nostra "prima casa", una struttura in legno in cui avevamo a disposizione una camera con bagno dal tetto in lamiera. Il giorno successivo siamo invece stati condotti in un container in lamiera dove era stato installato un impianto di condizionamento (in pratica la suite amazzonica!).

E dopo una doccia rigenerante, no anzi due, no tre, nooo innumerevoli docce rigeneranti per riuscire a sopportare il caldo e i vestiti che si appiccicavano addosso come se si fosse ancora sotto la doccia, è partita la nostra fantastica e indimenticabile avventura amazzonica.

Otto giorni densi, lunghi, in cui il tempo è scorso lentissimo, in cui ogni cosa era nuova e ciò che invece si conosceva già veniva vista e vissuta comunque con occhi diversi. Otto giorni in cui abbiamo visto un lato del mondo che davvero in pochi riescono a vivere, lontano dalla "civiltà" e dal mondo a cui siamo quotidianamente abituati, lontani da strade, cemento eccetera.

Per quanto difficile possa essere riassumere tutto in un breve post ecco quello che abbiamo fatto e visto (purtroppo le foto sono veramente poche).


1) Una passeggiata all'interno della foresta amazzonica lungo un percorso che si snodava fra un intrigo di alberi, foglie, liane e pieno di attraversamenti su ponti di legno pericolanti (ripeto che il periodo era quello di "acqua bassa"). Attraversando un ponte un chiodo arrugginito mi ha trapassato completamente il sandalo ed è uscito esattamente fra le prime due dita del piede. Sono stata fortunatissima perché non mi sono fatta male, ma è stata dura mantenere l'equilibrio su un tronco di poco più di venti centimetri di diametro per estrarre il sandalo dal chiodo ancora infisso nel legno e proseguire. Se fossi caduta avrei fatto un bel volo di un metro e mezzo su un torrente in secca fra rami e stecchi secchi acuminati.

Per terra spesso i nostri piedi venivano punti da formiche rosse. La loro puntura provocava un dolore acuto ma fortunatamente breve e comunque sopportabile. Il bruciore durava solo pochi minuti. Il problema è che probabilmente queste formiche avevano una tattica di attacco ben consolidata visto che non facevo in tempo a farmi passare il dolore di una puntura che subito dopo ne beccavo un'altra.

Qui sotto ecco un esempio di ponte in legno ancora in buone condizioni.
Lascio immaginare gli altri...


Lungo il tragitto, a dir poco labirintico, siamo stati accompagnati dal nostro contatto e da un gruppetto di bambini che fungevano da guide negli intrighi della foresta. Non era facile infatti sapersi orientare nel sentiero fra rami e alberi caduti, ponti crollati e altri inconvenienti riuscendo a trovare percorsi alternativi. Io davvero non so come facessero.
Nella foresta abbiamo avuto occasione di scoprire un sacco di alberi e frutti particolarissimi. Quello che assomiglia a un riccio di mare che vedete fra le mie mani viene chiamato il "pettine delle scimmie" proprio perché le scimmie che saltano in giro utilizzano questo frutto per spazzolare il pelo o grattarsi.


La passeggiata nella foresta è stata fantastica ma tutt'altro che facile. Non solo per la pericolosità del percorso ma per il caldo soffocante che la foresta creava. Il fatto di essere all'ombra era infatti tutt'altro che confortante. Il tasso di umidità tra fogliame e alberi era incredibile. Nella prima ora di camminata sono riuscita a godere della bellezza della natura, mentre nella seconda ora non vedevo l'ora di tornare a respirare qualcosa che non fosse vapor acqueo.

2) Pesca sul fiume: un'esperienza a dir poco fantastica.
Qui si possono pescare una marea di varietà di pesci e vengono utilizzate sia reti che canne con esche.


La pesca dei piranha è stata divertentissima. Bastava infilzare all'amo un pezzetto di carne e lanciarlo in acqua che in poco tempo si sentiva tirare la canna. Altro che tempi biblici da pesca. Se uno ci sapeva un po' fare pescava a gogò. La nostra guida non faceva altro che tirarne su. Io e Massimiliano ne abbiamo presi due a testa, ma Massi è stato più fortunato perché è riuscito a prenderne di due varietà diverse: quello classico e quello con la pancia rossa.
Ovviamente il momento delicato era quello di staccarli dall'amo. I piranha sono pericolosissimi e i loro denti così affilati da lasciare cicatrici pazzesche (come ci ha fatto vedere il nostro accompagnatore sulla propria mano). Una volta tirati su quindi ci facevamo staccare il pesce e lo lasciavamo in mezzo alla barca senza toccarlo per un bel po' in modo da essere sicuri che fosse morto e che non avesse più riflessi incondizionati. I piranha sono buoni da mangiare, solo che sono pieni di lische. Tra la grande varietà ittica non sono considerati prelibati e quindi i pescatori generalmente li scartano per puntare su prede più grandi e carnose.


L'acqua è l'unica via di comunicazione, non esistono strade, ferrovie, né tantomeno aeroporti. Qui ci si muove in canoa a motore, con i ritmi lenti che ne derivano. Lungo le nostre uscite in barca ci siamo imbattuti molto spesso in altre imbarcazioni e con tutte c'è sempre stato un segno di saluto, una chiacchiera o uno scambio di battute.


