Enjoy food, travels and life

Segue dal post precedente, ma sempre con la frase di rito in apertura!
Benvenuti al nuovo appuntamento con la "Zonzolando's Serendipity Box", la scatola che serve a ricordare i piccoli grandi piaceri della vita, cogliendo il meglio di ciò che ci offre.
Troppo spesso infatti le nostre giornate sono riempite di pensieri e preoccupazioni tendendo a dimenticare il bello che nella vita c'è (sempre!). Con questa scatola voglio immortalare, se non tutto, gran parte delle cose belle che riempiono la mia/nostra vita quotidiana (ma che potrebbe essere anche quella di tutti), dalle grandi alle piccole cose che ci rendono felici e, ancora meglio, sereni.

Eccoci alla seconda puntata-post sul nostro viaggio in Israele che oggi arriva a toccare anche la Giordania.
Come per le box precedenti ho mantenuto anche in questo caso le tre tematiche diverse che hanno reso il nostro viaggio indimenticabile: le cose che ci hanno colpito, i luoghi visitati e il cibo.

Le cose che che ci hanno colpito sono molte e come sempre arricchiscono la nostra vita di dettagli e ricordi che non vogliamo perdere. Eccone ancora qualcuno nella Serendipity Box n° 186:
  1. Le casse di questo supermercato erano davvero uniche! Di solito siamo abituati alla cassiera che ci dà il volto e fra noi e loro c'è il passe per gli oggetti e la tastiera per il pagamento. In questo caso invece la cassiera era posizionata al contrario per cui il cliente doveva passarle dietro la schiena e pagare trovandosela di lato. Del resto scrivono al contrario, leggono al contrario e pagano pure al contrario: matematico, no?
  2. L'infinità di cartelli di pericolo che abbiamo visto lungo le strade. Secondo questo sito il 95% del territorio nella Valle del Giordano è interdetto ai palestinesi, di cui il 50% è controllato dagli insediamenti illegali israeliani, e l’altro 45% è sede di basi militari. Si tratta vaste aree in cui l'esercito fa esercitazioni, in cui si possono trovare mine, o semplicemente dove è vietato l'accesso se non previa approvazione. L'area in cui occorre rimanere sulla carreggiata stradale è veramente lunghissima, parlo di chilometri e chilometri. Una cosa veramente impressionante.
  3. Italianità negli snack in busta. L'esistenza di queste chips a forma di fusilli ci mancava proprio e per altro non erano affatto male con il loro sapore di salsa BBQ.
  4. Attenzione: attraversamento dromedari! E ci sono per davvero! Ne abbiamo trovato un branco che pascolava tranquillo in corrispondenza delle rive del Mar Morto. Una nota di specifica (magari banale) qui è d'obbligo: i dromedari non sono cammelli. I primi hanno una gobba sola, mentre i secondi due. I loro areali di distribuzione sono diversi anche se in certe zone sovrapponibili. I dromedari sono molto comuni in Israele, mentre i cammelli no (anche se se ne vedono in giro come attrazione per i turisti). Il termine corretto in inglese è dromedary o arabian camel per i dromedari e camel per i cammelli. Probabilmente, un po' perché la gente del posto impara un inglese colloquiale da turisti ignoranti, un po' perché si fa prima ad intenderci, non è infrequente sentir chiamare sia dromedari che cammelli tutti con il nome di "camel" dalla gente del posto, senza fare la minima distinzione.
  5. Nello scorso post raccontavo del bagno di Massi nel Mar Morto. Beh... eccone le prove!
  6. Felicità nel punto più depresso al mondo: spiritoso vero? Tutta la Valle del Giordano è una vasta area depressa sotto il livello del mare. Pensate che in letteratura si trova come punto più basso al mondo -415 m, mentre il nostro orologio segnava (se correttamente funzionante) -435 m! Il dato potrebbe (e il condizionale è d'obbligo, perché non è verificato) essere veritiero. Infatti i dati di essiccazione di questo lago sono davvero allarmanti: il livello delle acque continua a scendere inesorabilmente da anni oramai.
  7. Dormire in una tenda nel deserto della Wadi Rum (pronunciato Uadi Ram) in Giordania è stata un'esperienza fantastica! Di giorno la temperatura in inverno arriva oltre i 20 °C, ma di notte scende vertiginosamente e il termometro dell'orologio la mattina segnava 6 °C. Capite bene che dormire in tenda non diventa proprio il massimo del comfort se il giorno si sta quasi in maglietta e poi non si è ben equipaggiati la notte. Noi oltre alle coperte (blankets) che ci hanno offerto gentilmente i beduini non abbiamo avuto bisogno di altro se non di un buon saccoletto, che ad acari ed igiene non è che si stesse come in un 4 stelle sia chiaro, e un copricapo per la testa (segnatevela che è una buona dritta per dormire bene a queste temperature).
  8. Che meraviglia svegliarsi la mattina, fare colazione in una splendida sala beduina con al centro un focolare scoppiettante e poi partire sul retro di un pickup alla scoperta del deserto giordano. Un po' meno l'essere sballottati qua e là senza cinture e la minima protezione. La preoccupazione dei nostri compagni di viaggio giapponesi a riguardo della nostra sicurezza si è rivelata assolutamente sensata quando la jeep si è lanciata dalla cima di una duna ripida senza minimamente frenare. Giusto un simpatico scherzetto da guide beduine che se la ridevano di gusto a farci morire di paura.
    Camminando nelle sabbie rosse e gialle del deserto si possono incontrare tracce del passaggio di animali selvatici. La guida mi ha spiegato che quelle che si vedono in foto erano di una volpe del deserto, ma si possono anche trovare quelle di una specie di lupo, piccole capre selvatiche, serpenti (che però non si vedono in inverno), vari tipi di uccelli eccetera.
  9. Riuscire a fare un giro in Cisgiordania e immortalare uno dei pezzi di muro di separazione fra Israele e Palestina più discussi del momento non ha prezzo. Il faccione di Trump barrato a seguito della sua decisione di spostare l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Di solito commento "Son cose", ma in questo caso mi vien da dire: "E' storia!"

