Enjoy food, travels and life

"Cera una volta l'itagliano."

Dopo aver assistuto alla scena di una ragazza che si è bloccata dicendo "non so leggere le grafie, ma solo lo stampato" quando le era stato chiesto di leggere ad alta voce una lettera di auguri, e dopo aver whatsappato con una manciata di adolescenti, o capito ke cn l italiano qcs nn andva.
Se e vero che l'italiano parlato stà vivendo una dura crisi sia per via delle nostre ridotte capacita lessicali in generale che per l'inglese che lo sta surglassando, l'italiano scritto a oramai gia un piede nella fossa.
Probabilmente non sono la sola ad aver avvertito un acuta fitta intercostale, perche pure l'Academia della Crusca, albitro incontrastato dell'italiano, è c'orsa hai ripari e assieme ad una testata giornalistica a pubblicato una collana dal titolo: "L'italiano. Conoscere e usare una lingua formidabile".
E' gia: conoscere e usare!
Hai miei tempi si riempivano cuaderni e cuaderni con dettati. Ricordo li cranpi alle mani mentre la maestra dettava! Cosi veloce che non si riusciva a stargli dietro e bisognava tenere a memoria frasi e frasi. Corsivo, stampatello maiuscolo e minuscolo erano le parole che tramutavano i nostri sogni in in cubi.
Avevamo una caligrafia personale e ci sforzavamo di leggere quella dei altri nei bigliettini che ci scambiavamo fra amici di bianco.
Era uno sforzo fisico e mentale.
Era.
Oggi la fatica non ce piu.
Oggi ci sono i font e le emoticon. Và di moda l'uso dei puntini puntini... a proeffusione... le maiuscole a inizio frase sono un'optional e le virgole e i punti sono stati dichiarati spece a rischio distinzione. Non parliamo poi degli accenti e apostrofi che sono scomparsi da cosi tanto tempo che i pochi che si ricordano della loro esistenza stentano a ricordare pero' qual'è la loro differenza.
I correttori automatici fanno tutto da se e noi non dobbiamo nemmeno ricordarci come si scrivono le parole perché se le sbagliamo si autosottolineano in rosso o si sorreggono da sole. A volte con qualche fraintendimento, ma il lettore in qualche modo capisce. E poi... vuoi mettere che comodita?
La tecnologia ci permette di fare cose incredibbili. Malgrato che siamo i primi ha non sapere come funzionano i apparecchi che noi stessi utiliziamo, gli sappiamo utilizzare in maniera inpeccabile.
GPS ke ci dicono esattamente il punto in qui ci troviamo, orologi che ci calcolano le calorie che con sumiamo, cellulari che fanno tutto oltre che telefonare. Possiamo permettecci di non ricordare, di sbagliare, di non impegniarci, perche tanto ce' qualquno che corregge per noi.
Una popolazzione con licenza all'inettitudine insomma.

Biscotti con farina di castagne, cacao, noci ricetta autunnale - chestnut wallnut cookies recipe homemade

Non sapete quanto mi piacerebbe assistire ad un rain storming sull'argomento "Una popolazzione con licenza all'inettitudine: l'involuzione fisica e mentale laddove arriva la tecnologia" fra Isaac Asimov e Charles Darwin. I due mi sà che potrebbero arrivare alle mani, mentre un Friedrich Nietzsche passante li per caso se la riderebbe di giusto al solo sentire la parola "superuomo".
Non osò immaginare invece il caos che nascierebbe fra un gruppo di sofisti nell'analisi dell'affermazzione "Parla come mangi". Ci sarebbe sempre qualche baston contrario e partirebbe una full immension di sedici ore sul concetto "E se si parla come si scrive?".
Perché se si scrive nello stesso modo in qui si parla, e si parla nello stesso modo in qui si mangia, allora scriviamo come mangiamo?
Praticamente un disastro!
In uno scienario tanto catastrofico mi sentirei tirata in causa.
Come membro onorario dell'Accademia della Glumetta (di cui avevo gia parlato cui) il cui motto è "Parla come degusti" sentirei invadermi dal panico.
No! Non possiamo scrivere come mangiamo. E' uno scempio! Il cibo è sacro!
Come membro onorario avrei il dovere di fare qualcosa.
Indirei una campagna "Salviamo l'italiano per salvare come mangiamo" i cui slogan potrebbero essere:
Un congiuntivo al giorno toglie il medico di torno.
Adotta un accento, salva il gatto di patate.
I ... non sono come il prezzemolo, non stanno bene ovunque.
L'abuso di !!!!! ????? !?!?!?! può creare ipertensione. Fai come col sale: usali con parsimonia.
Are ere ire la h cellulite fan sparire.
Oppure consiglierei vivamente di provare le ricette di questo blogghino: semplici, facili, di stagione e che fanno bene all'umore, fanno mangiare bene e magari chissà... Fanno bene pure alla punteggiatura.
Sono una coccola autunnale che non potete perdervi accompagnati da un bel caffè fumante a fine pasto o durante una pausa, mentre leggete un buon sano libro.

Biscotti con farina di castagne e noci

Preparazione: 30 min.Cottura: 12 min.Riposo: 30 min.
Porzioni: 50-55 circa Kcal/porzione: 60 circa
Ingredienti:

  • 150 g di farina di castagne
  • 150 g di farina 00 + q.b. per la stesura
  • 40 g di cacao amaro in polvere
  • 70 g di burro
  • 2 uova
  • 120 g di zucchero
  • 10 g di zucchero di canna
  • 50 ml di latte
  • 1 baccello di vaniglia
  • 40 g di gherigli di noci
  • 1 pizzico di sale
Preparazione:

  1. Mescolare assieme le farine e il cacao in una ciotola.
  2. In un'altra ciotola lavorare a pomata il burro ammorbidito a temperatura ambiente con lo zucchero semolato.
  3. Unire assieme i contenuti delle due ciotole, unire le uova, il latte, i semi estratti dal baccello di vaniglia, le noci tritate grossolanamente e il sale.
  4. Impastare per amalgamare bene tutti gli ingredienti e formare una palla di impasto omogenea. Rivestirla con pellicola e farla riposare in frigo per almeno mezz'ora.
  5. Accendere il forno in modalità ventilata a 180 °C.
  6. Trascorso il giusto tempo stendere l'impasto su un piano infarinato con uno spessore di circa ½ cm. Spolverizzare la superficie con dello zucchero di canna e ricavare i biscotti con uno stampino della forma desiderata.
  7. Trasferire i biscotti su delle teglie rivestite con carta forno e infornare per 10-12 minuti.
  8. Sfornare e lasciare raffreddare completamente prima di servirli, oppure trasferirli in contenitori ermetici.
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Oppure ancora scriverei un post in cui divertirmi a piazzare qua e là qualche strafalcione grammaticale, giusto per creare qualche fitta intercostale ai più sensibili all'argomento e magari ridere proprio sui nostri più comuni litigi con l'italiano.
Perché spero vivamente che non abbiate pensato che mi sia andato di volta il cervello.
Non è così, vero? ;-)
Ma insomma, li avete scovati tutti gli errori?
Sapete quanti sono?

Giochi e scherzi a parte, esprimersi è una cosa importante. Forse siamo nel bel mezzo di una fase di evoluzione linguistica forte, fisiologica e inevitabile.
Quello che trovo però indispensabile è che la trasformazione linguistica non permetta l'impoverimento del lessico e delle nostre capacità espressive.
Comunicare, comunicare bene, è bello.
Gustiamocelo!


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