Una delle nostre escursioni ci ha portato a quattro ore di distanza in barca dal centro cittadino in cui soggiornavamo: un luogo che credo davvero poche persone hanno avuto occasione di vedere e visitare. Un luogo affatto turistico dove le case sono capanne galleggianti totalmente prive di impianti elettrici e idraulici e in cui però sono immancabili le antenne paraboliche per vedere le imperdibili telenovelas alla TV. Questo popolo è davvero innamorato della TV e soprattutto di queste serie televisive amorose infinite. Tutti i sistemi elettrici sono quindi alimentati da motori a gasolio.


Giunti alla nostra meta dispersa (non saprei nemmeno ripetere il nome o indicarlo su una carta viste le innumerevoli deviazioni che abbiamo preso lungo i fiumi che abbiamo attraversato) nella foresta, ho scioccamente chiesto di potermi lavare le mani prima di pranzo.
La signora che vedete imboccare la bambina qua sotto mi ha condotto in "cucina" e messo davanti a due bacinelle piene di acqua torbida. Nella vasca più grande nuotavano tre pesciolini. La signora mi ha dato in mano una tazza e mi ha mimato il gesto di lavarmi le mani con quell'acqua.
Per loro quell'acqua era pulita, da bere, quella con cui lavarsi e cucinare. Ovviamente per loro abituati e cresciuti con quel sistema. Per noi sarebbe stata solo dissenteria pura.
Pur di non sembrare scortese ho comunque sciacquato le mani e mi sono diretta al tavolo dove ci hanno servito pesce e succhi di frutta.

Una piccola parentesi proprio su questi succhi è d'obbligo. Sono molto più densi dei nostri e straordinariamente dolci, quasi stucchevoli. Per noi però costituivano l'unica cosa che potevamo bere in sicurezza e così nonostante la sete per il caldo e il sudore ci siamo rifatti a queste creme tutt'altro che dissetanti, ma comunque molto buone e ricche di sali minerali e vitamine.

Anche qui siamo stati sommersi da gentilezza, sorrisi e tanta tanta cordialità. Siamo stati osservati in tutto e ogni nostra mossa veniva seguita con molta curiosità.


Un'altra cosa di cui vale la pena di parlare è la deforestazione. Tornati in Italia in molti ci hanno chiesto: "Ma è vera? Esiste? E' un reale problema come dicono?" E la nostra risposta è sempre stata: "Sì, lo è!" Chilometri e chilometri di strade sono state costruite o erano in corso di costruzione ancora mentre noi passavamo di là. Ai lati di queste strade, laddove prima c'erano piante, vegetazione spontanea e tanta biodiversità (fra la più bella e varia al mondo) c'erano ettari e ettari di palmeti o pascoli.


E poi lo sapete che siamo fuori di testa no? Ecco!

3) Beh voi come li chiamereste due che si mettono a fare il bagno fra piranha e jacaré (caimani)?
Sì, lo abbiamo fatto e questa foto qui sotto ne è la prova.
Lo rifarei? No! Adesso dopo averli pescati e visto la varietà di pesci brutti e pericolosi che popolano queste acque credo che non lo rifarei.
E' che alcuni signori che abitano lì e che fanno il bagno quotidianamente ci avevano assicurato che in tanti anni a loro non era mai successo niente. I piranha non attaccano se non c'è sangue e i caimani non attaccano praticamente mai così vicino alle case e per giunta di giorno.
E così ci siamo buttati.
Ma la cosa che mi ha impressionato di più è stata (e da lì ho capito la pericolosità della situazione) il fatto che una madre, quando ha visto che i suoi bambini avevano deciso di seguirmi per vedere che andavo a combinare nell'acqua, si è fatta il segno della croce.

Una nuotata breve la mia, ero veramente impaurita soprattutto dal fatto che, essendo il periodo dell'acqua bassa in un anno per altro eccezionalmente secco, avrei potuto urtarne uno dei molti stecchi nell'acqua e quindi ferirmi e dire così "ciao ciao" alla vita.
Altra cosa incredibile è stata il mio colore una volta tornata a riva. Io che sono bianchissima di carnagione quando sono uscita dall'acqua ero di una tonalità color caffelatte: ogni pelo del mio corpo aveva trattenuto fango, così una volta indossati i vestiti (ovviamente senza doccia) ero tutta color beige, capelli e vestiti (ex bianchi).


Un regalo che la piccola combriccola che ci ha ospitato ci ha fatto è stato quello di darci la possibilità di fare 4) un saluto in diretta su Radio Castanho. Tre parole in croce di portoghese e massimo imbarazzo, ma anche questa è stata una di quelle cose che non dimenticheremo mai. :-)


E per concludere in bellezza con la serie "incontri ravvicinati" mentre ci stavamo recando a casa di un amico, un pipistrello si è fiondato addosso a Massimiliano e gli si è attaccato alla maglia. Ovviamente il nostro amico è accorso per aiutare Massi e mentre ci diceva "No, non fa niente, è una creatura di Dio", si levava una scarpa e lo prendeva a legnate per scacciarlo. Ci ridiamo su ancora adesso!

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