Altri otto luoghi magici di cui abbiamo dei ricordi fantastici, otto punti che secondo noi vale la pena di visitare nella Serendipity Box n° 187:
  1. Ovunque si vada zonzolando per Israele, soprattutto a sud, si trovano panorami a perdita d'occhio veramente straordinari. Deserti, montagne rocciose riarse, canyon in secca formati dalla forza delle piogge che improvvisamente formano fiumi impetuosi perché non riescono a penetrare subito nel suolo arido, cespugli sparsi, oasi verdi e rigogliose nel bel mezzo del niente, splendide rovine di città antiche: è impossibile non rimanere affascinati e ammaliati da questi luoghi.
  2. Visitare il kibbutz di Magal. E' bene specificare il nome perché ne esistono vari (quasi 300), ognuno con una propria organizzazione e regolamenti. I kibbutz li definirei delle piccole polis greche fisicamente isolate dai territori limitrofi con recinzioni di filo spinato, reti e staccionate. Per entrare occorre passare da cancelli con guardie presenti giorno e notte. All'interno vivono un numero ristretto di persone (tutti e solo ebrei) che si danno regole secondo uno stile di vita comunitario, associativo e di mutua assistenza. Il concetto cardine originario era quello di gestione della proprietà in comune, ma oggigiorno il sistema non sempre funziona esattamente così. Il kibbutz che abbiamo visitato infatti adesso contempla la proprietà privata per una serie di ragioni che i nostri ciceroni ci hanno spiegato essere derivanti da problemi di successione ed eredità. A Magal si trovano scuole, una mensa per la popolazione a prezzi davvero vantaggiosi, sistemi di assistenza agli anziani e quant'altro un concetto di comunismo applicato a così piccole realtà può offrire. Di primo acchito potrebbe sembrare un paradiso di società in cui vivere.
    Rili e Ruty, le nostre guide ebree, ci hanno gentilmente ospitati per una mattinata e hanno pazientemente risposto a tutte le infinite domande (vista la nostra incredibile curiosità sullo stile di vita di questa realtà tanto diversa dalla nostra) che abbiamo fatto. Ecco un dettaglio del loro racconto che ci ha molto colpito. Dal momento in cui si avevano figli (i loro sono nati intorno agli anni '60-'70), i nuovi nati non dormivano mai in casa, ma presso appositi istituti che ospitavano tutti i bambini dell'intero kibbutz. L'idea di fondo era che non tutti sanno fare decentemente i genitori e che non tutti i bambini ricevono la corretta educazione. In questo modo tutti i bambini venivano seguiti da personale qualificato giorno e notte, i genitori potevano andare a lavorare e poi vederli dalle 16 alle 20 di ogni giorno. Dopo un primo momento di orrore abbiamo riflettuto su quanto tempo i genitori possano dedicare ai figli oggigiorno e a conti fatti le quattro ore del kibbutz potrebbero non essere così poche. Ad ogni modo Rili e Ruti ci hanno detto che a posteriori questo sistema era sbagliato ed infatti oggi quella soluzione non esiste più.
  3. Avdat. Passeggiare fra le straordinarie rovine di questa città che si trova nel cuore del deserto del Negev. Era una città dei Nabatei che si trovava sulla via della seta e serviva quindi come tappa per le carovane di mercanti e trasportatori. Non solo è bello fare un giro fra i vari resti e palazzi, ma è bellissimo ammirare il panorama che si gode da questa altura tutto intorno.
  4. Divertirsi a cercare di decifrare i petroglifici di epoca egizia che si trovano nel parco di Timna di cui parlavamo nella Serendipity Box 184 al punto 8). Sono bellissimi e leggendo i cartelli di spiegazione si riescono a cogliere un sacco di dettagli e particolari interessanti.
  5. Godersi uno spettacolare tramonto sulla spiaggia di Eilat, la città vacanziera di Israele. Bella, curata e moderna. Anche se è piena di hotel non proprio economici, vale la pena di visitarla. E' inoltre un ottimo punto di partenza per visitare Petra nella vicina Giordania. Trovandosi sul Mar Rosso vale la pena di approfittare anche per fare qualche escursione subacquea o snorkeling. Purtroppo quando siamo andati noi l'acqua non era molto calda e quindi ci abbiamo nemmeno provato.
  6. Massi è riuscito invece a farsi un bel bagnetto (gelato!) a Ein Bokek, cittadina balneare, rinomata meta turistica sul Mar Morto. Quella in foto è la spettacolare vista che si godeva dalla camera del nostro hotel. In fondo si intravede la spiaggia sul Mar Morto dove Massi ha fatto il famoso bagno immortalato nella scorsa serendipity.
  7. Visitare il mercato delle pulci a Giaffa che è grande come un quartiere intero e si trova vicino all'antico porto. Qui si possono trovare ogni genere di cose: dai vestiti usati, bigiotteria, antiquariato, cibo, una valanga di spezie, souvenir e tanto altro ancora. Giaffa fa parte di un grande agglomerato urbano insieme a Tel Aviv. Le due città sono praticamente unite ma, mentre Tel Aviv è una città molto recente, Giaffa al contrario è molto antica, addirittura risalente all'epoca egizia. Oggi è una città molto piacevole da visitare sia per le antiche e strette vie del centro, che per la bellissima vista sullo skyline di Tel Aviv.
  8. Fra le mete preferite di Massi c'è stata Beit She'an. I resti di questa città situata nel Nordest di Israele, nella Valle del Giordano, sono dell'epoca di dominazione romana e bizantina. Qui si trova il teatro romano meglio conservato della Samaria, il cardo circondato da bellissime colonne e i bagni romani. La città è stata fortemente danneggiata da un devastane terremoto nel 363 d.C. di cui si possono ancora vedere i danni provocati. Vale la pena salire anche sulla montagna che si vede sullo sfondo. In pochi minuti si arriva in cima a piedi e la vista è veramente fantastica.

E' un'impresa titanica riuscire a racchiudere tutte le delizie che la cucina mediorientale riesce a regalare in poche box come questa. Ma io continuo a provarci con la Serendipity Box n° 188:
  1. Le colazioni in Israele non sono a prevalenza dolce come le nostre, ma spesso sono a base di insalate, salse come hummus, tahina, labaneh a profusione e in varie aromatizzazioni, pani, uova e persino pesce. Si trovano anche verdure, torte salate ripiene e infine dolci. In sostanza sono dei veri e propri pasti. Noi amiamo alla follia scoprire e immergerci nelle culture estere e provare a vivere anche solo per un pasto come i cittadini del paese che ci ospita mi allettava un sacco. Una mattina quindi mi sono divertita a copiare la colazione di una signora che mi precedeva al buffet e mi sono ritrovata il piatto pieno di cose salate e (sigh!) una testa d'aglio cotta in forno. Sì, a colazione. Ed era buonissima, digeribile e passata dai miei organi interni senza farsi minimamente rimpiangere. Insomma: e brava la signora buongustaia!
  2. Assistere alla cottura di un pane piatto simile alla piadina, ma senza grassi, cotto su una bizzarra piastra bombata e super rovente è stato forte. Non avevo mai visto questo tipo di cottura. Con questo disco di pane morbido, spezzettato con le mani e intingolato in varie salse salate abbiamo fatto una deliziosa colazione nel deserto.
  3. L'onnipresente halva è un dolce che per fortuna non si trova facilmente in Italia. E chiariamoci! Non perché è cattivo, ma tutt'altro! E' così buono che se lo trovassimo così facilmente, probabilmente ne faremmo incetta con risultati disastrosi sulla linea. Si tratta di un dolce dalla consistenza morbida ma non troppo, leggermente ruvida al palato, a base di tahina aromatizzata con noci, pistacchi, cannella, mandorle e chi più ne ha più ne metta. Ne abbiamo portate in Italia due forme da mezzo chilo l'una per farle assaggiare ai nostri familiari. Io non sono nemmeno riuscita ad riassaggiarne una briciola, giusto per rendere l'idea.
  4. Tra tutte le fantastiche cose che ci sono capitate c'è stata anche una colazione nella sede centrale di Google al 28° piano di un grattacielo a Tel Aviv. Non solo abbiamo visto tra le più belle panoramiche che si possono godere della città, non solo siamo stati deliziati di tutte le leccornie che la mensa interna offre, ma abbiamo potuto appurare tutti i servizi che Google mette a disposizione dei propri dipendenti. Robe da fanta-lavoro. Siamo ancora stupefatti. E tutto questo è stato possibile grazie a Omar a cui va un immenso grazie per averci permesso di fare questa esperienza.
  5. Qui ho voluto immortalare un pranzo tipico giordano, a base di hummus e pita (onnipresenti ad ogni pasto), pollo e riso e poi a parte c'erano verdure in umido. Completo e davvero delizioso.
  6. Fra le tante esperienze che abbiamo avuto la fortuna di fare c'è stato un pranzo speciale. Come ho già detto nella Serendipity Box 184, Fatiha ci ha aperto le porte della sua casa e fatto assaggiare la sua straordinaria cucina. E' stato bellissimo poter pranzare con tutta la famiglia al completo, vedere come si servono le pietanze e vivere un pasto con loro e come loro. Al contrario nostro, che di solito porzioniamo le vivande nel piatto, le salse sono in condivisione al centro del tavolo e ognuno allunga la mano destra (con la sinistra è meglio non farlo perché ritenuta impura) e attinge con un pezzo di pane la propria parte. I piatti principali vengono invece fatti passare a ruota fra i commensali, ognuno si serve e poi passa il vassoio al suo vicino a destra. L'atto del mangiare, sempre al contrario nostro, è molto molto veloce anche in presenza di ospiti. Si preferisce mangiare in fretta per poi spostarsi in salotto sui divani o sui tappeti ricolmi di cuscini. In foto si vede un tavolino pieno di frutta e dolci. Ognuno si può alzare e servirsi oppure qualcuno della famiglia fa il giro fra i presenti e ne offre un po' a ciascuno. Questo è il momento più conviviale in cui si scherza e si chiacchiera tutti assieme. Uomini e donne prendono parte in settori diversi della stanza, ma colloquiano tranquillamente assieme. Nel frattempo vengono serviti il caffè arabo (ecco la sola e unica cosa che non ci è piaciuta per niente: di un amaro fuori di misura!) e del tè aromatizzato a seguire. E' stato tutto bellissimo, caffè a parte... Reem non ti offendere! ;-)
  7. Come dicevo nello scorso post ebrei e musulmani hanno un senso dell'ospitalità formidabile, robe che dovrebbe essere insegnato un po' anche da noi. Nel nostro viaggio, come ho scritto nella box precedente, abbiamo avuto la fortuna non solo di essere stati in un kibbutz, ma di essere persino stati invitati a colazione da una coppia di anziani ebrei. Quella in foto è stata la tavola che ci ha accolto. Rili dopo averci fatti accomodare ci ha offerto del caffè o tè e poi insieme a suo marito Ruti ci ha fatto fare il giro del kibbutz.
  8. I mercati sono senz'altro dei posti che meritano di essere visitati. Si trovano ogni genere di frutta e verdura, alcune delle quali mai viste né sentite, ma anche spezie e un'infinità di dolci buonissimi. Noi avremmo comprato e assaggiato tutto.

L'aforisma di queste box è:
"Viaggia, scrivi, traduci, impara a vivere dovunque, e comincia subito. L'avvenire è dei curiosi di professione."
(François Truffaut - Henri Serre)


Ci vediamo presto con le ultime tre serendipity su questo nostro ultimo viaggio. Ciao!

4 commenti:

  1. Ma quanti bei viaggetti vi fate ragazziiiii!!!
    Grazie per avermi fatto un poco viaggiare con voi e scoprire qualcosa di più di questi posti che assolutamente non conoscevo...

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    1. Più che possiamo Simo e sempre troppo pochi ehehehe. Grazie a te cara! Un abbraccio!

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  2. Belli questi viaggetti ora diciamo è piu facile di 40 anni fa... viaggio con te e i tuoi box sono sempre interessanti e bellissimi. Buona domenica un abbraccio.

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    1. Grazie Edvige! Sì, anche se questo viaggio è stato un po' particolare per la situazione politica che stava vivendo il Paese. Buona giornata!

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